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La guardia

Kiara e Anna camminarono affiancate, lasciando che Robin avanzasse da solo per trovare la strada migliore.
Ebbero modo di stare per conto loro per un po' e ben presto capirono di avere molte cose di cui parlare.
Chiacchierarono di cose futili, da ragazzine, che non comprendessero gli argomenti "passato" e "famiglia".
Discussero a lungo sulla città, sulla merce esposta dai mercanti, sui colori e l'architettura delle case e anche sui ragazzi carini che capitava loro di incrociare.
Fu una passeggiata quasi piacevole per loro, solo un po' stancante per le scalinate ripide e i diversi livelli da attraversare.
Anna sembrava molto più rilassata e, con lei, anche Kiara stava tranquilla e allegra.
- Perchè state viaggiando insieme? - chiese Anna ad un certo punto.
- Perchè Robin ha deciso di accompagnarti?- domandò ancora, in modo più preciso.
Kiara si strinse nelle spalle.
- In realtà non lo so... lui non ha nessun obbligo nei miei confronti, se mai, è il contrario- le spiegò e la ragazza annuì comprensiva.
Anna si era posta quella domanda già il giorno precedente. Non le sembrava che i due fossero fratelli né amici, ma piuttosto conoscenti, compagni di viaggio.
- Diciamo che non sono stata io a chiedergli di venire... è stato lui a seguirmi, a guidarmi attraverso la foresta. Per quel che ne so, potrebbe anche decidere di andarsene. Non lo conosco ancora molto bene ma sono sicura di una cosa: ama essere libero- commentò quasi sovrappensiero Kiara.
Anna annuì, - L'avevo intuito... credo sia molto simile a me- disse timidamente.
- In che senso?- domandò la giovane figlia del Capitano, scrutando con i suoi occhi verdi quelli innocenti e pavidi della nuova amica.
Anna dissolse lo sguardo quasi subito, - Quando mi ha guardata... ho avuto solo una sensazione- fu la risposta imbarazzata.
Kiara sorrise mentre cercava di riconoscere tra la folla la schiena di Robin.
- L'abbiamo perso?- chiese Anna leggermente preoccupata, - Hai idea di dove siamo?- aggiunse.
Kiara si strinse nelle spalle sbuffando, - Non ne ho idea- esclamò tutt'altro che impaurita.
- Voi ragazze dovreste starmi più vicine. Non ho intenzione di venirvi a cercare dall'altra parte della città- esclamò allegro Robin spuntando al loro fianco, facendole sobbalzare.
Anna per poco non svenne e Kiara incenerì il giovane con un'occhiata.
Robin si scusò con un falso inchino e sorrise, - Siamo quasi arrivati. Venite di qua- disse indicando con un cenno una via leggermente più larga delle altre sulla sinistra.
Kiara e Anna ripresero un po' di fiato poi lo seguirono senza esitare, una felice ed eccitata di essere giunta a destinazione, l'altra tranquilla, con il volto ancora pallido per lo spavento.
- Dove sarebbe l'ingresso della zona "militare" della città?- chiese Kiara a bocca spalancata fissando le facciate delle case della via, che in realtà non erano poi così diverse da quelle delle altre strade.
Robin si strinse nelle spalle, - Il vero e proprio ingresso lo noterai, non è nascosto. Quanto alla zona militare: le caserme, le armerie e quant'altro sono proibite ai civili. Quelle che vedete sono le case delle famiglie dei soldati. Horst mi ha spiegato dove trovare la tua vecchia casa e...- si interruppe per un istante, - Il vecchio oste mi ha insegnato un paio di trucchi- disse rivolto a Kiara, senza che lei potesse realmente capire cosa intendesse. Lei annuì sempre più impaziente.
- Tra quanto arriviamo? - domandò curiosa.
- Tranquilla, tra poco- la rassicurò Robin invitandole ad aumentare il passo.

