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Risveglio

Kiara dischiuse gli occhi aspettandosi di trovarsi a casa, nel letto a soppalco, con la finestrella aperta sul cielo. Tuttavia, quello che vide fu tutt'altro. Si ritrovò a scrutare uno scuro soffitto di legno e paglia e credette di star sognando.
Mosse il collo per ampliare il suo campo visivo ma una fitta lancinante la costrinse all'immobilità facendole sfuggire un gemito.
In un lampo, tutti i ricordi dei suoi ultimi istanti di lucidità la investirono con violenza.
Il viaggio, la capitale, la strada, il crollo del ponte, la caduta. La terribile caduta, la caduta che avrebbe dovuto esserle fatale.
Tutto tornò con spaventosa chiarezza. Si chiese come potesse essere ancora viva. Com'era possibile?
Nel panico cercò Anna e Robin e pregò perché anche loro fossero stati benedetti dalla sorte. Un sospiro dolorante le uscì dalle labbra quando scorse i suoi compagni distesi su un paio di pagliericci di fianco a lei. Sembravano vivi, ne fu immensamente contenta, si tanquillizzò.
Il respiro tornò finalemente regolare e la sua mente tornò a distrarsi con l'ambiente che la circondava.
Si trovavano in una piccola stanza, con una sola finestra e una sola porta d'ingresso. Non era uno spazio angusto ma era evidente che in quella capanna non vivesse più di una persona. Era arredata in modo molto semplice ed essenziale: in un angolo c'era il posto per il camino, un tavolo e due sedie erano addossati a una delle pareti vicino a un catino per l'acqua e la zona cucina, sotto un pensile pieno di boccette e sacchetti; in un angolo faceva la sua figura un armadio, dall'altra parte della stanza c'erano loro.
Alle travi erano appesi mazzi di piante secche, medicinali e da cucina,  e spandevano un profumo particolare ed inebriante. Se erano stati fortunati erano finiti nella casa di qualche saggio eremita, la casa aveva tutte le caratteristiche per poter esserne il rifugio.
Le ricordava la casetta del vecchio del villaggio che era andata a visitare per un paio di volte.
Sospirò e mentre fantasticava sull'identità del loro ospite e salvatore, la porta si aprì.
Sobbalzò, controluce, sull'ingresso, non c'era un vecchietto malandato e senza denti, bensì un giovane, carico di legna da ardere. Non gettò loro nemmeno uno sguardo e si chinò per accendere il camino.
Kiara cercò di tirarsi su per la seconda volta e questa volta riuscì nel suo intento rimanendo sollevata sui gomiti.
Il torace le lanciava fitte che le rendevano arduo respirare, la gabbia toracica sembrava schiacciarle i polmoni. Si schiarì la gola senza cedere alla tentazione di risdraiarsi. Sorrise quando il giovane sobbalzò scattando spaventato.
I loro occhi si incrociarono per la prima volta, bruni e profondi quelli del ragazzo, smeraldo i suoi.
Kiara lo studiò a lungo senza dire una parola.
Quel ragazzo era davvero bello.
Fu la prima cosa che pensò; nulla di utile.
Ma non potè fare a meno di notarlo.
Era alto, magro, ma atletico, le spalle erano larghe e il portamento fiero, a differenza di Robin che era robusto come una quercia e aveva lineamenti  e movenze simili a quelli degli uomini delle montagne dove era cresciuta.
Il giovane aveva una carnagione stranamente scura, ancora più della sua, di un tono che le ricordava la terra bagnata, soffice, delle giornate di primavera.
Il suo sguardo attento e buono la seguiva ogni istante.
I capelli castani, quasi neri, erano lunghi e disordinati, ricci, trattenuti in una bandana. Era, ad essere sinceri, molto strano, ma non per la gente del nord. Quel ragazzo doveva venire da molto lontano.
Si chiese chi fosse, perché si trovasse lì. Ma non fece in tempo a chiedere nulla.
Il giovane tornò ad occuparsi del fuoco senza sembrare interessato a scambiare qualche parola con lei nemmeno se interpellato.
Si lasciò ricadere sul giaciglio e sospirò.
Doveva riposare ma Anna la distrasse.
Finalmente anche lei si stava riprendendo, cercò di guardarla, ma il colle le faceva ancora troppo male.
Quello che riuscì a scorgere della sua amica però, non le piacque.
Il suo viso era sfregiato, pieno di graffi, aveva una pezza sulla fronte e si vedeva che aveva sanguinato dal naso. Il suo respiro era flebile.
- Anna...- chiamò con la voce roca.
La ragazza si mosse appena, le sue palpebre tremarono, il respiro accelerò.
Si svegliò lentamente, come se fosse appena uscita da un sogno.
Kiara sospirò di sollievo, Anna, dopo un attimo di smarrimento, le sorrise.
Poi però la ragazza si voltò, e Kiara capì che al momento non era la sua priorità.
Anna era preoccupata per Robin.
Lui era l'unico che ancora non si era svegliato.

Anna non riusciva ancora a credere di essere sopravvissuta. Era viva, sì, ma non si sentiva affatto bene.
Si sentì anche peggio quando notò il ragazzo dalla pelle scura.
Non amava gli sconosciuti.
Si agitò, non completamente padrona delle sue emozioni, il suo istinto le ricordò per l'ennesima volta che gli sconosciuti erano nemici.
Cercò di muoversi, avvertì Kiara avvicinarsi per aiutarla, ma non potè far altro che arrendersi di fronte al suo corpo che non reagiva, esausto.
Il giovane si voltò.
La guardò e la lasciò senza parole. Non disse nulla, le porse semplicemente un po' di acqua da bere.
Quel gesto risvegliò in lei la sete, intensa, e sciolse la tensione, crescente.
- Grazie...- sussurrò.
Il giovane scosse la testa e abbozzò un sorriso, poi si voltò verso Kiara e offrì l'acqua anche a lei.
Si rialzò e fece per uscire di nuovo, poi si fermò un momento, sulla soglia.
Si girò, - Il mio nome è Usama - disse.
- Qual'è il vostro nome?- chiese poi.
Kiara si strinse nelle spalle e rispose senza indugio.
Lei sentì le guance diventarle bollenti, si rifugiò sotto la coperta e bofonchiò il suo.
Il giovane del nord, dalla pelle scura e gli occhi saggi, regalò loro un sorriso gentile.
- Felice di conoscervi- disse, poi sparì, dietro la porta, nella boscaglia che cresceva sul fondo di quel crepaccio.

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