1• Occhi verdi e oh, merda!
↟↟↟ AUDIOLETTURA INCIPIT IN ALTO ↟↟↟
♫ Hello - Adele ♫
Elèna
Sono qui. Non so dove, ma sono seduta per terra a osservarla. Mi sembra di fissarla ormai da ore. Mi bruciano gli occhi. La osservo e sta per spezzarsi. Si sfalda, un filo dopo l'altro. In una rapidissima sequenza di frame vedo le immagini susseguirsi come in un loop. La testa mi gira e il suono di una porta che sbatte mi rimbomba nella testa. La corda che stavo fissando tutto a un tratto si spezza e un altro suono, più melodico, sostituisce quello della porta che sbatte. È Adele che mi sveglia con la sua Hello. Ogni giorno mi riprometto di cambiarla perché sto iniziando a odiarla, ma poi tra le varie cose me ne dimentico sempre. Non ho mai amato svegliarmi bruscamente e per questo motivo opto sempre per la scelta di melodie dolci e lente. La voce robusta di Adele rimbomba nella stanza e ancora in dormiveglia allungo una mano cercando a tentoni il cellulare sul comodino. Altri cinque minuti, imploro con gli occhi socchiusi mentre ritardo la sveglia. Quei cinque minuti in più che sembrano fare la differenza e che mi fanno sentire come se avessi dormito un'altra ora. Rotolo nel letto avvolgendomi nel piumone fin sopra la testa, lasciandomi cullare dal tepore che si scontra con il freddo della stanza. Quell'incubo mi aveva alquanto scossa e di solito i sogni così criptici non preannunciano nulla di buono, ma stavolta spero sia solo l'inizio di un nuovo capitolo della mia vita.
«Hello from the other siiiide»
Eleonora inizia a cantare a squarciagola per prendermi in giro. Apro gli occhi sbuffando e la guardo mentre cerca di intonare gli acuti tra uno sbadiglio e un altro, come spesso accade quando si addormenta nel lettone accanto a me.
«Sembri un'oca in preda alle convulsioni» la prendo in giro lanciandole un cuscino dritto sulla faccia e le faccio un gestaccio pregandola di smetterla al più presto con quello strazio.
«Simpatica come sempre di prima mattina!» mugola lei.
«Lo sai che odio alzarmi presto e non mi ci abituerò mai, soprattutto se ogni sera restiamo a vedere serie TV fino alle due di notte» dico lamentandomi. Eleonora ride e si gira dall'altra parte dandomi le spalle, mentre io mi alzo con gli occhi ancora socchiusi e mi avvio come uno zombie verso la cucina. Prendo, ormai in automatico, la tazza di Paperina che, lo so, non rende giustizia alla mia figura da seria ventitreenne, ma che mia madre continua a propinarmi per via delle sue collezioni da carta fedeltà al supermercato vicino casa. Verso il latte e la infilo nel microonde aspettando che sia pronto, per poi fare colazione in tempo record con tanto di biscotti di Banderas, che quasi mi sussurra all'orecchio di provare le sue maccccine.
Mi fiondo in bagno e trovo Nor già seduta sul water, ma dopo quattro anni di convivenza mi tazza es tu tazza, per cui capita spesso di condividere il bagno senza problemi e inibizioni.
«Allora? Programma di oggi?» mi chiede mentre si appoggia sul coperchio rannicchiando le gambe dopo aver fatto pipì. Inizio a spogliarmi e mi infilo in doccia legando per bene i capelli sulla testa per non bagnarli.
«Solito! I miei interminabili quarantacinque minuti di metro e poi lezione fino a quando tutti i capelli mi saranno diventati bianchi» sbuffo sotto l'acqua mentre mi insapono.
Nor ride e fa una di quelle sue solite facce buffe che mi fanno iniziare al meglio la giornata pur sapendo che il lunedì è sempre e comunque una giornata di merda per definizione. Per la serie mai una gioia, dopo una doccia flash inizio a correre da una parte all'altra della casa perché mi accorgo di essere in super ritardo, così mi vesto di fretta, do una leggera passata di fondotinta e mascara e saltellando per infilare le scarpe, raggiungo la porta.
«Nor io scappo che sono in ritardissimo. Ci sentiamo, a più tardi!» urlo dal balconcino.
«Va bene! Stai attenta e non accettare cibo dagli sconosciuti, mi raccomando!» grida lei di rimando. «Cretina! Va bene mamma, ciao!» rido chiudendo la porta alle mie spalle. Scendo le scale ed esco dal portone per raggiungere la metro.
La strada è poco affollata e c'è un po' di nebbia. L'aria fredda mi investe e so che il naso mi è già diventato rosso. Cammino con le cuffie nelle orecchie e mando un messaggio a Leo. Buongiorno, amore!
Lo stesso messaggio tutte le mattine da quasi cinque anni. È diventato automatico come ricordarsi di respirare, in pratica. Già, cinque anni con la stessa persona. Da quando però mi sono trasferita per studiare fuori le cose hanno iniziato a farsi pesanti, ma il lunedì mattina non è di certo il momento più giusto per pensarci.
Drin. Messaggio di risposta. Prevedibile.
Buongiorno anche a te!
Sarà già a lavoro, a pulire il bancone e ad aiutare il suo capo a sistemare le bottiglie e rifornire la macchinetta del caffè. Passo l'abbonamento e nel frattempo il telefono comincia a squillare. Butto un'occhiata veloce al display e vedo la foto di mia madre lampeggiare sullo schermo.
«Mamma, buongiorno!» rispondo indossando le cuffie.
«Buongiorno amore mio! Tutto bene?» chiede lei. La metro fa capolino dalla galleria illuminando le rotaie e così mi posiziono davanti a dove so già si fermeranno le porte per entrare prima che la calca di gente mi investa.
«Sì, tutto ok! Tu?» rispondo.
«Bene, sto andando a lavoro!» risponde lei sbuffando. Mia madre ha uno studio di architettura ed è molto apprezzata nel campo dell'edilizia. Sono molto fiera di lei, anche perché si è sempre fatta il mazzo ed è giusto che i suoi sforzi vengano ricompensati. Le porte della metro si aprono esattamente davanti a me e distrattamente salgo su.
Non ci sono posti a sedere, così resto in piedi davanti ai sedili occupati pronta a sedermi non appena qualcuno si alzerà per scendere alla prossima fermata. Verrebbe da dire che sono nata stanca, ma la verità è che sono solo una povera ragazza buttata giù dal letto che sale su una metro su cui dovrà restare per ben quarantacinque minuti, quindi ho tutto il diritto di volermi sedere.
«Oggi fino a che ora hai lezione?»
«Mmm, non so credo che mi tratterrò comunque fino a tardi per lavorare ai progetti con il resto del team» dico alzando le spalle.
Nell'ultimo periodo le lezioni finiscono sempre tardi e se a queste si aggiungono i mille progetti da portare a termine, avere una vita sociale che sia quantomeno accettabile è diventato praticamente impossibile. Persa nei miei pensieri, comincio a guardarmi in giro e noto una figura seduta alla mia sinistra. È un ragazzo magro e apparentemente alto con i capelli ricci raccolti in un codino. Indossa una giacca scura con una camicia sbottonata fino a metà petto e dei pantaloni stretti neri con anfibi. Mi ritrovo a osservare i suoi occhi. Sono di un verde particolare, che non si vede spesso e... stanno guardando me.
Oh, merda.
***
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