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Per sempre

Un uomo dai capelli rossi lunghi fino alle spalle come una dolce cascata era seduto con un lieve sorriso sulla sedia costruita da lui stesso, mentre ricuciva un bottone fungente da occhio a un coniglietto color miele e con buffe orecchie lunghe, canticchiando una dolce melodia. -E cerca di stare attento la prossima volta-. Sorrise dolcemente, riponendo l'amico sul pavimento che prese improvvisamente vita correndo via goffamente, inciampando nelle sue stesse orecchie scucite. -Ah, se non ci fossi io, eh Mousy?-. Un topino meccanico con due occhietti rossi sbucò da chissà dove sulla spalla dell'uomo, strusciandosi sulla sua guancia in cerca di attenzioni. -Ho capito, furbacchione!-. Alzando comicamente gli occhi dorati al cielo, tirò fuori dal taschino del panciotto un pezzettino di formaggio, offrendolo al topo che squittì via felice. -Bene, per oggi può bastare-, si alzò dalla sedia in legno e si stiracchiò, raccogliendo la propria giacca dallo schienale. Con passi lenti e pesanti sulle travi scricchiolanti, attraversò il corridoio poco illuminato, fissato da molteplici occhi vitrei e colorati desiderosi di aiuto. Senza darci il minimo peso, le superò ad una ad una con faccia indifferente, sparendo dietro all'uscita con un flebile -Buonanotte a tutte-. Con le mani leggermente callose per il costante lavoro, afferrò il pomello dorato della propria camera, aprendo la porta in legno come tutto il resto in quel mondo. Quella stanza era semplice, mezza vuota, e il poco che c'era era il frutto del suo lavoro. Ma a lui piaceva la semplicità, proprio come quella bambola a grandezza naturale ai piedi del suo letto, contorta su se stessa come se stesse cercando di raggiungere disperatamente la porta. -Ah, dovresti stare più attenta Maggie-, sorrise dolcemente scrollando lentamente il capo muovendo la chioma rossa, appoggiando la giacca con le spalle piumate sul letto. -Eri così impaziente di vedermi?-. Con cura prese la bambola inverosimilmente leggera per la sua stazza e la ripose sulle proprie ginocchia come per consolarla per il suo piano fallito. -Sai che io non me ne vado da qui...e nemmeno tu-. Con gentilezza accarezzò la guancia di cera mentre un ciuffo ribelle gli cadde sull'occhio truccato. Fissò l'oggetto inanimato per un tempo infinito, finché i suoi occhi non caddero sulla mano bianca che prese nella propria, baciandole il dorso lentamente mantenendo a lungo le labbra sulla superficie dura.
-... Perché...?-
Una lacrima calda scaldò apparentemente la pelle color neve al tatto liscia e lucida. Dei singhiozzi percossero l'uomo, che con lamenti sommessi strinse la piccola mano. Ma Lei rimaneva impassibile anche davanti a quello spettacolo, impassibile come lui l'aveva fatta diventare. Un fantoccio vuoto che sapesse ascoltare, tutto qua. Nessun luccichio di vita in quegli occhi verdi, nessun respiro da quella bocca a cuore.
Nessuna felicità in quella bottega dei giocattoli.

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