25
Per la gioia di grayblackred
Ero delusa lo ammettevo. Nonostante i momenti che avevano condiviso lui mi vedeva ancora come una snob presuntuosa.
Lo sapevo che tutti gli uomini erano uguali ed una volta ottenuto il loro scopo, tornavano gli stronzi di prima ma non sapeva con chi si era messo contro.
Sicuramente non sarei rimasta a casa con un pigiama di pile con gli orsetti a mangiarmi barattoli di gelati calorici per pianger e guardare allo specchio le mie maniglie dell'amore che crescevano a dismisura. No!
Io ero Maggie O'Connel creatrice del manuale per uomini come Brian. L'idolo di tutte le donne prese e poi sputate.
Uscii fuori finita la festa, salutando Anthony ed Anny, ed anche la vecchia bisbetica, che si avvicinò a me.
"Mia cara ho visto come ti guarda il biondino ingelatinato, Tra voi due c'è qualcosa e solo un cieco non lo vedrebbe" ammise, stringendomi le mani nelle sua fredde con delle vene in rilievo data l'età.
Non le risposi, finsi un sorriso mentre mi avviai a piedi.
Sentii la macchina di Brian seguirmi, abbassando il finestrino.
"Monta Maggie" il suo solito tono arrogante mi arrivava come un pugno nello stomaco ora.
Continuai a camminare senza dargli adito. Presuntuoso.
"Ti ho detto di montare" replicò freddo sul punto di perdere la pazienza, quando vidii da lontano la moto del cugino di Anthony, Davide. Mi dipinsi un sorriso in volto, avviandomi nella sua direzione. Se voleva giocare avrei vinto io.
"Maggie cazzo" mi richiamò, non ricevendo ancora risposta, quando mi fermai davanti a Davide, che si stava mettendo il casco integrale. Aveva degli occhi neri profondi, peccato che non ci vedevo nulla dentro, non provavo scariche di adrenalina come con quello lì, ma comunque un passaggio mi serviva e non sarebbe stato Brian a darmelo.
"Ciao Maggie" mi salutò alzandosi la visiera trasparente.
Gli sorrisi maliziosa.
"Mi serve un passaggio Davide. Ti scoccerebbe darmelo?" Ammisi mordendomi il labbro, vedendo i suoi occhi seguire il mio movimento.
"E il tuo amico Brian?" Domandò risoluto, quando lo sentii avvicinarsi a noi. Ma cavolo.
"Maggie se non sali su questa cazzo di macchina, giuro su dio che..." Non lo lasciai finire la sua ramanzina che presi il casco e montai in sella alla moto, intimando nell'orecchio a Davide di partite.
"Maggie non farmi incazzare" continuò imprecando mentre Davide mise in moto, partendo mentre urlai.
"Buona notte Brian" ridendo dentro di me, sapendo che sicuramente stava sbattendo le sue abili dita sul volante, e che quando sarei tornata in albergo mi avrebbe fatto una ramanzina. Ma non era nessuno per dirmi quello che potevo fare. Da oggi si gioca come dico io.
Quando mi fermò davanti all'albergo, scesi buttandomi giù il vestito che si era alzato, togliendomi il casco, aggiustandomi i capelli con le mani, restituendoglielo, rivolendogli un sorriso.
"Grazie Davide" lo ringraziai sincera, vedendo che scosse la testa.
"Di nulla bella. Quando vuoi" ammise, vedendolo chiudersi la visiera per ripartire, vedendo la sua figura diventare sempre più piccola.
Salii in camera, aprendo la porta, mentre mi girai per chiudere trovai Brian a braccia conserte di spalle, ammirare la vetrata, con la camicia sbottonata ed i pantaloni. La giacca, la cravatta e la cintura erano sul poggiatesta del divano, così come le scarpe erano sistemate sul tappeto.
Mi tolsi i tacchi, vedendo che non si girava, dirigendomi in cucina per prendere dell'acqua, aprendo il frigo.
"Ti è piaciuto il giro in moto?" Iniziò rompendo quel silenzio glaciale che mi congelava dentro.
Presi un sorso d'acqua riponendo il bicchiere nel lavello sbattendoli con la paura che si potesse disintegrare tra la mano.
"Si. Mica solo la moto" lo rimbeccai sarcastica, quando si girò verso di me con gli occhi infuriati e la mascella contratta.
"Che cazzo vuol dire?" Chiese furioso avvicinandosi, mentre la camicia lasciava intravedere i suoi addominali scolpiti, aprendosi ad ogni passo, facendomi fremere e morire nello stesso tempo.
Mi calai le spalline del vestito per giocare, volevo vederlo cedere, tirandomi i capelli su, legandoli. Poggiandomi con i gomiti sull'isola in granito piegandomi in avanti.
"Non ti deve interessare" confessai, poggiandomi una mano chiusa a pugno sotto il mento, guardandolo desiderosa.
Lo vidii passarsi una mano tra i capelli in modo agitato e furioso.
"Ti ho chiesto scusa cazzo. Non lo pensavo davvero" affermò sincero, mettendosi a sedere sul divano con i gomiti poggiati sulle ginocchia, chinando il capo, prendendo la testa tra le mani.
Mi avvicinai a lui, piazzandomi di fronte alla sua figura, quando alzò gli occhi verso di me, che brillavano. Le luci della città che filtravano dalla vetrata lo rendevano belli da far male.
Poggiai una mano sulla sua spalla spingendolo per far scontrare la schiena sullo schienale del divano, tirandomi su il vestito ai lati, mentre il suo sguardo era un misto tra la lussuria totale e la confusione.
Alzò un sopracciglio colto alla sprovvista, mentre mi piegai su di lui premendogli l'indice sulle labbra carnose, mentre non staccava lo sguardo dai miei occhi.
Mi misi a cavalcioni su di lui, portandogli le mani su i miei fianchi, muovendomi lentamente su di lui.
"Questo vuol dire che mi hai perdonato?" Chiese alitandomi sul collo il suo fiato caldo che mi portò a rabbrividire.
Non risposi, piegai la testa per lasciargli lievi baci sul collo, mentre la sua presa si fece più salda, sentendo l'erezione crescere e spingere sul mio punto sensibile. Dire che lo volevo era un eufemismo. Ero piena di Brian.
Gli accarezzai la nuca con le mani, muovendomi piano sentendolo gemere. Il suo suono era la cosa più eccitante.
"Allora?" Continuò, quando spostai la testa guardando il suo oceano pieno di desiderio, mi avvicinai alle sue labbra, premendo leggermente le mia sopra, per farle combaciare.
Sentivo il suo respiro caldo scivolare dentro di me. La sua morbidezza uccidermi lentamente.
"No. Perché sono una snob presuntuosa" gli staccai le mani dai miei fianchi scendendo velocemente da lui, sentendomi compiaciuta, ridestandomi il vestito, chiudendo le porte della camera lasciandolo lì, sentendolo imprecare.
Mi portai una mano sul cuore che correva veloce come l'emozioni che mi faceva provare, ma dovevo tenere duro. Aveva scelto la preda sbagliata e se ne sarebbe reso conto.
Mi tolsi il vestito quando aprii la porta scorrevole entrando dentro, facendomi sbattere contro la finestra.
"Non puoi fare così e poi ritirarti" vedevo i suoi lineamenti duri, e la presa che aveva sulla mia vita era talmente forte che esprimeva tutta la voglia che aveva.
"Sì che posso. Sono una presuntuosa" lo stuzzicai alzando il mento in segno di sfida.
M'incatenò alzando le braccia ai lati della mia testa, poggiando i palmi sul vetro freddo.
"Sei una codarda" m'intimò sarcastico ad un palmo dal mio naso.
Mi stava istigando lo sapevo, voleva vedermi cedere, come aveva fatto lui poco prima. Oh no Brian. A questo gioco sono più brava di te.
"Sai. Forse hai ragione" mi scostai da lui, vedendolo corrugare la fronte, mentre camminai per andare in cucina.
Sentivo il suo sguardo lascivo accarezzarmi la figura, e dio se ci godevo.
Aprii il frigo vedendo della vodka, prendendo dei bicchieri.
"Con ghiaccio o senza?" Gli chiesi alzando la vodka ed il secchiello con il ghiaccio.
"Ghiaccio" affermò risoluto, vedendolo avvicinarsi. Riempii i bicchieri, mentre gli feci cenno di venire vicino. Mi misi a sedere con le gambe aperte sull'isola sentendo il suo sguardo famelici percorrermi, quando si piazzò in mezzo a me, puntando la sua erezione nella mia parte calda e febbricitante.
Presi il bicchiere in mano porgendoglielo uno a lui.
"Alla pace ritrovata" rivelai, mordendomi il labbro, facendo scontrare i bicchieri. Quando se lo portò sulle sue labbra, feci finta di berne un sorso, portandomelo anche io alle labbra, per poi prendere l'elastico dei suoi boxer tra le dita, attirandolo verso di me. Finché non gli versai tutto il contenuto con il ghiaccio compreso dentro, facendolo saltare ed imprecare.
"Così impari a dire che sono una codarda. Stronzo" lo rimbeccai chiudendomi a chiave, girando la manopola, mentre sentii sbattere un bicchiere a terra e frantumarsi, come il mio cuore a sentire le sue parole che aveva gettato in faccia al fratello piena di astio.
"Apri la porta" lo sentii imprecare sbattendo le mani sulla porta.
"Non ci penso minimamente" replicai, girandomi tra le lenzuola per trovare un posto caldo.
"Ho detto di aprire questa cazzo di porta Maggie" insisteva imperterrito.
"Non ti ho ghiacciato i bollenti spiriti" lo incalzai ridendo sotto i baffi. Sapevo che aveva voglia di dirmene quattro e l'idea di farlo entrare in camera non sarebbe stata buona. Non avrei più risposto delle mie reazioni.
"Prima o poi uscirai da quella porta mia dolce Maggie e sarò lì che ti farò vedere" si beffeggiò campando vittoria. Il problema è che era vero e la promessa sul cosa mi avrebbe fatto vedere mi faceva già venire i brividi.
Ma per stasera avevo vinto io, caro il mio Brian.
-mai mettersi contro una donna delusa.
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