21
Pov. Joshua
La serata era andata bene. Con Carlotta era andata bene sopratutto. O almeno ad inizio serata così sembrava. Mentre sulla fine era tutto cessato, caduto, raso al suolo e spazzato via come foglie secche che si sbriciolano rimanendo solo lo stelo. Non credevo che fosse solo il fatto di qualche reggiseno lanciato. Di qualche occhiata ricevuta dalle fan. Era normale, e questo lei lo sapeva. Le avevo chiesto anche scusa, per come era andata a scemare la nostra relazione. Dovevo dirle di più, ma quando hai poco tempo a disposizione cerchi una parola che racchiuda il tutto. Ed il mio "mi dispiace" racchiudeva tutto ciò.
Era rientrata in camera, e di nuovo il senso di perdita mi accompagnava, e mi colpevolizzava di non essere stato più combattente. Ero un perdente sul campo di battaglia amoroso.
Questo muro ancora a dividere certezze, consapevolezze, ed i nostri corpi bramosi di aversi. Non potevamo mentire su ciò. L'elettricità di quando stavamo pelle contro pelle era tangibili.
Decisi per una volta di porre fine a paure inutili, di non rimandare a domani ciò che potevo fare oggi. Di non sentirmi più un vigliacco, codardo e coniglio.
Decisi di parlarle, perché stasera sentivo che era giusto dirle tutto. Perché il domani non sapevamo cosa riservava. Ed io non volevo più conservare le colpe che pesavano come massi di pietra calcarea.
Aprii la porta di camera, con ansia e il cuore che soffocava il petto. Ma con la voglia di vedere i suoi occhi pacifici, su ogni mia singola parola.
La richiusi con un cigolio debole, infilandomi la carta magnetica nella tasca del jeans.
Alzai una mano stretta in un pugno debole, quando sentii i suoi passi docili sulla moquette, ed un mormorio basso.
Attaccai l'orecchio. E potevo sembrare uno stalker, uno psicopatico. Ma era ritornata la mia ossessione e tutto ciò mi rendeva nevrotico.
"Mitch...mi manchi" la sua voce dolce, bisognosa, amorevole. Una voce che con me non usava più. Una stretta come una morsa, un piccolo strappo sul punto dolente. Il suo primo pensiero era stato sentire lui. Certo era il suo ragazzo cosa cazzo mi aspettavo?! Che si buttasse tra le mie braccia e mi avrebbe implorato di farla godere tutta la notte?! Dio, l'avrei fatto se solo me l'avesse chiesto, o anche solo fatto intendere. Non aspettavo altro che riassaporare la sua pelle prelibata e succulenta. Una dolce ciliegia fresca di stagione, una susina.
Aprii il pugno della mano, poggiando il palmo sulla porta fredda, per tirare un sospiro ed arrendermi tra le mura di camera mia.
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Il bagliore caldo che derivava da fuori, riverberandosi all'interno della camera, mi fece svegliare a fatica. Oggi Carlotta mi avrebbe sottoposto a delle domande, ed una presentazione, che avrebbe messo come primo punto del programma. Immaginavo se avesse riflettuto a lungo, se si fosse fatta una delle sue scalette, e se fossi riuscito a rispondere adeguatamente a tutte senza finire nel baratro della perdizione.
Mi lavai accuratamente, ed il mio stato di sonnolenza ancora mi faceva da compagno.
Yuri mi venne ad avvisare che sarei dovuto scendere tra cinque minuti massimo.
Immaginavo l'avesse mandato Carlotta.
Mi misi un pantalone a cavallo basso nero con le bande di pelle ed una maglietta di lino a maniche lunghe con uno scollo a V.
Chiusi la porta con un tonfo debole e mi affrettai giù per le scale, e come sempre non aspettavo l'arrivo dell'ascensore. Non ne avevo motivo se dentro quella gabbia di metallo lei non era con me, a condividere lo spazio che avrebbe conservato per breve tempo i nostri respiri lontani e cosi vicini.
Mi aggiustai il laccio della scarpa, all'interno, ed andai verso il salottino, dove due poltrone rosse erano già in posizione laterali.
Mi guardai intorno, vedendo Carlotta sorseggiare un caffè al bancone del bar, tenendo una cartellina sul petto.
Lo riposò sul bancone di legno, per poi girarsi e cadere sulla mia figura.
"Buongiorno" mi salutò formale, come se fossimo due estranei che si vedono per la prima volta, o gente di passaggio a cui vuoi elargire un saluto per cortesia. Si portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio impreziosito dai diamantini turchesi. Li aveva conservati.
"Buongiorno?" Le domandai inarcando un sopracciglio e vedendola prendere postazione sulla poltrona rossa imbottita. serrò le gambe per poggiarci sopra la cartellina verde, con dei fogli in bella vista.
"Ti aspettavi un saluto accompagnato da una samba?" Si fece beffa in modo serio, agganciandosi l'ultimo bottone della camicetta per non rivelare il suo decoltee generoso, e senza guardarmi.
Mi sedetti, sopprimendo una risata, mordendomi il labbro inferiore dove ora i suoi occhi pacifici di posarono, divenendo bagliori luminosi e scintillii.
"Una samba sarebbe gradita con questa gonna di pelle. Rende giustizia alle tue natiche" proclamai con tono sfacciato, vedendola cambiare colore. Finché non chiamò Samuel che si mise dietro la telecamera, per inquadrare da prima solo lei.
"Salve a tutti, questo è un nuovo programma, dedicato ai cantanti e i loro retro scena. Questa settimana avremo modo di vedere da più vicino, un cantante amato da molte ragazze. Un idolo anche per le mamme. Ci ha incantato con la sua voce, ed in poco tempo è salito in vetta alle classifiche con le sue melodie pop ed R&B. Sto parlando di...Joshua Wilson" mi presentò professionale e senza perdere il filo del discorso, guardando sempre la telecamera con un sorriso finto. Sapeva che conoscevo i tratti del suo volto. Ma chi non poteva saperlo avrebbe pensato che era un sorriso capace di illuminare tutto il programma senza l'uso delle luci che erano state disposte ai lati, per darci un colore che rendesse giustizia.
"Ok. Aspettate" proruppe Samuel, mentre Carlotta si alzò, controllando come fosse venuto.
"Si poi la musica prima della presentazione compreso l'effetto degli applausi la inseriranno, Amanda e Tania." Gli spiegò Carlotta, dandogli una pacca sulla spalla ed un sorriso per tornare a sedersi.
"Riprendiamo" accennò a Toby, che si piazzò con la telecamera già puntata verso di me.
Mi diedero un ritocco al viso, con il pennello. La solita ragazza di ieri sotto lo sguardo di Yuri entusiasta, e ripartimmo.
"Salve a tutti. Grazie mille Carlotta. In effetti sono stato fortunato ad aver avuto così tanto successo. Ma soprattutto dovrei ringraziare i fan che mi sostengono" la guardai negli occhi, vedendola annuire e mantenere il profilo professionale. Ma notavo le sue gambe che cercavano una posizione comoda in quella poltrona fin troppo comoda.
"So che hai iniziato a suonare da ragazzino. È la passione da dove ti nacque? Hai qualcuno in famiglia che ti ha trasmesso questa passione verso la musica?" Ogni tanto gettava l'occhio verso i fogli, ma più che altro sapeva. Ma il pubblico aveva bisogno di risposte. E forse anche lei, ma non sulla mia passione.
Presi un respiro, poggiando gli avambracci sulla poltrona, ed appoggiando la caviglia sul ginocchio opposto. Così tornai verso i suoi occhi freddi ma dolci, tranquilli ma ansiosi.
Come uno di quegli anelli che trovavi nelle riviste e cambiavano colore, secondo il tuo umore.
"No. Anzi in casa mia posso dire che sono tutti stonati. Forse ho sentito qualche volta mia madre cantare mentre cucinava e non so come abbiano fatto i vicini a sopportare la sua voce" mi fermai un attimo, vedendo Carlotta cercare in tutti i modi di reprimere una fragorosa risata che avrebbe fatto scoppiare l'intero Hotel. Lo sapeva bene quanto fosse stonata mia madre.
La guardai alzare gli occhi al cielo e sventolarsi una mano, per poi spiegare la mano come ad invitarmi a proseguire.
"Credo che questa passione sia arrivata, quanto mi fu regalata la mia prima chitarra. Adoravo scrivere pezzi di canzoni, erano frasi che nascevano dalla mia testa quando non stavo attendo durante le lezioni scolastiche. Perché la mia mente viaggiava lì. Mi fu regalata questa chitarra da una ragazza che a quel tempo era una mia amica. Mi fece credere che me l'avevano fatta i suoi genitori. E quando li ringraziai, sua madre mi disse che...questa mia amica...di cui non posso far nome, aveva rotto il suo salvadanaio e diede tutti i soldi che si era messa da parte, per comprarmi la chitarra. Ed è lì che mi sono reso conto che era molto di più" rivelai tutto, guardandola dritto negli occhi. I suoi si velarono come i miei. E se non ci fosse stato nessuno, mi sarei alzato per abbracciarla, baciarla. Per amore dolce, non per passione irruente. C'era un velo di armonia e tenerezza su di noi, che volevo solo coccolarla. Era tanto sbagliato? Lo desideravo più di ogni sesso al mondo. Tenerla solo tra le mie braccia. Il suo mento traballò, e vidi una lacrima sospesa sotto la sua rima cigliare, che con il batter di ciglia cadde velocemente sul foglio della cartellina, che si affrettò a coprire con la mano.
"Da come ne parli...sembra una ragazza, che ha significato per te" la sua voce si smezzò quanto bastava per avvertire il suo cuore galoppare veloce verso il mio. Ma tentò di rimanere con il finto sorriso e con la sua postura professionale.
Risi di cuore, annuendo.
"È stata sempre la mia musa. In ogni frase che scrivevo ritrovavo lei. Vedevo il suo volto e le parole nascevano in testa e si riverberavano tra dei fogli bianchi" continuai a dirle, cose che parlavano di noi. Avevamo instaurato quel filo ed ora ci eravamo impantanati in una cosa più grande di noi. Domande sempre più difficili.
"La senti più questa ragazza?" Chiese come se fosse una domanda di una elevata importanza. E per noi due era così.
"Non l'ho sentita per svariati anni. Ma ultimamente ci siamo ritrovati. E mi era mancata. È sempre stata importante per me. Credo che di lei non mi sia mai dimenticato" abbassò lo sguardo con un dolce sorriso genuino, dove una piccola fossetta fece capolino. Era il sorriso sincero e di cuore. Quella che la faceva trepidare.
E non m'interessava se Yuri ci guardava e scuoteva ogni tanto la testa, se Samuel e Toby non ci capissero un cazzo di ciò di cui stavamo parlando.
"Quindi pensi che sia una fiamma spenta o accesa?" Si riprese, tossendo debolmente e incatenando i nostri occhi che straripavano in un mare di emozioni, che avvertivamo solo noi. Cavalcavamo su quelle onde, e venivano risucchiati dentro, senza poter tornare a riva. Troppo stanchi per nuotare.
Mi morsi il labbro, annuendo. Era sempre stata così. Era stata sempre una fiamma protetta da una campana di vetro per non far morire quella fiammella e vederla restare dolce ad ondeggiare sullo stelo.
"Accesa. È sempre stata accesa. Anche adesso" le rivelai con voce intensa, mentre i suoi occhi su bagnarono.
Fece cenno a Samuel d'interrompere un attimo, e la guardai alzarsi di fretta. Come se avesse avuto paura, come se avesse un peso che non la facesse respirare.
Yuri si girò, venendo verso di me.
"Dove va? Cazzo! Domande più inerenti Joshua" mi riprese risoluto, mentre mi alzai di conseguenza.
"Mi dai un fottuto attimo? Grazie" ribattei brusco, andando verso Carlotta. Notandola salire le scale.
Mi affrettai a salire quei gradini rivestiti dalla moquette in modo che attutisse quanto bastava il suono delle suole che sbattevano sopra con veemenza.
"Non puoi fuggire sempre" le gridai dietro, senza vederla girarsi.
"No ma è ciò che sto facendo" replicò con la voce tremolante, ed alzò una mano per scacciare qualcosa dal viso, senza riuscire a vedere il suo volto. Sicuramente era una lacrima brillante.
"Fermati" ribattei assertivo, vedendola aumentare il passo, ed imprecavo.
