Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

[quattordici: i don't know]

HOLA KIDZ

+ringrazio come sempre infinitamente librodipendente_ per i suoi preziosi consigli e questa volta anche mmexcollins per la pizza XD
[sbirciate i loro profili, sono delle genie di persone]

«Come sei paffuta qua»
Gli rifilai un'occhiata e lui riprese a ridere di gusto, come stava facendo da almeno mezz'ora, cioè da quando avevo avuto la malsana idea di mostrargli l'album di fotografie.

Dopo appena cinque minuti avevo compreso che non era stata affatto una buona idea.

Mi pentii amaramente ma ormai era inevitabile, lui si stava divertendo da matti a prendermi in giro e io non potevo fare nulla.

«Dai, sto scherzando» sospirò, portando un suo braccio a stringermi il fianco.

Incrociai le braccia e feci finta di nulla, sfogliando ancora una volta una pagina che mi raffigurava in costume a sette anni.

Sorrisi spontaneamente a vedere quella faccina felice ma allo stesso tempo mi commossi, sembrava ieri eppure erano passati già dieci anni.

«Sei caruccia qua» mormorò, portando le braccia dietro la testa «sembra che hai più tette quasi»

«Se vuoi me le rifaccio eh» esclamai sbuffando e girandomi a guardarlo seccata.

«Non voglio toccarle e avere paura che mi scoppino in mano» storse il naso e si dipinse in volto una strana espressione, come se stesse immaginando davvero ciò che aveva detto «preferisco le tue non tette» ghignò, dopo essersi ripreso.

«Accontentati allora» intimai, ritornando con gli occhi sulle foto.

Sentii le sue mani posarsi prima sulle mie spalle per poi scendere sulle braccia e infine, intrecciarsi alle mie dita.

«Mi piaci anche se non sei come avevo sempre immaginato» soffiò al mio orecchio, facendomi rabbrividire.

«Mi piaci anche se sei una psicopatica» asserì, senza nascondere il suo tono divertito.

Alzai gli occhi al cielo e scossi la testa per il momento romantico immancabilmente mandato in frantumi.

«Ma mi piaci anche per questo» riprese, scendendo con la bocca sul mio collo e stampandoci dei baci delicati.

Le sue mani lasciarono le mie per posarsi ad accarezzare le mie gambe.

«Mi piaci perché sei tu e non ti cambierei con nessun'altra» proferì suadente, scendendo a baciarmi le spalle.

Chiusi gli occhi e portai la testa indietro, lasciandomi cullare dal suo profumo e dal suo respiro che si scontrava con la mia pelle.

Ormai le prese in giro erano un lontano ricordo e la mente non riusciva a formulare nessuna frase di senso compiuto.

Il cuore mi batteva a mille e il corpo tremava in preda alle sue attenzioni.

Riportò le mani sui miei fianchi prima di mordermi forte il braccio sinistro.

Trattenni un lamento e strinsi gli occhi per il dolore, prima di riuscire ad osservare il danno sul mio povero arto.

«Ho fame» si interruppe e mi morse di nuovo.

Mi irrigidii di nuovo per la sua azione sconsiderata più che per le sue parole che avevo a stento compreso.

«Alice» mi chiamò, con voce roca.
«Mh» risposi sussurrando flebilmente, come se Ursula mi avesse strappato le corde vocali.
«Ho fame davvero, prendiamo una pizza?»

***

«Amore, guarda chi ho trovato» sentii mia madre esclamare e pregai tutti gli dei che non avesse incontrato una delle vicine pettegole e con la parlantina infinita.

Mi voltai dalla sua parte ancora mezza abbracciata a Niccolò e dovetti strizzare gli occhi più volte per mettere a fuoco «A-Andrea?» balbettai, incapace di proferire altro.

Deglutii e sentii la presa sul mio polso farsi ancora più forte.

«Sì cara, non sei contenta?» continuò a parlare tutto d'un fiato, mentre ero imbambolata a guardare il ragazzo davanti a me.

La mia testa formulava vari interrogativi senza fermarsi e senza ricevere una risposta.
Perché era venuto qui?
Cosa voleva ancora?
Scossi la testa per far uscire tutte quelle domande ignote.

«Che ci fa la carota qui?» ringhiò il moro infastidito fissandolo truce.
«Calmati» gli intimai, cercando di farlo stare tranquillo posandogli un bacio a stampo.

«Andrea!» esclamò di nuovo mia madre spuntando fuori dalla cucina e osservando la scena «non stare lì impalato, e Alice, presentagli il tuo ragazzo» concluse lanciandomi un'occhiata per non aver fatto gli onori di casa.

Alzai gli occhi al cielo e cercai di uscire da quel groviglio di mani e braccia in cui stavo così tanto bene.

