Il sentiero nella foresta
Era una foresta estesa e misteriosa.
Non appena imboccato il sentiero, si ritrovò in un intrico di alberi e cespugli scuri, solo pochi raggi di sole riuscivano a penetrare in quella barriera, riflettendosi sulle foglie creando un'atmosfera inquietante. Era ormai sera e Kiara era esausta, si fermò sotto un grande albero e tra le sue radici vi fece un giaciglio. Mangiò un po' del cibo che le avevano dato i nomadi e appena si sdraiò, nonostante sentisse la solitudine, si addormentò esausta.
La mattina riprese a camminare alla ricerca della strada maestra, i minuti scorrevano silenziosi e quando cominciò a piovere venne colta di sorpresa. Cercò un riparo ma scivolò e cadde giù per una discesa, graffiandosi con le pietre che spuntavano dal terreno.
Quando si fermò rimase sdraiata per qualche minuto a lasciare che la pioggia la calmasse dalla caduta. Si alzò in piedi e cercò più volte di risalire il pendio senza successo. Il fango ormai era ovunque e non c'era neanche una zolla di terreno di terra solida che potesse aiutarla a raggiungere la roccia più vicina. Si guardò intorno in cerca di un'altra via ma si accorse di essere finita in una conca.
Si mise a piangere di rabbia e frustrazione e tentò più volte ancora una nuova scalata senza far altro che peggiorare la situazione.
Stremata infine, si accucciò al riparo di una roccia sporgente e, abbracciandosi le ginocchia infreddolita, si addormentò cullata dal tintinnare delle gocce di pioggia.
Intanto, un ragazzo nascosto dietro a un albero la osservava nel suo rifugio. Stava cercando di capire chi fosse quella ragazzina che da un po' di tempo seguiva il sentiero per Oror-rok.
Non l'aveva mai vista prima e sembrava spaesata e vulnerabile. Era certo che avesse bisogno di una guida e che da sola sarebbe morta.
Il ragazzo aveva deciso che l'avrebbe aiutata; avrebbe solamente dovuto trovare un modo.
Quando Kiara si svegliò sotto una pioggia persistente, provò ad alzarsi ma le gambe intorpidite facevano fatica a muoversi. Riprese come prima a scalare la ripida salita fangosa, ad un tratto però il rumore di un bastone spezzato la fece trasalire, perdere la presa e ricadere. Si guardò intorno guardinga certa che qualquno la stesse osservando. Infine, sempre con un orecchio teso, riprese la scalata ricadendo subito dopo.
Sbuffò, arrabbiata con se stessa perchè non riusciva nell'impresa. Si fermò e mangiò un pezzo di pane raffermo che aveva nela bisaccia, quindi, percepì di nuovo la presenza di qualquno. Estrasse il piccolo coltello da caccia di suo padre che aveva portato con sè e continuò a osservare il fitto degli alberi. I minuti passarono lenti e non si accorse che aveva smesso di piovere. Poi, finalmente, un'alta figura avvolta da un mantello si scostò dall'ombra mostrandosi.
Spaventata, cercò di colpire la figura ma questa era agile e veloce e la immobilizzò subito.
-Lasciami!- urlò lei divincolandosi. Così facendo il cappuccio dell'uomo scivolò rivelandone il volto. La ragazza non riusciva a vederlo direttamente ma aveva scorto un ciuffo di capelli biondi e un'occhio azzurrissimo. Cercò di liberarsi di nuovo ma fu distratta da un movimeto fra gli alberi. Un'uomo corpulento entrò nel suo campo visivo, la studiò un attimo ma con grande attenzione.
-Ottimo lavoro Robin. Perquisiscila e legale le mani, ce la portiamo dietro. Domani si faranno degli ottimi affari. È merce preziosa-.
Kiara sgranò gli occhi, realizzò in pochi attimi che era finita in mano a mercanti di schiavi e troppo tardi tentò di scappare. Il ragazzo che la teneva stretta parve irrigidirsi.
-Stanrok, perchè non ci limitiamo a derubarla come abbiamo sempre fatto?- propose con una voce giovanile.
L'uomo lo guardò male, -Scherzi!? Questa ragazza varrà un sacco di soldi. T'immagini quanto ci potremmo guadagnare. Giovani e fresche sono rare a Oror-roc-.
Kiara inorridì al pensiero. Cercò con un'ultimo tentativo disperato di liberarsi, pestò il piede a Robin che ancora la teneva. Questo lanciò un urlo di dolore e lasciò la presa.
Esultando dentro di sé, pensava di avercela quasi fatta, cominciò a correre, veloce come non aveva mai fatto. Stanrok urlò e imprecò ma Kiara non vi badò. Correva zigzagando tra gli alberi. D'un tratto però, davanti a lei comparvero un uomo e un'altro che sembrava un bambino. Non li aveva visti e non riuscì a fermarsi, così finì dritta tra le loro braccia.
-Ehi! Ragazzina dove scappi?- Fu così che si ritrovò di nuovo tra le grinfie dei banditi. Robin e Stanrok raggiunsero gli altri della banda nel giro di pochi minuti.
-E così credevi di poter scappare!?- gridò Stanrok guardandola dal basso e ridendole in faccia, sputacchiandole addosso.
-Lasciatemi! Riuscirò a scappare prima o poi- strillò lei terrorizzata. Scalciò e cercò di mordere l'uomo che la teneva stretta. Riuscirono a legarle le mani e a metterle un bavaglio, la costrinsero a camminare e la guidarono attraverso il bosco, dirigedosi a nord-est.
Ogni tanto si girava indietro per scorgere il ghigno di Stanrok e il volto imperscrutabile di Robin che la fissava con i suoi occhi ghiacciati, silenzioso, camminando ubbidiente dietro al suo capo. Un po' la inquietava ma stranamente le dava anche un senso di sicurezza.
Si fermarono verso sera dopo esser spuntati in una radura in cui accesero un fuoco. Il posto era ben protetto da rocce e si trovava sopraelevato rispetto al bosco. Stanrok le si avvicinò, -Benvenuta al covo!- le annunciò scoppiando di nuovo a ridere. -Ti lascio in compagnia di Robin. Buona permanenza-.
Kiara gli ringhiò contro mentre si allontanava. Era spaventata ma era anche infuriata. Era legata a una grossa radice che spuntava dal terreno, era terribilmente scomoda e nonostante il viaggio l'avesse stancata non riusciva a prendere sonno. Poco dopo arrivò il ragazzo, sempre taciturno e schivo che le porse dell'acqua e un pezzo di pane. Appena tolto il bavaglio, sorrise amara riconoscendo le sue provviste. Se anche fosse riuscita a scappare non avrebbe avuto più cibo per sopravvivere. Sospirò e cominciò a mangiare. Robin intanto si era accovacciato di fronte a lei dando le spalle al falò e ai suoi compagni che stavano bevendo vino, rubato a qualche marcante. Le dava fastidio che la fissasse in quel modo, ma dopo un po', si accorse che aveva uno sguardo perso nel vuoto. Non stava guardando lei, guardava dietro, tra gli alberi.
Sospirò e seguì il suo sguardo.
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