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17

Pov. Joshua

Mi aveva lasciato lì, in quello spazio ristretto, da solo ad imprecare contro un muro, lo stesso che si era creato tra di noi e non c'era verso abbatterlo.

Mi aveva steso. -io sono fidanzata- cazzo di ammissione, veritiera. Mi dava fastidio, Dio se mi logoravo e corrodevo dentro come alcol che brucia fino al midollo osseo. Carlotta era mia, ma non lo era. Era testarda e poi arrendevole. Dolce e poi tagliente. Una mela da una parte avvelenata e dall'altra succulenta, che più né mangiavi più né esigevi. Era la mela del mio peccato, e di questo non ne sarei mai stato sazio.

Se solo quel coglione di Yuri non avesse spiattellato tutto ai quattro venti. Come se sapesse che avevamo fatto qualcosa, quando in realtà si era solo addormentata, cristo!

Mi sciacquai il viso, vedendo i miei occhi più scuri. Il riflesso di come ero io dentro. Cupo e spento.

Tornai di là, richiudendo con uno strascico debole, la porta scorrevole del bagno.
La vidi a sedere, con la cintura indossata, ed uno sguardo rivolto verso la distesa di nuvole. Le cuffie impiantate nelle orecchie. Quelle dove ascoltava musica da beta. Quelle che ogni volta le toglievo, quelle che L'accompagnavano nel tragitto, Scuola-casa. 

Esalai un respiro, accomodandomi di nuovo ed allacciandomi la cintura. Non spostò lo sguardo, lo tenne fermo lì, come incollata. Con Yuri avrei parlato dopo. Sembrava addirittura compiaciuto su quel viso, che mi accennò un sorriso. Che cazzo aveva da ridere? Aveva vinto un premio?.

Scendemmo dal Jet, e Carlotta non emise parola. Gettò solo le cuffie, appallottolandole nella mano con veemenza e le scaraventò dentro la borsa.

Prendemmo le valigie, e mentre presi quella di Carlotta, poggiò sopra la sua mano sulla mia senza volere. Sentii un brivido e la voglia di stringere le sue mani con le mia. Scesi verso il suo sguardo che invece era fisso sulla valigia, e la prese per il manico, togliendomela con forza.

"Te la por..." non mi lasciò finire, che tirò su il manico del trolley.

"Faccio da sola" sbottò irruente ed ispida, iniziando a trainarlo per arrivare verso la macchina nera laccata, che ci aspettava.

Il suo non farmi finire le frasi mi dava i nervi, mi mandava su di giri. L'avrei zittita spingendola contro un muro e baciando con foga quella lingua biforcuta e quelle labbra rosse che mi mandavano in delirio, ma la lasciai fare. Veniva a farmi la predica dopo che lei si era data da fare con Mitch? Ed io come dovevo sentirmi? Dovevo fare una cazzo di danza del ventre, secondo la sua supposizione?! Aveva ragione il tipo che incontrai quella volta nel negozio che portai Carlotta. Quella volta che la vidi con un vestito addosso degno delle sue forme generose ma esili, del suo corpo che mi fotteva. Quel vestito che avrei strappato per fare l'amore con lei dentro il camerino.
-Le donne, le devi sempre accontentare. Non le capiremo mai-. Ed in quel momento non capivo che cavolo volesse dire, mentre ora gli avrei dato il mio supporto, con tanto di trofeo per la frase più veritiera di tutte.

Si sedette sul sedile, tenendosi la borsa premuta contro il ventre, con tanto di mani poggiate sopra alla pelle nera della borsa.

Le ginocchia serrate tra loro, quasi da farle appiccicare. Ma notavo come tremava. Forse per il nervoso o forse per la mia presenza.
Sembrava che il suo punto preferito fosse sempre il finestrino. Forse vedeva la gente, i luoghi, che correvano di fretta come correvano gli anni.

Le ruote scivolavano leggere sull'asfalto. Sino ad arrivare all'hotel. Si trovava in Georgia Street. Era una struttura imponente, sembrava un castello. Ed in alcuni tratti si notavano le finestre delle camere con degli effetti a specchio ai lati.
Avrei azzardato dire maestoso. Ed il fatto che era vicino al centro lasciava modo di vedere la strada affollata da macchine e gente.

Come il ritorno dal Jet , Carlotta prese la sua valigia, ed entrammo dentro, mentre Yuri spinse la porta in vetro.
Il facchino vestito con una divisa rossa e nera, venne a ritirarci le valigie con un carrello d'orato, e ci avviammo alla reception. Il pavimento era rivestito con piastrelle a lisca di pesce rosse lucide, ed un tappeto rivestiva il sotto del bancone della reception che era di legno ebano lucido, ed un effetto a mosaico sopra sui toni del verde e azzurro.

Le pareti erano tutte rivestite con carta da parati beige ed a foglie oro, come il soffitto, contornato da mille lucine, tipo lampadari piccoli e continui lungo tutto il
Corridoio, maestoso.

