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Persi e senza traccia

Se non fosse riuscita a trovare i suoi amici che cosa avrebbe fatto?
Aveva cercato a lungo il giusto sentiero che l'aveva portata fin lì, ma più cercava più perdeva il senso dell'orientamento.
Non aveva mai provato un tale senso di disperazione.
Era stanca, il cielo si stava scurendo.
Non sentiva più i calabroni.
Dov'erano andati?
Come stavano i suoi compagni?
Cadde in ginocchio e lasciò di nuovo che calde lacrime le pulissero le guance.
Rimase immobile a lungo, impotente.
Ad un tratto però, il dolce suono di un flauto trasportato dal vento la risvegliò.
Erano i suoi compagni, ne era certa.
Doveva rialzarsi.
Seguì quel fischio attraverso i meandri di roccia, come se l'avesse stregata.
Kiara non vedeva quasi più, la notte avanzava e lei arrancava appoggiandosi alle pareti di terra rossa.
Un piccolo bagliore in lontananza la guidò fino ad un bivacco.
Si tenne lontana dall'alone di luce guidata da un nuovo istinto di conservazione.
Con immenso sollievo e grande gioia vide le bisacce dei suoi compagni.
Notò Anna, sdraiata vicino alla parete di roccia.
Era sola, coperta da un mantello, quello di Robin, ancora inerte per la puntura dell'insetto letale.
La raggiunse, con il cuore in gola, preoccupata.
Dov'erano finiti i due ragazzi?
Perché nessuno era rimasto con lei?
Avrebbero dovuto curarla...
La camiciola di stoffa scura era stracciata e macchiata di sangue in prossimità della ferita.
Sembrava che l'avessero medicata, ma con poca cura.
Sospirò cercando di mantenere la calma e chiamare alla memoria tutte le cose di Medicina che aveva imparato.
Fece del suo meglio e sperò di rendersi utile in qualche modo.
Medicò nuovamente la ferita con l'acqua della sua borraccia, con mani febbrili, spalmò un po' dell'unguento di sua madre e fasciò tutto, meglio che poté.
Infine si bloccò, immobile di fronte al fuoco, di fianco all'amica.
Scosse la testa e si rannicchiò, era preoccupata per lei e per i due ragazzi...
Dov'erano andati?
Si erano persi?
Erano feriti?
Non voleva nemmeno prendere in considerazione l'idea che potessero essere morti.
Non poteva accettarla.
Rimase immobile a lungo, impotente.
Anna si svegliò solo per qualche minuto, bevve, le sollevò il morale.
Si stava riprendendo, ce l'avrebbe fatta.
Prima di perdere di nuovo conoscenza Anna le mostrò un gesto con le mani, uno strumento.
Le mostrò come riprodurre il suono di un gufo e lei capì finalmente quale fosse stato il suono che l'aveva guidata fin lì.
Capì subito cosa avrebbe dovuto fare e dopo qualche tentativo fu in grado di levare il suo richiamo.
Sperò che grazie a quelle poche note Usama e Robin sarebbero riusciti a ritrovarle.
Lo sperava davvero con tutto il cuore.

