34
Mi stavo maledicendo, tanto, forse troppo. Aveva ammesso di essere innamorata di me da sempre, e l'unica cosa che ho saputo fare era stare zitto, come un'idiota. Avrei voluto rimediare, volevo parlargli ma non me ne dava modo. Avevo capito perché non mi avesse detto tutto. Aveva paura che mi sarei tirato indietro come feci 9 anni fa, che l'avrei vista sempre come la Cristhina in carne ed impacciata di un tempo. Ma all'epoca ero solo un ragazzo, non riflettevo come adesso. Certo non ero un uomo che badava ai sentimenti altrui ma lei era diversa.
Avevo bramato il suo corpo, sia che mi avesse detto chi era sin da subito, sia che me l'avesse omesso come aveva fatto. Il suo sapore, il suo corpo caldo e le curve sinuose. Il suo essere stramba e sbadata, ed i suoi occhi celesti che avevo sempre adorato. Era la sua dolcezza e immensa sfacciataggine di chi non si rende conto che è altamente sexy in tutto ciò che fa o dice, ad avermi fregato. La sua voce calda e sensuale. Era lei quella che volevo, e sembravo rimbambito o un pappa molla ma non m'importava un cazzo.
Guardai gli edifici di New York dalla vetrata, sorseggiando il caffè, alzandomi di getto dalla poltrona girevole.
Aprii la porta del suo piccolo ma confortevole ufficio, che sembrava essere creato apposta per lei, come se il destino sapeva già che lei avesse dovuto varcare quella soglia prima o poi, riportandola nella mia vita come un uragano in pieno inverno inoltrato. Febbraio. San Valentino tra poco. Cazzate di cui non mi preoccupavo.
Toccai la scrivania, vedendo tutti i fascicoli rilegati perfettamente, con la sua precisione che m'infastidiva e mi piaceva. Era un controsenso ma niente ha un senso vero e proprio in realtà.
Presi la sua stramba spillatrice tra le mani, toccando le orecchie pelose, facendomi scappare un sorriso di cuore e divertito, ma al contempo celava tristezza. La voglia di vederla ancora qui, con il viso coperto dalla schermata del computer, e quei grossi occhiali a fondo di bicchiere che si tirava su con l'indice, troppo grandi per un viso perfetto come il suo.
Mi mancava. Era vero. Forse non me l'ero mai scordata completamente. Era stata un pezzo della mia infanzia e della mia adolescenza. Ma come tutti poi ci abbandoniamo a desideri e vizi diversi, mentre lei era sempre stata se stessa senza mai cambiare. Era speciale così.
Feci un profondo respiro, quando avvertii la vibrazione del telefono, lo presi in mano tirandolo fuori dalla tasca.
Un numero che non avevo salvato in rubrica. Aprii il messaggio titubante con un sopracciglio innalzato, andandomi a sedere sulla poltrona dove due settimane prima si trovava Cristhina.
Stasera alle 20 Cristhina uscirà con il suo ex capo ODIOSO...spero che tenterai di parlarci. Non farmene pentire di averti avvisato, a sua insaputa. Dopo di questo potrei essere morta.
Lessi il messaggio ridendo di gusto. Avevo afferrato che era Karen, anche se non aveva firmato, nessun altra avrebbe potuto minacciarmi.
Non ti pentirai tranquilla. Che ristorante è?!? Strano che tu mi dia queste informazioni dopo che mi hai letteralmente guardato con sdegno.
Scrissi di rimando, girovagando con lo sguardo.
Mentre arrivò un altro messaggio.
Oh caro se fosse stato per me saresti ancora con la bocca asciutta, ma amo Jason...non dirglielo o si monta la testa. E sopratutto per Cristhina, che sembra che il suo unico scopo sia vincere alle gare di ballo su just dance. Ristorante Mariposa, sicuro che lo conosci.
Risposi solo con un "grazie", sperando che tutto sarebbe andato per il meglio.
Sentii la porta aprirsi rivelando una Natasha, mentre la mia pazienza era a livelli inauditi.
"Devi dirmi qualcosa?" Chiesi schietto senza giri di parole. Da quando Cristhina se n'era andata sprizzava gioia da tutti i pori.
Scosse la testa avvicinandosi alla scrivania.
"Solo che forse potremmo uscire una di queste sere. Mi dispiace di non averti detto subito della parentela con Trevor, e che Lisa non l'aveva lasciata in realtà. Credo che Cristhina gli sia sempre piaciuta ma con Lisa condivide un figlio, per questo non l'ha mai presentata ai suoi. Tutto quello che c'era da sapere ora lo sai" rivelò tenendo lo sguardo basso, sperando probabilmente che mi alzassi e le dessi una possibilità.
Inspirai. Non me ne fregava un cazzo di Trevor. Sapevo che Cristhina l'aveva lasciato e sapevo anche che il motivo era perché era innamorata di me. Tra le mille cose che potevo dirle quella più giusta mi era sembrato rimanere zitto. Idiota.
"Natasha, per quanto tu sia una brava ragazza, non ci può essere nulla tra noi. Era solo sesso, ed ero stato chiaro fin dall'inizio" ero stato crudo e sicuramente si sentiva ferita da quelle parole. Me lo confermava il fatto che rise in modo isterico.
"Certo e dimmi, è per lei? Sei innamorato di lei, non è vero?" Venne più vicino, sbattendo la cartellina che teneva in mano sulla scrivania, fulminandomi con sguardi di rabbia e collera.
Annuii per poi riportare gli occhi su il suo verde più scuro e ampio, per l'ammissione che le stavo dando.
"Si. È così. Ora se vuoi scusarmi ho cose più importanti da sbrigare" la liquidai rude. Restò impalata con il palmo sulla cartellina per vari secondi, per avviarsi alla porta successivamente, sbattendola, sentendo dire al di là "coglione". Forse era vero ma ero un coglione innamorato di una donna, e non di una qualsiasi ma di lei.
Pov. Cristhina
Giuro che se Kitty non mi avesse messo in questo pasticcio del cavolo, non sarei andata a cena con l'ex capo non che Ex principe dei miei sogni. Certo il suo fascino non peccava, ma per quanto odiassi ammetterlo mi mancava Mark.
Ero stata una stupida a non rispondere ai suoi messaggi. Mi sono comportata come una bambina. Certe volte siamo solo noi che ci vediamo come anni fa, anche quando le persone ci confermano che siamo diverse. Il problema ero io, che mi vedevo ancora come la Cristhina di 9 anni fa, e non come una donna matura.
Mi vestii con un pantalone bianco a vita alta ed una camicetta rosa cipria di pizzo. Fin quando non sentii il campanello. Segno che era arrivato Alan.
Estrassi la cornetta del citofono, rispondendo che sarei scesa, infilandomi il cappotto ed una sciarpa.
Aprii il portone, trovandolo con le braccia conserte e le gambe accavallate all'altezza della caviglia con il suo solito giubbotto di pelle ed una sciarpa nera.
"Ciao" mi sorrise, venendomi in contro, dandomi un bacio lieve sulla guancia, che purtroppo non scaturiva più nulla. Probabile che se me lo avesse chiesto prima di licenziarmi e di rivedere Mark, avrei provato farfalle e libellule che volavano leggiadre nel mio stomaco, ma ora si trovava solo un buco come le mie adorate ciambelle al centro.
Entrai in macchina, mostrandogli un sorriso, anche se era finto.
"Perché hai ripensato al mio licenziamento? D'altronde hai detto te che non ero consona con il mio look" lo rimproverai acida, serrando le gambe.
Guizzò un attimo lo sguardo su di me, per attivare il tergicristallo, vista la pioggia che iniziava a cadere lenta, riportandolo sulla strada.
"Eri l'unica più competente tra tutti. Eravamo abbagliati da un nuovo progetto, e la verità era che Holly mi aveva riferito che avevi rubato un suo progetto. Solo una settimana fa ho scoperto che non era vero, e l'ho licenziata appena tornata dal viaggio di nozze" ammise limpido ma rincuorato per aver creduto a quella stronza della mia sorellastra.
