Robin
Tornarono alla capanna insieme a passo lento, quando entrarono, trovarono Anna accucciata di fianco a Robin, era sveglia ed osservava il ragazzo che si lamentava nel sonno.
Kiara la raggiunse preoccupata, si sedette di fianco a lei e tastó la fronte sudata del giovane: era bollente.
- Ha la febbre...- disse.
-Usama...- lo chiamò preoccupata.
Lui che sembrava essere preso da tutt'altro, era rivolto di schiena e non sembrò sentire le sue parole.
- Usama! - strillò mentre cercava di asciugare il sudore che imperlava la fronte di Robin.
Lui la fulminò con un'occhiata e li raggiunse con una ciotola colma di un liquido porpora.
- Che cos'è? - gli chiesero lei e Anna all'unisono.
- Un rimedio molto potente. Se non funziona questo...- Non terminò la frase, lasciandola sfumare.
Anna si lasciò sfuggire un singhiozzo, era debole e stanca.
Kiara si sporse per abbracciarla, voleva confortarla, ma non ne aveva la forza. Lei stessa tremava guardando il suo amico pallido e sempre più debole.
Ce l'avrebbe fatta. Doveva farcela.
Guardò Usama con occhi supplichevoli.
Il giovane eremita si inginocchiò di fianco a loro senza dire una parola.
Rovesciò con attenzione e controllata lentezza il liquido della ciotola nella bocca screpolata di Robin.
Il ragazzo non aiutò, la bocca rimase appena socchiusa e metà della medicina si riversò sul suo mento barbuto.
I capelli biondi erano appiccicati alla fronte e le palpebre gli tremavano come se stesse avendo un incubo.
Kiara osservò i movimenti del suo amico a lungo, aspettando con ansia che il liquido porpora facesse il suo effetto.
Sulla sua spalla, Anna piangeva ancora.
Usama sospirò e guardò il suo biondo ospite mentre pativa la febbre.
Si sentiva decisamente impotente, ma non c'era davvero nient'altro che potesse fare.
Gli dispiaceva non avere le conoscenze sufficienti per salvarlo.
Ma non l'avrebbe lasciato morire. Non poteva sopportare di vedere un'altra vita andarsene, aveva già sofferto una volta.
Ricordò il suo maestro con un sorriso mentre si impegnava a preparare altri infusi e medicine utili.
In sottofondo c'erano ancora i singhiozzi strozzati Anna. Quella ragazza mingherlina era decisamente resistente, ma era anche emotiva.
Lentamente però, anche lei si calmò.
Si sentì subito meglio, nel silenzio.
Finì di lavorare con il pestello una manciata di foglie e poi si occupò della cena, non potevano certo permettersi di morire di fame.
Preparò una semplice zuppa che le due giovani divorarono in un baleno.
Una volta riordinato tutto, non si interessò più a nulla. Era ora di dormire, dormire era sacro.
Si sdraiò su un giaciglio e sbadigliò, -Vi consiglio di riposare. Non potete fare altro. È meglio se pensate a voi- disse alle due ragazze ancora al capezzale del loro compagno.
Non attese risposta ma chiuse gli occhi lo stesso. Non si addormentò subito però, rimase in ascolto, curioso di sapere cosa avrebbero fatto.
Ovviamente non obbedirono e rimasero sveglie ancora a lungo.
Anna tornò a singhiozzare, Kiara la confortava con voce tremante.
Si chiese perché si trattenesse, era chiaro che fosse sull'orlo del pianto. Perché non sfogava la sua tristezza?
Probabilmente anche lui avrebbe pianto in quel momento.
- Anna. Anna, guardami-.
Sentì la voce di Kiara interrompere i singhiozzi.
- Robin ce la farà. Ce la farà. È forte, lo conosco. Ce la farà- la rassicurò.
- Ne sei certa? - chiese Anna tirando su con il naso.
- Sì. Ho fiducia in lui... e in Usama. Lui ha salvato noi, salverà anche lui- disse la ragazza con voce sicura.
Lui si trattenne dal sospirare, non voleva tradire quella fiducia.
Aprì gli occhi e guardò le due ragazze.
