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24

Ero andato a fare una corsa che scacciasse via pensieri che si stavano formando nella mia testa. Ci stava mettendo del suo a farmi diventare completamente pazzo. Apprezzavo il modo che aveva di stuzzicarmi, ma ne avevo abbastanza. Chiedevo ed esigevo di più. Non riuscivo a resistere, specialmente ora. Vedere la sua pelle diafana nuda, ancora con qualche goccia che le imperlava il corpo. I suoi capezzoli turgidi per il freddo, su due seni sodi e perfettamente tondi, per non parlare del resto, cazzo. L'averle sfiorato le labbra soffici, mi avevano mandato una scarica di adrenalina. Qualcosa che ti si riverbera dentro, e ti da il tormento.

Mi feci una doccia, pensando che poco prima riempiva lei questo piccolo spazio. Sentivo ancora l'odore del suo bagnoschiuma nell'aria. Dire che avevo voglia di sentirla sotto di me, era un eufemismo.

Mi vestii con un jeans ed una maglia bianca con lo scollo a V, chiudendo la porta di camera.
Gettando un'occhiata alla sua che era semichiusa.
La sentivo parlare, probabile al telefono, e sapevo dalla conversazione che fosse quel coglione di Trevor.
Non dovevo origliare, ma c'era qualcosa nella mia testa che non riusciva a farne a meno. Probabilmente era diventato il mio nuovo scopo di questo viaggio.

"Si, sto bene qui" rispose pacatamente. Non potevo sapere ciò che le chiedeva lui.
"Mark? Ti preoccupi di lui...no figurati" disse quasi con voce strozzata. Lo sapeva bene che stava dicendo una grossa cazzata. I suoi occhi azzurri non mi mentivano. Avevano almeno la stessa voglia che avevo io.
"Si anche io. Ciao Trevor" lo salutò, sbuffando il minuto dopo, sentendo i passi verso la porta, facendone due indietro io, per far finta di chiudere la mia, vedendola apparire, chiudendo la porta, alzando gli occhi al cielo.

"Pare che oggi c'incontriamo spesso" innalzai un sopracciglio divertito, vedendola spazientirsi.

"Purtroppo siamo nella stessa casa." Rivelò come se potessi davvero crederci che tutta questa vicinanza le dava noia. Il modo di toccarsi il collo alto della maglia, non era per il fastidio, era perché la mettevo in soggezione. Ed adoravo vederla così provata nei miei confronti. Una sorta di sfida. Voleva lasciarsi andare ma non poteva.

La seguii scendendo le scale, e potevo immaginare la sua faccia, avendomi dietro con il fiato sul collo.
"Si sono svegliati i piccioncini" elargì Maggie, con un sorriso divertito, fin troppo. Era astuta e sapeva bene. Aveva capito, ma ci reggeva perfettamente il gioco.

"Siamo sveglia da un po'" rispose timidamente Cristhina, mettendosi a tavola per mangiare, prendendo una fetta di carne e delle patate.

"Ti ho sentita urlare" affermò Brian, toccandosi il  mento, e subito dopo inforcare una patata.

La notai diventare bordeaux. E dio se mi stavo divertendo.
"Al mio amore gli piace scherzare. Vero Mark?" Serrò le labbra, spostando la testa lateralmente, per dirmi di confermare la sua teoria.

"Si, molto. Specialmente quando la trovo nuda nel bagno" rivelai, trattenendo una risata, vedendola bere d'un sorso il bicchiere di vino.

"Che sete" esultò sorridente, puntellandomi con lo sguardo truce. Si zuccherino, mi piace vederti in piena difficoltà.

"Stasera andremo a fare fiesta" gridarono in coro, Maggie ed Anny. Mentre Anthony sbuffò, posando il bicchiere sul tavolo, per versarsi altro vino dalla caraffa.

"Dai ragazze. Stasera c'è il match" si lamentò mentre Anny gli tirò una gomitata.

"Verrai amore. I bambini li guarda mia madre. Dobbiamo far divertire Cristhina e Mark" sorrisetto  nella nostra direzione, mentre annuii. Sarebbe stato divertente vedere di nuovo Cristhina non del tutto sobria. Anche se stava dando il meglio di lei, per finire il vino.

Quando sentimmo piangere dalla sala, vedendo Brian alzarsi per prendere il piccolo Joshua, mentre Carlotta dormiva beata. Assomigliava a sua madre. Ma gli occhi azzurri li aveva presi da Ilaria. Era bellissima, ed era molto vispa, ma non quanto Joshua.

Notai Cristhina sorridere verso Joshua che era in braccio a suo padre, per portarlo da Maggie, che stava preparando il latte nel biberon.
Non avrei mai detto di vederla come madre, ed invece erano una coppia bellissima.
Lo prese in collo, dandogli il biberon, per poi cullarlo piano.

"Ha dormito poco stanotte" rivelò Brian con un sorriso dolce.

