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Finalmente luce!

Kiara e Robin partirono all'alba del giorno stabilito e per la prima volta la ragazza rimise piede fuori dalla casetta. Era molto curiosa di sapere come si scendesse dall'albero e guardò ammirata Robin mentre trafficava con corde e carrucole. Dalle fronde verdi dell'albero scese un cesto grande abbastanza per far stare due persone e si fermò di fronte alla ragazza ammutolita per lo stupore.
-Dobbiamo salire su questo coso?- chiese sentendo già le vertigini fare il loro effetto, Robin rise - l'hai già fatto una volta. Però eri priva di sensi- la illuminò lui divertendosi nel vedere la sua faccia scioccata. Kiara si sentì mancare ma non gli fece notare che non era mai svenuta per tutto il tragitto dal covo al letto. Si strofinò le braccia nervosa -va bene...- disse deglutendo a fatica. Robin le aprì lo sportello con fare galante e lei si costrinse a salire. Il cesto oscillò paurosamente sotto il suo peso ma non diede altri segni di essere potenzialmente pericoloso. Robin la seguì e si occupó di regolare la discesa. Non ci volle molto e non appena toccarono terra lei saltò fuori come un fulmine sotto lo sguardo sempre divertito del ragazzo.
-mai più- sentenzió ad alta voce e Robin rise, - non tornerai a trovarmi? - chiese con falso tono dispiaciuto.
I due ragazzi passarono la giornata a camminare e spesero poche parole, per risparmiare il fiato. Uscire da quella foresta era un'impresa, se avesse dovuto farlo da sola non ci sarebbe mai riuscita e ringraziò gli dei per averle fatto incontrare Robin. Il ragazzo si muoveva tra i tronchi e tra i rami con passo sicuro e sinuoso. Sembrava conoscere la zona come le sue tasche e non aveva mai esitazione a scegliere la strada più adatta, sicura e veloce, stava attento a lei e si assicurava che inciampando non si facesse male, la salvò più volte da rovinose cadute. Si sentiva esausta e quando alla sera si fermarono aveva le gambe molli per la stanchezza ed era piena di graffi. Robin le fece comunque i complimenti per la resistenza e le regalò sorrisi che la rincuorarono, a differenza sua, sembrava ancora nel pieno delle forze. Si occupò lui del fuoco e della cena, lo osservò attentamente cercando di imparare il più possibile.
-mi insegneresti? - gli chiese ad un tratto e lui la guardò perplesso - a far cosa?- chiese infatti, - a sopravvivere- rispose lei sorridendo e Robin dopo un attimo di incertezza annuì, -molto volentieri- disse.

I giorni successivi di viaggio passarono molto più velocemente, un po' perché gli alberi e il sottobosco erano meno intricati, un po' perché le lezioni di Robin occupavano gran parte della giornata. Il ragazzo faceva del suo meglio per insegnarle tutto quello che sapeva e quelle lezioni servirono molto sia a lei sia a lui. Cominciarono a conoscersi un po' meglio e Kiara ebbe addirittura modo di scoprire qualcosa di più sul conto del giovane.
In capo ad una settimana arrivarono al limitare della foresta e davanti ai loro occhi si presentò la vista di un enorme pianura in mezzo alla quale, in lontananza, si vedeva sorgere la città di Oror-rock: una perla dorata in una distesa verde. Anche da quella distanza si poteva notare l'esplosione di colori di cui era composta. Sembrava che le case fossero fatte tutte di mattonelle lucide e colorate. Il sole rifletteva su di loro creando sfumature e luci incredibili. La città era meravigliosa e non lasciava trasparire niente di tutto ciò che sua madre le aveva raccontato; non sembrava una città povera, disordinata, spezzata dalla guerra. Tuttavia erano ancora lontani e non era facile vedere tutto.

Robin era di fianco a lei sulla collina e osservava la strada maestra che si srotolava attraverso i campi come un nastro di sabbia in mezzo a un mare verde. Portava dritta alla capitale ed era molto trafficata; contadini e mercanti andavano e venivano numerosi e nell'aria si sentivano gli echi dei versi degli animali da soma e degli uomini.
Il ragazzo le posò una mano sulla spalla, - Quella laggiù è la Capitale. Spero che là tu possa trovare le risposte che cerchi- le disse convinto e con un sorriso allegro e incoraggiante.
Kira aveva gli occhi lucidi per l'emozione. La meraviglia le si leggeva in volto, - Robin... grazie- sussurrò a fior di labbra. Lui le sorrise ancora di più, le prese una mano e la trascinò giù per la collina.
- Andiamo ragazzina! - esclamò, - Abbiamo tempo fino al tramonto per arrivare alle porte- aggiunse, - E non ho nessuna intenzione di passare un'altra nottata all'addiaccio. Il mio povero fondoschiena reclama un materasso-.
Kiara rise di cuore e ringraziò di nuovo per la fortuna che aveva avuto ad incontrarlo.
Eseguì Robin con passo vivace.
Non vedeva l'ora di entrare in città, e doveva ammetterlo, anche a lei l'idea di un morbido letto non dava fastidio.

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