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Poggiai il gomito sul tavolo, sparecchiato, portando la mano chiusa a pugno a sostenere la guancia, vedendo quanto Carl assomigliasse a quel bugiardo che detestavo e volevo con tutta me stessa. Ero proprio fusa, come una lampadina.

"Bella coppia vero?" Domandò facendomi un cenno della testa contro la loro direzione, girandomi lievemente, sbuffando. Se era venuto per dirmi quanto fossero belli insieme poteva dileguarsi nel medesimo istante.

"Bellissimi" affermai sarcastica, sfoggiando un sorriso smagliante, più falso che riuscivo a fare. Spostando gli occhi verso un'altra direzione, per non dare di matta, o forse già lo stavo facendo silenziosamente.

Mi alzai, mentre si alzò anche Carl, andando fuori a prendere una boccata d'ossigeno che mi veniva a mancare, sentendomi spaesata, venendo accolta dal leggero vento che mi accarezzava dolcemente la pelle, portando alcune ciocche, sulle labbra schiuse.
"Già lo credo anche io. È stata una fortuna che Brian l'ha richiamata, era davvero disperata senza di lui. Dopo tutto quello che c'è stato tra voi due...un peccato" rivelò quasi seriamente dispiaciuto, anche se non mi convinceva, poggiando le braccia sul muretto contornato da fiori, guardando un punto non definito davanti a lui, dove si estendeva il prato ben curato.

Il cuore perse un battito a quelle parole, dette così deboli ma che arrivavano al mio cuore come schegge che ti lasciano i segni, sapendo che era tutto falso, ancora più di ciò che credevo, sentendo mancarmi la terra sotto ai piedi, dandomi della stupida, scacciando una lacrima che chiedeva prepotentemente di scivolare sulle mie guance che prudevano. Mi sentivo come un castello di sabbia, spazzato via da un' onda, facendo rimanere solo la sagoma sbiadita.

"Tra noi non c'è stato mai nulla" sbottai irritata. Stavo omettendo la verità, ma non m'importava. Volevo rimuovere tutto quello che riguardava noi, era una grossa menzogna, una bugia dove mi ero lasciata cadere.

Si avvicinò a me, mentre sentivo riavere contro il vento che soffiava su i miei occhi, inumidendoli. Almeno se avrei pianto non potevo dire che era per Brian. Mi dicevo anche le cavolate da sola ora.

"Allora, suppongo ti abbia detto di quella scommessa sciocca, che ha voluto fare con me" rivelò, spostandomi delicatamente una ciocca di capelli che era finita tra le mie labbra schiuse, dietro l'orecchio, sollevandomi il mento con un dito, mentre ero incapace di muovermi. Come se fossi stata nel mio corpo ma scollegata da ogni filo logico che teneva la mia mente sana e salva.

"Q...quale scommessa?" Sussurrai con l'ansia che mi attanagliava. Fissando i suoi occhi, divenire più scuri, avvicinandosi di più. Ero come imbalsamata. Forse era il tocco che mi ricordava Brian a non farmi sfuggire, il colore del suo oceano uguale, che mi faceva perdere, come una bussola fuori uso che non riusciva più a segnalare la meta giusta, andando dove mi trainava il vento.

"Non ti ha detto nulla?! Che codardo. Ti dirò tutto. Sai Maggie ora che ti osservo meglio sei bellissima" alitò dolcemente quelle parole vicino alle mie labbra, quasi sfiorandole, scendendo con la mano ad accarezzarmi il braccio, abbassando lo sguardo per poi riportarlo su di me.
Quando lo scansai bruscamente, riprendendo lucidità.

"Dimmi di questa fottuta scommessa, e non azzardarti più a toccarmi, casca morto" lo rimbeccai dispregiativa, notandolo ridere strafottente, alzando le spalle per aggiustarsi la giacca.

"Vedi cara Maggie, il mio fratellino ha scommesso di farti innamorare per avere l'azienda di nostro padre, ti ha usata, ma per tua fortuna non ci sei cascata. Giusto?" Gettò fiorì quelle parole con una voce pacata, quasi finta. Non c'era insicurezza, non c'era un filo di dispiacere. Era sicuro e fermo, come uno schiaffo che arrivava senza farti male, ma scombussolandoti. Venni assalita da mille emozioni. Lo stomaco si contorceva, mentre tentavo di non crederci, vedendo sprazzi di noi come pezzetti di un puzzle, staccarsi.

