26
Mi ero rigirata tutta la notte nel letto, non trovando mai una posizione comoda e un po' di pace per la mia agitazione. Molte volte ho pensato di aprire quella dannata porta che mi separava dal l'insolente ma poi mi ero ripromessa mentalmente di non farlo. Per quanto odiassi ammetterlo e nonostante le sue parole mi fossero arrivate come una secchiata d'acqua gelida, non riuscivo ad essere arrabbiata con lui profondamente. Mi metteva a soqquadro tutte le mie convinzioni di vita, distruggeva le regole ferree di una vita. Era odioso eppure lo volevo.
Maledizione Maggie, come sei arrivata a ridurti così?!? La verità era che nemmeno io lo sapevo, forse stavo cambiando ma non mi sarei lasciata piegare così facilmente.
Sobbalzai quando la vibrazione e il display del cellulare s'illuminò, portandomi a pararmi gli occhi con una mano, tirandomi su portandomi le coperte.
Anny
Ho bisogno che tu venga subito. Ho una sorpresa per te.
Riposai il cellulare sul comodino, alzandomi. Chissà che aveva di sorpresa. Dopo quella di Paul nulla sarebbe stato peggio.
Aprii piano la porta di camera, per uscire di soppiatto, una volta vestita e lavata. Gettai un occhio a destra ed uno a sinistra. Tirai un sospiro di sollievo quando non lo vidii, prendendo la borsa e il cappotto dall'attaccapanni, uscendo dalla camera.
Arrivai alla hall dove lasciai le chiavi, ricevendo un sorriso dalla receptionist che credeva fossi psicotica mentale, può darsi che lo ero.
Chiamai un taxi, finché non arrivai a casa di Anny.
Suonai il campanello, vedendola correre ad aprirmi.
"Entra" mi prese per la manica del cappotto trascinandomi dentro.
"Buongiorno anche a te" esultai sarcastica vedendo che non ci fece caso.
Aprì la porta della cantina invitandomi a scendere.
La seguii titubante, odiavo gli spazi ristretti e bui.
Accese la piccola lampadina appesa al soffitto che si reggeva a malapena da un filo elettrico, per poi mostrarmi la sorpresa.
Era un vestito rosso lungo a sirena, con uno spacco a destra, ed uno scollo a cuore. Spostai lo sguardo verso Anny che mi guardava aspettando una mia reazione.
"È bellissimo" confessai vedendo il suo sorriso smagliante irradiare.
"È per te. Sei la testimone, e hai fatto tanto per me che mi sembrava il minimo" rivelò sincera. Mi sentii gli occhi umidi. Nessuno mi faceva sentire come Anny. La parte di un tutto.
Saltellai sbattendo i tacchi per terra facendogli un cenno di venire ad abbracciarmi. La guardai scoppiare a ridere per poi allargare le braccia stringendoci in un abbraccio.
Quando sentimmo il campanello.
Si scostò scusandosi.
"Dev'essere il postino" affermò salendo le scaline, mentre girai intorno al vestito estasiata.
Quando vidii la luce iniziare a divenire più fioca, lampeggiando, e dei passi provenire dalle scale e il rumore della porta chiudersi. Finché non si oscurò tutto.
"Chi c'è? Anny?" Proruppi intimorita, camminando rasente al muro, quando un'ombra immobile si parò davanti a me. Mi sentii le gambe come gelatina. Alzai piano la gamba sfilandomi il tacco, scaraventandoglielo addosso.
Sentii lo stonfo della caduta e poi un'imprecazione da una voce al mio udito familiare. Oh porca bacca. No anche qui.
"Che cazzo Maggie. Dico ma sei impazzita?" Sbottò lanciando la scarpa contro il muro, vedendo la luce riaffiorare a poco a poco, mostrandomi il volto di Brian con la mascella rigida, massaggiarsi la guancia.
"Non credevo fossi te" replicai inacidita, mettendomi a braccia conserte, quando lo guardai trattenere un sorriso. Possibile che ogni volta che ero incavolata lui rideva. Insolente.
"Almeno aiutami ad alzarmi. Ora so cosa volete dire quando i tacchi vi fanno male" ci scherzò su allungando un braccio, alzando un sopracciglio per aspettare la mia mossa. Quando alzai gli occhi al cielo sbuffando, aiutandolo ad alzarsi.
Lo guardai pulirsi i pantaloni, mentre salii le scale per aprire la porta. Tentai invana di aprirla. Era una di quei portoni che si aprivano solo dall'esterno. Iniziai a chiamare Anny mentre Brian se ne stava tranquillo a perlustrare la cantina.
"Inutile che la chiami è andata a fare la spesa" m'intimò quando mi girai verso di lui sgranando gli occhi.
Mentre si mise a sedere su di un divano logoro della vecchia casa di Anny , tutto tappezzato con la gommapiuma che spuntava dai braccioli. Rabbrividii scuotendomi. Probabile era abituato a vivere come in un porcile.
"Allora mi spieghi per quale ragione hai chiuso la porta?" Lo rimproverai, vedendolo incrociare le braccia dietro la testa in maniera strafottente. Ecco il Brian uscire.
"Se avessi saputo che non si apriva non l'avrei chiusa. E sopratutto se sapevo che c'eri te. Anny mi ha detto che gli serviva della pittura blu in un secchio qui in cantina ma aveva paura a scendere per via dei ragni" confessò in un unica volta. Faceva male sapere che non gl'importava di me. Ma infondo neanche lui m'interessava.
Certo Maggie. Mi rammentò la mia vocina che iniziava a darmi su i nervi.
"Evidente che ci ha teso una trappola" aggiunse, incrociando anche le gambe, chiudendo gli occhi. Ma fai pure, Lord.
Mi andai a sedere su di uno sgabello, guardandolo con la coda dell'occhio Pacifico e rilassato.
"Vorresti dire che sono costretta a restare chiusa qui con un energumeno come te?" Domandai sarcastica vedendolo aprire un occhio, per poi alzarsi mettendosi a sedere.
"Non mi pare che la pensassi così le altre sere, Miss Isterica" affermò beffardo, poggiando i polsi su i ginocchi incrociando le dita delle mani tra loro.
Gli lanciai un'occhiataccia, sentendomi colpita ed affondata.
"Neanche te pensavi che ero uno snob insopportabile mentre mi toccavi, e mi possedevi" lo stuzzicai alzandomi, andandogli vicino.
Si alzò anche lui, venendo verso di me.
"Ti ho già chiesto scusa cosa vuoi? Che mi metto in ginocchio?" Sbottò sbattendo un palmo sullo scaffale in ferro.
"Potrebbe essere un'idea" lo rimbeccai avvicinandoci ancora di più.
"Te sei pazza" confermò ad un passo dal mio viso.
"Potrei dire lo stesso di te" replicai sarcastica mordendomi il labbro. Quando mi attirò dalla vita, poggiando un palmo aperto sulla schiena trascinandomi alla parete.
"Ti avevo detto che non mi saresti scappata. Dovrei ringraziare Anny" confessò, spostandomi una ciocca di capelli dal viso, accarezzandomi il collo, portandomi a rabbrividire. Era sempre così. L'odio sfociava sempre in passione tra noi e lui sapeva accendermi meglio delle lucine delle vetrine. Era la mia fonte di calore migliore.
"Tu dici?" Alzai un sopracciglio, guardando al mio lato il secchio di vernice blu con dentro il pennello. Seguii il mio sguardo staccandosi preoccupato, quando presi il pennello, schizzandogli il colore addosso, vedendolo cercarne un altro per rincorrermi e schizzarmi. Avevamo i capelli blu. Sembravamo sei Puffi mentre le nostre risate riecheggiavano in quel piccolo spazio, ricordandomi quanto fosse bello litigare e fare pace con questo uomo.
"Basta di prego" confessai, piegandomi su me stessa sentendo la milza bruciare e le guance tirarmi per quanto avevo riso.
Lo vidii alzare le mani in aria, posando il pennello nel secchio, rivolgendomi un sorriso venendo verso di me.
"Direi che ora siamo pari" rivelò guardandomi con quel cristallino. Anche sporco di pittura era perfetto.
Annuii vedendolo avvicinarsi, mentre poggiai la schiena contro il muro. Quando si fermò davanti a me, gli toccai con l'indice la punta del naso sporcandolo, vedendolo guardarsi la punta del naso per poi ridere, piegandosi all'altezza del mio viso.
"Cosa c'è che mi porta sempre da te Maggie?" Domandò sentendomi mancare un battito ed il respiro affannarsi. Fissai intensamente quell'oceano in cui mi perdevo senza tornare a galla.
"Forse la pazzia che ci unisce" ammisi mordendomi il labbro, abbassando lo sguardo. Lo sentii avvicinarsi al mio orecchio, lasciandomi lievi baci sul collo, portandomi a chiudere gli occhi e piegare la testa sotto quel contatto caldo.
"Ti chiedo scusa Maggie. Sono uno stupido lo ammetto. Ma non riesco a pensare a non sentire la tua voce insopportabile tutte le mattine che mi stuzzica facendomi sorridere. E sopratutto non riesco a non desiderarti fottutamente" confessò, sentendo la sua erezione spingere contro il mio bacino, per farmi capire che non mentiva, che mi voleva contro tutte le cose che ci dicevamo.
"Quindi pensi ancora che io sia insopportabile Lord?" Lo istigai, allacciando le braccia intorno al suo collo, vedendolo sorridere.
"Ovvio. O non saresti la mia Maggie" affermò, prima di accarezzarmi una guancia, posando le sue labbra sulle mie fameliche, facendo scontrare le nostre lingue che si cercavano, mandandomi in fibrillazione.
Sorridendoci ancora attaccati, strusciando la punta del naso contro il suo.
Finché la porta non si aprii, portandoci a staccarci vedendo scendere una Anny sorridente.
"Vedo che vi siete divertiti" ci squadrò con un sopracciglio alzato indicando i vestiti sporchi di pittura.
"Scusaci" rivelai serrando le labbra, mentre rise a crepapelle.
"Chissà per qualche motivo mi sento buona. La vostra punizione è terminata. E te Brian..." Gli puntò un dito contro vedendola assumere in espressione seria.
"Vedi di non fare il coglione oppure Zac...intesi?" Mimò con due dita il segno della forbice, vedendolo alzare le mani, portandosela una sul cuore.
La ringrazia lasciando uscire prima Brian che si avviò verso la macchina.
Mi appoggiai alla soglia mentre mi guardava compiaciuta.
"E così avevi architettato tutto?" Più che una domanda era una affermazione.
La guardai annuire.
"Certo panterona. Anthony era un po' titubante sul da farsi ma come dici te, l'ultima parola spetta alla donna" mi ripeté una delle mie regole, facendomi nascere un sorriso sincero ed annuire.
"Hai ragione Darlin. Grazie" ammisi mentre mi spinse facendomi cenno di raggiungerlo, strizzandomi un occhiolino.
Entrai in macchina, vedendolo innestare la prima, mettendosi gli occhiali.
"Lo sa vero che è più pericolosa di te con le minacce?" Mi fece notare, guardandomi con la coda dell'occhio, senza staccare lo sguardo dalla strada.
"Certe volte l'allieva supera la maestra" rivelai, sorridendo.
"Stasera niente impegni. Ho in mente una serata per noi due" mi sfiorò la coscia con la mano, sentendomi salire dei brividi.
"Interessante" confermai, vedendolo mordersi il labbro per non ridere, poggiandomi contro il poggiatesta rilassandomi, posando la mia mano sopra la sua, avvertendo le solite scosse che mi facevano vibrare corpo ed anima.
E anche se sapevo cosa aveva in mente, l'idea non mi faceva stare nella pelle. Potevamo litigare ma l'attrazione era innegabile. Eravamo due pazzi messi insieme e mi sentivo bene, per una volta sentivo che preferivo seguire il mio istinto invece delle mie regole.
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