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23

Pov.Cristy

Una luce calda e fioca, abbagliò quanto bastava la piccola stanza. Così confortevole. Era rimasto l'arredamento da teenager, con vari post di cantanti, che adesso erano spariti anche dal mondo della musica, ricoprivano le Pareti rosa pallido. Una toeletta per il trucco, Bianca, con dei profumi ancora sopra, alcuni pieni altri quasi a fine. Uno specchio ovale affisso sopra di esso con varie calamite. Avevano lasciato tutto come quando aveva lasciato Ilaria. Era senz'altro una cosa carina. Perché ogni volta che sarebbe tornata, si sarebbe ricordata dei vecchi ricordi che teneva impressa la stanza, facendoli riaffiorare in lei. D'altronde anche la mia cameretta a casa di mia madre, era rimasta la stessa, con foto mia e di Kitty, ed una con Mark, quando eravamo ancora amici.

Scostai le lenzuola soffici, anche se era allettante rimanere tutto il tempo stesa, non potevo. Rifeci il letto, poggiando sopra cuscini di varie forme e colori, dirigendomi nel bagno che era in camera. Aprii l'acqua sentendo il getto freddo, aspettando ad entrare, per farlo diventare più caldo. Il rischio di una sincope sarebbe stato imminente, e sopratutto mi sarei potuta ritrovare come Jack in Titanic, morta di freddo oppure un ghiacciolo pronto ad essere sciolto in qualche liquore.

Aspettai invano, poiché l'acqua scorreva ancora fredda. Chiusi il rubinetto, avviandomi di sotto, scendendo piano le scale, per paura di svegliare qualcuno, quando sentii delle risate, aumentai l'andatura.

Arrivai giù in cucina, scendendo l'ultimo scalino, vedendo una Anny e sua madre alle prese con il caffè sul gas, rivolgermi un sorriso.
"Buongiorno Cristhina. Dormito bene?" Mi venne a salutare Anny, schioccandomi due baci su entrambe le guance, ricevendo un'assenso da parte mia.

"Buongiorno, si molto grazie. Siete stati gentilissimi ad ospitarci, sarebbe andato bene anche un'hotel" rivelai facendo spallucce, tirandomi in alto i capelli.

"No, non essere sciocca, lo facciamo con piacere" replicò con voce soffice, la madre di Anny, invitandomi a sedermi con un gesto della mano, porgendomi davanti una tazza di ceramica, versandomi del caffè, e posizionandomi il barattolo dello zucchero.

Vidii la scia di fumo affievolirsi, versandomi due cucchiaini, per girare il liquido scuro. Era diverso da quello a New York, e dall'odore, sicuramente migliore.

Anny si mise a sedere di fronte a me, porgendomi un muffin, fatto da sua madre, che accettai volentieri.
"Mark?" Chiesi, come se fosse una cosa ovvia che m'interessasse sapere dove fosse il mio finto fidanzato.

La guardai ingoiare il boccone per poi rispondermi.
"È andato a fare una corsa, l'ha sentito mia madre stamattina presto. È sempre stato un tipo sportivo" confessò, pulendosi la bocca con un tovagliolo.

Già. Avrei voluto rispondere. Lo sapevo con troppo bene quanto fosse sportivo. Ed il pensiero dei suoi muscoli tonici, che guizzavano ad ogni passo...Cristy devi finirla.

Scossi la testa, come per cacciare dei pensieri, ed infatti quelli su di lui.
"Volevo farmi una doccia, ma l'acqua è uscita fredda. Quindi volevo sapere, come riesco a metterla calda" chiesi titubante, serrando le labbra. Ero abbastanza timida, e tutto quello che stavano facendo era già abbastanza, che mi scocciava chiedere ulteriori cose.

Vidii Anny pensarci, quando soffiò nel caffè.
"Si. Scusa dovevo avvertirti io ieri sera. Lì l'acqua esce fredda, dobbiamo chiamare un idraulico, ma puoi usare il bagno di Mark, sempre in camera. Tanto quando corre perde la cognizione del tempo" rivelò sorridente, prendendo la mia tazzina, per poggiarla nel lavello, mentre mi alzai sorridendogli, e ringraziandola. Avviandomi di nuovo al piano di sopra.

Presi dei vestiti puliti. Una gonna di camoscio corta nera ed una maglia bianca a collo alto, e la biancheria di pizzo nera. Dirigendomi in camera di Mark.

Aprii la porta, vedendo il letto rifatto con una precisione inaudita. Neanche io ero così precisa, cavolo. Entrando dentro il bagno, richiudendolo. Mi levai il pigiama, poggiandolo piegato sul mobile di marmo, accanto ai vestiti puliti. Aprendo la parete di plastica trasparente del box doccia, azionando il getto d'acqua, che divenne a poco a poco caldo, infilandomi dentro.

Avevo proprio bisogno di una doccia restauratrice, che mi facesse riprendere dallo stato di sonnolenza in cui mi trovavo ancora. Lasciandomi cullare dall'acqua sempre più calda che scorreva lungo il mio corpo, insieme al bagnoschiuma.

