31
Pov.Brian
Ero furioso? Cavolo se lo ero. Geloso? Si, lo ammettevo. Ed ora che c'era Jasmine qui a sedere tranquilla mentre lei si stringeva a quella testa di cazzo mi mandava in bestia.
Dannata donna, mi avrebbe fatto diventare scemo.
"Per quale cazzo di motivo mi hai chiamato amore?" Gridai furibondo, vedendola posare la lima sul tavolino, guardandomi stralunata, scuotendo la testa.
"Pensavo mi avessi dato una seconda chance" ammise come se nulla fosse, tornando a limarsi le unghie.
Le andai davanti prendendo la lima con irruenza, mentre alzò lo sguardo in disapprovazione su i miei occhi vivi di rabbia.
"Ho detto che ci avrei pensato. E la risposta è..." Non mi lasciò finire che alzò una mano in aria, mentre andai a sedere imprecando dentro.
"È per lei?" Mi squadrò, quando alzai lo sguardo su di lei che attendeva una risposta, alzando un sopracciglio.
Cavolo. Era per lei? Si lo era. Lo era per tanti motivi. C'era qualcosa in Maggie che nessuna possedeva e la volevo mia. Ormai ero completamente fottuto.
"Carl mi aveva avvertita" aggiunse emettendo un risolino quasi isterico, soffiando sulle unghie laccate.
La fissai, non arrivando al punto della situazione. Che cazzo c'entrava lei con Carl.
"Che cazzo c'entra mio fratello in questa situazione?" Replicai imbestialito, vedendola fare spallucce, per poi riportare lo sguardo su di me, portando i capelli indietro con un gesto della mano.
"Si è accorto che eri preso da lei. E lei da te. Così mi ha chiamato" ammise non curante della faccenda che si stava creando e della rabbia che mi scorreva nelle vene.
"Quindi?" Ribattei per farla continuare, mentre sentivo il sangue pulsare nelle vene caldo quasi bollente, potevo essere un vulcano sul punto di eruttare, riducendo gli occhi a due fessure, passandomi una mano sul mento dove la ricrescita iniziava a prudere.
"Mi ha detto che avrei dovuto farti odiare da Maggie e che la scommessa l'avrebbe vinta lui offrendomi un quarto di percentuale" rivelò arrendendosi, accavallando la gamba, mentre rimasi allibito dalla sua confessione dei fatti.
Come aveva potuto arrivare a tanto? Cosa spinge una persona ad essere così meschina?
La risposta non l'avevo ma se voleva giocare l'avrei fatto, e in un modo o nell'altro mi sarei ripreso Maggie.
Ero rimasto impietrito. La sfacciataggine con cui aveva espresso quelle parole era disarmante. Sgranai gli occhi, sentendomi sdegnato dal tiro mancino che mi stavano tirando, alle mie spalle.
"Sei una donna priva di valori" la insultai con tono dispregiativo, serrando i pugni, vedendola tenere lo sguardo incollato al mio che sembrava avvelenato, assumendo un colorito paonazzo.
"Ho accettato perché pensavo che avrei riconquistato anche te. Ma mi sono accorta che non c'è molto da fare" confessò pungente, sentendomi preso in contropiede. Che era una donna astuta l'avevo capito fin da subito.
Sospirai pesantemente, portandomi l'indice e il pollice in mezzo agli occhi chiudendoli.
"Ho bisogno del tuo aiuto. Ti offro di più. Ma devi fingere di essere di nuovo la mia ragazza. Lo so che sarà rischioso, ed anche se non vorrei ammetterlo Maggie per me conta. Mi dispiace" rivelai togliendomi un sassolino dalla scarpa che iniziava ad infastidirmi.
"Voglio il 50 percento" affermò risoluta, senza badare al discorso che avevo fatto.
"Sei una donna pretenziosa" la rimbeccai, vedendola fare spallucce.
"Lo sono sempre stata mio caro" mi fece notare, alzandosi prendendo la borsa.
