A letto senza cena
Kiara non andò subito a casa.
Corse, fino al fiume.
Aveva fatto bene a parlare della sua decisione con Zoe. Era una conversazione che era rimasta in sospeso così a lungo che erano stati prevedibili sia l'esordio sia la conclusione. Averne parlato però, la faceva sentire meglio.
Prese un respiro più profondo tra quelli brevi e ritmati della corsa, trattenne il fiato per un paio di secondi e poi lo buttò fuori fino a non averne più. Si era mostrata sicura di sé con la sua migliore amica e sapeva che Zoe la reputava in grado di fare l'impossibile ma non sarebbe stato così facile anche con sua madre. Lei era l'unica persona che sapesse leggere nella sua serietà tutte le innumerevoli preoccupazioni, ma soprattutto, riusciva a scorgerle anche quando erano nascoste dai sorrisi e dalle risate.
Come avrebbe potuto convincerla? Non poteva che provare a trovare dei compromessi.
Non poteva negare che le facesse male l'idea di lasciarla.
Sua madre era l'ultima persona che poteva raccontarle di suo padre, era l'ultimo legame diretto che aveva con lui, l'ultima parte della sua famiglia che le rimaneva.
Raggiunse la riva del fiume dove si fermò, per guardare lo scorrere dell'acqua. La guardò andare lontano, dove voleva andare lei, si immaginò mentre si abbandonava alla corrente, l'acqua che la guidava e l'accompagnava verso l'ignoto. Sospirò. Voleva partire, voleva uscire dalla valle, voleva essere libera più di ogni altra cosa. E voleva trovare suo padre, lo voleva con tutto il cuore.
Il sole, ormai quasi primaverile, era già tramontato; le ombre delle montagne oscuravano la valle ma la luce ancora filtrava da dietro le loro sagome, illuminando il cielo di rosa e giallo. Era stata una giornata particolarmente bella e calda.
La primavera si avvicinava, e si sentiva. Sospirò di nuovo e decise che fosse ora di tornare a casa. Si voltò e si avviò, questa volta, camminando.
Sua madre era davanti al fuoco e stava cucinando la solita zuppa. Nella stanza però aleggiava la fragranza del pane che era stato fatto quella mattina al forno del villaggio. Sorrise e solo allora si accorse della fame che la attanagliava.
- Ciao mamma! - esclamò.
Non vedeva l'ora di parlarle del suo viaggio.
Sua madre non ebbe neppure bisogno di voltarsi per accorgersi del suo stato d'animo.
-Cosa devi dirmi Kiara? - chiese infatti con un sorriso.
A quella domanda così inaspettata lei sobbalzò, ma era troppo eccitata e spaventata all'idea di parlare che non si pose freni. Si lasciò prendere dall'entusiasmo e le raccontò del suo desiderio di partire. Le parlò del suo progetto fin nei minimi dettagli.
Si voltò a guardarla solo quando ebbe finito, in silenzio.
Sua madre era una bella donna: i lunghi capelli castani le ricadevano morbidi lungo la schiena, raccolti in una treccia, aveva gli occhi verde chiaro e meravigliose ciglia lunghe, il fisico era asciutto e muscoloso come il suo.
-Non se ne parla, tu non te ne vai- disse perentoria.
Lei fece per ribattere, ma fu bloccata ancora prima che potesse dire qualcosa da un sonoro "no". Sapeva che non sarebbe stato facile, che sua madre avrebbe risposto così ma il suo tono era risultato molto più severo del previsto.
La vide arrabbiata ma in fondo agli occhi scorse anche un grande dolore, sopportato per troppo tempo, e nostalgia.
-Ѐ fuori discussione! Non parlarmene nemmeno! - esclamò alzando un po' la voce ma senza scomporsi, rincarò.
Kiara era frustrata. Non capiva perchè sua madre avesse deciso in modo così definitivo senza nemmeno darle una possibilità.
-Ascoltami mamma...non sto scherzando! Ho davvero intenzione di partire e non mi lascerò fermare. Ho finalmente capito che cosa voglio! Ho finalmente trovato il coraggio di ammetterlo a me stessa. Non mi fermerai. È ciò che farò. Prima o poi- disse ferma e sua madre non le rispose, la sua fronte era corrugata e le rughe le conferivano un'aria vecchia, stanca.
-Kiara, lo so...- disse più piano. Il suo tono era dolce, più dolce.
La ragazza non sapeva come convincerla, era semplicemente il suo più grande desiderio. Niente di più, niente di meno. Sentì le lacrime pungerle gli occhi.
Anche sua madre sembrava sul punto di crollare, ma rimarcò comunque la sua decisione.
- Hai solo quindici anni... sei troppo piccola. Forse, un giorno. Quando sarai adulta!-.
Portò le scodelle piene in tavola, si sedette e non disse altro, cominciò a mangiare. Kiara si sentì punta nell'orgoglio; non era troppo piccola, sapevano tutti che, nonostante gli anni, era molto più abile ed esperta di molti ragazzi della sua età, e anche dei più grandi. Non si sedette.
-Ti sbagli mamma! Non sono piccola. Non lo sono. Nella capitale del regno del sud, le ragazze della mia età sono già considerate donne. Si sposano. Alcune hanno addirittura dei figli! Cosa sono, se non adulte!?- esclamò esasperata. La donna la guardò di nuovo severa, - Tu non sai ancora molte cose. Ritieniti fortunata a non essere al posto loro. Altro che libertà! Quelle povere ragazze non hanno né un futuro né un briciolo di chance ad averlo. Sono poco più che oggetti. Non sono donne. E nemmeno tu lo sei. Ora siediti e mangia. Se no, vai pure a letto!-.
Kiara sbattè i piedi per terra - Sei odiosa! Non capisci niente!- il suo tentativo di convincerla era fallito miseramente, secondo i piani se non fosse riuscita a convincerla sarebbe dovuta scappare. Ma in quel momento non riusciva proprio a trovare il coraggio per farlo, non dopo quella litigata.
Tuttavia non le tenne compagnia per cena, prese solo un pezzo di pane e andò a grandi passi verso la camera, che era costituita da una pedana inserita nella seconda stanza, un po' sopraelevata rispetto al resto della casa. Si gettò sul letto, osservò il soffitto di travi e legno. Una piccola finestra permetteva di vedere il cielo, si perse nelle stelle.
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