Il suono viaggiò veloce attraverso la roccia e non tardò a raggiungere i due ragazzi che effettivamente si erano persi. Robin guardò sorpreso il suo compagno che aveva la sua stessa espressione stupita.
Possibile che Anna si fosse ripresa e che fosse in grado di suonare di nuovo?
Non poteva essere!
Decisero di seguire la triste melodia per ritrovare la strada perduta e un poco alla volta ripercorsero tutta la strada a ritroso.
La sera precedente avevano avuto l'idea poco astuta di dividersi per trovare erbe mediche per medicare Anna.
Sotto la guida di Usama erano riusciti a trovare sufficienti ingredienti per comporre un antidoto efficace al veleno del calabrone, ma una volta trovato tutto si erano accorti di non sapere come tornare indietro.
Robin, che aveva un udito fine fu la guida per entrambi attraverso le gole. Il suono delle note si fece sempre più vicino.
Seppero di essere quasi arrivati quando il bagliore di un fuoco illuminò i loro passi.
Sorrisero insieme sollevati e preoccupati allo stesso tempo.
Si accorsero immediatamente che a guidarli non  era stata Anna, che ancora giaceva immobile, bensì Kiara, che era tornata.
Ne furono immensamente felici entrambi anche se di fronte alla sua espressione severa, celarono il loro entusiasmo.
- Dove eravate? Che credevate di fare? Cioè... chi mai lascerebbe un ferito da solo? - chiese in un sibilo. Robin e Usama abbassarono lo sguardo. Era stata un'azione avventata.
Avevano sperato che in quel modo ci avrebbero messo meno tempo, invece ci avevano messo il doppio. Non avevano scusanti.
Usama non provò nemmeno a giustificarsi, si fece semplicemente avanti con una boccetta.
Doveva dare l'antidoto ad Anna il prima possibile, avevano già perso abbastanza tempo.
Kiara capì e si scostò per lasciarlo lavorare senza problemi. Anna era ancora incosciente.
- Cosa è successo?- chiese la ragazza con aria preoccupata.
-Non avrei mai dovuto abbandonarvi...- aggiunse con aria abbattuta e colpevole.
Robin scosse la testa.
- Non importa... siamo stati tutti poco attenti...- disse sentendosi più in colpa di lei.
Dopotutto si era preso la responsabilità di difendere Anna e non era riuscito a rispettarla.
Era questo che lo infastidiva di più, oltre al fatto che essendosi persi avevano messo a rischio le loro stesse vite.
Sospirò osservando Usama mentre fasciava di nuovo la spalla di Anna.
- Il veleno non dovrebbe più essere un problema- annunciò il ragazzo. Entrambi sospirarono di sollievo. Kiara richiamò l'attenzione. Le dovevano ancora una spiegazione.
I due ragazzi le raccontarono in due parole della loro avventura.
Lei ricambiò con la stessa asciutta semplicità. Si era pentita mille volte di aver lasciato i suoi amici.
Era stato un gesto egoistico che mai avrebbe creduto di poter commettere.
Ma aveva rimediato, ora erano di nuovo insieme e potevano continuare il viaggio aiutandosi l'un l'altro.
- Dovreste riposarvi...- consigliò ai due giovani che erano esausti sicuramente più di lei.
- Farò io la guardia... dubito che ci daranno ancora fastidio ma non si sa mai- disse sia Usama che Robin annuirono riconoscenti.
- Grazie Kiara...- disse Usama, si coricò e si addormentò come un sasso.
Robin invece sembrava meno incline all'idea, fissava Anna con il volto scuro e preoccupato.
Ce l'aveva ancora con se stesso, nonostante la ragazza fosse ormai fuori pericolo.
- Robin... anche tu, devi pensare a riprenderti...- gli ricordò lei e lui finalmente si riscosse.
Si accucciò di fianco al giaciglio di Anna con la schiena appoggiata alla roccia.
Si vedeva chiaramente quanto fosse stanco, nemmeno lui resistette molto. Crollò addormentato dopo pochi minuti e lei rimase di nuovo sola, in contemplazione dei suoi compagni.
Ci mise un po' ad accorgersi che anche i due giovani avevano le loro ferite. Probabilmente nemmeno se n'erano accorti.
Avrebbe dovuto occuparsene, sperando di non svegliarli.
Si occupò prima di Robin che aveva uno sfregio sul braccio e poi di Usama.
Lui sembrava meno ferito degli altri ma la tunica era strappata in diversi punti.
Anche lui aveva ferite sulle braccia e un taglio sulla tempia. Non aveva notato il sangue scarlatto sulla pelle scura, soprattutto al buio.
Sorrise sarcastica, più lo osservava più si rendeva conto che anche lui non era messo molto bene.
Lo curò con attenzione e delicatezza, sfiorando appena la pelle calda e tesa dai muscoli.
- Sono felice che tu sia tornata...- disse lui ad un tratto socchiudendo un occhio. Le fece prendere un colpo, si sentì arrossire.
- Non avrei mai dovuto lasciarvi indietro...- mugugnò lei finendo di spalmare la sua crema su un'altra abrasione.
Usama sorrise e la fissò con i suoi occhi scuri.
- Sei una brava allieva...- le fece notare cambiando argomento. Lei arrossì ancora di più.
Essendo curiosa, aveva approfittato del tempo trascorso nel rifugio dell'eremita per imparare il più possibile. Sorrise.
- Grazie...- rispose semplicemente.
Usama chinò il capo e ricambiò.
Lei finì di bendarlo e si alzò per andare da Anna.
Scosse la testa comfusa.
Sentiva le guance calde e il cuore battere all'impazzata.

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