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Capitolo 11

Virginia.
Sento la sveglia suonare ed ho un mal di testa terribile.
Allungo la mano sul comodino, per prendere il telefonino, e vedere cosa fosse successo la scorsa notte.
Improvvisamente trovo 20 messaggi da parte di Mary:

-Dove sei?
-Ti ha fatto qualcosa quello screanzato?
-Stai bene?
-Rispondimi sono passate 2 ore!
-Se vengo a sapere che ti ha messo le mani addosso, giuro che lo accoltello!
-Virginia....ti prego dimmi che stai bene...

Queste erano quelle principali, le altre dicevano tutte la stessa cosa.
Mi dirigo verso lo specchio e noto di avere in dosso ancora il vestito nero, molto sgualcito. Il trucco è tutto sbafato e ho le occhiaie.
Dopo essermi fatta una lunga doccia, decido di mettermi un pò di correttore per nascondere le borse sotto gli occhi e un vestitino bianco leggero, da giorno.
Per fortuna durante la colazione i miei genitori non si sono accorti che ieri ero tornata tardi, ma mi salgono ancora numerevoli domandi....perché questa mattina mi sono ritrovata ne mio letto? Chi mi ha portata? Chi è lo "screanzato" accennato da Martina?
Mi gira ancora la testa, ma cerco di farmi forza e dirigermi verso la scuola.

Per fortuna sono arrivata 20 minuti di anticipo e ci sono pochi studenti nel liceo. Non volevo vedere nessuno, della sera precedente.
Chissà cosa avrò fatto...ricordo solo del gioco della bottiglia e di Alexander.
Alex....dove starà in questo momento, sicuramente insieme ad un gruppetto di ochette in calore.
Improvvisamente vedo Martina corrermi in contro e abbracciarmi, in modo molto preoccupato.

-Piccola mia stai bene? Cosa ti è successo? Ti ha toccato quel pervertito?!...- iniziò a dire, stringendomi ancora di più, ma la bloccai, tappandole la bocca.
-Calmati, sono viva e vegeta. Chi è il pervertito poi?- le chiesi, calmandola.
-Niente....non ti preoccupare. Basta che non ti ha toccata.-.
-Se lo dici te, è meglio non farsi domande. Ora abbiamo l'ora di inglese, dobbiamo sbrigarci prima che quel hobbit non ci metta una nota e non ci fa assistere a qualcuna delle sue battute infelici.- dissi, iniziando a dirigermi in classe e a ridere con lei.
-Virgi, mi dispiace tantissimo, ma penso di aver dimenticato qualcosa nell'armadietto. Tu avviati intanto, ti raggiungo subito!- mi avvisò scappando, senza darmi il tempo di rispondere.

Mancano 5 minuti al suono della campanella e il corridoio stava iniziando ad affollarsi, infatti era difficile camminare.
Non rendendomene conto, andai a sbattere contro qualcuno e a cadere per terra, lasciando cadere i miei libri dalle mani.
Alzai piano la testa dolorante e vidi la persona, che volevo evitare per tutta la giornata.

-Ehi sei ancora viva?- mi chiese Alex, con il suo atteggiamento molto "educato e gentile".
-Scusami se non vedo gli orchi volgari e rozzi...sai questa capacità non l'ho ancora appresa.- risposi ghignando, alzandomi.
-Allora come ti senti?-.

Cosa? Ho le allucinazioni o Alexander mi ha appena chiesto come stavo?!

-Bene, credo. Perché questa domanda?-.
-Non ricordi niente di ieri?- mi chiese, guardandomi come se avesse visto un fantasma.
-No, l'ultima cosa che ricordo è quando abbiamo giocato a "obbligo o verirità" e a "beer pong". Perché devo sapere qualcosa?- chiesi con noncuranza.
-No, no...è solo che...- ha iniziato a dire, per poi essere subito interrotto da qualcuno.
-Alex, dobbiamo andare prima che la prof. ci faccia la ramanzina!- disse Giorgio all'amico.
-Devo andare- mi disse, per poi andarsene, senza finire la frase.
-Ehi cosa è successo ieri!?-.
-Virginia sono tornata, avevo dimenticato il quaderno. Che succede?- mi chiese Martina.
-Niente, andiamo dai.-.

L'ora di inglese durò un eternità e vedere la professoressa con indosso un vestito di lana rosso con delle calze blu, non aiutava per niente.
A volte penso se lo facesse apposta a vestirsi come un pagliaccio...ha un brillante futuro nel circo.
Dopo inglese c'era: fisica, matematica e arte. Odio quest'ultima materia, perché sono una frana nel disegnare.
L'unica parte bella di questa lezione è quando il professore fa battute divertenti.
Per fortuna oggi è mancata la professoressa di latino e quindi c'erano solamente 4 ore. Dopo questa ora di italiano, sono libera!

La professoressa di italiano è una donnina molto bassa e sulla cinquantina, con i capelli neri e gli occhiali. È molto severa e esige voti molto alti nella propria classe.
Illusa.
L'ora di letteratura (una delle materie che insegna questa professoressa insieme a storia e a geografia) è una delle mie preferite. Non solo perché adoro leggere romanzi vecchi, ma anche perché mi piace commentare ciò che leggo.

-Signorina Morgan, vedo che qui è l'unica che ha letto con attenzione questo libro, perché non ci fa una piccola sintesi?- mi chiese.
-Certo. Il romanzo di Emily Brontë narra la storia di Heathcliff, del suo amore per Catherine, e di come questa passione alla fine li distrugga entrambi. Il tema centrale del libro è difatti l'effetto distruttivo che il senso di gelosia e lo spirito di vendetta possono avere sugli individui. Il signor Heathcliff può sembrare una persona burbera, senza cuore, ma invece è un gentiluomo che farebbe di tutto per la propria amata deceduta...- iniziai a dire, ma fui subito interrotta.
-Cavolate, non è vero per niente. Questo è solamente un libro palloso con nessun senso logico e con un linguaggio che non userebbe neanche mio nonno- iniziò a dire Alex.
-Bhe, sarebbe problematico che tuo nonno utilizzi ancora un linguaggio del 1801...- dissi io sfidandolo.
-Tutto è possibile, mia cara secchiona.-.
-Scusa come mi hai chiamato, babbano?-.
-Ragazzi cosa sono questi litigi in classe!? Non voglio più vedere certi comportamenti da parte vostra e tutto ciò mi porta ad una conclusione: da domani, fino a quando non uscirete da questa classe, starete al banco insieme.- annunciò la professoressa sgridandoci.

Cosa?! Io devo dividere lo stesso banco con questo essere con il quoziente intellettivo pari a 0???
Preferisco andare volontaria agli Hunger Games.

-CHE COSA?- urliamo all'unisolo
-Avete capito bene, ora aprite il libro di letteratura a pagina 125, iniziamo un nuovo argomento.- ci rispose.

La mia vita è finita.

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