Guardai il finestrino appannato, e le piccole gocce che scendevano lente facendo il loro percorso tranquille, senza rispondere. Finché non parcheggiò vicino al ristorante.
"Aspetta prendo un ombrello" m'intimò con la mano pronto ad aprire lo sportello, fiondandosi fuori, per prendere l'ombrellone dietro il portabagagli aprendolo, così come il mio sportello, facendomi scendere, protetta dalle gocce di pioggia.
"Grazie" sussurrai debole, mentre mi poggiò una mano dietro le scapole, accompagnandomi dentro.
"Un tavolo per 2" informò il cameriere, che ci guidò subito ad un tavolino tondo al lato della sala, con una candela è un vaso di rose rosse finte come centro tavola. Mi slacciai il cappotto, appoggiandolo allo schienale della sedia, vedendolo sfilarsi la giacca di pelle sorridendomi, per accomodarci.
"Ho saputo che hai trovato lavoro, ma ti sei licenziata. Come mai?" Fece quella domanda a bruciapelo, mentre mi stavo posizionando il tovagliolo di stoffa beige, sulle gambe, aspettando il filetto al pepe verde ordinato.
La verità era che mi sentivo spaesata. Una domanda a cui non potevo dare la risposta che avrei dovuto. E un groviglio di era formato dentro, richiedendo un po' d'acqua per non rimanere con il magone in gola.
"Non era un lavoro che mi soddisfaceva. Tutto qui" mi strinsi nelle spalle, notando il cameriere posizionare il piatto sotto al mio naso, investendomi di quel buon odore.
"Cristhina mi dispiace davvero per non averti creduto e averti licenziata con una scusa così banale e patetica. E se mi permetti, stasera sei incantevole" rivelò, avvicinandosi di più al tavolo, come se fosse un segreto di stato, sentendomi tingere le guance. E come sempre ripensavo all'effetto che mi faceva Mark, lui riusciva a farmi tremare di emozioni vere.
Ma dovevo scordarlo.
Mi riempì il bicchiere con dello Chardonnay, alzando il calice, per brindare.
"Brindiamo, alle segretarie brave e sopratutto belle, una in particolare" mi strizzò l'occhio mentre risi di gusto, perché infondo era simpatico e pure bello. Finché non si scontrò con i nostri due calici anche un terzo.
Mi girai fulminea vedendo l'unico che non mi sarei aspettata di vedere e l'unico che avrei voluto vedere e non vedere al contempo.
Alan si girò innalzando un sopracciglio, guardandolo stranito, facendo per parlare quando Mark lo bloccò con un gesto della mano fissando intensamente i miei occhi, ed ero sicura che mi scioglievo e mi perdevo in quel miele caldo.
Mi rivelò uno dei suoi sorrisi sfacciati, vedendo formarsi la virgola che adoravo.
"Alla segretaria più bella e brava che conosco" riformulò la frase del Brindisi, portandosi sulle labbra carnose il calice, guardandolo bere affascinata, per poi posarlo sul tavolo, girandosi verso Alan che si stava spazientendo.
"Chi è lui Cristhina?" Mi guardò con un'espressione rigida, chiedendo a qualche buon Dio di farmi sparire all'istante, serrando le labbra, non sapendo cosa dire. Fortuna o sfortuna che prese parola Mark, tendendo la mano nella sua direzione.
"Piacere, sono Mark. L'ex capo di questa bellissima ragazza. Ah proposito, non ti dispiace vero se ho fatto mettere sul tuo conto anche il mio calice di vino? e sempre per dircela tutta, è pessimo questo Chardonnay" ammise sorridente, mentre strinse la sua mano, riducendo gli occhi a due fessure.
"È il tuo ex capo?" Chiese Alan verso di me. Che purtroppo ero ancora lì. Evidente che il buon Dio non mi voleva assistere, e quando mai l'aveva fatto.
"Si" sussurrai debole, per poi scivolare lo sguardo verso Mark che teneva la sua postura fiera, mentre il ristorante aveva occhi su di noi, come se fossimo in una soap-opera, questa era la mia "cercasi capo d' Amare".
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro