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12


Ritornai in camera, liberandomi delle scarpe, gettandole in aria. Avevo i piedi gonfi. Stare tutto il giorno con quegli aggeggi infernali non portava i suoi benefici. Ma non riuscivo a farne a meno. Come ogni cosa ero attratta da ciò che faceva male.

Mi appoggiai allo stipite, massaggiandomi la pianta. Mugolando di piacere. Finalmente.

Quando una finta tosse alle mie spalle, mi fece sobbalzare.

Era in piedi, con uno sguardo malizioso, solo con un telo addosso, e bagnato. Dio dammi la forza.

"Facevi stretching?" Si avvicinò con tono scherzoso, gettando un'occhiata alle mie scarpe, vicino al divano.

Non mi presi la briga di rispondere, poggiando il piede a terra, ridestandomi.

"Lo trovi divertente?" Chiesi, spostandomi i capelli all'indietro, poggiando le mani su i fianchi.

Si passò il pollice su quelle labbra che sembravano scolpite da uno scultore, osservandomi, avvicinandosi piano.
"Veramente..." Era sempre più vicino, e l'aria iniziava ad essere pesante. Mi confondeva. E non doveva succedere.
Poggiò un palmo al lato della mia testa, inchiodandomi con quel blu, in cui sarei voluta annegare.
"Era interessante..." Scivolarono quelle parole, quasi a sfiorare con l'alito le mie labbra schiuse.
"Il modo in cui..." Mi sfiorò con una delicatezza immensa il fianco, facendomi rabbrividire. Dio se lo volevo.

Quando presi un profondo respiro, sbottando con la prima cosa che mi venisse in mente, puntando lo sguardo verso la cucina.
"Caffè, qui ci vuole il caffè" passai sotto al suo braccio, avviandomi in cucina, prendendo il barattolo di caffè dal mobile.
Sentendo il suo sguardo lascivo lungo il mio corpo, facendomi fremere, e muovermi impacciata ed agitata.

Mi voltai con il barattolo di zucchero, scontrandomi con il suo petto, virile ancora imperlato da gocce di sudore.
Poggiai la mano sul suo petto, per sorreggermi, presa alla sprovvista, sentendo una scossa, che mi portava a prudere i polpastrelli, ritraendola, sconvolta.
"Merda...scusa...cazzo" farfugliai imbarazzata. Maggie svegliati, santo cielo. Neanche gli zombie parlavano così.

"La tua finezza mi disarma" sogghignò, trattenendo una risata, mordendosi il labbro, scuotendo la testa. Togliendomi il barattolo dalle mani, poggiandolo sulla penisola.

I suoi occhi sembravano un tornado, in cui sarei stata risucchiata a breve, lasciandomi travolgere da quell'onda, in cui provavo centinaia di emozioni, anche se contrastanti.

Scossi la testa, per riprendermi. Andiamo Maggie, ritorna in te. Sussurrai mentalmente. Cavolo, ero una donna di polso, non potevo andare in brodo di giuggiole per un uomo, e che uomo. Basta, basta.

"Spiacente, che tu non possa apprezzarla fino in fondo, la mia finezza" alzai il sopracciglio, compiaciuta, girandomi, per spegnere il caffè.

Lo trovai a sedere, con i gomiti poggiati sulla penisola di legno, passandosi una mano su i capelli, in una maniera che mi faceva...basta pensieri impuri, per cortesia.

Gli versai del caffè, per versarlo anche nella mia tazzina, mettendomi a sedere.
Ne prese una sorsata, soffiandoci all'interno.
"Sai Maggie, apprezzo molte cose" asserì, fissandomi intensamente.

Santa Madre Teresa, aiutami ad arrivare almeno alla prova del dolce.
Deglutii passandomi una mano sul collo scoperto, facendo finta di avere male al collo, annuendo, nella sua direzione, ma senza dargli adito, facendogli credere che la sua affermazione non mi avesse fatto né caldo né freddo. Ed invece cavolo, se mi faceva caldo, stavo diventando un termosifone vivente.

Finii il caffè, alzandomi, cambiando discorso, per uscire da quella situazione.
"Vado a prepararmi, abbiamo la prova del dolce, tra un'ora saranno qui, ed è già tardi"
Gettai fuori, quelle parole a raffica, non sapendo neanche se avessi coniugato bene i verbi, ma poco importava, dovevo solo chiudermi in bagno, e lasciare che l'acqua portasse via il flusso dei miei pensieri, verso Brian.

Annuì, mentre mi avviai in camera. Quando mi ricordai di aver lasciato le mie scarpe nel salottino, aprii la porta scorrevole, trovandomi il dio greco in tutta la sua bellezza posteriore.
Mamma non c'era dubbio, aveva fatto un gran bel lavoro. Aveva un lato B notevole, sodo e tonico. Per tutti gli dei dell'olimpo.
Rimasi imbambolata, quando richiusi la porta, mentre si stava per girare.
Chissà che avrebbe pensato se mi avesse trovato a spiarlo. Che ero una ragazzina in piena crisi ormonale.

Quando mi bussò, aprendo la porta, trovandomi lui davanti, gettando un'occhiata alle mie scarpe, che penzolavano dalle sue dita.
"Forse cercavi queste" alzò il sopracciglio in modo sfacciato.

Quando le presi, strattonandole quasi.
Richiudendo la porta scorrevole.
Cavolo mi aveva colto in fragrante. Mi picchiai mentalmente, sentendolo dire dall'altro lato.
"Grazie Brian" imitando la mia voce. Cafone.

Mi preparai in fretta, mettendomi un tubino nero, con le mie Louboutin del medesimo colore. Lasciando i miei morbidi boccoli, accarezzarmi le spalle.
Vedendo un messaggio di Anny sul display.

Anny

Siamo giù, scendete piccioncini.

Non gli risposi nemmeno, gettando il cellulare nella pochette. Un corno piccioncini.
Lo trovai di spalle, vestito in modo impeccabile, con la giacca in mano, vedendo i muscoli tesi in quella camicia bianca.
Si girò dalla mia parte sorridendomi dolcemente, aprendo la porta per farmi passare.
"Prima le belle donne" sussurrò nel mio orecchio, dietro di me, scombussolandomi, e avvolgendomi con la sua colonia micidiale.

Lo sorpassai con aria non curante. Finalmente le mie facoltà mentali, stavano ritornando a funzionare, anche contro tutte le sensazioni che mi causava.

Uscimmo dalla hall, vedendo la Macchina di Anthony, ed Anny facci un cenno.
Sfortuna volle che io e Brian stessimo nei sedili dietro insieme. L'agitazione era a mille, e quel sedile sembrava microscopico. Le sue gambe tornite, sfioravano le mia, facendomi tremare.

Anthony mi rivolse un'occhiata dallo specchietto, quello sguardo che mi puntava con circospezione. Mi mascherai di un finto sorriso tirato, facendo finta che fosse tutto di una calma totale. Non andava bene nulla, le mie regole stavano andando a farsi benedire.

"Come sta andando...la vostra sorta di 'convivenza'?" Domandò Anthony, mimando le virgolette, per cambiare marcia subito dopo, ricevendo una gomitata da parte di Anny.

Brian si voltò verso di me, serio. Era lunatico. Un minuto prima era scherzoso e quello dopo diventava serio, come se ci fosse qualcosa d'intenso e profondo.

Rispondemmo come al solito all'unisono
"Bene"
"Male" ovviamente non potevamo andare più d'accordo di così.
Si girò di nuovo con lo sguardo che poteva trafiggermi, passandosi una mano su i capelli.

"Alla grande" rispose, vedendo Anthony annuire poco convinto.

Mi arrivò un messaggio.
Anny

E così va alla grande...furbetta!

Gli risposi, coprendo con le mani lo schermo, come se avessi paura che sbirciasse. Neanche le 13enni si comportavano come me. Stupida, mi rimproverai.

Nessun furbetta, ti ricordo che mi hai costretta!

Risposi pigiando invia. Ributtandolo dentro la pochette, poggiandola sulle mie gambe, che non stavano un minuto ferme.

Quando arrivammo, Brian corse ad aprirmi lo sportello, richiudendolo. Sfiorandomi il braccio, sopprimendo quella scarica che mi sapeva accendere come un fiammifero.

Anny mi guardò, soddisfatta, mentre scossi la testa sfinita. Era un complotto, ne ero certa.

Prendemmo postazione, facendoci accompagnare dalla signorina al tavolo tondo.
Era una pasticceria abbastanza minimale. Tutto bianco, solo le pareti a strisce rosa. E le due laterali avevano un muffin gigante come disegno. Ciò che colpiva era la vetrina, all'entrata. C'erano miriadi di dolci e dolcetti di tutti i gusti e forme. E dei piccoli lampadari a goccia scendevano, per renderlo ancora più caloroso.

"Dicono che sia la miglior pasticceria di Firenze" intervenne Anny, che non stava nella pelle.
Mentre Anthony poggiò la mano sopra la sua, annuendo.

Dio, odiavo le cose smielate. Ma devo ammetterlo, erano teneri, bellissimi.

La signorina si avviò verso il nostro tavolo, lanciando uno sguardo ammiccante verso Brian che gli sorrise sornione. Cavolo se mi dava noia. Con quei capelli rossi e il rossetto scarlatto, stronzetta. Invece lui, era un dongiovanni da strapazzo. Ci provava con tutte. Decisi di spezzare la sua nomina da playboy. Non sapeva con chi aveva a che fare.

Mi voltai verso di lui, accarezzandogli una guancia.
"Amore, che gusto preferisci?" Domandai, incendiandolo con lo sguardo, mentre la ragazza si voltò dalla sua parte, sdegnata. Come se si fosse risentita. Già dava per scontato un invito a cena. Col cavolo.

Anny ad Anthony scoppiarono in una risata, mentre Brian penso che mi avrebbe ucciso volentieri. Sicuramente ci sarebbe stato da divertirsi in albergo.
Ma non mi preoccupavo al momento.

"Cioccolata" asserì freddo, vedendo la signorina tenere lo sguardo basso, scrivendolo di fretta inacidita. Ben gli stava.

"Vaniglia" replicai dolcemente, sbattendo le ciglia.

"Cioccolata" rimbeccò di nuovo, voltandosi con aria di sfida. Se voleva giocare, avrei giocato.

"Ho detto vaniglia, e vaniglia sarà" sbottai, quando Anny mi riprese.

"Scusate ma gli sposi siamo noi, in caso vi fosse sfuggito. Ci scusi signorina, vorremmo assaggiarne un po' al cioccolato ed un po' alla vaniglia, ma si anche qualche farcitura, tipo pistacchio o nocciola, faccia lei" rivelò, vedendo la signorina appuntarsi tutto, rivolgendo un sorriso agli sposi ed un'occhiataccia a noi due.

Per la miseria. Sembravo davvero una bambina che faceva i capricci, solo che quando questo insolente mi parlava, non ci capivo più nulla.
Mi scusai con Anny ed Anthony che mi fecero cenno di non preoccuparmi, assaggiando i vari dolci con la farcia e le granelle varie all'interno, dando i vari pareri e stavolta senza discussioni.

Quando Anny ad Anthony si alzarono dal tavolo.
"Andiamo a dargli la conferma, abbiamo trovato un punto d'incontro finalmente" affermarono, dirigendosi dalla signorina.

Ticchettai i polpastrelli sul tavolo in agitazione, tirando fuori il cellulare facendo finta di scorrere i messaggi, quando la sua mano avvolta sul mio polso mi bloccò. Un formicolio mi pervase tra ansia e piacere.

Mi tolse il cellulare dalle mani, come se avessi la presa fatta di burro, incapace di tenere gli oggetti saldamente in mano.
Sbattendolo furente sul tavolo.

Mi girai verso di lui, sgranando gli occhi, mentre mi fissava imperterrito, cupo, con la mascella rigida e la bocca in una linea dritta e fredda.
"Adesso mi dici che cazzo ti è preso?" Sbottò senza ritegno, puntiglioso.

"Non capisco cosa stai insinuando" dissi di rimando, facendo la finta tonta. Sostenendo il suo sguardo di ghiaccio, e se era possibile era ancora più bello incazzato.

"Maggie...non so a che gioco stai giocando, ma io sono stufo" asserì, voltando lo sguardo dall'altra parte, senza darmi motivo di rispondere. Era vero, cosa avrei potuto dire?!?

Regola numero 5:
Non lasciare che nessun uomo abbia l'ultima parola, gli regaleresti una soddisfazione troppo grande, ed aumenteresti il suo ego da maschio alfa.

A quanto pare questa regola mi si era ritorta contro.

Pov. Anny

Forse farli stare in camera insieme ed a stretto contatto non era stata proprio una delle mie idee più geniali, ma ormai era fatta.
Erano entrambi i testimoni, e sarebbero dovuti andare d'amore e d'accordo, almeno così pensavo. Ed invece sembravano Tom e Gerry.

"Anny, sei ancora sicura di farli stare in camera insieme? Forse potremmo ospitare Brian o Maggie" mi prese la mano Anthony, guardandomi dolcemente, facendomi capire il punto.

Scossi la testa.
"Non se ne parla, ormai è così. Dagli tempo, devono prendere confidenza" affermai convinta, allacciandogli le braccia al collo.

Rise divertito, mostrandomi il suo sorriso sexy e quello smeraldo che mi faceva eccitare come la prima volta.

"Ma se litigano anche per una farcia della torta" rivelò facendomi scoppiare a ridere insieme a lui, appoggiando la fronte al suo petto, annuendo.

"Dio sono troppo buffi. Vedrai che risolveranno" gli accarezzai la guancia, quando mi bloccò il polso, girandolo, lasciandomi un lieve bacio.

"Non voglio sapere se litigano per la torta, cosa succede in quella povera camera" ormai ridevo senza ritegno, gettando ogni tanto le occhiate a quei due scapestrati.

"Nulla che possiamo prevedere Mr insolente. Ma sento una sensazione, ed io non mi sbaglio mai" replicai, attirandolo, mentre le sue mani mi strinsero i fianchi con una delicatezza disarmante, poggiando le sue labbra sulle mie, facendomi vibrare e venir voglia di fare subito ritorno a casa.

"Ti amo streghetta" confessò baciandomi la punta del naso che arricciai.

"Io di più mio caro insolente"

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