18
Era stata testarda, la mia idea di fargli cambiare opinione era andata in fumo. Trevor non mi piaceva, era mio cliente ma all'infuori di quello non era altro.
"Scusa per prima. Mi aveva chiamato mio figlio ed ho dovuto rispondere" ammise sorridendo con lo sguardo. Ma non mi quadrava e non riuscivo a fidarmi a pieno.
"Non preoccuparti" la intimai, rivolgendole un sorriso, mentre pagai il conto, infilandomi la giacca, e lei il cappotto, tirando fuori i capelli che le erano finiti dentro, avviandoci alla macchina.
La riaccompagnai sotto casa, spegnendo la macchina. Se potevo scoprire qualcosa ci sarei riuscito, speravo.
"Sono stata bene stasera" girò il busto dalla mia parte, tenendo i palmi aperti sulle cosce.
"Anche io" affermai pacato.
"Ma dopo stasera non credo ci sarà un continuo. Non mi fido di ciò che mi hai detto di te e Trevor, perciò..." le lasciai intendere. Mi dispiaceva comportarmi da stronzo, ma se il suo interesse nei miei confronti era sincero avrebbe ammesso che rapporto avevano in realtà. Specialmente la sua confusione e l'espressione corrucciata sul suo volto.
"Non capisco te l'ho detto" affermò con voce ispida. Si passò una mano tra i capelli rossi, scompigliando il liscio naturale, vedendo un lampione lampeggiare, consentendo poca luminosità.
"Bene. Ci vediamo a lavoro Natasha" le intimai di uscire con la mano, mentre sbuffò, protendendosi verso di me.
"Ti prego Mark. Vuoi sapere? Ok. Trevor è mio fratello. Sei contento ora?" Sbottò irritata, fissandomi negli occhi, mentre annuii. Questa volta era sincera. Ma non mi avrebbe detto di più, e neanche del perché era tornato con Cristhina. Era probabile che l'amasse ma qualcosa non mi tornava. E di più ero basito dal fatto che fosse lei la sorella di Trevor.
"Lui è venuto da me per farti causa. Non vuoi dargli la metà della casa che gli spetta nel testamento Natasha." La redarguii, vedendola cambiare espressione, serrando le labbra.
"È per questo che ero a parlare con lui. Abbiamo sistemato dei disguidi familiari" rivelò alzando le spalle, aspettando una mia risposta.
"Bene. Ci vediamo domani" affermai, vedendola avvicinarsi, facendo scorrere un palmo sulla giacca. La presi per la nuca, combaciando le nostre labbra. Incontrandoci in modo irruente, finché non mi staccai, vedendo i suoi occhi luccicare.
"A domani Mark" mi salutò con voce flebile e smorzata, richiudendo lo sportello dell'auto per avviarsi nel vialetto di casa e scomparire dietro la porta.
Avevo solo una persona con cui potevo confidarmi. E probabilmente stavo utilizzando Natasha, e mi dispiaceva. Era una bellissima donna ma Cristhina era così bambina è così donna insieme che non riuscivo a non desiderarla.
Mandai un messaggio a Jason, su l'indirizzo di casa sua. Sperando che non fosse a darci dentro con qualche donna. E stranamente mi rispose.
Rilessi la via un paio di volte, prima di convincermi che era la palazzina dove abitava Cristhina. Cazzo.
Andai a casa per cambiarmi, cercando e sperando di non incontrarla. Non avrei retto un altro affronto.
Arrivai davanti il palazzo, parcheggiando al lato del marciapiede, suonando il campanello. Quando sentii una voce dal citofono. Salii le scale e trovai il mio amico sulla soglia, con un sorriso smagliante.
"Allora bello?" Scherzò salutandomi. Mi tirò una pacca amichevole sulla spalla.
"Bene, te?" Domandai vedendolo annuire convinto, scortandomi nel salotto, quando la vidii. Sul divano, che parlava con una ragazza che avevo già visto, aveva un viso familiare. Quando sollevò lo sguardo, lentamente su di me, bloccandomi con i suoi occhi.
Spostò la testa dall'altra parte sbuffando ed imprecando, per poi guardare Jason e la sua amica.
"Vi conoscete?" Chiese Jason, piacevolmente confuso, grattandosi la nuca.
La guardai, vedendo che mi fissava con astio, con la sua faccia stizzita che era deliziosa. Prima di rispondere all'unisono, riportando lo sguardo su di lui.
"Si"
Incrociò le braccia al petto, spazientita. Facendo finta di guardare altrove.
"Allora lei è la mia ragazza, Kitty" proruppe Jason, facendomi portare l'attenzione che avevo su Cristhina, su di lui.
Guardai la ragazza del mio amico che arrossì lievemente, spostandosi una ciocca bionda, fuoriuscita dalla coda. Aveva un viso familiare. Quegli occhi verdi sfavillanti. Ma certo.
"Karen feccel?" Domandai, vedendola sgranare gli occhi, guardando Cristhina, mentre mi passai la lingua sul labbro, attendendo una risposta.
"Sono io. Mi sembra strano che tu ti sia ricordato di me. Non sempre si riconoscono i compagni di scuola" ed ecco che la riconoscevo. Sempre la solita lingua biforcuta che ricordava Cristhina, il modo di portarsi la mano sul fianco, stile cheerleader annoiata.
