L'ultimo avamposto
Il silenzio era interrotto solo dallo scricchiolio delle assi di legno delle pareti delle case.
La polvere del terreno si alzava e si abbassava in una danza turbinosa e spesso e volentieri le finiva negli occhi.
Kiara scrutava quel paesaggio desolato senza sapere cosa aspettarsi.
Usama era andato in avanscoperta e ora lei era lì, sulle spine, ad aspettarlo insieme agli altri.
Un gracchiare lontano li fece sobbalzare non si aspettavano quel suono così sinistro.
Nonostante lo spavento e i nervi a fior di pelle, con gran sollievo videro il loro amico tornare.
Usama però non era solo, camminava lentamente affiancato da una donna.
L'apparizione inaspettata di una sconosciuta li mise di nuovo in agitazione, sebbene essa non avesse un'espressione minacciosa quando li raggiunse.
- Usama, chi...?- cominciò Robin con un ringhio allarmato e sorpreso.
Il giovane alzò la sua mano per interrompere la probabile cascata di domande che stava per abbattersi su di lui.
Sorrise rassicurante e ammonitore.
- Questa, ragazzi, è colei che ci ospiterà e ci darà rifugio questa notte. Il suo nome e Nala, capovillaggio- la presentò.
La donna, dai lineamenti maschili, abbozzati e forti, annuì appena, con uno sguardo che era un confuso miscuglio di severità e curiosità.
Robin e Anna rimasero in guardia ma non avevano uno sguardo ostile.
Kiara sorrise, contenta che ci fosse almeno qualcuno in quel posto dimenticato che fosse disposto a far loro quella gentilezza.
Si chiese curiosa quante volte degli stranieri giungessero in quel villaggio lontano dal mondo.
Forse nella sua intera vita quella donna non aveva mai visto qualcuno che non facesse parte del suo villaggio; villaggio che ancora pareva deserto, a parte loro.
- Vi ringraziamo della vostra ospitalità con tutto il cuore- disse Robin rilassandosi almeno in apparenza.
- Sì grazie!- aggiunse lei allargando il sorriso.
La donna alzò un angolo della bocca in risposta e poi allargò le braccia.
- Benvenuti alla fine delle terre conosciute- disse con un tono decisamente sarcastico.
Poi si avviò verso le baracche.
- Venite, vi faccio vedere la stalla- disse.
- La stalla?- chiese la giovane Anna ingenuamente, ormai allo stremo.
La capovillaggio si voltò con uno sguardo severo.
- Sì, la stalla. Il posto migliore in cui dormire in tutto il villaggio. I miei figli vi hanno fatto un grande onore- disse Nala.
La ragazza bionda incassò la testa nelle spalle senza osare ribattere a quel l'affermazione.
Usama in silenzio aveva scosso la testa.
- Andiamo- incitò i compagni seguendo la loro magnanima ospite.
Kiara non se lo fece ripetere, Robin e Anna si attardarono, camminando affiancati.
La stalla non era poi così male.
Era l'edificio più solido e più caldo, ma soprattutto, più vivo di tutto il villaggio.
Un paio di mucche magre e pigre e un piccolo gregge di capre li accolsero con un innaturale silenzio.
L'odore forte del letame colpì le narici sensibili di tutti ma dopo pochi minuti vi si abitarono e non fu più un problema.
In un angolo, un covone di fieno secco e polveroso, rappresentava forse la riserva di foraggio per quella stagione e sarebbe stato il loro letto.
Anna crollò subito, si accucciò di fianco a una delle mucche, al riparo dal freddo, e si addormentò mentre Robin la sorvegliava attento.
Usama si sedette e trafficó con la sua bisaccia, Kiara rimase in piedi, troppo stanca per fare qualunque cosa.
Persa ad immaginare il viaggio nel deserto e ad osservare i suoi amici.
- Kiara...- la richiamò la voce profonda di Usama che la fece sobbalzare.
Gli occhi del giovane rilucevano nella penombra della stalla.
Il contrasto della sua pelle scura la rapí come succedeva ogni volta.
Gli sorrise.
- Hai bisogno di qualcosa?- gli chiese.
Lui scosse la testa sorridendo.
- Dovresti dormire. Domani ci aspetta una lunga giornata- disse invitandola a raggiungere loro nel mucchio di fieno.
Lei sospirò, concorde e tentata.