Prima di giungere a destinazione, in realtà, dovettero affrontare ancora un paio di scale ripide e lunghe. Ma infine, finalmente, raggiunsero uno spiazzo sul quale si affacciava un grande portale. Un arco trionfale di pietra sorgeva maestoso a segnalare l'ingresso della Guardia. Due soldati dai mantelli grigi come quello di Kiara stavano sull'attenti a sorvegliare l'ingresso e subito li avvistarono. Robin fu l'unico ad avvicinarsi, lentamente, con fare diplomatico. Scambiò un paio di magiche battute con il soldato più giovane che, dopo un paio di occhiate alle due ragazze, li lasciò entrare con l'aria preoccupata di chi sa di aver appena infranto una regola.
Non capirono subito come Robin avesse convinto la sentinella ma poco dopo fu lui stesso a spiegarlo. La risposta era semplice: tutti si ricordavano del Capitano e della sua storia e tutti erano disposti a far qualcosa per ritrovarlo. Era stato Horst a rivelargli che la fedeltà che  legava quegli uomini al loro comandante persisteva ancora.
Kiara annuì quasi commossa, persa a immaginare suo padre mentre, camminando su quelle stesse pietre, si fermava a salutare gentilmente, a scambiare due parole o a dare una mano a chiunque ne avesse bisogno.
Se lo immaginava come un eroe, un eroe buono e forte.
Le sue memorie di bambina la confondevano e le sue fantasie di ragazza alimentavano la verità con la fantasia.
Ma c'era una cosa che era certa di ricordare: casa sua.
La porta, la cucina, la sua cameretta. Qualche fugace immagine tornava alla memoria come un lampo, un flash.
Voleva rivedere, con occhi più maturi, quella che era stata la sua culla, la casa in cui sua madre l'aveva fatta nascere.
Fu per questo motivo che si accorse che Robin non la stava portando là.
- Ma... non dovremmo andare a casa mia?- domandò dopo un po' dubbiosa e incerta su cosa il ragazzo stesse facendo.
Robin scosse la testa, - A quanto pare tuo padre viveva più qui che all'esterno. Credo sia più probabile trovare qui qualcosa che possa servirci piuttosto che altrove...- rispose con aria pensierosa, - Tu biondina che ne pensi?- chiese rivolto ad Anna che aveva lasciato allo scoperto la sua corta capigliatura chiara.
La giovane arrossì, di sorpresa, di imbarazzo e scosse la testa,  - Non lo so. Se io me ne stessi andando, fuggendo, senza nient'altro che lo stretto necessario... cosa farei?- si chiese da sola, concentrata.
Tutti e tre pensarono ad una possibile opzione. Poco dopo essersi confrontati, si incamminarono spediti verso le cucine. 