«Si può sapere che vuoi?» ringhiò di nuovo, alzandosi dal divano e andandogli in contro minaccioso.

«Parlare» si affrettò a dire Andrea, alzando le braccia in segno di resa, o stile 'veniamo in pace'.

«Parlare» ripetè Niccolò, sarcastico «non ti è bastato il pugno dell'altra volta?»

«Ragazzi, per favore basta» mi intromisi, prima che ricomparisse mia madre e che qualcuno mandasse all'ospedale l'altro.

«Mi pare che nei consigli non ci fosse il 'non puoi parlare con Alice'» mimò le virgolette e lo guardò con aria di sfida.

«Perfetto» sentenziai «Andre vieni che parliamo»
«Tu non ci stai sola con questo..»

«Dobbiamo solo parlare!» sibilai guardandolo infastidita.
Possibile che non possa fare nulla senza che ci sia anche lui?
Anche parlare con un ragazzo è proibito ora?

«Okey» sospirò dispiaciuto e mi si avvicinò «scusa» disse, prima di prendermi il volto tra le mani e baciarmi di getto.

Mi staccai e sentii il sangue arrivarmi in ogni angolo di pelle «andiamo» mi schiarii la voce e condussi Andrea in camera mia.

Non sapevo cosa aspettarmi e cosa dire, se non che fosse solo colpa mia.

«Siamo al sicuro qui?» chiese, dopo che ebbi chiuso la porta.

Alzai le spalle e annuii «non sfonderà la porta, tranquillo»

Parve più rilassato e si strinse nelle spalle «così, è il tuo ragazzo» disse retorico, spostando il peso del corpo sull'altro piede.

Mi stava facendo venire il mal di testa questo suo dondolare a destra e a sinistra, sembrava un pendolo che doveva ipnotizzare qualcuno.

«Vai dritto al dunque Andre» dissi sbuffando e incrociando le braccia.

«Si certo» annuì e si mise le mani in tasca «insomma mi dispiace per il bacio, non era niente, era innocente come cosa» farfugliò e si guardò intorno come se stesse cercando le parole giuste da dire «tu mi piaci, mi sei sempre piaciuta e non avrei mai pensato che quello sbruffone fosse il tuo ragazzo» esclamò, pieno di risentimento.

«Andre» lo interruppi.
«No fammi finire, non lo vedi? Lo vedi come si comporta? Sembra un bambino viziato che alla prima cosa bella si appiccica e poi quando si stufa ne vuole un'altra, diversa e ancora più bella» spiegò, pungente come una lama.

«Non credi che questo sia un mio problema?» risposi atona, ero stufa di quei discorsi sempre uguali, sempre contro di lui, era snervante.

Se un giorno fosse successo non mi sarei pentita del prima, di ciò che eravamo stati e avevamo vissuto insieme.
Non era amore se non si rischiava una parte di cuore.

«Ti sei rincretinita?» strillò con gli occhi fuori dalle orbite «quanto tempo pensi ci metta a trovarsi un'altra perché tu non gli vai più bene?»

«Smettila» lo attaccai, avvicinandomi a lui e puntandogli un dito contro «non sarai tu a dirmi cosa fare, come comportarmi e soprattutto non sarai tu a dirmi chi posso amare»

«Ma ti sto avvertendo, non farti del male per una persona come lui, non ti merita»
«E allora chi mi meriterebbe?» domandai «tu forse, dirai, ma io sono innamorata di lui non di te, quindi resterò con lui finchè tutto questo paradiso non diventerà un completo inferno»

«Tu ci stai già dentro all'inferno» mormorò serio «e da quanto vedo non ci uscirai tanto facilmente»

Appena si chiuse la porta alle spalle con un tonfo, scoppiai a piangere.
Una moltitudine di lacrime rigavano il mio viso, ma erano lacrime di rabbia non di paura.

Rabbia perché tutti erano contro Niccolò, mi avvertivano, come se non sapessi il suo passato da una ragazza ogni giorno, o quasi.

Almeno, questo era ciò che si diceva in giro, ma chi poteva dire che fosse la verità?
Chi poteva saperlo se non lui stesso?

Mi sfregai il volto con le mani e mi asciugai gli occhi, respirai a fondo per qualche secondo e tornai in sala, rigida come un palo.

Trovai Andrea imbronciato seduto su una sedia e il moro ancora sul divano che osservava insistentemente la mia porta, probabilmente era stato indeciso se entrare un azione o meno.

Ringraziai Zeus perché non mi aveva visto crollare e sbriciolarmi davanti ai suoi meravigliosi occhi blu.

Amavo quello sguardo tenero e dolce che ogni tanto gli sfuggiva, e non avrei mai voluto lasciarlo andare via da me.

BOOM
CLAP

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro