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28


Pov.Brian

Era stata una serata splendida. Vedere i suoi occhi brillare di felicità mi convincevano a farla stare sempre meglio. Probabile che mi stava mandando a puttane il cervello.

La vidii stiracchiarsi tra le lenzuola, avvicinandosi al mio corpo, poggiando un palmo sopra il mio petto. Misi la mano sopra la sua, vedendola aprire e sbattere piano le lunghe ciglia che la rendevano talmente sexy.

"B...buongiorno. Ma che ore sono?" Chiese balbettando debolmente. Allungai la mano verso il comodino per prendere il telefono e controllare l'ora.

Il display s'illuminò, portando Maggie ad emettere un verso di fastidio, appurandomene.
"Le 11:00" le confermai, vedendola rigirarsi e fare un gesto con la mano, come per dire 'lasciami dormire'.

Le attirai la schiena contro il mio petto, accarezzandogli i capelli sentendola fare versi di apprezzamento.
"Sei una dormigliona" la stuzzicai, prendendola in giro, girandosi dalla mia parte, tirandomi una pacca sul braccio, riducendo gli occhi a due fessure e storcendo la bocca.
"Pure aggressiva la nostra Miss" ci scherzai ancora su, vedendola annuire convinta.

Quando mi montò a cavalcioni, guardandomi intensamente con quelle gemme luminose.
Portai le mani su i suoi fianchi, sentendo i suoi movimenti delicati, strusciando il tessuto della sua mutandina contro il mio dei boxer, portandomi a far crescere la voglia di assaporarla ancora.

Le alzai il top, sfilandoglielo dalla testa, buttandolo sul letto dalla sua parte, massaggiandogli un seno.
"Hai fame?" Domandò mordendosi un labbro, scendendo verso la mia bocca, premendo i seni freschi scoperti sul mio petto caldo.

"Solo di te" rivelai, stringendola di più, portando la mia bocca sulla sua, facendo incontrare le nostre lingue fameliche.

La girai sotto di me, continuando a baciarla. Scivolai piano con la bocca sul collo, lasciandogli baci umidi, fino alla spalla, stringendo le mie dita tra le sue.
La sentivo rilasciare piccoli ansimi dolci e vogliosi.

Scesi più giù, leccando il suo capezzolo turgido, vedendola presa, stringermi i capelli con l'altra mano.
Seguii il contorno del suo ventre, assaporando il suo sapore dolce, arrivando tra le sue gambe, baciandogli delicatamente l'interno coscia, guardandola schiudere le labbra perfette, e chiudere gli occhi. Sfilandogli le mutandine di pizzo verdi.

Sentivo il sapore della sua intimità, portando la lingua ad assaggiarla, scivolando dentro di lei, vedendola inarcare la schiena e gemere forte, stringendo il lembo delle lenzuola tra quelle dita affusolate.
Finché non la sentii vibrare sotto di me, rilasciando l'orgasmo, assimilando ogni minima parte di lei.

Mi tirai su, guardandola aprire gli occhi. Un verde che brillava di lussuria, d'immenso piacere che gli avevo procurato io.
"Avevi fame" mi fece notare, passandomi il pollice sulle labbra.

"Moltissima" affermai convinto, tirandogli i capelli indietro, baciandola avidamente per fargli sentire il suo sapore celestiale.

Quando il suono del campanello interruppe il nostro momento magico. La vidii staccarsi, mordendosi le labbra peccaminose.
"Vado ad aprire" affermò, poggiando un piede a terra. Le presi il polso girandola.

"Vado io, te rimettiti i vestiti. E non ti muovere, non penserai che abbia finito mia dolce Maggie?" Rivelai sarcastico. Vedendola sorridere, annuendo. Raccogliendo il top, infilandoselo.

M'infilai un pantalone, Chiudendo la porta della camera, per avviarmi alla porta.
Quando girai la maniglia tutte le persone avrei immaginato di trovarmi difronte, tranne lei.

"Ciao Brian" mi salutò scrutando il mio petto nudo, aggiustandosi la borsa sulla spalla.

Non era cambiata. Stessi capelli castani scuri con riflessi dorati, stessi occhi nocciola, e stesso portamento elegante.

Rimasi un attimo in silenzio, interdetto, per poi riscuotermi sotto il suo sguardo.
"Ciao Jasmine, che...che ci fai qui?" Chiesi titubante, la voce usciva più rauca di quanto già non fosse. Maledicendomi, sapendo che oltre quella stanza c'era Maggie.

"Ho bisogno di parlarti" rivelò sincera, guardandomi come per dire 'posso entrare'.

Fissai un punto oltre le sue spalle. Il muro bianco ed insensatamente vuoto, come quello che mi annebbiava la testa in quel preciso istante.

Finché non sentì la porta scorrevole aprirsi e la sua voce oltre le mie spalle.
"Brian" un sussurro appena udibile ma che sembrava che mi stonasse i timpani, riecheggiando dentro di me.

Guardai Jasmin confusa, alzando un sopracciglio sottile e delineato.
"Brian?!" Ripeté anche lei il mio nome, che suonava ora come un mantra.

Mi girai verso Maggie che teneva i polpastrelli stretti contro lo stipite della porta, ed una mano stretta sul fianco.
Mi guardava cercando di capire, notavo le sue gemme scurirsi lentamente, aspettando una mia reazione.

