3. La mia prima festa di liceali
Così il giorno dopo Matt, Jenette ed io usciamo dal palazzo che sono le dieci e seguiamo le indicazioni di google maps per raggiungere l'indirizzo che ieri mi ha fornito Avan. A piedi da sobri ci mettiamo una mezz'oretta... fortuna che ho messo gli skinny, sto morendo di freddo anche così. Jenette batte letteralmente i denti e continua a tirare la gonna del suo vestitino per coprire qualche centimetro in più di gamba; per non parlare dei tacchi! Di solito non ho troppo fastidio ad indossarli ma la combinazione piedi gelati e marciapiedi dissestati mi fanno invidiare le StuperStar che porta Matt.
Finalmente il displey del mio cellulare si illumina con la scritta:
"Gira a destra per W78th street, la tua destinazione sarà sulla sinistra".
Rincuorata guido i miei amici imboccando la strada indicata.
Subito si riconosce la casa della festa.
Mat: -Che dite è quella?- chiede ironicamente Matt indicando l'edificio illuminato da luci colorate dal quale proviene la musica pompata al massimo. Ci avviciniamo ancora.
Eli: -Direi di si! Non credo dentro potremo tanto discutere quindi lo dico qui: per l'una massimo ci troviamo in questo angolo e andiamo a casa, qualunque cosa succeda.- grido per sovrastare il casino generale di urla e musica, sia Matt che io guardiamo Jenette con sguardo truce.
Mat: -Non mi interessa se sei riuscita a trovare una stanza per appartarti con Nathan Kress: all'una devi essere qui.-
Jen: -Ho capito, non sono scema: all'una qui.- ripete alzando lo sguardo al cielo, per qualche istante stiamo tutti in silenzio. Per quanto mi riguarda è la prima festa liceale a cui partecipo ed ho un po' paura.
Mat: -Dunque che si fa, entriamo?-
Jen: -Direi, siamo venuti qui apposta e fa un freddo del cazzo.-
Eli: -Vi prego, stiamo assieme almeno all'inizio?- propongo mordicchiandomi il labbro inferiore, Janette mi prende per mano con un sorriso.
Jen: -Smetti di farti paranoie che poi ti diverti.- esclama trascinandomi per il polso verso la casa, Matt ci segue a qualche passo.
Nonostante tutti i film di liceali visti e rivisti, nonostante i racconti di Jenette e di mio fratello, non sono pronta a quello che mi aspetta varcata la soglia. Oltre al must della musica altissima, la calca di persone è così densa che entriamo a fatica e ci facciamo strada strisciando tra i corpi di ragazzi non troppo sobri. Uno mi fa un sorrisino e ammicca.
Eli: -Scusa, non volevo!- urlo, lui mi manda un bacio e capisco che per lui non è stato spiacevole lo strusciamento. Stringo la mano di Jenette perché Matt lo ho già perso. La bionda riesce a trascinarmi un po' fuori dalla calca verso un tavolo con una distesa infinita di bottiglie, credo tutte bevande alcooliche; Jenette mette le mani sul gin e sulla lemon prendendo due bicchieri, abilmente mixsa le sue bibite e mi passa un bicchiere. Lo guardo arricciando il naso.
Jen: -Non ti diverti se non bevi!- esclama buttano giù tutto d'un fiato l'intruglio e prendendo una nuova bottiglia. Le passo il mio bicchiere.
Eli: -Passo, non c'è tipo del the alla pesca?- chiedo, lei allunga il collo per vedere tra le numerose bottiglie e scuote la testa.
Jen: -Non credo sia tra le bevande predilette ad una festa di adolescenti con gli ormoni a mille... ma se vuoi ci sono i preservativi.- risponde mettendomi in mano una confezione rosa.
Eli: -Non credo serviranno.-
Nat: -Ti sconsiglio il sesso non sicuro ad una festa del genere, rischi di finire con la mononucleosi prima ancora di spogliarti.-
Entrambe ci voltiamo verso la voce alle nostre spalle.
Nat: -Ciao, sono Nathan, piacere.- si presenta allungando la mano verso Jenette con un affascinate sorriso.
Jen: -Io sono Jenette, piacere.- ribatte la bionda stringendo la mano tesa del ragazzo, poi alza lo sguardo su di me.
Jen: -Oh, lei è Elizabeth una mia amica.-
Nat: -Sei quella della pallonata, vero?- ridacchia porgendo anche a me la mano, la stringo arrossendo al ricordo dello scorso pomeriggio.
Nat: -Comunque... conoscete qualcuno qui?-
Jen: -Amici di amici.- mente prontamente Jenette rivolgendomi uno sguardo che leggo come "sparisci di qui e lasciaci soli".
Eli: -Amh, io cerco il bagno...- annuncio la scusa più sensata che mi viene in mente.