Mi passai una mano tra i capelli, aumentando il passo, vedendola aprire la porta della sua camera di fretta. Ma prima che potesse richiuderla, le presi il polso in una morsa stretta della mia mano, spingendola dentro e richiudendo la porta con la sua schiena premuta contro di essa, che produsse un tonfo assordante. Sgranò il suo mare in piena verso di me. Il volto leggermente arrossato e qualche rivolo di lacrima brillante, splendeva su quel volto che amavo.
"Lasciami Joshua" tentò di ribellarsi senza opporre più di tanto resistenza. Un piccolo singhiozzo che represse. Mi desiderava. Ed il suo corpo parlava chiaro quanto la sua voce cedevole.
"No" le andai vicino al viso, mentre spostava il volto a destra e sinistra, finché non la bloccai. Le presi il mento tra il pollice e l'indice, sentendo quanto tremasse.
"Togliti" ricalcò con voce intensa e desiderosa, mentre inarcò la schiena, che mi fece aderire di più a lei.
Avvertii il mio membro crescere verso il suo ventre. Non potevo reprimere certi istinti. Ed il suo colorito più acceso e le labbra schiuse mi fecero intendere che aveva sentito.
"Vuoi che me ne vada?" Mi avvicinai al suo orecchio, lasciandole un bacio sulla mandibola tremolante.
"Si" disse melliflua, piegando la testa per farmi assaggiare meglio il suo sapore e sorrisi vittorioso, scendendo con la mano verso il suo fianco.
"Guardami e dimmelo" spostò appena il volto verso di me, trovando i miei occhi. Lampi di desiderio accecante da oscurare il resto, passavano come schegge dentro i nostri occhi. Ogni certezza vacillava. Eravamo in balia delle nostre emozioni. Lo eravamo sempre stati.
Non puoi reprimere il battito di due cuori che vogliono battere insieme.
"Joshua..." parlò, mordendosi le labbra dolci e più rosse.
"Devi..." tentò di nuovo, mentre mi spinsi di più contro di lei, facendole chiudere le palpebre e mi passai la lingua sul labbro.
"Si..." la incitai beffardo e con il cuore che scoppiava.
Aprì piano le palpebre, trovando il mio azzurro attaccato al suo. Un colore unico, un'emozione, un cuore, due corpi.
Mi avvicinai con il viso, strusciando la punta del naso contro al suo in modo dolce, e mi sorrise.
"Voglio chiederti scusa e dirti tutto, ma or..." non mi fece finire, che mi zittì con l'indice che mi portò sulle labbra.
"Wilson ma quanto parla?" Si fece beffa dolcemente, ed è lì che tornai a noi. Che scoppiammo di nuovo come fuochi d'artificio interni. Un'esplosione disastrosa, di due anime che non volevano lasciarsi.
Le portai la mano, in alto, intrecciando le dita con le sua, avvicinando le nostre labbra. Uno sfioramento innocuo, dove il mio labbro inferiore si mosse contro il suo. Uno stormo di farfalle nel petto. Un ansimo che fuoriuscì dalle sue labbra come se non aspettasse altro che questo da una vita.
La vidi dischiuderle, muovendosi con me. Finché la mia lingua non scivolò dolcemente, dentro la sua bocca ed incontrò di nuovo la sua. Potenti scariche, sentivo il suo corpo fremere, e tremare come scossa da un brivido di freddo. Grugnii dentro la sua bocca.
La strinsi di più a me, ed ogni ansimo che si elevava lo portavamo nella bocca dell'altro.
Mi morse il labbro inferiore, dimenandosi sotto il mio bacio. E mi era mancato il suo sapore, i suoi ansimi dolci, la sua lingua vellutata, le sue labbra morbide. Era come morire e rinascere nello stesso momento. Era qualcosa di mistico e sconosciuto, per chi non provava queste emozioni.
Finché non si staccò dolcemente ed affannata. Le guancia arrossate e la bocca gonfia, rossa e lucida, come i suoi occhi. Due diamanti preziosi.
"Dobbiamo riprendere l'intervista" mi fece notare, mentre sorrisi.
"Oggi partiremo, per Barcellona. Appena arriviamo voglio solo uscire con te e vedere la città. Voglio una serata" le rivelai pacato e rauco mentre annuì.
"Avrai modo di spiegarmi" m'intimò seria, finché non mi sorrise dolcemente ed aprì la porta, aspettando che la mia mano, si congiungesse con la sua, per ritrovare di nuovo il nostro brivido che ancora ci apparteneva.
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