"Brian, chi è lei?" Guizzai lo sguardo di nuovo verso Jasmine che sbatteva il piede a terra, visibilmente spazientita dalla situazione.

Stavo per aprire bocca e finalmente parlare, quando la sua voce squillante e gelata mi fece zittire.

"Lei ha un nome. Maggie. Te piuttosto chi sei?" Replicò infastidita. Ed anche se non mi voltai potevo immaginare la sua postura rigida.

"Perché non gli dici chi sono Brian?" Continuava a fissarmi imperterrita.

"Lei è Jasmine. Lei è Maggie, la testimone della sposa" affermai lasciando cadere le parole dalle mie labbra, come volevo cadere io. Ero un coglione, era assodato.

Vidii Jasmine sorridermi, per poi entrare, lasciandomi a guardare il muro e subito dopo chiudere la porta lentamente ma sentii rimbombare lo scatto dentro di me. Poggiando un palmo su di essa imprecando.

Si mise a sedere, poggiando la borsa di fianco a lei, mentre Maggie scosse la testa nella mia direzione delusa.
Mi sentii una nullità. La stavo perdendo o probabilmente già era successo.

Entrò in camera. Quando Jasmine iniziò a parlare la bloccai, con un gesto della mano.
"Perché sei qui?" Le chiesi nuovamente, poggiando i gomiti sui ginocchi fissandola.

"Se mi dai il tempo di parlare te lo dico" rispose tranquilla, accavallando le gambe sode.

Nel mentre vidii Maggie sbucare dalla camera, vestita e con la borsa.
Non badai a Jasmine, ma mi alzai bloccandole il polso. Sentivo il suo sguardo trafiggermi come una lama dolente.
"Dove vai?" Domandai risoluto, vedendola ridere apertamente. Una risata amara e piena di astio.

"Vado dove voglio. Resta con la strega Salamandra" rivelò pungente, staccandosi dalla mia presa con l'altra mano in modo brusco.

"Scusa come mi hai chiamata?" La rimbeccò Jasmine. Cazzo.

Mi girai verso di lei.
"È fissata con i soprannomi" sputai fuori la prima cosa che mi venne in mente anche se in quel momento non riuscivo s pensare lucidamente.

Sentii Maggie ridere piano, scuotendo la testa sdegnata serrando le labbra.
"Già, molto mi piace. Ad esempio quello di Brian è 'grandissimo stronzo bugiardo'" affermò graffiante, prima di gettarli un'occhiata che mi fece freddare sul posto e sbattere la porta, come aveva sbattuto me prima di entrare del tutto nel suo cuore, che avrei voluto sentir battere ancora sotto le mie mani.

Me lo meritavo, meritavo tutte quelle parole.
Mi rimisi a sedere sbuffando, aspettando che parlasse.

Pov. Maggie

"La testimone della sposa".
Sul serio mi aveva classificata solo così?!?
Stronzo, arrogante, donnaiolo. Avevo mille imprecazioni che gironzolavano intorno a me come uccellini.

Pigiai furiosa il bottone dell'ascensore. 5, 6 volte. L'importante era uscire da Quell'hotel.
Mi girai sperando che quella dannata porta si aprisse. Ma così non fu.

Risi dentro di me in modo isterico.
Quando l'ascensore emise il suo campanellino aprendosi difronte a me, entrando senza badare alle persone che stavano uscendo, scontrandomi tra i loro corpi, mentre mi riprendevano stizziti.

Andate a quel paese. Mormorai dentro di me, poggiandomi contro la parete fredda di metallo, come il mio cuore.

Non piangevo, e non ne avevo motivo. Cristo, ero una donna forte. Era l'ora di riprendermi la mia vecchia Maggie e trascinarla a forza nel mio corpo.

Volevo tappezzare la città con i volantini, stampando la sua faccia da presuntuoso sopra.
Volevo bruciargli la macchina. I vestiti. Tutto.

Ma il mio buon senso mi fece scacciare via quei pensieri.

Chiamai Paul, scorrendo le chiamate, vedendo il suo stupido nome sopra il display. Che tu sia dannato Brian.

-Pronto?. Rispose squillante. Di questo avevi bisogno. Di uno felice, del mio amico.

-Paul. Replicai uscendo dalla hall,  prima di sentire un singhiozzo salirmi a galla.

-Tesoro, che diavolo è... Non lo lasciai finire che presi parola.

-Quello stronzo, bugiardo. È venuta una certa Jasmine. Lo sapevo che non facevo bene a fidarmi degli uomini, cazzo. Imprecai parlando irruente.

-Oh merda. Imprecò sibilando.
-Tesoro te sei una donna forte, la donna del manuale. Non abbatterti per uno così, è l'ora di divertirti con il tuo Paul. Stasera usciremo e tireremo fuori la pantera che c'è in te.
Sentenziò con un tono che non ammetteva repliche.

-D'accordo. Affermai semplicemente anche se non mi sentivo euforica, ma aveva ragione. Il mio guru aveva sempre ragione.
-Vengo a prepararmi da te. Aggiunsi, incamminandomi. Aveva preso una casa in affitto nei dintorni, ma era l'unica rimasta.

Era l'ora di riprendere la vecchia me. Ed ero pronta. Ci puoi giurare mio caro Brian, la mia regola 10 vale sempre e comunque.

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