Anna era ancora avvinghiata a Kiara.
- Lo spero tanto... io... scusami... non so cosa mi sia preso...- disse la ragazzina bionda.
- Non ti scusare. Siamo stanche. Dobbiamo dormire- le suggerì Kiara senza smettere di accarezzarle i capelli.
Usama le studiò senza riuscire a immaginare cosa stessero provando in quel momento. Non era uscito da quella conca se non poche volte, con il suo maestro. Non conosceva il mondo.
Ma soprattutto non conosceva molto le donne.
Era per questo che era particolarmente interessato a loro.
Fissò Anna mentre lentamente si staccava dell'amica.
La osservò addormentarsi.
Poi tornò a guardare Kiara che non si era mossa di un millimetro.
Il suo viso pallido era illuminato dal fuoco del camino e dalle candele, era stanco e tirato.
Non sembrava intenzionata a dormire, ma lui lo era, lui aveva sonno.
Stava per addormentarsi finalmente, quando all'improvviso la ragazza parlò di nuovo.
- Hey... so che puoi sentirmi...Robin- si interruppe perchè la voce le tremava troppo.
- Ti prego... te lo chiedo per me, per Anna, per Horst... ti prego, guarisci... - sussurrò lasciandosi sfuggire il primo singhiozzo.
- Voglio che tu apra i tuoi occhi e faccia una delle tue battute stupide- ordinò poi.
- Voglio che guarisci perché... perchè senza di te non saprei che fare. Sei tu che mi hai insegnato tutto- disse convinta.
Usama si girò nel suo giaciglio sentendo di non dover partecipare a quel momento. Non doveva sentire quelle parole, non doveva condividere quelle emozioni.
Anche lui aveva parlato a lungo, invano, al suo maestro; capiva la sensazione.
Non doveva intromettersi.
- È stata colpa mia... tutta colpa del mio stupido viaggio...- disse Kiara disperata.
- Mi dispiace... ti prego, riprenditi- sussurrò ancora, ormai in lacrime.
La sentì singhiozzare, da sola, senza nessuno a cui appoggiarsi.
Anna era ormai profondamente addormentata.
Solo lui era ancora sveglio, e non osò fare altro che ascoltare.
La ascoltò piangere silenziosamente, sbuffando di frustrazione.
Ebbe la tentazione di alzarsi, di andare a fermare quel torrente di dolore e senso di colpa.
Lei non amava mostrare le sue debolezze; ora lo capiva.
Erano molto simili sotto questo aspetto.
Ma lei era solo una bambina...
Era inginocchiata e guardava Robin, due linee argentee le solcavano le guance.
La guardò alzarsi e avviarsi verso la porta.
La fermò, senza riflettere.
- Non uscire. Fuori è pericoloso- le disse.
- Non andare via- ripetè quando non la vide reagire, ancora con la mani sulla maniglia.
Dopo alcuni istanti che furono infiniti, la ragazza si voltò e tornò indietro.
Ad occhi bassi si inginocchiò di nuovo di fianco ai suoi compagni.
Non disse più una parola, ma rimase sveglia, ancora a lungo.
Lui decise che avrebbe sacrificato quella notte per lei.
Decise che non avrebbe dormito.
Si alzò, preparò una tisana, prese una coperta e andò a sedersi di fianco a lei.
Le offrì una tazza e la coprì.
Lei ringraziò con un sorriso senza guardarlo.
Gli occhi fissi sul viso del giovane ragazzo biondo.
Si chiese che tipo di relazione unisce quei giovani, si chiese come fossero arrivati fin lì, si chiese perché stessero affrontando quel viaggio assurdo, senza indizi, senza certezze.
Si chiese quanto coraggio ci volesse.
Si chiese se sarebbe stato in grado di fare altrettanto e non seppe darsi una risposta.
Sospirò.
Un peso gli premette la spalla.
La testa di Kiara si era lentamente adagiata sul suo braccio.
Si era addormentata con le lacrime ancora bagnate sulle ciglia.
Le asciugò con delicatezza e sorrise, poi rimase immobile, fino al sorgere del sole.
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