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'so quello che proviamo quando stiamo a contatto,pelle contro pelle' la frase che mi aveva rivelato quando eravamo a Marsiglia,mi ritorna prepotentemente nella testa,come un tatuaggio indelebile che può sbiadire con il tempo ma non puoi cancellare.
Una Vibrazione del telefono mi riporta con la mente al presente,leggo:
'Signorina Tomson,sono giù ad aspettarla' è Anthony,si diverte a prendermi in giro,devo accompagnarlo da Mark,scivolo piano dal letto,su cui mi ero stesa per perdermi nel mio mondo,e m'infilo la giacca di pelle e scendo.
Quando apro il portone e vedo i suoi occhi che incontrano i miei,"ciao,Anthony" un saluto indifferente,per non rivelargli in realtà quanto muoio dentro ogni volta che incrocio il suo smeraldo.
"Ciao Anny" ricambia il saluto diffidente,infilandosi le mani nella tasca dei Jeans,con la testa faccio cenno di seguirmi.
"Allora..." Inizio a dire senza trovare realmente qualcosa con cui posso iniziare una conversazione mentre camminiamo per Central Park,vedendo i bambini che corrono felici con i palloncini colorati in mano,sarebbe bello essere come uno di quei palloncini che fluttuano leggeri e liberi nell'aria,non dipendono da nessuno,va dove li porta il vento.
"Allora cosa?" Sentenzia Anthony spostando lo sguardo verso di me,mentre continuiamo a muovere i piedi,sembra preoccupato,lo vedo come si stringe le spalle del giubbotto.
"Nulla era per conversare" rivelo mordendomi il labbro,cercando di non guardarlo,mi sento terribilmente imbarazzata,la figura di merda di prima mattina non poteva mancare.
"Mi dispiace,ma hai fallito miseramente" guarda avanti,assorbendo tutte le immagini che gli si prospettano di fronte.
"Si può sapere cos'hai? Sei scontroso" puntualizzo,fermandomi di punto in bianco,mentre lui è un passo avanti a me,e si volta alzando un sopracciglio,
Si avvicina eliminando la distanza tra noi.
"Hai una bella faccia tosta Anny,vai a letto con Mark,e hai il coraggio di darmi dello scontroso? Sei una bambina,finiscila,mi sono stufato dei tuoi giochetti,ero qui,mi sono aperto con te,mi hai chiuso un altra porta in faccia,pur sapendo e comprendendo tutti i problemi che avevo,quindi cosa vuoi?" La sua voce fredda e impassibile,mi lascia interdetta,non me l'aspettavo,sbuffa imprecando,e torna a camminare.
Lo seguo a passi spediti,cingendogli un braccio,che lui ritrae infastidito.
"Anny,seriamente basta,ho riflettuto a fondo,e non credo di sopportarlo,ti voglio mia,e non penso di riuscire a condividerti con un'altro,lascia stare tanto non capisci...cazzo" toglie la mano dalla tasca per passarla su i capelli spettinandoli.
Abbasso la testa senza dire nulla,non ho niente d'aggiungere più di quello che già ho detto,ma in effetti cosa ho detto?!? Niente non sono capace neanche di esternare le mie emozioni,le tengo rinchiuse dentro come in una gabbia.
"Siamo arrivati" affermo,mentre lui prosegue senza guardarmi,scomparendo prima di me dentro la vetrata automatica.
Quando entro incrocio Clarys,che corre ad abbracciarmi,che falsa.
"Anny,da quanto tempo,stai cercando il tuo sposo?" Rivolge un occhiata ammiccante ad Anthony,che invece guarda me gelido,e faccio cenno di si.
"Bene,è di sopra nel suo studio,a proposito stasera è il compleanno di Ely,mi farebbe piacere se venissi,siamo al Vertigo,so che Mark deve rimanere fino a tardi in ufficio...beh pensaci" aggiunge mentre ritorna dietro al banco,per accogliere un signore.
Chiamo l'ascensore,e quando arriva lasciamo passare gl'impiegati,e c'infiliamo dentro,fin quando le porte metalliche non ci lasciano soli.