Chiusi il getto d'acqua, uscendo dalla doccia, poggiando i piedi bagnati sul tappeto plastificato, per prendere un telo pulito, che era appeso vicino alla porta. Mi avviai, sentendo dei brividi di freddo propagarsi lungo tutto il corpo, riuscendolo quasi a prendere. Finché non si aprii la porta.

I suoi occhi miele puntati dentro ai miei come saette. Il mio sguardo di stupore, vedendolo senza maglietta, con gocce di sudore che imperlavano il suo torace. Quegli addominali scolpiti, che potevi tracciarne i contorni con il dito, invitandoti a toccarlo. la mia bocca schiusa, sentendo un magone stringermi la gola, divenuta secca.

Scivolò sfacciato lungo tutto il mio corpo, deglutendo, mentre cacciai un urlo.
"Esci subito" gridai, richiudendo la porta di fretta, prendendo il telo, poggiandomelo addosso, poggiandomi contro la porta, facendo dei grossi respiri.

Oh mio Dio, dovevo stare calma. Infondo mi aveva solo vista nuda, che diamine. Oh Dio, oh Dio. Non riuscivo a darmi pace. Il cuore correva frenetico per la voglia di sentirlo e la figura che avevo appena fatto, permettendo ai suoi occhi pieni di lussuria, di tracciare il mio corpo, come una scoperta invitante.

Mi avvolsi meglio il telo, guardandomi allo specchio, le guance arrossate per l'immenso imbarazzo e gli occhi azzurri luccicare.
Riaprii piano la porta, dopo essermi vestita. Chiudendo gli occhi prendendo un grosso respiro, più che potevo, serrando le labbra, per riaprirli, una volta spalancata la porta. Lo vidii poggiato al comodino, con le braccia conserte, mettendo in mostra i muscoli dei bicipiti scolpiti. Ricordavo ancora quando andava agli allenamenti di football, con quella canotta rossa e bianca che metteva in risalto i suoi bracci possenti e le spalle larghe che conferivano sicurezza solo a vederle. Ritenevo fortunate tutte le ragazze che finivano tra quelle braccia. I suoi baci appena finita la partita, che dava a Caroline. Una cheerleader e ragazza più ambita della scuola. Mentre io restavo sugli spalti a sognare ad occhi aperti, con il cuore a pezzi.

Lasciai da parte i pensieri che riaffioravano da un passato che non mi apparteneva più, vedendolo staccarsi per avviarsi verso di me.
"Era calda la temperatura?" Si morse il labbro per trattenere una risata impertinente, innalzando il sopracciglio scuro, fissando i miei occhi, ed ero sicura che stavo andando in brodo di giuggiole, ed in fiamme.

Sospirai, assumendo un'aria indifferente, anche se mi costava un'enorme fatica. Specialmente per il suo torace nudo sempre più vicino a me.
"Non molto. Sarebbe stato meglio aspettare ancora un po' per farla alzare al massimo del calore" replicai seducente, sapendo a cosa si riferisse, ma ero brava anche io al gioco dei doppi sensi, stringendo in mano il pigiama.

Si passò la lingua sul labbro, ridendo debolmente.
"Interessante. Per quale motivo eri nel mio bagno?" Chiese con tono curioso, assumendo uno sguardo più sexy. Serrai le gambe senza farmene accorgere. Fremevo lo ammettevo, la sua vicinanza mi consumava la ragione.

"L'acqua del mio bagno, usciva fredda. Eri a correre, ed ho usufruito del tuo bagno amore. Ti dispiace?" Risposi in tono sarcastico, facendo un passo indietro, finendo di nuovo con la schiena contro la porta del bagno chiusa, mentre si avvicinava, pronto a mettermi di nuovo in soggezione.

Fissava intensamente il mio volto, in ogni minimo dettaglio, ritornando su i miei occhi.
"Per niente. Mi piacerebbe trovarti sempre nel mio bagno" rivelò guardandomi con ardore, mentre il mio petto si alzava ed abbassava energicamente. Si accostò ancora di più, tracciando con la punta del naso la mia mascella rigida. Non riuscivo a parlare.
"Nuda" aggiunse, poggiando le labbra sul mio orecchio fresco, sentendo quanto fossero morbide.

Si scostò per vedermi in volto, vedendo un sorriso soddisfatto spuntargli, ed una leggera ricrescita di barba scura che lo rendeva ancora più affascinante.
Non potevo lasciarmi battere così.
Mi morsi il labbro, alzando una mano che sembrava pesare un quintale, poggiandola dietro la sua nuca, guardando il suo sguardo di stupore farsi largo nel mio azzurro.
Gli solleticai dolcemente la nuca con le dita, appoggiandomi al lato delle sue labbra, così vicino che avremmo potuto baciarci.
Sentendolo rigido come ero prima io, ed il suo cuore battere al mio stesso tempo.
"Spero tu mi abbia visto bene. Perché non avrai più questo onore, amore" il mio tono risultò ancora più seducente e la voce tradiva la voglia di averlo, si girò, facendo combaciare le nostre labbra, schiuse, sentendo una scossa, spintonandolo debolmente per uscire da lì, con un groppo in gola.

"Ci vediamo dopo amore" si beffeggiò dietro le mie spalle, mentre alzai il dito medio, chiudendo la porta.

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