Scoppiai a ridere, annuendo.
"Hai ragione" affermai, vedendola fare spallucce.
"Bene allora credo che mi sono risparmiato le presentazioni" esordì Jason, scortandomi sul divano accanto a Cristhina, che si alzò spazientita.
"Devo andare ci vediamo Karen. Ciao Jason" affermò secca senza degnarmi di uno sguardo, aprendo la porta, mentre Jason m'intimò con un cenno della testa di seguirla. Mi alzai di scatto, andando verso la porta di casa sua.
"Cristhina aspetta" la supplicai, vedendola girarsi con sguardo truce verso di me.
Aprì la porta, per richiuderla, ma la bloccai, premendo una mano sulla porta, riuscendo ad entrare, mentre sbuffò, alzando gli occhi al cielo, arrendendosi.
"Che vuoi? Hai finito con Natasha, e adesso vieni a raccontare le tue scappatelle notturne al mio vicino?" Mi schiaffò quelle parole in faccia, quasi risentita. Da che pulpito veniva la predica. Andò a prendere un bicchiere di succo in frigo, portandoselo alle labbra, ancora contornate dal rossetto.
"Sei te quella che si è rimessa con quel coglione. E suppongo che tu non sappia che Natasha è sua sorella" aggiunsi vedendola spalancare la bocca, per parlare. Quando la richiuse scuotendo la testa.
"Non m'interessa se è sua sorella" affermò come se niente fosse, avviandosi in camera. Entrai vedendo quanto potesse rispecchiarla.
Era tutto essenziale in quella casa e semplice come lei, ma allo stesso tempo confortevole e con particolari colorati.
"Come fai a conoscere Jason?" Tentai di cambiare discorso, non avrebbe cambiato idea su Trevor.
"Conosco Karen. Lavorava con me" fu la sua semplice risposta, anche se la voce traballava, fissandomi negli occhi. Si mise a sedere sul letto, mentre restavo sulla soglia di camera.
Mi avvicinai, vedendola deglutire.
"Se non hai altro da dirmi, puoi andare. È tardi" si alzò in piedi, andando verso il cassetto del comò aprendolo, per prendere il pigiama.
Mi avvicinai dietro a lei, accostandomi al suo orecchio, sentendola irrigidirsi, e sospirare, chinando la testa.
"Bel pigiama. Ma senza staresti meglio" rivelai sfacciato mettendomi su un sorriso.
Si girò di scattò, scontrandosi con me, portando una mano sul mio petto. Vedevo le sue guance colorarsi di rosa, quando si ricompose.
"Scommetto che vorresti vedermi senza" ribatté con voce suadente, facendo scorrere l'indice sulla mia maglia, mordendosi il labbro. Dio se era sexy.
Le tolsi il pigiama di mano, buttandolo sul letto, vedendola sgranare gli occhi che mi facevano perdere la ragione. Portai le mani sul comò, incastrandola tra le braccia, senza possibilità di fuggire, neanche dal mio sguardo e dall'emozioni che le leggevo in volto, chiaramente, che combaciavano con le mia.
Mi stava istigando, provocando.
"Ti diverti?" Le chiesi avvicinandomi alle sue labbra.
"Non so a cosa ti riferisci" esclamò fingendo innocenza, scivolando lo sguardo su i miei occhi. Ma sentivo la voglia. Era percepibile.
Andai più vicino, sfiorandole il naso, vedendola provata, chiudendo le palpebre.
"Vedremo Cristhina" le alitai dolcemente sul collo, prima di battere una mano sul comodino e lasciarla libera.
"Che vuol dire, vedremo?" Domandò da dietro le mie spalle, con sguardo confuso.
"Ti conviene iniziare a mettere i tuoi pigiami sexy in valigia. A domani Cristhina" affermai beffardo, rivolgendole un sorriso, vedendola inalzare il dito medio verso di me, accompagnato da un sorriso sarcastico sul suo bel viso.
Pov. Cristy
Veniva qui. Mi sconvolgeva. Che diavolo voleva.
Natasha era la sorella di Trevor. Certo non si somigliavano per niente. Ma lui come poteva non avermelo detto. Probabilmente se ne vergognava perché era andato a fargli causa da Mark.
Per un attimo temevo che potesse scoprire di Kitty. Jason era il suo amico nonché mio vicino. Poteva essere più bastardo il fato? Penso proprio di no. Ogni cosa sembrava un segno chiaro che non potevo scrollarmi di dosso Mark.
La sua vicinanza mi faceva trepidare. I suoi occhi famelici su di me. Era dannatamente bello.
Mi misi il pigiama, sorridendo allo specchio ovale del bagno. Sembrava me lo avessero stampato il sorriso. Era solo il suo effetto. E mi odiavo per questo. Andai in camera, buttandomi a peso morto sul letto, a pancia in giù, afferrando un cuscino tra le braccia, stringendolo, emettendo un sospiro. Dovevo fare come Rosalinda in 'Vento di Passione'. Evitare il Conte Ramones, fonte di perdizione. Sarebbe stata una tragedia Questo viaggio, sopratutto il fingermi la sua ragazza tutto il tempo.
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