Il signore della Reception ci diede il benvenuto e Yuri disse della nostra prenotazione e delle varie camera, dove il signore di mezz'età vestito con una divisa simile al facchino ed un cartellino in plastica con il suo nome -Matthew- controllò sul computer la prenotazione, ed annuì smagliante, dove delle rughe più pronunciate fecero capolino sulla fronte ed intorno agli occhi.

Nel frattempo Carlotta, messaggiava al telefono e buttai un'occhiata notando che era sua madre, che le chiedeva come era stato il viaggio. Ma lessi solo quello poiché i suoi occhi salirono sopra i miei trafiggendomi con il suo azzurro oceano, girandosi di spalle. Le gambe ballavano, spostandosi di continuo da un piede all'altro. Finché una dolce folata di vento non ci prese di colpo, e Carlotta esclamò un "finalmente" come una sorta di liberazione.

Dovevano essere i Cameraman poiché avevano due valigie in più dove tenevano il necessario.
"Com'è andato il vostro viaggio?" La sentii chiedere verso un ragazzo, il più giovane. Probabilmente era nostro coetaneo o di qualche anno più grande, non più di trent'anni. Aveva i capelli a spazzola castani chiari e gli occhi verdi scuri, alto ed un fisico slanciato ma non gracile. Mentre l'altro era rasato, e gli occhi color grigio, più basso rispetto a quello giovane.

"Bene diciamo. Abbiamo fatto una coda immensa al check-in, e sopratutto per i bagagli. Sperando che l'attrezzatura arrivasse sana e salva" proclamò sorridente, mentre l'altro annuì, come a darle ragione.

"Il tuo?" Le chiese il più anziano, ed era per dire. Poteva avere intorno ai cinquanta e quindi era ancora giovane.

La guardai mordersi le labbra rosse, e nel frattempo gettai un'occhiata verso Yuri che firmava dei fogli, per ritornare verso il mio punto calamita.
Si spostò una ciocca fuoriuscita dalla coda, con una naturalezza che mi ipnotizzava. Mi rendeva partecipe ed ammaliatore dei suoi modi. Del suo sorriso genuino, e della pacca delicata che diede sulla spalla ai suoi colleghi, portandosi una mano sul ventre piatto come una risata di cuore.
"Qualche turbolenza, ma tutto sommato forse meglio del vostro" elargì infine. Ed era una mezza verità. Ero sicuro che le turbolenze non fossero dovute al Jet ma a quelle del
Nostro cuore.

Li guardai avviarsi verso di noi, mentre finalmente il receptionist ci diede le carte magnetiche nere in mano.
"Ehm...loro sono i miei colleghi. Più precisamente i Cameraman migliori della Tele Corporation New Star" parlò cristallina più verso Yuri che verso me.

Si presentarono entrambi prima a lui e subito dopo strinsero gentilmente la mano a me, con un sorriso dolce.
Il più giovane era Samuel mentre l'altro era Toby.

Prendemmo ciascuno la propria carta. Dove Samuel e Toby avevano una camera con due letti singoli, e scherzarono sul fatto che se la notte uno dei due avesse dato noia all'altro, sarebbero volati cazzotti. Soppressi una risata, mordendomi il labbro dove a Carlotta cadde l'occhio divenendo il suo azzurro più calmo ed affascinato.
Scosse la testa come ad accampare i pensieri su di me, e notai un dolce rosa posarsi sulle guance, ritornando un iceberg impossibile da abbattere.

Yuri aveva una matrimoniale come io e Carlotta. Ovviamente separati. Sarebbe stato troppo bello e surreale avere il suo corpo avvolto nelle mie stesse coperte, ed i nostri profumi che si mischiavano in una fragranza ancora non inventata, perché era personale.

Ci avviammo verso l'ascensore, con le rifiniture dorate, pigiando il bottone per attendere l'arrivo e vedere le porte aprirsi ed accoglierci.
Quando ci fermammo al piano dove eravamo. Il terzo per la precisione. Samuel e Toby avevano la numero 324, l'ultima del corridoio, difronte vi era quella di Yuri, mentre io avevo la 304 e Carlotta la 305. Potevo chiamarlo in molti modi, ma era destino che le nostre camere dovevano stare vicine. Un segno per farci capire che anche noi dovevamo stare vicini, a contatto. Il muro ci divideva ma avrei distrutto quei pezzi di mattoni per raggiungerla.

"Siamo acc..." non mi fece finire, e cazzo. Mi stava davvero iniziando a girare le palle come le pale eoliche.

Strusciò la sua carta in uno scatto repentino, ed appena la luce piccola verde s'illuminò dando il suo consenso per farla entrare, richiuse la porta marrone con uno tonfo pesante, tanto da far tremare l'intero Hotel.

"Fanculo" borbottai da solo, entrando dentro e sbattendo la porta con la sua stessa enfasi.