"Aveva scommesso di farmi...innamorare?!" Ripetei più a me stessa che a lui, portandomi una mano sulla bocca, mentre una lacrima solitaria scese silenziosa, bagnandomi le labbra, assaporando il salato che bruciava, come la sua ammissione dei fatti.

"Mi dispiace Maggie" puntualizzò aggiustandosi i polsini, per poi tornare dentro, lasciandomi ad ammirare il sole che calava piano, per divenire buio come il mio cuore.

Una scommessa?! Ero una fottuta scommessa per lui? Tutte quelle parole? I gesti? L'aver fatto l'amore in tutti i modi, il baciarci con passione. Sentivo il desiderio che pulsava in ogni parte, in ogni fibra di noi, il modo in cui mi guardava e mi toccava, le sue battutine provocatorie, le sue dita dentro di me. Era tutto finto, tutto, per prendere in mano l'azienda. Ero stata il suo burattino, il giocattolo nuovo per arrivare ad uno più grande.

Non mi lasciai sopraffare dalla tristezza, ma solo dall'ira. Magari domani avrei pianto davanti ad un barattolo di Ben e Jerry's al biscotto, avvolgendomi come una mummia dentro la mia coperta di lana con gli orsetti, giocando a tiro al bersaglio, spillando una foto di Brian al muro, mentre tiravo le frecce, piangendo come un ossessa, fino a calarmi il moccico, comprando pacchi promozione famiglia di fazzoletti. ma oggi non era quel giorno. Oggi avrei portato in alto il nome di Maggie O' Connel. Oggi avrei fatto vedere che le regole che ho creato sono basate su fondamenta valide, appuntandomi ancora una volta che tutti i maschi sono uguali, non si distinguono.

Mi avviai dentro a grosse falcate, mentre Carl mi guardava, abbassando lo sguardo, ma sentivo che mascherava un sorriso sotto i baffi, di vittoria.
Afferrai un calice di sangria, dal vassoio in argento che teneva in mano un uomo vestito come un pinguino, facendomi spazio tra la folla che accalcava la pista, mentre Anny mi salutò con un sorriso solare, per poi alzare un sopracciglio, vedendo ciò che stavo per fare, sussurrando ad Anthony un "oh cazzo", spalancando il suo ambrato incredulo.

Ticchettai sulla spalla di Brian mentre ballava ancora e tra l'altro un tronco sarebbe stato più flessibile. Quando si girò lentamente, allacciando i suoi occhi ai miei. Quei maledetti occhi che mi hanno fatto trepidare, scalpitare, vivere di emozioni che non conoscevo prima di questo energumeno zotico, antipatico, falso, insensibile, arrogante.

"Mag..." Si staccò da Jasmine per allungare una mano verso di me, quando mi dipinsi un sorriso più falso delle sue bugie, alzando il calice, in un gesto semplice piegando la testa di lato come per dire "alla salute", quando lo portai indietro per poi lanciargli il contenuto liquido Bordeaux in pieno viso, vedendolo serrare le labbra in una linea dura e furiosa, mentre dal mento goccioline macchiavano la camicia celeste. Ed i pezzi di frutta cadere a terra spappolandosi, rimanendo solo un pezzo di ananas, che presi tra le dita mangiandolo, con soddisfazione, mentre una Jasmine corse a prendere un fazzoletto per pulirlo.

Avevo gli occhi di tutti puntati addosso, mentre le note di Jason Derulo, continuavano a riecheggiare dalle casse, ma nessuno ballava, tutti erano fermi a godersi lo spettacolo, come se fosse un film.

Mi girai per andarmene, quando la sua mano strinse con prepotenza il mio polso, attirandomi contro di lui.
"Che cazzo fai?" Digrignò i denti vedendo quell'oceano scaraventarmi a riva, con un'onda possente.

"Lasciami stronzo" gridai isterica, staccandomi dalla sua presa, prendendo un altro bicchiere, dirigendomi verso Carl che rideva guardando il fratello in quello stato. Finché non andai da lui con il viso d'angelo, sbattendo le ciglia con innocenza, mettendomi dietro, poggiando un palmo sulle sue spalle, sentendolo irrigidirsi, abbassandomi fino al suo orecchio.

"Mi dispiace Carl" rivelai con voce suadente, prima di svuotare il bicchiere sopra i suoi capelli perfettamente tirati indietro, vedendolo scattare dalla sedia, mentre i pezzi di frutta entrarono dentro la camicia appena sbottonata, vedendolo tirarsela fuori dai pantaloni per togliersi la frutta, dimenandosi.
Sentendo un sorriso di pura soddisfazione nascermi sul volto.

