28
Era vero, dovevamo parlare. Ma in quel momento l'unico pensiero era di non allontanarci. Potrebbe essere stato un atto di egoismo, ma le avrei detto che sapevo tutto, al rientro a New York. Ancora non capivo perché non avesse detto subito tutto lei dall'inizio. Fingere tutto così. E potevo essere incazzato, deluso, ma non ci riuscivo a pieno, e forse lo stronzo che ero stato in passato stava scontando le sue pene nel presente.
Eravamo di nuovo a crogiolarci nel letto, e sarei rimasto in quella camera tutto il giorno, se solo non eravamo a casa di gente.
"Sei bellissima anche vista di schiena" le sussurrai sull'orecchio, sentendola sospirare ad accoccolarsi meglio contro il mio petto, mentre le circondavo le sue braccia con le mia, lasciandogli teneri baci sulle spalle.
"Mi metti in imbarazzo" affermò, prendendo un lembo di lenzuolo, portandoselo davanti al viso.
"Non dovresti. Adoro anche i tuoi piccoli nei che costellano la tua deliziosa schiena" ricalcai per vederla ancora più rossa in viso di quanto già non fosse. Il problema era che lo pensavo davvero, mi stavo intrappolando da solo in qualcosa più grande di me.
Finché non si scansò, scaraventandomi il guanciale sul quale il minuto prima erano adagiati i suoi capelli, sul viso.
"Dobbiamo scendere" rivelò, raccogliendo le mutandine pulite, infilandosele, alzando una gamba alla volta sotto il mio sguardo malizioso.
"Puoi smetterla di guardarmi così?" Chiese tra lo scocciato e il divertito, agganciandosi il reggiseno da dietro.
"Così come?" Domandai, innalzando il sopracciglio, passandomi il pollice sulle labbra, scalciando le lenzuola per avvicinarmi a lei, che sospirava, puntando lo sguardo sulle mattonelle.
"Così come..." affermai sta volta, cingendole i fianchi da dietro, accarezzandoli con la voglia che cresceva di nuovo, sentendo la stoffa dei boxer tirare. Poggiando il mento sulla sua scapola.
"Di essere così terribilmente sexy, capo" ammise, staccandomi le mani dai suoi fianchi, girandosi, aggrappandosi al mio collo, mentre la tirai su per le natiche, avvertendo l'erezione strusciare sul tessuto delle sue mutandine velate, prendendo possesso delle sue labbra con maggior trasporto. Mi leccò piano con la punta della lingua il labbro superiore, facendo scivolare la mia lingua con irruenza dentro la sua bocca. E l'odore di menta dei nostri dentifrici confondersi.
"Dicevi così?" La rilasciai, ridendo sfacciatamente, vedendola sbruffare per farmi un sorrisino malizioso.
Finendo di vestirsi. Mentre il cellulare nella sua borsa squillò.
Mi guardò preoccupata, mordendosi l'interno della guancia, per piegarsi a recuperare il telefono, e la sua faccia dispiaciuta, leggendo che fosse Trevor, intimandomi con il dito ed un'alzata di spalle che doveva rispondere.
Ridussi gli occhi a due fessure, passandomi la mano tra i capelli furioso, vedendola chiudere la porta, mentre mi vestii.
Era sempre in mezzo, e sarebbe finito. Era così intelligente ma ingenua da non accorgersi che Trevor non aveva mai lasciato Lisa e mai l'avrebbe lasciata, poiché avevano intenzione di sposarsi. Non spettava a me aprirgli gli occhi, non spettava a me fare la parte dello stronzo spezza cuori. Lo ero stato in passato ed ora il io intento era di vederla felice con me, contro il fatto che mi avesse mentito.
Mi avviai giù per le scale, trovando tutti di sotto, ed anche Cristhina che mi gettò un'occhiata maliziosa, per poi tornare a ridere e parlare con Maggie e Paul.
Mentre Anthony mi prese da parte.
"Allora?" Chiese curioso, fissandomi con il verde delle sue iridi.
"Guarda che mi sembra una brava ragazza. Non fare il coglione ti prego. La vostra falsa ha retto davvero pochissimo. Cazzo sei un pessimo attore Mark" rivelò ridendo, tirandomi una pacca sulla spalla.
"Lo so" affermai e basta, rimandandogli il sorriso, sedendoci a tavola.
Mentre Anny parlava di come avrebbero allestito l'indomani il ristorante. Con palloncini rosa, e festoni intrecciati pieni di brillantini. Tutte cose da femmine per il quale non maschi non ne capivamo nulla. Cristhina sembrava entusiasta, annuendo e confermando che fosse splendido, mangiando con gusto lo spezzatino con le patate della madre di Anny, mentre suo padre si divertiva ad imboccare la nipotina, facendo fluttuare in aria il cucchiaino.
La storia dell'aeroplanino si ripeteva di generazioni a quanto pare, ed in tutto il mondo.
"Ti senti pronto per domani Mark?" Chiese il padre di Anny, ridestandomi dai miei pensieri, gettando un'occhiata verso Cristhina.
"Teso ma si. È un'onore per me essere il padrino" rivelai sincero, passando il resto della giornata a chiacchierare animatamente.
In serata decidemmo di tornare al locale a bere qualcosa che alleviasse l'agitazione per l'indomani.
Andai su in camera, sbirciando dalla porta accostata di Cristhina. Si guardava allo specchio, sistemandosi il vestito verde smeraldo a mezze maniche un po' sbuffate, con una cinturina dorata in vita, che segnasse il suo vitino da vespa. Per poi applicarsi un po' di lipgloss con il pennellino, sciogliendosi la coda, scuotendo i folti capelli.
Finché non aprì la porta, sobbalzando, portandosi una mano sul cuore.
"Cazzo Mark. Volevo dire, Mark, che? Mi spiavi?" Domandò riprendendosi, poggiando il fianco ai stipite della porta, e le braccia incrociate, che faceva sembrare il suo seno ancora più prosperoso. Ritornando su i suoi occhi limpidi.
"Osservavo...oserei dire. Quanto tu sia magnificamente sexy, da farmi venire voglia di scoparti" sussurrai le ultime parole, avvicinandomi al suo orecchio, vedendola serrare le palpebre e schiudere le labbra come se fossero improvvisamente aride.
Finché non si morse il labbro, spintonandomi debolmente per scendere, avviandoci dagli altri che ci aspettavano di sotto. Uscimmo fuori vedendo Maggie, Brian e Paul, salutarci dal finestrino della macchina accostata a fianco del marciapiede, aspettando che montassimo in macchina, mentre Anthony fece retromarcia, entrando dentro per andare al locale.
Quando arrivammo, uscendo dalla macchina, per avviarci, entrando.
Guardai Cristhina e le ragazze prendere posto su i divani, nell'altro angolo della sala, illuminato da faretti e led, mentre andai con Anthony a prendere da bere al bancone.
Finché non sentii una voce, familiare al mio udito.
"Mark. Mark Tomson?" Chiese incredula, mentre mi girai, aspettando l'ordinazione. Spalancai gli occhi, basito almeno quanto lei.
"Holly, che ci fai qui?" Le domandai, vedendo il barista depositare i bicchieri con il drink all'interno.
Mi salutò con un abbraccio che ricambiai, sotto lo sguardo di un Anthony confuso.
"Sono in viaggio di nozze in Toscana, e siamo passati per ammirare Firenze. Te?" Vidii dietro di lei suo marito, che salutai con un cenno della mano, venendo ricambiato.
"Sono qui per il battesimo della figlia del mio amico. Anthony lei è Holly. Veniva al liceo con me" rivelai, vedendo Holly stringere la mano di Anthony, che prese in mano le bevute, intimandomi che le avrebbe portate al tavolo, ricevendo un assenso da parte mia.
"Ma guarda tu il fato. Mi sono sposata una settimana fa. Avevo invitato anche Cristhina, non so se te la ricordi. Ma non è venuta, non mi sorprende. Ma con te avevo perso i contatti." Ammise, chiedendo due shot di vodka al barista che annuì.
"Si. Come mai non è venuta?" Domandai serio, sentendomi curioso di scoprire questa cosa. Non erano mai andate a genio entrambe, anzi Cristhina mi ricordo che la odiava. E credevo anche perché era gelosa di me, anche se mi ripeteva che ero solo un amico, a quei tempi.
Si tirò indietro la coda come se non capisse, squadrandomi con lo sguardo perso.
"È normale, è la mia sorellastra. Non c'è mai stato un rapporto saldo tra noi due, e quindi non mi sorprende" si strinse nelle spalle, rivelandomi qualcosa di cui non ero a conoscenza.
Annuii facendo finta di sapere tutto, passandomi una mano tra i capelli.
"Già. Sarà per quello. Comunque è stato un piacere Holly, buona permanenza" la salutai abbracciandola, ricambiando il mio saluto, andando da suo marito.
Tornai al tavolo vedendo Cristhina puntare il suo azzurro verso di me sorridendomi, mentre ero ancora come di stucco. Ma ormai pensavo solo a far andare bene il battesimo, e avremmo parlato a modo e a tempo. Ciò che non volevo che succedesse era perderla. Ci tenevo a lei, me ne rendevo conto all'ora e anche adesso. Tornando a parlare tutti insieme, scherzando e ridendo, intrecciando le dita di Cristhina con le mia, scambiandoci uno sguardo a vicenda pieno di emozione. Ero fottuto. Avevo perso Mark Tomson di un tempo.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro