Fuga
Anna era terrorizzata.
Man mano che procedevano lungo il sentiero, che si faceva sempre più stretto e ripido, si agitava sempre di più.
Aveva paura di cadere di nuovo.
Tuttavia la presenza rassicurante di Kiara dietro di lei e la stretta forte di Robin che la tirava, continuò ad avanzare.
Non si pentiva di aver scelto di seguirli, ma si chiedeva se sarebbe riuscita a sopravvivere a tutto quello che avrebbero dovuto affrontare.
Sapevano fin troppo bene a cosa stavano andando incontro, ma allo stesso tempo non avevano alcuna certezza.
Usama li guidò sicuro, portandoli lontano dal loro rifugio e dai soldati.
Camminarono a lungo, come se quello sentiero ripido e scosceso non avesse mai fine.
Eppure, ad un certo punto della notte, quando la luna fu alta nel cielo, finalmente raggiunsero la fine del loro percorso e abbandonarono la gola.
Anna prese un respiro profondo, esausta e felice.
Sembrava che nessuno li avesse seguiti, sembrava che finalmente avrebbero potuto riposare.
Sorrise a Kiara e ai due ragazzi e ringraziò Usama con un cenno.
Non aveva più nessun timore di lui, come per Robin, aveva imparato a conoscerlo.
- Cosa facciamo ora? Kiara, tu hai la mappa- le disse.
La ragazza annuì chinandosi per recuperare il papiro.
Tutti le si avvicinarono.
Per fortuna la luce della luna quasi piena era sufficiente a capire i contorni della cartina.
Usama la osservò a lungo, dopotutto era lui che conosceva meglio la zona.
- Credo che al momento dovremmo essere all'incirca qui. Le gole dei calabroni non sono lontane e sono la via più breve per arrivare al deserto- spiegò con calma.
- In alternativa bisogna seguire un sentiero lungo la Grande Parete. Questa grande linea indica lo stacco tra questa terra e il deserto. Non so se lo sappiate ma al momento ci troviamo su un enorme altopiano...- aggiunse lasciando lei e i suoi amici a bocca aperta.
- E meno male che tu eri quello che del mondo non sapeva nulla- disse Robin divertito.
Usama si strinse nelle spalle.
- Beh ho avuto un maestro sapiente e severo, ho avuto anni per imparare tutte queste cose. Il mio problema è che ne conosco solo la teoria. Non so nemmeno se sia ancora così- disse loro.
Anna si raggomitolò.
- Allora adesso? Dobbiamo scegliere dove andare? - domandò.
Usama annuì in risposta.
- Secondo me, è un rischio andare lungo la parete. Per quel che ne sappiamo il sentiero potrebbe non esistere o essere andato distrutto. Inoltre non sappiamo a che altezza si trovi, trovarlo sarebbe un'impresa...- disse Kiara.
Annuì, - Forse ora l'idea migliore sarebbe dormire- fece notare a tutti.
- Troviamo un posto tranquillo dove riposare e domani mattina ci pensiamo alla luce del sole- propose ancora.
Robin si stiracchiò sbadigliando.
-In effetti non sarebbe una cattiva idea. Le mie ammaccature cominciano a farsi sentire- disse passando una mano su alcune cicatrici sul braccio.
Usama e Kiara sospirarono.
- Va bene, andiamo- disse il ragazzo prendendo di nuovo il ruolo di guida.
Non li portò lontano e ne fu contenta.
Una piccola conca asciutta, riparata da cespugli secchi, li accolse.
Finalmente si permisero un po' di tranquillità e si rilassarono.
Sfortunatamente non poterono accendere il fuoco ma non partirono il freddo, coperti dai mantelli e dal cielo di una notte estiva.
Fecero a turno per fare la guardia.
Lei fu l'ultima, così che potè vedere il sole sorgere lentamente.
Camminarono verso sud.
Sempre verso sud per tre giorni.
