Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Il deserto

Robin ancora non riusciva a credere di essere sopravvissuto.
Quella mattina Kiara li aveva guidati all'uscita dell'alveare e finalmente avevano di nuovo respirato aria leggera e visto il sole.
L'erba, il sole e il cielo azzurro, sebbene freddi gli avevano risollevato l'umore.
Anna sulle sue spalle era ancora addormentata, ma stava bene, riusciva a sentire il battito tranquillo del suo cuore tra le scapole, era confortante. Sorrise.
- Dove ci fermiamo?- chiese curioso guardandosi intorno.
Usama e Kiara parlottarono per un momento e poi si diressero sicuri verso una macchia verde addossata alla parete dell'altopiano.
Quando si guardò indietro trovò quasi impossibile scorgere la fessura dalla quale erano sbucati.
Guardò verso l'alto, sulla sua sinistra c'era una scoscesa parete di pietra rossa.
Si chiese quale pazzo avesse potuto costruire un sentiero in un posto del genere, fu felice di non aver scelto quel percorso.
Tenne lo sguardo fisso verso l'alto fino a quando gli alberi non gli ostruirono la vista.
Gli alberi, i suoi amati alberi, ne aveva visti pochi da quando aveva lasciato la foresta, non poteva negare che gli fossero mancati. Prese un bel respiro e sospirò.
Adagiò con delicatezza Anna ai piedi di un alberello circondato di erba gialla e secca ma morbida a sufficienza e poi tornò a guardarsi intorno. Al riparo dal vento freddo si stava decisamente meglio. Attraversare il deserto non sarebbe stato facile, non senza l'equipaggiamento adatto, sarebbero morti di freddo...
Scosse la testa, non voleva pensarci in quel momento. Dovevano prima preoccuparsi di sopravvivere per quei giorni, mentre si riprendevano e Anna guariva.
Usama lo chiamò per farsi aiutare a preparare un bivacco accogliente e lui lo assecondò senza lamentarsi, dopotutto era ciò in cui riusciva meglio, costruire rifugi nel bosco. Impiegarono il resto della giornata nel costruire una sorta di capanna e piazzare trappole, avevano quasi finito le provviste.

Kiara andò a cercare l'acqua e ne approfittò per fare un giro di ricognizione.
Questa volta nessun gruppo di soldati interruppe la sua passeggiata, per fortuna.
In ogni caso non staccava mai la mano dall'elsa della spada di suo padre, certa che nessuna precauzione a quel punto sarebbe stata troppo eccessiva.
Non fece altro che il giro della boscaglia che li circondava, non era molto grande come estensione e non era nemmeno molto fitta; un ruscello si perdeva nella terra secca del deserto poco lontano dal loro bivacco.
L'uscita delle gole era a portata e nessuno si vedeva all'orizzonte. Pian piano si rilassò.
Avrebbero potuto riposare per un paio di giorni e poi si sarebbero spostati verso est, alla ricerca dell'ultimo avamposto per recuperare tutto il necessario al loro viaggio. Dopo sarebbe venuto il deserto.
Sospirò, ne avevano fatta di strada, si sentiva così vicina ormai, non voleva rendere tutto vano.
Fissando l'orizzonte piatto sperò che suo padre si trovasse laggiù da qualche parte.
L'avrebbe trovato.
Quando tornò al bivacco trovò Robin che saltellava di gioia e Usama più sorridente del solito e si rese conto che Anna si era ripresa. Sorrise contenta.
L'amica era seduta e osservava i due compagni divertita e serena.
Sentì un po' di fiducia crescere di nuovo in sé e si sentì rincuorata.
Quel viaggio non sarebbe finito.