Nat: -Sbocco?-
Eli: -No, io non be...-
Jen: -Penso sia lì dietro, vedo che c'è coda...-
Nat: -Ah si, oppure se non vuoi aspettare sali le scale e al secondo piano infondo al corridoio ne trovi un altro... nessuno lo utilizza mai!-
Eli: -Grazie.- li congedo strisciando nuovamente in mezzo alla ressa di adolescenti ormonati. Mentre passo il mio culo viene toccato un paio di volte da gente che non conosco e la cosa mi mette a disagio. Infine trovo le scale ed esco dalla calca facendo i primi gradini. Sconsolata mi siedo sullo scalino con il viso nascosto tra le ginocchia.
Voglio tornarmene a casa, come ho potuto pensare di divertirmi ad una festa del genere? Il mio sabato sera ideale è con Matt e Janette a guardare un film, magari American Psycho che è il mio preferito... questo non è il mio ambiente, Avan non è alla mia portata e odio questo casino.
Con un gemito di frustrazione per la mia inadeguatezza all'occasione sollevo la testa e guardo l'ora sul cellulare: 10:48. Che palle. Nonostante Matt ci abbia perse all'inizio non ha scritto nulla il che vuol dire che almeno a lui piace la festa. Chi sa dov'è e con chi. Mi perdo a cercarlo tra i ragazzi.
Poi scorgo uno sguardo annebbiato dall'alcool puntarsi su di me con un ghigno, mi manda un bacio sulle dita e ammicca nuovamente. Non mi sembra di conoscere quel ragazzo; poi ricordo il tizio dell'inizio e il nostro struscimento involontario. Viene verso di me. Mi alzo in piedi e, non trovando alternative, salgo i gradini cercando un nascondiglio al piano superiore. Sono a metà corridoio quando sento una voce e, temendo che sia lui, mi infilo nella prima stanza sbattendomi la porta alle spalle. Un ovazione di meraviglia sfugge dalle mie labbra e mi addentro nella stanza.
Dev'essere la camera di Avan.
Lungo una parete sono addossati due armadi con le ante coperte di scritte in indelebile e poster di calciatori. La scrivania è sommersa di libri e fogli dai quali spicca un portatile Apple ancora acceso. La luce della luna filtra dalla portafinestra semiaperta attraverso la quale si accede ad un balcone. Sopra il tavolo ci sono diverse mensole con libri, pupazzi, uno stereo e raccoglitori mentre l'ultima si inarca leggermente sotto il peso di una quindicina di coppe. Sopra al letto accantonato in un angolo invece è appesa al muro una bacheca con decine e decine di foto che ritraggono Avan nei momenti più disparati.
La bellezza e l'accoglienza di questa camera mi fa scordare il mio inseguitore e, quasi senza rendermene conto, muovo qualche passo verso il letto. In ginocchio sul morbido piumone blu scuro guardo una ad una le foto e mi mordicchio il labbro inferiore... quant'è bello.
Resto a scorrere le immagini una ad una per parecchio tempo e resterei ancora immobile così se qualcuno non aprisse la porta della camera.
Ava: -Hey, che ci fai qui?- domanda una voce alle mie spalle, mi volto e il mio cuore sale in gola quando riconosco Avan Jogia. Sta benissimo con la camicia bianca e i jeans blu scuro con qualche strappo. Le sue labbra si distendono in un sorrisino quando mi riconosce.
Ava: -Ti stavo cercando.-
Eli: -Mi hai trovata.- mormoro rossa in viso mentre scendo dal letto, fa qualche passo verso di me.
Ava: -Se fossi rimasta giù non sarebbe stato troppo difficile: sei l'unica ragazza vestita, credo.-
Eli: -Faceva freddo per indossare la mini.- ammetto mordendomi poi la lingua per la stupidaggine appena detta.
Ava: -Voleva essere un complimento il mio.- sorride, restiamo con lo sguardo sospeso per qualche istante prima che io lo distolga e lui si chiarisca la gola.
Ava: -Come va l'occhio?-
Eli: -Bene, credo.- biascico mentre le sue dita si posano sulla parte nera della botta.
Ava: -A te non sta male, l'ematoma.- commenta alzandomi il viso dal mento con l'indice e spostando una delle mie ciocche del ciuffo dal viso.
Eli: -Grazie, credo.-
Ava: -Dispiace così tanto.-
Eli: -Non mi fa male, davvero.-
Restiamo ancora per qualche istante a guardarci.
Ava: -Io in tutto questo non so ancora il tuo nome, volevo chiedertelo ieri ma dopo una mezz'ora passata a chiecchierare mi sembrava stupido...- dice arrossendo lievemente.
Eli: -Mi chiamo Elizabeth Gillies, puoi chiamarmi Liz... o almeno così fanno i miei amici.- sussurro più paonazza di lui abbassando lo sguardo sui nostri piedi.
Ava: -D'accordo, Liz. Comunque io sono Avan Jogia... non ho soprannome.-
Eli: -Mi piace Avan.- dico quasi senza riflettere.
Eli: -Cioè come nome è originale.-
Ava: -Anche a me piace il tuo, Elizabeth.-
In questo momento la porta alle sue spalle si spalanca ed entra nella stanza una ragazza dai capelli castani perfettamente piastrati; indossa un minivestitino strettissimo e delle décolleté vertiginose.
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