"Stasera ci sarà una cena tra gli amici, verrai con me. Se parli con Carl puoi scordarti l'accordo" la informai, vedendola annuire, avviandosi verso la porta, abbassando la maniglia, per poi voltarsi.
"Ah Brian. Stai tranquillo non dirò nulla. Spero solo che non perderai la tua opportunità" rivelò sincera, sorridendomi prima di uscire dalla porta.
Non succederà, almeno speravo.
Era passata un'ora. Una fottuta ora in cui il mio cervello immaginava scene di cui avrei fatto a meno.
Ero frustrato perché mi ero buttato in questo gioco. Pensavo a Carl, ancora non mi sembrava possibile. Girovagai per la stanza senza darmi pace. Finché non si aprii quella dannata porta, vedendo una Maggie canticchiare mentre richiudevo il frigo piano, per poi avvicinarmi mentre era di spalle, guardandola chiudere la porta saltellando, per poi girarsi con le sue gemme splendenti verso di me, andando a sbattere contro la porta per essere stata presa di sorpresa, sobbalzando portandosi una mano sul cuore, che ero sicuro galoppava all'impazzata.
"Sei...un deficiente" affermò in affanno, buttando in avanti la testa, piegandosi come per riprendere fiato, inalando ossigeno per calmarsi.
"Bello spettacolino. Mai pensato d'iscriverti ad un corso di burlesque" la beffeggiai, vedendola tirare la testa in su, riducendo gli occhi a due fessure, assumendo un comportamento altezzoso, tirandomi una spallata volontaria, superandomi.
"Già finito il giro con la strega?" Replicò inacidita, dall'altra parte della camera. Quando l'aprii vedendola di spalle, agganciarsi il reggiseno a balconcino nero di pizzo. Mi avvicinai piano, togliendo le sue mani, lasciandomi fare, sentendola irrigidirsi sotto al mio tocco, diventando pietra. Incapace di muoversi, o dire qualsiasi cosa.
Si girò piano verso di me, mentre posai un palmo sul suo fianco.
La guardai intensamente negli occhi, vedevo che annaspava e non sapeva cosa dirmi. Puro desiderio era ciò che leggevo dentro di lei, lo stesso che nutrivo io e mi maledivo.
"Dimmi che non hai fatto nulla con quel coglione ti prego" la supplicai, guardandola mordersi il labbro, rilasciandolo delicatamente, spingendola contro il muro, accarezzandogli una guancia, sentendola cacciare un ansimo soffocato.
"Dimmelo" ripetei, vedendo i suoi occhi allacciarsi ai miei, mentre mille emozioni mi scorrevano dentro, ed una voglia irrefrenabile di fare l'amore.
"Cosa cambierebbe dal momento che stai con lei. Mi sembrava di essere stata chiara. Non credere che toccandomi mi pieghi al tuo volere, non funziona con i bugiardi come te" mi schiaffò quelle parole taglienti in pieno viso, mentre vedevo quando il mento tremasse a quelle parole, ma dovevo mantenere salda la maschera per reggere il gioco. E cazzo se era dura, fare finta di nulla quando l'unica cosa era poterla assaggiare in tutti i modi.
Non mi presi la briga di risponderle, gli passai l'indice sul labbro inferiore, vedendola schiuderlo dolcemente, dipingendomi un sorriso, sfiorando la natica, girandomi e chiudendo la porta, mentre rimase immobile e sorpresa dal mio gesto. Se fosse stato in un altro momento probabilmente gli avrei tolto quel reggiseno per leccarla dolcemente, ma non potevo.
Mi preparai mettendomi un jeans scuro ed una maglia grigia con lo scollo a V aderente. Mentre La guardai uscire estasiata, dalla stanza con un abito color crema, che metteva in risalto le sue forme, senza darmi adito e modo di farsi parlare, aprendo la porta mentre trattenni una risata, seguendola in silenzio. Un ottimo gioco per una logorroica come lei. E dio se mi faceva impazzire quando non teneva a freno quella lingua, ed in tutti i sensi.
Uscimmo dalla hall, pronto per accompagnarla in macchina, quando vidii Davide appoggiato alla moto con le braccia conserte e le caviglie accavallate aspettandola.
La guardai andargli incontro sorridendogli mentre lui ricambiò, bisbigliandogli qualcosa all'orecchio, mentre la rabbia mi accecava tentando di placarla per non dare a vedere.
La guardai montare sul motorino, allacciandosi il casco girandosi verso di me con aria di sfida per poi poggiare le sue esili mani intorno al suo busto, vedendolo partite, rigirando la testa difronte alla strada. Sarebbe stata dura riprenderla, ma non poteva ignorare il desiderio di volermi. Solo quello mi teneva a freno, dal non spaccare la faccia a quel coglione.
Arrivai davanti al ristorante, mentre per tutto il tempo non feci altri che ticchettare i polpastrelli sul volante, in agitazione, per poi scorgere Jasmine fuori dal ristorante, tenendo tra le dita affusolate una sigaretta per poi portarsela tra le labbra scarlatte, tirando una boccata per poi rilasciare il fumo che si dissolveva piano come una scia nel cielo scuro.
Aggiustandosi lo scialle sulle spalle.
Uscii sbattendo la portiera, avviandomi da lei, passandomi una mano tra i capelli, guardando da lontano la moto di Davide avanzare. La rabbia ribolliva dentro, ma dovevo stare calmo e pacato.
Guardai Maggie scendere goffamente, tirandosi giù velocemente il vestito, scrutandosi attorno
Per far sì che non ci fossero occhi indiscreti ed in quel momento c'erano solo i miei divertiti. Era unica, dura ammetterlo per uno come me, ma il suo essere stralunata era una dote che la rendeva affascinante, una con cui non ti saresti annoiato mai, ed io avevo bisogno di una simile.
Riportai lo sguardo verso Jasmine che mi salutò.
"Sta arrivando la tua Maggie. Lascia fare a me" bisbigliò sul mio orecchio vedendola prendermi per la nuca lentamente, guardando con la coda dell'occhio Maggie dall'altra parte della strada, quando avvicinò le sue labbra sulle mie lasciandoci un lieve bacio, mentre sentii gli occhi di Maggie trafiggermi, per poi passarci affianco senza degnarci di uno sguardo, tenendo la mano a quel coglione.
Serrai i pugni lungo i fianchi mentre la voglia di togliergli quel sorriso da demente aumentava a dismisura, sentendomi agitato.
"Ehi. Tranquillo." Cercò di tranquillizzarmi Jasmine, facendo un cenno della testa verso l'interno, salutando tutti.
Vidii Anny venire verso di me, dipingendosi un sorriso che sembrava tenuto fermo da degli spilli o una paralisi facciale.
"Ciao tu sei Jasmine vero? Un piacere. Ciao Brian" pronunciò il mio nome quasi con sdegno, guardandomi fulminea. Cosa mi aspettavo dell'amica di Maggie, non certo fiori e bandierine.
La cena era tranquilla. Ogni tanto gettavo occhiate fugaci a Maggie che scherzava con Davide. Ed ogni volta facevo dei respiri per non perdere la poca pazienza che avevo.
Per poi parlare con Jasmine ed altri ragazzi che avevo vicino, ma sentivo il suo sguardo su di me ogni tanto, e questo mi rassicurava ma fingevo di non riguardarla per non dargli soddisfazione, ed ero sicuro rodeva, ma ero sulla sua stessa lunghezza d'onda speravo solo di non prenderla in pieno e finire affogato senza poter tornare a galla.
Finché il ragazzo che suonava al karaoke, chiese se qualcuno volesse cantare. Udii una voce familiare gridare un euforico "si" mentre la bistecca mi andò di traverso, rassicurando quelli accanto a me che si preoccuparono vedendomi tossire e bevendo un sorso di vino. Più che altro era il mio stato psicologico ad essere stato messo a dura prova. Mi voltai verso di lei che mi guardava saccente, alzando il mento, mentre la preoccupazione mi saliva alle stelle. Quella donna era capace di tutto. Era un diavolo sotto forma di Angelo.
La notai avvicinarsi al ragazzo prendendo in mano il microfono intimandogli all'orecchio che canzone volesse cantare.
Sentii partire una base allegra, mentre esultò prima di cantare.
"Questa canzone è dedicata ad uno stronzo bugiardo presente in questa sala. Buon ascolto" intervenì, mentre anche se avessi avuto la coda di paglia sapevo che era riferito a me, perché in quel esatto momento puntò le sue gemme divertite verso i miei occhi.
Ma il peggio arrivò sul pezzo che cantava "fuck you" guardandola alzare il dito medio puntandomi, intimando a tutti di alzarlo e muoverlo in alto come se fossero degli accendini ai concerti su note romantiche. Finché non finì quella pagliacciata assurda.
Ero stato bersagliato. Cazzo se mi dava fastidio.
Snob presuntuosa. Se lo meritava tutto.
La guardai andare fuori al balcone con un sorriso finto e vittorioso dipinto su quel volto angelico, mentre tutta la sala applaudì.
Mi alzai con uno scatto repentino, mentre Jasmine mi afferrò per la manica intimandomi con un cenno della testa di non andare, ma la scansai brusco, avviandomi a grosse falcate verso la ragione che mi spazientiva e mi eccitava da matti.
Era girata di schiena, assorbendo il vento fresco che tirava, vedendo mettersi i capelli dietro l'orecchio che sembravano indomabili proprio come il suo carattere.
Mi avvicinai prendendola per il braccio, stringendolo, sentendola sussultare, per poi girarla, attaccando il suo fondoschiena all'inferriata di ferro del balcone.
"Ti rendi conto che mi hai reso ridicolo davanti a tutti?" Sbottai irruente e pungente mentre dilatò le pupille presa alla sprovvista, per ridestarsi subito.
"Fammi il piacere Brian. Non ti c'è voluto il mio aiuto per renderti ridicolo più di quanto lo fossi di già" rivelò stizzita, cercando di divincolarsi dalla mia presa salda.
"Pensi di essere divertente Maggie?" Domandai ispido, mentre la sentii ridere in modo isterico.
"Si. Più di te di sicuro"'sbottò fuori controllo, tornando seria fissandomi, quasi volendomi inghiottire con quegli occhi da gatta per il quale andavo matto.
Finché non sentii i passi dei tacchi di Jasmine e la sua ombra dietro di noi.
"Qualcosa non va amore?" Calcò la parola amore, vedendo Maggie spalancare gli occhi, sviando il mio sguardo, mentre lasciai la presa sul suo braccio, vedendo la sua bocca drizzarsi in una linea dritta e perfetta.
Non risposi, ero ancora incatenato tra emozioni contrastanti come le sua e lo sapevo. Lo avvertivo.
"Tranquilla Jasmine. Volevo ricordare al tuo ragazzo che la canzone si chiamava Fuck you" rivelò ironicamente ma con una punta di amarezza che cercava di sopprimere, mentre avevo colto alla grande, vedendola scivolare da quella postazione.
Vedendo Jasmine andare via.
"Puoi tornare dalla tua strega. È venuta fuori a controllarti Lessie" ribatté di nuovo tagliente come la sua lingua biforcuta.
La guardai fulmineo, mentre mascherai la rabbia fingendo un sorriso come il suo.
"Hai ragione sarà meglio che torno dalla mia ragazza" calcai l'ultima parola vedendola scuotere la testa, entrando dentro velocemente, lasciandomi lì.
Mi costava fatica ma era l'unico modo per farmi odiare, e vincere la scommessa. Speravo solo che non sarebbe stato troppo tardi per riprendermela.
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