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Prologo

Dedicato a Jpcpc79 e alla sua Eli, buon Natale!

L'abitante all'interno del negozio pareva caldo e accogliente. Le luci brillanti che illuminavano l'atrio pieno di merce e di clienti trepidanti gli davano quel tocco che nemmeno la magia era in grado di esaltare.

Ad ogni angolo, gli occhi vispi e luminosi si fermavano si peluche esposti con tanta fierezza, invogliando ogni piccolo mago e strega ad allungare le manine per sentirne la morbidezza.

Avrebbe voluto farlo anche lei, poteva quasi percepire il tocco morbido da fuori, mentre appannava la vetrina con il suo fiato, e in condizioni normali non avrebbe avuto alcun problema. Ma quella non era una condizione normale: era venuta a Hogsmeade con i suoi zii e cugini, che a differenza sua non erano molto adatti a merci e prezzi dei genere. Nonostante le avessero promesso qualsiasi regalo per Natale, non aveva intenzione di chiedere più del necessario.

In fondo, a guardare bene, essere lì con loro a passeggiare poteva già considerarsi un regalo, non avrebbe fatto sperperare il modesto stipendio di zio Arthur per un peluche che non le sarebbe servito.

Sua sorella, prima di recarsi alla Tana da zia Molly e zio Arthur, l'aveva preparata e le aveva ammonito di non chiedere troppo, certe volte loro erano anche più generosi del dovuto fino a prosciugarsi. Non era mai stato nella natura di Elisabeth comunque essere una bambina viziata e pretendere fino allo sfinimento, quel giorno non avrebbe fatto un'eccezione.

Poté sentire dietro di sé i gemelli Fred e George correre in giro facendo irritare il fratello maggiore Percy, che anche senza voltarsi, notò dal riflesso della vetrine che li stava inseguendo con un libro in mano per colpirli, sotto lo sguardo rassegnato della zia. Charlie e Bill ancora non erano apparsi, l'ultima volta che li aveva visti si erano recati al negozio di attrezzature per il Quidditch, per poter osservare e valutare quanto potessero permettersi. Il più grande non era mai stato tipo da Quidditch, avega sempre preferito altre attività ma Charlie... lui viveva per l'avventura e l'azione, avrebbe voluto tanto studiare i draghi una volta diplomato.

Senza spostare gli occhi dalla vetrina, Elisabeth iniziò a muovere piccoli e leggeri passi lungo il perimetro del negozio, ma pochi metri dopo sentì il suo corpicino scontrarsi leggermente contro qualcuno.

"Stai attenta" fece la persona che aveva urtato, con una voce grave e leggermente nasale.

"Scusami..." mormorò lei alzando finalmente lo sguardo con un'espressione dispiaciuta.

La persona che si trovò davanti era un ragazzo, apparentemente della stessa etá di suo cugino Bill; ma a differenza del parente, quello sembeava essere uscito da una foto in bianco e nero: un lungo Montgomery lo fasciava fino al ginocchio, decorato con una sciarpa nera dai bordi ricamati con un filo dorato e con un corvo inciso alle estremità; la pelle del giovane era piuttosto pallida e una corposa capigliatura riccia sbucava fuori da una tuba di ottimo materiale. Doveva essere uno di quei figli di famiglie straricche che passavano pomeriggi interi a Hogsmeade per comperare regali a tutta la stirpe, suo padre aveva sempre menzionato questo rito.

Ma una cosa la colpì: il suo sguardo. Occhi di ghiaccio, uno più scuro dell'altro con un serpente che sembrò fissarla, spenti come una notte senza stelle; e davanti al viso un consistente ciuffo bianco ondeggiava per la brezza invernale.

Aveva mormorato un semplice scusa, senza toni troppo alti,con tutta la naturalezza di una bambina della sua età. Eppure quel gesto lo aveva un attimo colpito, non essendo più abituato adun trattamento tanto rispettoso. Gli era bastato un secondo: quella piccoli a l'aveva già vista, a casa degli zii Malfoy ormai quattro anni fa.

Il suo visino non era cambiato affatto, rispetto alla sorella aveva lineamenti nettamente più morbidi e dolci, come il suo carattere.

Adesso stare davanti alla vetrina di Zonko senza prestare attenzione a niente diventò particolarmente difficile: aveva accanto una persona conosciuta, ma questo significava anche che nei paraggi c'erano i Weasley, che Antheo avrebbe preferito non incrociare. Però avrebbe voluto chiederle se nella sua mente vi era ancora il ricordo della nascita di Draco, per sapere se si ricordava, anche solo vagamente, di lui.

"Guardi qualcosa in particolare?" le chiese invece, rinunciando alla prima intenzione, consapevole che non avrebbe avuto una risposta carina, soprattutto dopo tutto quello che era successo.

"... no niente, solo una sbirciatina".

"Sicura?" Era una bugia, ma a fin di bene. Aveva visto perfettamente che il suo sguardo era stato catturato da un peluche a forma di Unicorno esposto in uno degli scaffali, nell'unica ala dove la merce non riguardava gli scherzi. La piccolina continuò ad annuire, senza staccarsi dalla sua versione, e lì si poté vedere chiaramente come la famiglia Kinghore le avesse trasmesso i buoni valori in modo impeccabile.

"E tu cosa stai guardando?"

"... niente, solo una sbirciatina" gli scappò un sorriso, morbido e dolce tornando a guardare il visino amichevole di Elisabeth contrarsi in una smorfia divertita per il verso fatto. Se ci fosse stata Alexandra Kinghore al suo posto, altro che risatina divertita: lei aveva sempre avuto un carattere più forte al punto da provare a sfidarlo a scuola quando Antheo e Bill avevano molta voglia di infastidirsi a vicenda. Ringraziò quel momento.

"Eli!" Una voce a lui troppo familiare arrivò alle orecchie anche se ancora lontana. Antheo entrò velocemente dentro il negozio, non aveva affatto intenzione di scontrarsi con Bill davanti a tutti in un luogo del genere. A Hogwarts era un discorso, a Hogsmeade preferiva non farsi riconoscere.

Osservò Charlie e Bill venire incontro alla cuginetta accarezzandola la testa e invitandola a seguirli per riunirsi con il resto della famiglia. Non sentì le parole e la voce, ma osservando le loro bocche poté capire i loro discorsi, e confermare i suoi pensieri: quell'Unicorno costava parecchio, eppure lei aveva preferito rinunciarci piuttosto che fare i capricci, tutto il contrario di suo cugino Draco che si sarebbe rotolato per terra mettendo in imbarazzo sua zia Cissy.

Aspettò che fossero ben distanti, percorrendo delle piccole che secondarie per arrivare da dietro senza che lo notassero. Lei, osservando tutti gli altri, era l'unica a non avere ancora nulla come regalo, ma ancora per poco.

La chiamò non appena i Weasley voltarono l'angolo superata la fontana, in modo che si trovassero da soli esattamente come prima. Le passò il pacchettino con l'Unicorno dentro, tenendo le sue manine per un certo lasso di tempo, non sapendo che da quel tocco sarebbe scaturito un legame che non si sarebbe sciolto facilmente.

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