Notai Jasmine venire verso di me, quando la bloccai con un gesto della mano.
"Tienitelo pure lo zotico" affermai, uscendo dalla sala.

Sentendomi inseguita da Anny, che gridava dietro le mie spalle, implorando di fermarmi. Quando mi girai vedendola togliersi i tacchi, prendendoli tra le dita correndo scalza sull'erba, sollevandosi con l'altra il vestito.
"Maggie, ma che è successo?" Il viso preoccupato, lasciando cadere le scarpe per stringermi.

"Scusami, scusami per tutto. Ti ho rovinato il giorno più bello della tua e probabilmente della mia vita. Sono una stupida" ammisi fievole, iniziando a piangere come una sciocca, non riuscendo più a controllare l'emozioni che sfociavano prepotenti.

"Non lo sei. Non hai rovinato niente. Hai solo movimentato il mortorio dei vecchietti" affermò ridendo, stringendomi di più. Ed era lì che sarei voluta rimanere. Tra le braccia dell'unica persona che mi capiva meglio di chiunque altro. Non aveva bisogno di spiegazioni, lei sapeva sempre tutto.

"Pensa che la signora Tulli ti ha applaudito e sai che non sorride mai a nessuno, solo ai suoi gatti" aggiunse facendo una smorfia buffa, mentre scoppiammo a ridere insieme, prendendoci le mani.
"Ti voglio bene sciocchina, e se non te la senti di restare ti capisco" rivelò sincera, vedendo quell'ambrato splendere.

Strinsi più forte le sue mani, accarezzandole.
"Ti voglio un bene immenso Darlin. Ma non resterò a farmi ulteriore male" ammisi abbassando lo sguardo sulle mie scarpe, sentendola annuire.

Mentre un Brian furioso veniva verso di noi. Alzai gli occhi al cielo imprecando, mentre Anny lasciò le mie mani, per tornare dentro, lanciando un'occhiataccia a Brian che ignorò prontamente.

Iniziai a camminare veloce lungo il prato, tentando di non dargli adito, quando mi afferò per la vita, sollevandomi da terra, iniziando a dimenarmi, scalciando i piedi per aria, vedendo una scarpa scivolarmi. La mia adorata Louboutin che in questo momento gli avrei tirato in testa.

Quando mi poggiò sulla panchina sotto il gazebo, inchiodandomi con le sue mani ed i suoi occhi che non riuscivo a non perdermi dentro.
"Ora mi spieghi che cazzo ti è preso? Mi hai reso ridicolo, sei pazza? Rovesciarmi una cazzo di sangria, cazzo Maggie." Imprecò in tutte le maniere possibili, stringendo l'asta della panchina con forza.

"Dillo a tua fratello Carl. Hai vinto la scommessa puoi riferirgli anche questo. L'hai vinta. Sei contento? Ti senti un uomo realizzato?" Urlai come un'ossessa, in preda ad una crisi di nervi, mentre delle lacrime bagnavano il mio volto. Ed ormai non me ne fregava di sembrare un panda.

Lo guardai dilatare le pupille, aprendo la bocca per dire qualcosa, quando la richiuse, stringendo forte le palpebre, prendendo un profondo respiro, vedendo le narici allargarsi per tornare normali. Sentivo il cuore scoppiarmi nel petto, provocandomi un dolore allucinante, ma mai quanto quelle parole.
"Io mag..." Non lo lasciai finire che mi alzai, scivolando da sotto il suo braccio.

"Non ripetere più il mio nome, mai più chiaro?" Ripetei per farglielo capire, puntandogli un dito contro, vedendolo guardarmi con rammarico e dolore, prima di abbassare i suoi dannati occhi, annuendo sconfitto, sedendosi sulla panchina, prendendosi il volto tra le mani.
Mentre guardai Paul baciarsi con il ragazzo che aveva puntato, così anche Brian che mi guardò stranito, mentre mi avviavo per andarmene via, lasciandogli intendere che Paul non poteva essere il mio ragazzo, perché aveva gusti troppo simili ai miei.

Sperando solo di rimettere insieme le regole che avevo spezzato nel mio cuore, riscrivendole da capo.

Volevo avvisarvi che ho pubblicato il Prologo di "Una Seduzione Divertente". Siete le benvenute e vi assicuro che anche le risate non mancheranno ❤️

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