Rimasero in quel boschetto per un paio di giorni, come stabilito, giusto il tempo per Anna di combattere gli ultimi effetti del veleno.
Partirono senza fretta, sotto la guida di Usama, verso est, sempre verso est, costeggiando il fianco ripido e selvaggio dell'altopiano.
La loro meta era un piccolo villaggio ai piedi della roccia rossa, l'ultimo avamposto.
Usama ci era stato solo una volta, da bambino, con l'eremita.
Li guidò senza incertezza, poiché la strada non mutava mai direzione.
Andava con calma per dare il tempo a tutti di avanzare senza affaticarsi. Anna sfruttava la forza di Robin per proseguire, aggrappata al suo braccio; era ancora debole, ma sempre più determinata.
Kiara puntava avanti, inarrestabile.
Usama li studiò con attenzione.
Aveva imparato molte cose da loro in quei pochi giorni.
Sentiva l'eccitazione per quel viaggio e allo stesso tempo la stanchezza, la mente confusa e lenta da quella quotidianità a cui non era abituato: imprevedibile, sempre diversa, seguiva a stento il suo ritmo mentre gli altri lo cavalcavano con assuefatta attenzione, abituati ad essere stravolti dagli eventi e agli eventi che venivano stravolti.
Li ammirava per questo, ma soprattutto Kiara.
Aveva scelto di seguirla per una ragione... Voleva capire quale fosse esattamente.
Sospirò, non mancava molto all'avamposto.
- Ragazzi, se tutto va bene, questa sera dormiremo al coperto- annunciò con un sorriso.
I suoi compagni si illuminarono.
- Che sollievo...- esclamò Kiara.
- Abbiamo tutti bisogno di riposare- disse rivolta ad Anna con un sorriso.
Usama annuì.
- Dobbiamo fare attenzione quando arriveremo, non è gente molto ospitale, non staremo molto. Ma almeno avremo modo di prepararci al deserto- disse.
Tutti annuirono consapevoli e pronti a riprendere il cammino.
Lo seguirono a passo sostenuto e lo affiancarono.
Se avessero continuato così, sarebbero arrivati a destinazione prima del tramonto.

Anna sentiva la ferita del pungiglione pulsare ancora.
Ogni passo era una tortura ma Usama e gli altri le avevano risollevato un po' il morale.
Man mano che i minuti passavano, il sole si abbassava e la strada scivolava alle loro spalle, il suo umore migliorava.
Era esausta ma finalmente si sarebbero riposati davvero.
Riuscì ad individuare all'orizzonte la sagoma scura di edifici storti e ammassati in un disordinato grumo contro la parete.
- È quello?- chiese a metà tra il sollievo e la delusione.
Si era aspettata qualcosa di meglio.
Usama le annuì e sorrise.
- Sì quello è l'ultimo villaggio. Quando saremo vicini, voglio che facciate esattamente ciò che faccio io. Lasciate parlare me- disse con tono severo.
Tutti annuirono intimoriti, Robin di fianco a lei strinse impercettibilmente l'impugnatura del suo arco.
Gli passò accanto riprendendo a camminare e lui la seguì.
Sorrise appena abbassando gli occhi per non farsi notare.
Robin era diventato la sua forza.
Ammirava la decisione con cui affrontava le situazioni, si chiedeva cosa nascondesse il suo passato misterioso ed era felice che lui le stesse accanto così, come se un filo invisibile li legasse.
Scosse la testa intimidita da quei pensieri e si concentrò sul cammino.

Il villaggio sembrava deserto.
Nessuno si vedeva in giro se non un gatto, immobile, accucciato sulla staccionata di una baracca.
Un vento secco e freddo sibilava nelle vie strette e irregolari del paese.
Usama si fermò poco lontano dall'ingresso.
- Sono venuto qui con il mio maestro molto tempo fa, non sono sicuro che ci sia ancora qualcuno- ammise guardandosi intorno alla ricerca di un indizio che confermasse quell'ipotesi.
Robin lo affiancò guardandosi intorno nervoso.
Non amava i posti come quelli, deserti, senza vita.
Sospirò ripensando alla sua casa nella foresta, gli mancavano gli alberi, pensò mentre, con i muscoli tesi, attendeva.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro