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21


Parcheggiò la macchina in fretta. Andando a ritirare le chiavi mentre aspettavo impaziente l'arrivo dell'ascensore, vedendolo lanciarmi un'occhiolino dalla reception sentendomi avvampare di nuovo. Avevo urgenza di lui, ed ora da sobria lo volevo assaporare come era giusto.

Avanzò verso di me, mentre le porte metalliche dell'ascensore si aprirono davanti ai nostri occhi, lasciandoci entrare per poi richiudersi.

Mi morsi il labbro. Fremevo. Contavo i numeri mentalmente anche se il fastidioso campanellino me li ricordava. Gettai un'occhiata verso Brian che mi stava divorando con il suo blu.
"Cazzo Maggie" mi prese per la nuca avidamente come le mie labbra che si muovevano sopra le sue perfettamente, portandomi a sbattere la schiena contro il metallo freddo. Vedevo il nostro riflesso attraverso lo specchio dell'ascensore. Vedevo il
Mio corpo come si abbandonava completamente rilassandosi sotto il suo tocco smanioso.

Scese a baciarmi l'incavo del collo portandomi ad ansimare, aprendo leggermente le labbra, mentre la sua mano ci premeva sopra, per non farmi udire da nessuno.
Mi lasciò baci umidi lungo tutto il collo, andando più giù, alzandomi il vestito, tirandomi su la gamba, portandola verso di se, accarezzandomi la natica scoperta.

Quando le porte metalliche si riaprirono e sentimmo il campanellino dell'arrivo al nostro piano. Ci staccammo a fatica, sorridendo con le labbra ancora incollate, mentre ci girammo.

Divenni rossa come un pomodoro maturo, sobbalzando. Vedendo una coppia di signori di una certa età guardarci con occhi sgranati, mentre mi ridestai abbassandomi il vestito sprofondando nella vergogna totale, lisciandomi i capelli sulle spalle.

"Ehm scusateci" sussurrai uscendo dal l'ascensore serrando le labbra, a testa bassa. seguita da Brian.
Quando entrarono loro al nostro posto, vidii la signora strizzarci un occhio, con lo sguardo vispo, tirando la pochette sul braccio di suo marito, richiudendo le porte davanti a noi.

Guardai Brian che scoppiò a ridere insieme a me, che ero piegata su me stessa. Credevo di non aver mai riso così tanto come quel giorno.
Ritornai ad ammirare i suoi occhi vedendo di nuovo quelle fiamme scintillare di desiderio.

Aprii la porta, lasciandomi entrare, richiudendola subito appoggiandomi contro di essa, riprendendomi a baciare.
La sua lingua, dio. Aveva un sapore divino. Era una sostanza che creava dipendenza per il fisico e la mia mente che girava, perdendosi del tutto.

"Sei magnifica. Non saprei dirti quanto mi fai impazzire" sussurrò roco sulle mie labbra gonfie ed arrossate per la foga con cui ci impadronivamo gli uni degli altri.

Le sue parole erano melodia pura. Mi sentivo desiderata. Non era come quelle parole scontate che dicevano i soliti uomini solo per portarti a letto, lui era sincero. Avevo paura ma non me ne curavo. Amavo il pericolo e lui era questo per me. Uno stupendo pericolo.

Sfuggì dal suo corpo che premeva contro il mio, andando verso la camera, lanciando i tacchi in aria. Sentendomi prendere con la sua presa forte per il polso, alzandomi di peso dalle natiche, poggiandomi sull'isola in granito della cucina. Facendomi sentire il contatto freddo e caldo delle sue mani che stringevano con avidità le mie natiche, spostandomi l'elastico delle mutandine nel mezzo, ed anche se mi dava fastidio non lo sentivo.

Lo attirai dalla cravatta, verso di me, sorridendogli maliziosa, portando le mani tra i suoi capelli, baciandolo con passione, assaporando ogni minima Parte.

Mi fece stringere le gambe intorno al suo bacino, tenendomi stretta al suo addome duro. Mio dio stavo per impazzire totalmente.

Scese di nuovo sul mio collo, mentre il mio petto si alzava ed abbassava ad un ritmo frenetico, sentendo il cuore rimbombarmi dentro. Mi fece scendere le spalline del vestito arrotolandolo fino al fondoschiena poggiando un palmo aperto al centro della mia schiena, premendo i seni contro la sua giacca. Il tessuto stuzzicava i miei capezzoli facendomeli indurire.

La sua mano scorreva lungo la mia schiena come carezze bisognose, mordendomi la spalla, mentre gli tiravo i capelli, presa da una voglia più grande di me.
Emozioni che non controllavo più.
Ero sconnessa da tutto e connessa solo con lui.

Gli tolsi la giacca, staccandomi dalle sue labbra per allentare la cravatta e togliergliela, quando mi fermò, prendendomi la mano. Mi guardò con occhi lucidi, affaticato come me.
"Non voglio che pensi che sia di nuovo un errore. Quindi se non mi vuoi dimmelo adesso" troppo intenso per restare impassibile.

Ero nuda, esposta a lui, anima e corpo. Abbassai lo sguardo verso il pavimento lucido, per lasciare che ritornassero su di lui.
"Sei l'errore più perfetto che voglio" ammisi sentendo le guance tirarmi mostrando un sorriso, mordendomi le labbra.

Lo vidii fissarmi, per poi stringermi di nuovo le natiche portandomi verso la sua erezione che premeva sul mio punto sensibile attraverso il tessuto dei suoi jeans.
Portò una mano tra la spaccatura dei miei seni, facendomi stendere delicatamente sul tavolo, togliendomi del tutto il vestito, alzandomi le ginocchia per sfilarlo.
Si abbassò sopra di me. Quando si morse il labbro guardandomi, scendendo a baciarmi il mento, leccandomi fino ai seni. Prendendo un capezzolo turgido tra i denti, mentre ansimi uscivano dalle mie labbra. Quella lingua mi avrebbe portato all'esaurimento.

Sentii due dita scivolare dal mio ventre, sempre più i basso, arrivando a toccare le labbra gonfie e pronte attraverso il tessuto delle mutandine che si stava inumidendo dei miei umori.
Inarcai la schiena portandomi quasi all'apice quando si fermò.

Facendomi alzare, prendendomi per mano, aprendo la porta del bagno.
Lo vidii togliersi i pantaloni e la camicia, sfilando la cravatta.
Gettai un'occhio verso la sua erezione deglutendo. Le spalle ampie e il fisico tonico. Quelle gambe tornite. Era un dio greco.

Avanzò verso di me, con sguardo infuocato, arretrando fino alla doccia, entrando dentro il box chiudendo il vetro senza lasciarlo entrare ridendo.
Lo vidii togliersi i boxer, sentendomi avvampare, aprendo il vetro del box doccia con forza, inchiodandomi alle piastrelle fredde.
"Pensavi di scapparmi Maggie?!" Domandò inarcando il sopracciglio, premendo l'erezione libera contro di me, lasciandomi sfuggire un gemito.

"No" risposi con finto tono innocente, quando mi abbassò le mutandine, scalciai togliendole con i piedi.
Lo vidii alzare il braccio per aprire il getto d'acqua che mi colpì in pieno, aprendo la bocca, serrando gli occhi. Era ghiacciata.
Cacciai un urlo, che tirai indietro quando le sue labbra asciutte si posarono sulle mie bagnate, gettandosi anche lui sotto il getto d'acqua freddo, riscaldandomi con il suo corpo caldo.

Mi prese i polsi portandoli in alto, vedendolo con la cravatta in mano, stringerla attorno a loro per fare un nodo sul soffione, incatenandomi. Mi piaceva questo gioco.
"Ora non puoi più scappare mia dolce Maggie" rivelò mordendosi il labbro, vedendo goccioline d'acqua cadere dalle sue ciocche di capelli, scivolando lungo il corpo, facendomi perdere ogni ragione logica.

Lo guardai uscire, per poi tornare, sfilando il preservativo lungo la sua erezione, mentre il mio sguardo scivolava verso di lui.
Quando puntò quel mare verso di me affogando dentro.
Mi prese per le natiche, facendomi allacciare le gambe intorno al suo bacino definito, entrando lentamente dentro di me, mentre l'acqua scorreva su i nostri colpi accaldati.

Inarcai la schiena lasciandomi sfuggire gemiti confondendosi con i suoi, attutiti solo dal rumore dell'acqua, mentre le nostre emozioni dentro di noi urlavano.

Spingeva sempre più deciso, volendolo sentire sempre di più. Strinsi più che potevo le gambe, vedendolo gemere e godere insieme a me. Era bellissimo vederlo così perso.
Appoggiai la testa contro il suo petto imperlato da gocce d'acqua.
Ascoltando il rumore del suo cuore accelerato.

Mi lasciai andare completamente, rilassandomi contro di lui, pensando solo alle sue spinte e al donarmi totalmente, quando lo sentii rilassarsi insieme a me, abbandonandoci.

Sciolse i miei polsi indolenziti, portando le mie braccia intorno al suo collo.
"È stato ancora più bello" ammise sussurrando tra i miei capelli bagnati.
Sorrisi sulla sua spalla, quando alzai lo sguardo incontrando i suoi occhi stupendi.

Arrossii debolmente, forse per la prima volta nella mia vita. Avevo provato sensazioni che neanche conoscevo prima d'ora.
"Bellissimo" confermai guardandolo intensamente per fargli capire che ora parlavo seriamente, con il cuore in mano.

S'impossessò un'ultima volta delle mie labbra, in modo dolce e sensuale, prima di lasciarmi andare, facendoci la doccia insieme.

Ci lavammo a vicenda, schizzandoci con l'acqua, insaponandoci il viso, baciandoci, facendoci finire anche la schiuma in bocca, ridendo come dei bambini.

Quando uscimmo, avvolgendoci con i rispettivi teli, per asciugarci. Restai in camera per asciugarmi i capelli, mentre Brian andò in cucina.

Avvertii un odore strano, quando corsi in cucina spegnendo l'asciugacapelli.

"Brian ma che..." Mi fermai, vedendolo girarsi verso di me mostrandomi la padella bruciata.

"Volevo provare a cucinare, ma non credo di essere portato" rivelò grattandosi la nuca imbarazzato, mentre scoppiai a ridere annuendo.

"Servizio in camera?" Aggiunse unendosi alla mia risata, lasciando la pentola dentro al lavandino, venendomi incontro, cingendomi la vita con le sue mani.

"Ti sei messo anche il grembiule del piccolo Chef. Preferirei che ci riprovassi a cucinarmi qualcosa dentro al letto" sussurrai accostandomi al suo orecchio.

Quando mi guardò lussurioso senza dire nulla mi prese in collo, buttandomi sulla sua spalla, tirandomi una pacca sulla natica portandomi ad urlare e dimenarmi con i piedi, mentre mi buttò sul letto per abbandonarci ancora, ed abbandonare di nuovo le mie regole.

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