Seguirono una vecchia pista che aveva un'aria abbandonata e per nulla incoraggiante.
La loro destinazione tuttavia era il deserto, sicuramente non una meta bramata da molti.
Camminarono senza riposare troppo, temevano i loro inseguitori, ma nessuno comparve mai alle loro spalle.
Una sera Usama fermò il gruppo, con uno sguardo serio e preoccupato, fissò davanti a sé, nella luce rossa del tramonto.
- Ascoltate...-.
Fu l'unica spiegazione che diede.
Tutti tesero le orecchie, in silenzio.
In lontananza, un sordo ronzio animava l'aria fresca, un ronzio pigro e allo stesso tempo minaccioso.
- Sono...? - chiese Robin intuendo da solo la risposta.
Usama annuì.
- Quelli che sentite, sono i calabroni delle Gole. Siamo quasi arrivati al deserto...- annunciò con un sorriso sinistro sul volto.
- Ci fermiamo qui per sta notte... non è sicuro affrontare la strada che abbiamo di fronte senza essere al pieno delle forze- aggiunse poi guardandosi intorno per un posto riparato dove riposare.
- Niente fuoco, gli acciarini ci serviranno nelle Gole, contro i calabroni- ordinò sedendosi per terra.
Robin fu il primo a seguire il suo esempio, Anna lo imitò senza obbiettare.
Kiara invece rimase in piedi, ad osservare l'orizzonte, pensierosa ed incuriosita.
Che cosa li aspettava tra quelle rocce rosse? Com'erano i calabroni?
Guardò davanti a sé a lungo, poi si voltò a guardare indietro.
Nessuno era visibile all'orizzonte, piatto, incendiato dagli ultimi raggi del sole.
Che ne era stato dei soldati? Della donna che era con loro? Perché li inseguivano?
Qualche mese prima non avrebbe mai pensato che si sarebbe ritrovata in una situazione tanto assurda.
Stava per iniziare un'impresa quasi suicida: attraversare il deserto.
Era sicura di voler continuare? Di voler trascinare con sé i suoi nuovi amici?
Non voleva più sentirsi colpevole per le cose che accadevano loro a causa sua, come l'essere precipitati nella stretta gola di Usama.
Non voleva perdere la vita e non voleva rischiare la loro.
Aveva già fatto tanta strada, aveva trovato Horst e la spada di suo padre.
Strinse l'elsa dell'arma in cerca di conforto.
Era ancora in tempo per tornare indietro.
Doveva decidere se davvero voleva continuare quell'avventura.
Voleva continuare? Tornare a casa, da Zoe e sua madre? Quale sarebbe stata la sua scelta?
Ancora non lo sapeva.
Aveva paura, di andare avanti, ma anche di tornare.
Aveva paura di perdere ciò che aveva trovato lungo la strada all'andata...
Sospirò, la luce sempre più rossa, sempre più densa, sempre più oscura.
- Kiara, vieni a sederti, è ora di cena!- la richiamò Robin con un tono allegro.
Si riscosse e raggiunse i suoi compagni con un sorriso.
- Cosa si mangia di buono oggi? - chiese.
Usama tirò fuori due strisce di carne secca a testa.
- Oh no... di nuovo!- esclamò Anna con una faccia disgustata.
Robin le diede una pacca sulla spalla.
- Su. Non fare storie e manda giù!- esclamò, - Non è così male e sono sicuro tu abbia mangiato di peggio- le disse e lei abbassò lo sguardo.
Usama le passò la carne con un sorriso, - Domani a colazione prometto troverò qualcos'altro- disse.
Anna sorrise e accettò senza lamentarsi oltre.
Lei invece si era già divorata la sua porzione.
Guardò i suoi amici mangiare con calma e sospirò di nuovo.
Avrebbe parlato con loro, serebbe stato il modo migliore per decidere che cosa fare.
Avrebbe chiesto consiglio.
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