Le valigie erano già adagiate in camera. Quindi decisi di farmi una doccia prima di andare a parlare con Yuri. Benché forse non L'aveva detto apposta, ma erano cose che volevo tenere per me, e non spiattellarlo ai quattro venti, o meglio a lei. La spocchiosa altezzosa che abitava ad un muro da me. Camere adiacenti, case adiacenti. Quante probabilità potevano esserci?! Così poche e così infinite. Impossibile farne un conteggio.

La camera presentava una parete interamente a vetrata, ricoperta solo da una tenda linda e bianca a pieghe. La parete al lato sinistro era rivestita di grigio fumo quasi sfumata con toni più caldi e freddi, e ospitava la testata alta del letto grigio Tortora imbottito, così come la struttura in pelle di una tonalità più scura. Il pavimento era rivestito da una moquette grigio fumo con dei disegni tipo arabesque neri. Due comodini in legno neri, con un solo cassetto e lo spazio sotto, ed un'abat-jour essenziale, con la gamba di ferro scolpita, tipo a forma di scalinata. Ed infine una Chaise-longue beige di pelle con due cuscini neri di velluto disposti sopra come abbellimento.

Mi vestii con un jeans pulito con degli strappi ai ginocchi ed una felpa nera con una scritta bianca ed il cappuccio. Presi la carta magnetica e chiusi la camera, andando verso quella di Yuri.
Mi soffermai un attimo su quella di Carlotta e come uno stalker psicopatico, attaccai l'orecchio, quasi premendolo su quella lastra di legno, per sentire se parlava con qualcuno.

-Si, sono arrivata da poco- Affermò pacata, emettendo un dolce risolino. Ero sicuro che stesse camminando per la stanza, poiché sentivo i passi delle sue scarpe, riecheggiare debolmente e sordi all'udito. Avrei voluto esplorare la sua camera, vedere il suo arredamento.

-No, beh sono...mi sembra ovvio Mitch- il nome di quello stronzo, uscito dalle sue labbra mi dava sempre più su i nervi.
-Lo credo bene. Ci sentiamo presto. Ti voglio bene chico- Le ultime parole prima di sentire le asse del letto cedere in maniera soffice, e dedussi che si era sdraiata. Chico?! Cos'era il nome di un cane?!

Sbruffai passandomi una mano in modo frustrato tra i capelli, e percorsi gli ultimi passi arrivando davanti alla porta di Yuri, dice bussai ripetutamente con le nocche in fiamme. Finché non sentii la porta aprirsi, ed un Yuri in accappatoio.

"Dev'essere importante se mi hai distratto dalla mia seduta di bellezza" Affermò svogliato, strusciando le ciabatte di spugna sul pavimento nero, con un motivo simile al mio ma bianco perlato.

Entrai, chiudendo la porta e girarmi verso di lui.
"Yuri che cazzo ti è saltato in mente?" Sbottai ispido e più che con lui forse l'avevo con me stesso. La verità era che non lo sapevo. Da quando era ripiombata bella e più sfacciata e pungente, mi stava scivolando tutto di mano.

"Non capisco, su cosa?" Mi disse di rimando, poggiando la caviglia sul ginocchio sinistro, ed affondando sulla chaise-longue bianca.

"Di Madison. Non c'è stato niente tra me e lei. E secondo, vorrei sapere perché era in camera tua" chiesi spiegazioni dove lui esalò un respiro.

"Susan era con il padre. Poiché Madison non gliela lascia vedere spesso. Lui l'ha tradita e lei non si sente in dovere di farlo stare con la figlia. Quindi si è voluta sfogare e le ho detto di raggiungermi in Hotel. Le ho detto che saremmo partiti e che la tua carriera andava a gonfie vele e le s'illuminarono gli occhi, così mi disse che ti voleva vedere e congratularsi di persona. Joshua so quello che provi, e non è per mia nipote, ma credo che la sua infatuazione per te non le sia mai passata. Ho detto la verità, e poi la tua ex è fidanzata. Dovresti guardare avanti, tutte cadono ai tuoi piedi" rivelò tutto in maniera semplice e per nulla titubante. Come se la questione non lo
Riguardasse più di tanto, ed in effetti era così.

"Non m'interessa di quelle chele cadono ai miei piedi. Mi dispiace per Madison, ma a parte un bacio casto non c'è stato altro, e non credo si ripeterà. Mi sto focalizzando sulla mia carriera" ammisi infine, quasi sconfitto. Poiché Carlotta non sarebbe tornata, ed era vero. Faceva male sapere che ormai non era più mia, ma faceva più male sapere che lo era stata, un tempo. Quel tempo che avrei voluto fermare e congelare, ma ogni cosa si evolve, è il corso della vita. Devi solo scegliere di proseguire, e vedere.

"Comunque stasera, andremo al Venue. Solo come spettatori, per vedere cosa ci riserva domani" mi comunicò limpido, prima di ricevere un cenno di assenso da parte mia e tornarmene in camera, con mille pensieri.

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