~ 1 ~
Quel prato pieno di candide margherite che all'alba aprivano le loro testoline allargando i petali e salutando i padroni di casa ormai era diventato parte della sua vita. Svegliarsi con quel buongiorno, per poi voltarsi a guardare nel suo letto era diventato un rito a cui non avrebbe mai rinunciato.
Antheo sorrise rilassato nel scorgere la figura di Elisabeth ancora assopita sotto le coperte, con quello sguardo angelico e rilassato che contagiava anche gli animi più complessi. In alcuni momenti ancora faticava a realizzare che fosse tutto reale, dopo tre anni ancora non si era abituato all'idea che fosse tutto finito, che aveva con sé la persona migliore che gli fosse potuta capitare. Era sempre stato cosciente della lunga fila che prima di lui si era lasciata dietro, per questo in certi momenti era quasi impaurito all'idea di risvegliarsi in quella cella e scoprire che fosse stato tutto un sogno da cui non avrebbe mai voluto svegliarsi, un sogno che era durato la bellezza di quindici anni dal loro primo incontro.
Ritrovarla sotto le vesti di un guaritore che per la prima volta non aveva voluto girare la testa dall'altra parte era stato un miracolo, un miraggio o forse un'illusione che la morte voleva giocargli, ma anche lì ne era uscito vivo e più forte. Ora aveva solo delle piccole questioni familiari, come far accettare a sua madre la loro unione e tutto sarebbe finalmente filato liscio.
Non volle svegliarla, non dopo il turno che si era ritrovata ad affrontare il giorno prima, vederla tornare a casa strisciando per il lavoro e la corsa da un reparto all'altro era già stato triste - e Antheo si era trattenuto dall'andare al San Mungo a fare il diavolo a quattro ad Edward Kinghore per il carico dato alla figlia. Scese le scale con il suo solito passo silenzioso, chiamando sottovoce Boby e Kalien perché fosse pronta la colazione. Aveva avuto una mezza idea di fargli trovare la colazione a letto, giusto per farle iniziare la giornata in modo più rilassato, ma presto constatò che il lavoro l'avrebbe comunque buttata giù dal comodo materasso.
"Da quando dormi tutta la notte?" ad accoglierlo fu la voce di Draco, che lo osservò dal fondo delle scale con uno sguardo divertito e perplesso.
"Forse da quando posso rilassarmi senza preoccuparmi del domani" rispose Antheo con una bella nota ironica nella voce, "Quando sei entrato?"
"Ho potuto sentirti alzare, mi hanno fatto entrare gli Elfi" era un po' tipico di quel ramo dei Malfoy non aspettare il permesso del padrone di casa per varcare la soglia, e con Antheo le libertà si erano anche allargate ulteriormente, avendo a che fare con un parente. A dirla tutta a lui non era mai piaciuto quel modo di fare, troppo invadente soprattutto in quei momenti di calma dove voleva che Elisabeth si rilassasse prima di ogni cosa, ma constatarlo e contestare la procedura non aveva mai portato a niente.
"non sei di sicuro qui per chiedermi come ho passato la notte, che per tua informazione è andata molto bene" si sedette sulla sua sedia, a capo tavola come un buon padrone di casa e invitò il cugino ad accomodarsi, "Cosa vuoi?"
"Non hai ancora perso il tuo infallibile intuito. questo a zia Bellatrix farà molto piacere. Ma come vuoi, arrivo al punto: non ti senti, di tanto in tanto... stretto in questo mondo?"
"Come da trent'anni a questa parte, direi. Perché?"
"Perché... sai io a volte penso... che in fondo noi potevamo fare qualcosa".
Antheo emise una risatina nervosa, senza aprire la bocca. Di nuovo lo stesso discorso, ormai andava avanti da settimane. Draco si era svegliato con una certa voglia di rivoluzionare il provvisorio Ministero e tutta la burocrazia, oppure aveva voglia di una terza guerra-spargi cadaveri e sangue ovunque, niente di più malato.
E lui odiava quella burocrazia? Certo che sì. avrebbe voluto che le cose andassero diversamente? quello sempre, ma non poteva né voleva tornare indietro, non dopo aver visto l'altra faccia della medaglia che lo avrebbe solo portato al consumo fisico e mentale. Se amava quello che aveva, E LO AMAVA, doveva accettare le conseguenze e l'aspetto fino in fondo. Prima o poi si sarebbero abituati.
"ti rendi conto che tutto questo discorso è un suicidio Draco? Ne abbiamo già parlato".
"andiamo Antheo! La mia famiglia ha perso la dignità e il rispetto per colpa di Potter e di tutto lo squadrone di buoni soldati quali erano! Non capisci? Tu sei finito in prigione, io mi sono dovuto nascondere... insomma, capisci che per me vivere così è difficile? Così come per tua madre, tuo padre, tuo zio che si è rifugiato in Francia..."
"e tu capisci che se provi ad agire in questo modo ADESSO come minimo ti lanciano una Maledizione sul posto senza nemmeno guardarti in faccia? Accettalo abbiamo fatto quello che abbiamo fatto, ora si va avanti".
Draco emise uno sbuffo sonoro, beccandosi un'occhiataccia dal cugino. Elisabeth era ancora assopita - così sperava Antheo - e ci mancava solo che un loro litigio potesse svegliarla. Ora che poteva riposarsi almeno un'ora in più, non le avrebbe fatto passare una mattinata sotto quelle parole che spesso potevano scalfire in modo brusco e irreparabile tutta la vita che si stavano costruendo. Per lei Antheo avrebbe rinunciato al suo stesso sangue, anche se dovevano abituarsi entrambi al proprio passato.
"non ti facevo così debole da innamorato, sai?"
"non è debolezza, ma amore e consapevolezza che tornare indietro ucciderebbe tutto e tutti. non dimenticare che i tuoi ci sono quasi rimasti secchi per cercare te, così come tutte le vittime che non c'entravano niente e tutte quelle che si sarebbero potute salvare. Ora Teddy mi odia, i Wealsey hanno poco su cui poter vivere, metà della mia famiglia non c'è più ed io cerco di rimettere a posto i pezzi uno per uno. Pezzi he abbiamo rotto NOI per colpa di un PAZZO che ci ha abbindolato con i suoi discorsi plateali" quelle ultime parole vennero pronunciate con un tono un po' più acido del normale, ma era vero: si erano fidati di una maschera che aveva portato loro solo cicatrici profonde e non ancora rimarginate, e tutto il mondo ancora li considerava pericolosi. La sua machera, però, non sarebbe andata in pensione, né il braccio con il marchio spaccato in due da un taglio avrebbe cancellato quello che è.
Una parte di sé la pensava come Draco, vero, avrebbe dato tutto per l'infanzia che aveva vissuto, ma se il prezzo da pagare era stato capace di ridurlo come tre anni prima... avrebbe trovato delle strade alternative per non buttare giù secoli e secoli di storia della magia.
Quell'ultima spiegazione sembrò zittire del tutto il cugino, non disse niente per un po', rimanendo con lo sguardo perso nel vuoto. Quel lasso di tempo sembrò purificare l'aria che si era intrisa di nebbia e malcontento, diede tempo a tutti e due di poter riflettere sulle parole pronunciate e su quelle da pronunciare, diede tempo di accettare il fatto che ogni possibile persino sarebbe stato solo un aeroplano di corte senza peso e senza meta.
Il silenzio aveva inondato la sola da pranzo e immobilizzato i corpi, persi nei loro pensieri, con le immagini del passato che ancora cercavano abile in una mente che non avrebbe più aperto le sue porte.
"Tu ami Astoria, Draco?" chiese poi Antheo comprendo quel momento così tranquillo.
"Che domande... certo che la amo".
"Allora, per il bene di questo amore, non tiriamo più fuori questo discorso".
Dei passi al piano di sopra attirarono l'attenzione dei due cugini, Elisabeth scese le scale venendo accolta dai due Elfi Domestici che le augurarono il buongiorno. Antheo e Draco assunsero lo sguardo più rilassato che poterono mostrare, Antheo non aveva nessuno voglio di farla preoccupare dove non vi era motivo, non si erano detti nulla e per il bene della famiglia di entrambi non sarebbe uscito nulla della loro bocche.
Lei si presentò con quel sorriso raggiante capace di Illuminare anche le mattine più grigie, e Antheo poté percepire le margherite nel loro prato fiorire del tutto.
"Buongiorno" mormorò Elisabeth stampando un delicato bacio sulla guancia di Aritheo, che venne ricambiato con uno più dolce sulle labbra. Si accorse solo dopo della presenza di Draco, ma al ragazzo non diede fastidio, almeno sapendo la piega che la mattinata aveva rischiato di prendere.
"Non sapevo fossi qui Draco, fai colazione con noi?"
"Sei gentile Elisabeth, ma sono solo venuto per un saluto" rispose educatamente Draco sorridendo. Era una pratica che suo cugino avere imposto: Elisabeth era diventata sua moglie e tutti avrebbero dovuto trattarla con il rispetto e la gentilezza che meritava.
Draco lasciò la dimora Lestrange restituendo privacy ai due giovani coniugi. Antheo invitò la ragazza ad accomodarsi a tavola per mangiare, voleva che fosse in forza per affrontare un'altra estenuante giornata, lui invece avendo a che fare con dei ragazzini a scuola quella fatica non la sentiva particolarmente.
"Come mai tuo cugino è venuto a farci visita?" chiese poi mescolando lo zucchero nel tè.
Antheo incassò la domanda con tranquillità, conosceva bene le doti empatiche dea moglie e sapeva che un pensiero troppo ambiguo l'avrebbe messa in allerta. Il suo talento da occlumante sarebbe tornato molto utile, per il bene di Elisabeth non avrebbe fatto passare nemmeno una virgola di troppo.
"Nulla di che, le solite lamentele. Zio Lucius dovrebbe imparare a farsene una ragione".
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro