16
Sarebbe uscita con quello stronzo, che poteva darla a bere a lei, la storia del ritorno di fiamma, ma a me non incantava. Ma ciò che volevo sapere era come Natasha conoscesse Trevor. Parlavano troppo animatamente per essere due persone appena conosciute. E l'unico modo era portarla a cena fuori, anche se non mi avrebbe detto la verità speravo di giocare d'astuzia facendola cadere in una trappola, per metterla in difficoltà, se non altro.
Ero in ufficio ad esaminare gli ultimi casi, quando vidii la porta aprirsi e subito dopo una Cristhina titubante, con il vestito in mano, che aveva ritirato dalla lavanderia.
"Lascialo lì grazie" incrociai i suoi occhi azzurri spenti, indicandogli con il dito la poltrona di pelle difronte la mia scrivania, vedendola annuire, poggiandolo delicatamente sopra.
"Se non c'è altro, io...vado" affermò con la voce sottile, avviandosi verso la porta. Volevo dirgli di rimanere, che si cazzo, c'era altro, il fatto che lei doveva essere con me e non con quel coglione del suo ex, ma non ero nessuno per impedirglielo e non ero quello adatto.
Chiuse la porta alle sue spalle, sbattendola, mentre imprecai frustato.
Mi lavai velocemente, sistemandomi il vestito allo specchio, evitando di mettere la cravatta. Avevo già la gola serrata di mio.
Arrivai davanti casa di Natasha, vedendola fuori con la borsa tenuta con due mani che gli copriva le cosce, fasciata in un abito blu cobalto.
Appena mi vide, si dipinse un sorriso avviandosi verso di me, aprendo lo sportello per salire.
"Ciao bel moro" mi salutò con quel nomignolo che mi urtava i nervi, girandosi verso di me, piegandosi in avanti per baciarmi, quando la bloccai con un gesto della mano.
"Siamo in ritardo, meglio rimandare a dopo" la redarguì freddo, per poi sorriderle, per non lasciargli intendere che non avevo voglia, vedendola annuire debolmente, tornando al suo posto.
Parcheggiai la macchina, vicino al marciapiede, scendendo. Avviandoci all'entrata.
"Un tavolo per due" informai il signore che ci scortò al tavolo, accendendo la candela nel centro, dividendo i nostri spazi esattamente come volevo dividerli io.
"Insomma, come mai la scelta di portarmi a cena" chiese curiosa, portandosi una mano stretta a pugno sotto il mento, mentre il cameriere ci versava del vino rosso nei calici.
"Così. Non si può?" Le domandai, scrutando i suoi occhi verdi che s'illuminarono.
Annuì divertita, portandosi il calice sulle labbra contornate da un rossetto bordeaux.
Ordinammo una zuppa di pesce. Decidendo che fosse il caso di discutere di ciò che interessava, lo scopo della cena, piuttosto che su cose futili.
"Oggi ti ho visto parlare con Trevor. Lo conosci?" iniziai vedendola cambiare espressione improvvisamente, non lasciando trapelare interesse, ma solo una punta di curiosità. Ed era lì che la volevo. Posò la forchetta nel piatto quasi stizzita, rivolgendomi un sorriso finto e stirato, che stonava su quel volto.
"Trevor, no." Si parò la bocca con il tovagliolo, facendo finta di pulirsi. Stava pensando a qualcosa da dire, ne ero sicuro.
"Strano, sembravate...intimi" rincarai la dose, vedendola girovagare con lo sguardo, per poi fare una risata per mascherare l'agitazione che l'attanagliava, spostandosi i capelli con un gesto della mano.
"Si, beh. Frequentava il corso di chimica e storia con me al liceo. Ecco tutto" ammise limpida, ma non era cristallina. Cesellando l'ansia con un altro sorriso, riprendendo a mangiare.
Presi un sorso di vino. Mi sembrava chiaro che c'era qualcosa che non quadrava.
"Mi hai detto un secondo fa di non conoscerlo" ribattei secco, fissandola negli occhi. Avvertivo il suo disagio, la stavo mettendo in una posizione sfavorevole. Mandò giù il boccone a fatica, quasi fosse cemento.
"Ma non c'è niente da dire. Non lo conosco bene. Te l'ho detto frequentavano dei corsi insieme e ci siamo salutati. Lui mi ha riconosciuta. Ecco, sei soddisfatto?" Aggiunse piccata, spostandosi i capelli dietro l'orecchio, indugiando sul cibo nel piatto, roteando la forchetta.
Quando sentii una voce dietro le mie spalle.
"Mark, Natasha" ci salutò sorridente, con un cenno della testa, per poi guardare verso il corridoio, una Cristhina che si toglieva il cappotto.
Imprecai silenziosamente, lanciandogli degli sguardi di fuoco a cui non ci fece caso.
Tornai verso Natasha che era visibilmente spazientita, cercando di evitare lo sguardo di Trevor, in maniera strana.
La cosa non mi convinceva affatto, ma non volevo ricalcare troppo la situazione, avrei fatto solo peggio.
Notai Cristhina sgranare i suoi grandi occhi azzurri, basita nel vedermi, per poi ricomporsi riducendoli a due fessure.
Si avviò verso di noi, a passo spedito.
"Ciao. Andiamo a sedere Trevor, ho fame" ci salutò con indifferenza, quasi come se non mi conoscesse. Stronza. Me l'avrebbe pagata.
Non staccavo gli occhi da loro due, e sentivo che anche lei mi guardava anche solo con la coda dell'occhio, cercando di ridere alle battute da perfetto idiota, di Trevor.
"Mi puoi scusare un momento. Vado in bagno" m'intimò Natasha, pulendosi le labbra delicatamente con il tovagliolo, alzandosi. Mentre bevvi un altro sorso di vino.
Dopo 5 minuti notai Trevor alzarsi, scusandosi sorridente con Cristhina. Lo vidii scomparire dietro l'angolo, alzandomi di scatto dirigendomi verso di lei, che era girata a cercare qualcosa, mettendomi a sedere.
"Già di rito..." si girò verso i miei occhi, senza terminare la frase, passandosi delicatamente la mano tra i capelli che gli finirono dietro l'orecchio, impreziosito da delle perle.
"Ciao Cristhina" la salutai sornione, vedendola deglutire, prendendo un sorso di vino.
"Che diavolo ci fai qua?" Domandò furente. Dio se mi piaceva quando faceva la dura. Tagliando la carne visibilmente spazientita, senza incrociare i miei occhi.
"Io? Mangio. Tu piuttosto cosa ci fai qui" la ripresi irruente, vedendola scuotere la testa ridendo divertita, per tornare seria sul volto.
"Io? Mangio" riprese la mia frase, mandandomi su tutte le furie. Con tutti i ristoranti proprio in questo, proprio lei.
"Idea tua o di Trevor, venire qui?" Le domandai, vedendola lasciar cadere la forchetta dal piatto, visibilmente spazientita. Ci trovavo gusto a metterla in soggezione.
"Farebbe differenza?" Incrociò le braccia al petto, scostandosi un pò dal tavolo.
"Si. Perché non riesci a goderti la serata senza guardarmi" la punzecchiai strafottente, vedendola aprire la bocca, scuotendo la testa per ridere debolmente.
"Ma fammi il favore. Presuntuoso" ribatté piccata, tornando a bere.
Vedendo Trevor da lontano, ritornando al mio posto, sbattendo un palmo sul tavolo portandola a sussultare, guardandoci in cagnesco.
Pov.Natasha
Era insistente. Troppe domande, e tutto ciò mi mandava in fibrillazione, agitazione. Solo perché quello stupido di Trevor si era messo a parlarmi in ufficio.
Presi il telefono, mandandogli un messaggio da sotto il tavolo, mentre Mark era preso a guardare quella ragazzina insipida.
Trevor
Vai fuori, ti chiamo io in bagno.
Pigiai invia, vedendolo controllare il cellulare, annuendo debolmente per farmi intendere.
Mi scusai con Mark, che era davvero strano stasera. Mi piaceva ma non mi piacevano le sue domande. Fossero state anche semplice curiosità.
Mi recai nel bagno delle donne, aspettando una manciata di minuti prima di chiamare Trevor.
-Che diavolo sei venuto a fare qui?. Sbottai fuori controllo. Con tutti i ristoranti che affollavano la città, proprio in questo. Roba da non credere.
-Qualche problema? Non è tuo il ristorante. Per quel che mi riguarda posso andare dove voglio. Che c'è la nostra presenza t'innervosisce?. Ribatté divertito, mentre la voglia di tirargli un sonoro schiaffo sulla guancia cresceva a dismisura.
-Si, molto se lo vuoi sapere. Ti conviene comportarti bene se non vuoi perdere di nuovo la tua mocciosa. Chiusi la telefonata, ricomponendomi allo specchio, vestendomi un finto sorriso per tornare di là, guardando Mark elargire un sorriso.
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