- Sì, hai ragione- disse, ma non si mosse.
Continuava a perdere lo sguardo in dettagli insignificanti di quel luogo così strano.
La muffa tra le pietre, la macchia scura sotto l'occhio della mucca di destra, il colore verdastro dell'acqua nel secchio.
Era un posto misero, ma se vi si stava in compagnia, non era male.
Finalmente dopo un po' si mosse.
Andò ad accucciarsi al suo fianco e ascoltò il suo respiro lento e profondo.
Ascoltò il lento sospirare di Anna e lo strano modo di russare di Robin.
Si sentì quasi a casa, così circondata dai suoi amici.
- Sono felice di essere qui- disse a nessuno in particolare, solo Usama, che era ancora sveglio, la sentì.
- come mai?- chiese curioso.
- Perchè sono con voi - rispose prontamente e senza timidezza.
- Mi capita di pensare a casa, alla mia valle, a mia madre e ai miei amici. Mi chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita ora se avessi rinunciato a questo viaggio...- disse.
- Non avrei mai potuto conoscervi- aggiunse ancora e sbadigliò.
- Sono felice che siate venuti con me, non sarei mai arrivata fin qui da sola- ammise poi con riconoscenza.
Usama annuì e sorrise in silenzio, pensoso, forse distratto.
Kiara se ne accorse.
- Usama...- chiamò nella luce sempre più tenue della sera.
- Sì Kiara? - chiese il ragazzo.
- Non ti penti di essere venuto con noi vero?- chiese lei quasi con timore.
Non voleva aver dato per scontato che lui fosse con loro perché lo voleva.
Si ricordava bene che avevano dovuto fuggire e sebbene lui si fosse dimostrato contento di essere partito, sicuramente non era stato un distacco dolce e graduale.
Forse la sua casetta lungo il rivo gli mancava più di quanto avesse dato a vedere.
L'ultima cosa che lei voleva fare era costringerlo ad un viaggio che non voleva affrontare.
Il giovane si sdraiò, i capelli ricci si riempirono ben presto di erba secca.
- No, non mi pento- disse dopo alcuni istanti.
- Così voleva il mio destino per me e così volevo io- aggiunse.
- Il mio maestro mi aveva annunciato che avrei dovuto lasciare la mia casa... credo intendesse ciò che è avvenuto nei giorni scorsi. Dovevo venire con voi- raccontò.
Kiara rimase indecisa sulla risposta. Non era quella che si era aspattata.
Usama la sorprendeva sempre, era completamente diverso da chiunque avesse mai conosciuto.
Non era come i ragazzi della valle ne come quelli di Arbour o Oror-rock.
C'era qualcosa in lui che aveva imparato ad apprezzare più che in ogni altro.
Fissò il suo profilo, i suoi capelli ricci, le sue labbra carnose e arrossì.
Egoisticamente realizzó di voler sapere che lui li aveva seguiti solo per lei.
- Se non fosse stato il tuo destino a volerlo, se non ci fossero stati i soldati ad inseguirci, saresti partito comunque? - chiese senza sapere perché si stesse esponendo così tanto, perché volesse avere una risposta a tutti i costi.
Voleva sentirsi dire qualcosa, che la fece arrossire ancora di più.
Scosse la testa.
- Lascia stare- disse subito dopo, in imbarazzo.
Usama la guardò e sorrise, - Okay- disse tranquillamente.
- È ora di dormire- le ricordò.
Kiara annuì.
- Sì hai ragione. Me l'hai già detto- gli ricordò sorridendo.
- Dovresti dormire anche tu- aggiunse.
- Tra pochissimo- disse lui.
Kiara annuì e sistemò il mantello grigio di suo padre a mo' di coperta.
Scosse la testa cercando di scacciare gli ultimi pensieri.
Il corpo grande del giovane le faceva scudo dal freddo sempre più pungente.
Si strinse nei vestiti e cercò rifugio nel fieno.
- vieni qui- le sussurrò Usama a pochi centimetri da lei.
Alzò con un braccio il suo mantello e la invitò.
Lei deglutì aria sentendo le orecchie bollenti e annuì nel buio ormai totale.
Rotolò fino a lui e si stese quasi a sfiorarlo.
Lui abbassò il braccio e la coperta e le sorrise mettendosi a dormire senza accorgersi che il suo cuore batteva all'impazzata.
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