"Mi dispiace Anthony" mi volto verso i suoi occhi freddi,la mia voce arriva come un sussurro,bassa e pacata.
Si avvicina a me,mentre io ho già un groppo in gola,un formicolio mi sale per tutto il corpo,mi pressa contro il suo petto,e mi alza il mento con l'indice,i nostri occhi parlano da soli,li vedo luccicare,le nostre labbra sono così vicine che potrebbero toccarsi,mi sfiora il naso con il suo e prima che le porte si aprono mi sussurra a fior di labbra "Anny".
Sono ancora frastornata,quando con mani tremolanti apro la porta dell'ufficio di Mark,che trovo intento con la testa bassa a scrivere,e gli occhiali che gli sono scivolati sulla punta del naso.
"Prego entri Ferretti" lo incita,e lui mi sfiora la mano senza farsi vedere,prima di entrare e lasciarmi fuori ad aspettare.
Richiudo la porta, e mi metto a sedere su una sedia blu di pelle,mi guardo intorno,mi sembrava così familiare questo posto un tempo,e il ricordo di quel giorno con Mark e la sua segretaria rientrano nei meandri della testa,dove pensavo di aver messo un lucchetto saldo.
Finché la porta non si apre,e Anthony si avvicina,"ti vuole il tuo futuro sposo"afferma infastidito,mentre appoggia la spalla ad una colonna,ed entro richiudendo piano la porta.
Mark si alza,e prendendomi dietro la nuca mi da un bacio,dove le nostre lingue s'incontrano,senza passione,finché non mi stacco.
"Dovevi dirmi qualcosa?" Chiedo,mentre fisso la porta,con la voglia di ritrovarmi di nuovo sola con Anthony.
"Stasera farò tardi Amore,ho sentito dire che è la festa di Elysa,ho chiesto al tuo amico ferretti se può venire con te,sono geloso a mandarti da sola,non mi fido dei miei impiegati con gli ormoni a palla,mi capisci vero?" Appoggia i gomiti sulla scrivania di legno,mentre il panico mi accresce dentro,come gli è venuto in mente,oddio se sapesse non credo che sarebbe così tranquillo,girovago un po' con lo sguardo verso le scartoffie,il portapenne,la scatolina di metallo accanto al timbro,finché non risalgo sul suo volto.
Prendo un respiro e acconsento,"si certo,hai pienamente ragione" cerco di sembrare il più convinta possibile,e vedo che gli spunta un sorriso,
"Bene amore,ci vediamo nel nostro letto stanotte" rigira una penna tra le dita,e richiudo la porta,avanzando verso Anthony.
Stiamo in silenzio per tutto il tragitto in ascensore,fino alla Hall dove Clarys mi mima con la bocca un 'a stasera',e quando le porte automatiche si richiudono faccio due passi e sbuffando sbotto,puntandogli un dito contro.
"Tu,come hai potuto dire di si a Mark?" Mi sposto i capelli di lato,non rispondo di me,per la miseria,con tutte le persone proprio con lui.
"Con tutti gl'impiegati con gli ormoni a palla che ci sono a giro,mi capisci vero?" Mi riporta la frase di Mark,facendo il sorriso sexy finché non spuntano le fossette.
"Ti metti anche ad origliare?" Gli chiedo stizzita,e irritata,mentre lui alza le spalle.
"Discorsi poco interessanti,non m'interessa un cavolo di ciò che a da dire il pallone gonfiato del tuo futuro marito,mi ha chiesto un favore,che a quanto pare è a favore mio,perciò ho accettato,fatti bella per stasera,non sarò bravo" diminuisce il passo,facendomi andare davanti,finché non vedo i suoi occhi puntati sulle mie natiche,e sorride.
"Guardalo bene perché stasera non ho intenzione di passare la serata con te" gli dico mentre fermo un taxi,e lo saluto con la mano,guardando dallo specchietto la sua figura che mi guarda,finché non infila le mani nelle tasche e si gira,sentendo un sorriso che mi spunta scuotendo la testa con le guance porpora.
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