Parlarono con tutti quelli che incontrarono, dai cuochi ai commensali ai lavapiatti. Nessuno però sembrava possedere più informazioni di quelle che già conoscevano.
Si accasciarono tutti e tre esausti intorno a un tavolo della mensa quando il sole aveva ormai raggiunto lo zenit.
-Non posso credere che nessuno lo conosca...- commentò Kiara tra sé e sé leggermente delusa.
Robin le battè una pacca amichevole sulla spalla.
- Troveremo qualcuno in grado di aiutarci...- la consolò Anna con un sorriso più convinto del solito, come se in quella breve giornata avesse superato la sua timidezza e avesse improvvisamente deciso di diventare parte della compagnia.
Kiara fece per rispondere ma si interruppe.
Un uomo, piccolo di statura, con il cappuccio, decisamente sospetto era appena entrato nella mensa. Tutti nessuno escluso non avevano potuto fare a meno di notarlo.
Come incantata, Kiara lasciò al tavolo i suoi due compagni contro le loro proteste e si avvicinò circospetta al nuovo arrivato.
Si promise che sarebbe stato l'ultimo a cui avrebbe chiesto.
- Ragazzina... non fare le tue domande ad alta voce.  Qualcuno potrebbe sentirle e non esserne contento- la avvisò, la figura incappucciata, ancora prima che potesse aprire bocca.
Rimase fulminata.
Non per le parole, ma per il loro tono e il loro timbro.
A parlare non era stata la voce profonda e roca di un uomo, come si sarebbe aspettata, ma una fredda e tagliente voce femminile.
Questo l'aveva colta completamente impreparata.
- Chi sei?- chiese Kiara cominciando ad avvertire l'urgenza di scappare da quel posto e  da quella figura che aveva perso tutta la sua attrattiva.
Il cappuccio rivelò solo la parte inferiore del viso di una giovane donna; i tratti sembravano duri e mascolini, la pelle era più scura della sua, quasi rossa. Il sorriso era pericoloso e sicuro, ben montato.
Dalle labbra sottili, i suoni uscivano controllati magistralmente.
- Facciamo così: le domande le faccio io- disse la donna con noncuranza, senza rispondere.
Kiara non potè far altro che scomparire.
- Dove credi di andare?- le domandò da dietro la donna.
- Ho appena deciso che non ho bisogno di nulla... da lei- rispose con un singulto.
- Mi spiace ma ora mi hai messo la curiosità addosso. Le tue domande le conosco, conosco altrettante risposte ma ora voglio sapere: chi sei tu?- disse greve e minacciosa.
Kiara trovò a stento il coraggio per rispondere. Si stupì della grande sorpresa negli occhi della donna e si chiese come avesse reagito in quel modo.
- Sua figlia eh... chi l'avrebbe mai immaginato...- sussurrò la figura di nuovo avvolta dal mantello.
- Kiara... se vuoi un consiglio, vattene dalla città. Presto questo non sarà più un posto sicuro per te. Il lord sta venendo qui. Se dovesse scoprire che sei qui, ordinerebbe di ucciderti- la informò la donna prima di allontanarsi verso l'uscita.
- Dovrete andare a sud oltre il deserto- fu l'ultima cosa che le disse prima di scomparire. 

Kiara tornò al suo posto confusa e insicura su cosa pensare della donna che prima sembrava averla minacciata e poi consigliata.
Quanto avrebbe potuto fidarsi?
Non le aveva suggerito il deserto senza motivo.
Già ci avevano pensato loro; un buon nascondiglio può trovarsi solo nelle terre selvagge oltre il crepaccio. Sarebbero andati in quella direzione dunque. Sospirò prima di spiegare tutto a Robin e Anna che erano rimasti a osservarla da lontano.
- Spero che quella donna non si sia arrabbiata con te... mi inquieta... lo sai che i cappucci non sono permessi alla guardia? Bisogna fare attenzione con la gente che trasgredisce quella regola- le avvisò il giovane. Kiara sentì un brivido correrle lungo la schiena.
Non aveva più intenzione di rimanere ancora a lungo in quella città.
- Che ne dite, domani leviamo le tende?- domandò all'aria.
Anna rispose facendo di sì con la testa, Robin assentì in un sussurro.
Si alzarono e uscirono nella luce del pieno pomeriggio.
L'aria era fresca ma il sole bilanciava la temperatura perfettamente.
Tutti e tre si incamminarono verso la locanda del "Maiale Felice" e, ognuno occupato con i proprio pensieri, di comune accordo, si dedicò in silenzio ai propri bagagli.
Si ritrovarono di nuovo per cena e l'umore era rilassato, nonostante i difficili episodi dei due giorni passati.
Horst li accolse con un bel piatto di purè e polpette al pomodoro, che aveva un aspetto delizioso, e un gran sorriso in volto.
- Quindi siete in partenza...- commentò senza che nessuno dovesse realmente rispondere.
Anna annuì per tutti.
- Prima partite meglio è. Domani è di nuovo giorno di mercato- li avvisò.
Kiara sorrise e Robin annuì, - Domani si parte all'alba allora...- commentò allegro, come se non vedesse l'ora.

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