"Vorrai dire che ho dormito poco. E non per puro piacere" lo rimbeccò Maggie, cullando Joshua, vedendolo addormentarsi piano.
Mentre ridemmo debolmente.

"Anche Carlotta alcune notti me le passa in bianco" affermò Anny, poggiando la testa sulla spalla di Anthony, che le accarezzava i capelli dolcemente.
"Voi progetti per i figli?" Aggiunse, guardandoci entrambi, vedendo Cristina dissentire.

"No è presto." Tagliò corto, mentre sorrisi. Anche se vederla persa ed affascinata a vedere i bambini, mi confermava che le sarebbe piaciuto.

Il pranzo continuò tranquillo, aiutando le ragazze a sparecchiare, per poi guardarci la partita sul divano, mentre lavavano.
"Stasera, finalmente serata da coppie" esclamò Brian che sembrava sollevato di uscire, tirandosi su le maniche della maglia attillata nera.

"Ogni tanto ci vuole. Tra due giorni ci sarà il battesimo, immagino tu sia teso Anthony" rivelai è più che una domanda la mia era una constatazione, vedendolo annuire, per poi sorriderci.

"Lo puoi ben dire" affermò sincero, guardando la partita.

Finché non seguii Cristhina vedendola andare al piano di sopra. Finché non si girò all'ultimo scalino, mentre le mostrai un sorriso lascivo.
"Mi devi seguire sempre?" Chiese irritata, riducendo gli occhi a due fessure, fermandosi sul pianerottolo a braccia conserte.

"È un problema?" Mi passai il pollice sulle labbra, guardandola roteare gli occhi, per poi lasciar cadere le braccia lungo i fianchi, avviandosi in camera, tenendola aperta. Si era arresa. Sapeva che l'avrei seguita.

"Si mi da noia Mark" ammise con voce sommessa. Stava mentendo spudoratamente. Facendo finta di piegare delle maglie sul letto.

Avanzai verso di lei, sentendola irrequieta.
"Lo sai bene che stai dicendo una cazzata. Hai paura di spezzare il cuore a Trevor?" Imitai la voce di Trevor, e non mi importava di sembrare uno stronzo. Lui la stava prendendo in giro.

Richiuse l'armadio energicamente, venendomi più vicina, puntandomi un dito contro.
"No non è per Trevor, se lo vuoi sapere. Mi da noia la tua vicinanza, mi agiti, mi metti in subbuglio. E stamattina...insomma mi dai noia" parlava a raffica, senza sapere bene cosa dire. E senza volerlo mi stava confermando ciò che volevo sentirmi dire.

Divisi di più la distanza, mentre lei arretrava io avanzavo, fino ad arrivare al muro senza una libera uscita.
"Quindi?" Le sussurrai vicino al viso, vedendola abbassare lo sguardo, mordendosi le labbra.

"Quindi?" Ripeté la mia domanda, con voce dolce e smaniosa. Sentivo il suo respiro farsi irregolare. E doveva solo guardarmi per confermare ciò che sentivo anche io.
Alzò lo sguardo, sbattendo piano le lunghe ciglia, scoprendo il suo azzurro limpido.

L'attirai per i fianchi, contro il mio corpo, sentendo sussultare.
"Mark forse..." non la lascia finire, che le premetti l'indice sulle labbra guardandoci intensamente, vedevo che era confusa e desiderosa come me, per poi farlo scendere verso il suo mento, sostituendolo con le mie labbra, che avevano voglia di sentirla.

L'attirai di più contro di me, con irruenza, sentendola abbandonarsi al bacio completamente, facendo scivolare le nostre lingue bisognose. Sentivo le sue labbra morbide, catturarmi. Aveva un sapore buonissimo. Un sapore che non sentivo da tempo.
E mi ricordavo che più lo sentivo più ne volevo ancora.
Lei, era sempre stata lei.
I miei dubbi erano confermati.

Sentivo la voglia crescere a dismisura, sentendola ansimare nella mia bocca, mentre scesi dietro le natiche, sentendo quanto apprezzava e sussultando sentendo quanto apprezzavo io, attirandomi per i capelli contro di lei. E se non ci fosse stato nessuno al piano di sopra, l'avrei scopata. Volevo sentirla.
Finché non si staccò in affanno, spintonandomi debolmente.

"No...non posso Mark" sussurrò debolmente, guardandomi negli occhi, dove leggevo mille emozioni contrastanti.

"È ancora per Trevor? Cazzo Cristhina ti sta prendendo per il culo" sbottai frustato, passandomi una mano tra i capelli.

"Non è solo per quello. Non posso. Comunque vado a fare shopping con le ragazze, ci vediamo stasera per uscire" rivelò, prendendo il cappotto e la borsa, uscendo dalla camera, per scendere le scale, voltandosi verso di me, sorridendomi.

Forse era lunatica, ma sapevo che mi fotteva meglio di qualsiasi altra ragazza. E l'averla ritrovata era una scoperta, non lasciarla scappare era ciò che mi premeva.

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