4
Dovetti passare tutto il viaggio appiccicata come una ventosa a Nico, non ero mai salita su una moto e avevo una paura tremenda.
Per fortuna o sfortuna, il viaggio durò poco ma io mi abituai a stringere quell'idiota con le mie braccia.
«Capisco che ti piace stringermi ma siamo arrivati.»
Merda, non mi ero neanche accorta che si era fermato davanti a casa sua.
Complimenti Alice, proprio ottimo.
Scesi e trafficai per togliermi il casco, così Nico mi aiutò e mi stavo maledicendo per essere così imbranata.
Nel sfilarmi il casco aveva sfiorato il mio viso e il mio cuore iniziò a battere come un pazzo.
Calma, calma e sangue freddo.
«Vieni tettina.»
Rise e gli lanciai un'occhiata omicida.
Aprì la porta ed entrammo, e io rimasi a bocca aperta.
Dio, sembra la casa di una star!
«Chiudi la bocca almeno.»
Ridacchiò e mi guardò divertito, mentre io volevo sotterrarmi.
«Andiamo in camera su.»
E iniziò a salire le scale mentre io me ne stavo ancora immobile.
Avevo capito bene?
Camera? Letto?
Cazzo no, o forse si.
Merda Alice, drogati di meno.
«Non è meglio se stiamo qui in sala?»
Azzardai, tutto pur di non finire in camera sua.
D'altronde anche in salotto c'era un bel tavolo grande e avevo coltello da cucina a portata di mano.
Sbuffò e si girò verso di me.
«Hai paura che ti salto addosso?»
«Non intendevo quello!»
Si certo, hai pensato a quello!
«Non c'entra dove andiamo, se ti voglio scopare ti posso prendere in qualsiasi posto, non fa differenza.»
Ammiccò con quel suo sorriso sghembo.
La cazzata del secolo era stata andare a casa sua.
Dovevo andarmene, subito!
Ma volevo veramente andarmene?
Direi proprio di no.
Brava Alice, complicati la vita con uno stronzo di prima categoria.
«Come sei volgare.»
«Non é vero, sono diretto, dico la verità delle cose. Ora sali su con me.»
Troppo diretto, e sempre volgare sei.
Dovetti arrendermi e seguirlo nella sua stanza.
Mi aspettavo che fosse tappezzata di qualche calendario o riviste di ragazze nude, anche se non ne aveva bisogno visto che ne vedeva una al giorno, ma mi stupii comunque.
Era semplicemente una camera normale di un adolescente altrettanto normale: scrivania sommersa dai libri, computer, tv, divanetto e letto.
«Allora, spara, che ti aspettavi?»
Rise e si stese sul letto mettendosi le mani sotto la testa.
Merda, Alice mantieni la calma.
«Pensavo avessi poster di donne nude, in effetti.»
«Oh non ho bisogno di quella roba.»
Ghignò divertito.
Ecco, appunto.
«Allora, iniziamo?»
Non che avessi sta gran voglia, ma trovarmi Nico sul letto a un metro da me, che ero ancora in piedi, non mi era per niente d'aiuto.
Improvvisamente capii come Arianna si sia potuta innamorare di lui: è bello, troppo, ha occhi che non puoi non guardare, di un blu così intenso, e il suo sorriso, cavolo, quando non faceva il suo ghigno antipatico era perfetto - peccato abbia un carattere da perfetto stronzo.
«Va bene maestrina.»
Sbuffò e si sporse per prendere il libro, ma nel farlo la maglietta si alzò facendo intravedere qualche centimetro di pancia e ovviamente tartaruga stirata.
Alice guarda fuori dalla finestra, puoi farcela!
Peccato che lui si era accorto della mia espressione strana e ridacchiò compiaciuto.
Non andiamo per niente bene, rischiavo di saltargli addosso prima di rendermene conto!
«Vuoi che tolga la maglietta? Così puoi sbavare per bene!»
Si divertiva così tanto?
Che diamine!
«Non stavo sbavando!»
Sbottai indignata, come si permetteva?
Anche se forse aveva ragione, cavolo.
«Si certo, come tu hai delle tette enormi.»
«Ma che cazzo, cos'hai contro le mie tette?»
Non ne potevo più: lo ammazzavo o lo baciavo, entrambe alternative allettanti.
«Niente, non esistono praticamente!»
Non resistetti più, preso la prima cosa che vidi e gliela lanciai addosso, peccato fosse solo un cuscino e fosse innocuo.
«Ah, vuoi la guerra quindi?»
Rise, ma senza il solito ghigno.
Non mi accorsi di nulla: in un secondo si era alzato prendendo il cuscino e buttandomelo continuamente addosso, e non so come mi ritrovai stesa sul letto e lui sopra che continuava a colpirmi divertito.
Brava Alice, ora che cazzo fai?
«Ok mi arrendo, fermati.»
Sbuffai, non potevamo continuare così all'infinito.
«Proprio adesso che mi stavo divertendo a starti addosso.»
Il solito idiota.
Alzai gli occhi al cielo esasperata e me lo ritrovai faccia a faccia dopo aver tolto il cuscino che ci divideva.
Mi stava fissando in una maniera da togliere il fiato e io deglutii: avevo due possibilità, prenderlo a pugni o cedere e salutare l'Alice forte e indistruttibile.
Alice non cedere, non cascare nella trappola del coniglio!
Era il mio mantra da almeno dieci secondi, della serie che c'ero ma non c'ero.
«Vuoi così tanto baciarmi che stai pensando ad altro?»
Chi aveva parlato?
Oh merda.
Nico. Letto. Sopra. Sotto.
«Cosa?»
Ero ancora immersa nel mio mantra che non mi aiutava per nulla a resistere.
«Stai pensando ad altro per distrarti.»
Sorrise ma non mi sembrava affatto divertito.
«Non è vero!»
Sbottai.
Come riusciva a capire sempre ogni cosa?
Leggeva nella mente?
«Allora fai quello che vuoi fare e non parliamone più.»
Ora si stava divertendo.
«Io non voglio fare un bel nulla!»
Si certo Alice, credici proprio.
Non volevi saltargli addosso?
«Di solito a questo punto ci si bacia.»
Ghignò divertito e io volevo prenderlo a pugni.
«Appunto, di solito!»
Sbuffò. «Quasi sempre!»
«Mi piace quel quasi.»
Ora mi stavo divertendo io.
«Nel 99% dei casi c'è un bacio!»
«E l'1% dove lo lasci?»
«Sei impossibile.»
Lo stavo esasperando.
Uno a zero per me!
«Tira i pugni.» Disse.
«Grazie mi hai dato una buona idea!»
Iniziai a tirargli pugni sul petto, ma era come un muro di muscoli invalicabile.
Per fermare la mia furia mi prese per i polsi e mi ritrovai sopra e lui sotto.
Di male in peggio, Alice!
Ma non dovevate studiare?
Sè, ciao proprio.
«Allora?» Rise.
«Allora cosa?»
Non ci capivo più niente, i miei ormoni stavano ballando il tango e mi girava la testa.
«Baciami.»
Colpo al cuore, deciso e diretto.
«No.»
Non doveva essere così facile, non dovevo cascarci.
Nico lo stronzo che ha una donna ogni cinque minuti e io stavo per diventare una di quelle.
«Perché?»
Alzò un sopracciglio e aggrottò la fronte, non stava capendo perché lo rifiutasti.
Siamo in due, tranquillo Nico.
«Mi pentirei.» Sospirai.
Non era vero, non mi sarei pentita del bacio in sè ma di lui, di esserci cascata come una bambina - quando si prova un gioco poi lo si butta via e cade nel dimenticatoio.
«Va bene.»
Cosa? No cazzo!
«Non è quello che volevi?»
Notò la mia espressione stupita mentre si alzava e mi liberava i polsi.
«Si, cioè..»
Oddio aiuto!
«Insomma, prima mi spogli con gli occhi e poi ti tiri indietro, quante paranoie ti fai?»
«Non mi faccio paranoie, penso al dopo!»
Gli urlai addosso, sempre meglio di aggredirlo.
Alzò gli occhi al cielo esasperato.
«Non mi sembra che tu sia venuta a casa mia per scopare e ho capito che non vuoi farlo con me, stavamo scherzano prima e se ci baciassimo non cambierebbe proprio nulla!»
Sul fatto che non accadrebbe nulla chiediamo ai miei ormoni.
«Va bene, studiamo?»
Fece per ribattere ma cambiò idea, per fortuna.
«Allora, parlami dell'atomo.»
«Ok quindi l'atomo è formato da elettroni, protoni e neutroni. Gli elettroni hanno carica negativa, i protoni positiva e i neutroni neutra.»
Prese un respiro e ripartì.
«Inoltre gli elettroni occupano uno spazio ENORME intorno al nucleo.»
Ok, perché ha urlato la parola enorme?
Alice non lo vuoi sapere veramente quindi lascia stare.
«Va bene, sintetico ma sufficiente. Ora dimmi il numero atomico e di massa.»
Basta, ultima domanda e poi sarei scappata, non ce la facevo più.
«Allora, numero atomico..protoni e neutroni?»
«È il contrario, questo è il numero di massa!»
Sbuffò. «Che palle, sono stanco e non capisco più niente!»
«Pensavo avessi altri ritmi.»
Lo punzecchiai divertita.
«Si ma non in questo campo, in anatomia me la cavo alla grande!»
Ok, basta, Alice esci di li subito!
«Non ho dubbi. Ora vado a casa!»
E mi alzai per andarmene ma lui mi bloccò.
«Ti sei imbarazzata?»
Mi stava fissando negli occhi e io persi entrambi i polmoni.
«Certo che no.»
«Allora perché scappi?»
«È tardi e devo tornare a casa.»
Sto scappando da te, ecco perché!
«Va bene, ti accompagno!»
Cosa? Oddio!
«Ripassa questa ultima cosa, non vorrei che ti interrogasse domani!»
Non sia mai che faccia un altro dei suoi scherzi.
«Si certo, stasera rileggo. Comunque ha già avuto prova che siamo una grande coppia.»
«Si ma ricordati!»
Lo avrei ucciso se non avrebbe più aperto libro.
«Si ma prima mi devo rilassare un po'.»
Ecco che spunta il suo solito sorriso malizioso.
«Rilassare?»
Feci per ridergli in faccia ma capii tardi a cosa si riferisse.
Merda Alice!
«Oh si, mi devo riprendere dopo due ore di studio. A meno che..»
Mentre parlava si stava avvicinando a me ed andai a sbattere contro la porta chiusa.
Perfetto, complimenti.
«A meno che?»
La mia voce era tremante a causa della sua vicinanza, a meno di dieci centimetri.
«A meno che tu non voglia rilassarti con me.»
Il respiro mi mancò e credevo di svenire, ma per fortuna c'era la porta, a cui mi aggrappai, altrimenti sarei crollata al suolo, più di la che di qua.
Non poteva dirmi quelle cose!
Si stava avvicinando, lo vedevo, ma ero stufa di trattenermi, di resistere, di far finta che non lo volessi.
Alice staccati, fai qualcosa!
La mia coscienza non era d'accordo, ma a questo punto, che vada al diavolo.
La vista che ho davanti è troppo allettante e quegli occhi blu così profondi mi fanno perdere ogni briciolo di lucidità, che negli ultimi secondi si era completamente azzerata.
Lo sento: le mani sui miei fianchi che mi stringono e la sua bocca sul mio collo, che mi lascia scie di baci e sento il calore che invade tutto il mio corpo.
Alice che stai facendo?
Fanculo la razionalità e le paranoie per il dopo, non me ne frega nulla, lui non si arrenderà finchè non ha ottenuto ciò che vuole, quindi accontentiamolo e finiamola li.
Che poi vorrei che non finisse mai.
Lui si stacca e mi guarda, sorride con quel suo ghigno antipatico ma in questo momento non mi importa la sua faccia da schiaffi.
«Com'è che avevi detto?»
Mi dice, continuando a guardarmi e provocandomi la pelle d'oca.
«C-cosa?»
La voce mi esce tremolante, quasi un sussurro: perché si è fermato?
«Mi avevi detto che non ero il tuo tipo.»
Colpo basso che va a segno.
«Eppure, sei qua che non ti ribelli come al tuo solito.»
Non riesco a replicare perché sta risalendo con i baci fino al mio viso e sto trattenendo il respiro.
Non ce la posso fare!
Mi da un bacio vicino all'angolo della bocca e poi mi fissa, mi incanta con i suoi occhi e io non posso far altro che ricambiare il suo sguardo, così vicino, troppo.
«Ti sto per baciare, ti avverto, non vorrei che mi prendessi a pugni dopo.»
Ridacchia, e torna a concentrarsi sulla mia bocca, senza che io mi ribelli.
Alice, pugno diretto nello stomaco, subito!
Il cuore che prevale sulla ragione, che ora è praticamente inesistente.
Sento le sue labbra sulle mie, indugiano, si staccano e lui mi osserva, per studiare la mia reazione.
Vedendo che non do segni di isteria ritorna sulla mia bocca e mi da un vero bacio, la sua lingua mi esplora e si unisce alla mia in una danza sfrenata.
Le sue mani si muovono su e giù lungo miei fianchi provocandomi brividi lungo la schiena e proprio quando pensavo che non mi sarei mai staccata da quel bacio, lui si ferma.
Si allontana da me, togliendo le mani dalla mia vita e sorride compiaciuto, passandosi la lingua sulle labbra.
«Ora sono un po' più rilassato, anche se eri un palo. Ti accompagno a casa ora.»
Un palo?
Ero così concentrata che non l'ho proprio sfiorato, cavolo, e avrei dovuto toccarlo dappertutto, baciarlo, accarezzarlo.
Oddio, Alice gli ormoni fanno brutti scherzi.
«Se ti togli dalla porta magari.»
E ride e io mi sento avvampare.
Perché sono ancora aggrappata alla porta?
Sembra quasi che mi abbiano attaccata con la colla.
«Tettina capisco che sei accalorata dopo il mio bacio ma ti devo portare giù dalle scale in braccio?»
Merda, no!
«Scusa, mi sposto ora.»
Mi giro e apro la porta, scendo le scale sentendo i suoi passi dietro di me è mi dirigo verso l'ingresso.
«Non capisco perché scappi sempre.»
«Non sto scappando!»
«Infatti stai correndo!»
Mi blocco e me lo ritrovo quasi addosso.
Perfetto, proprio.
Non mi ricordo neanche cosa volevo ribattere perché mi incanto nei suoi occhi e lui approfitta della mia distrazione accarezzandomi una guancia con la mano.
«Se ti portavo a letto volavi direttamente a casa vero?»
«No, probabilmente non sarei più uscita di qui. Mi porti a casa ora?»
«Uh, allora la prossima volta ci farò un pensierino.»
Mi spinse verso la porta e montammo in moto.
Non vedevo l'ora di tornare a casa, respirare in modo regolare e dare il calmante al mio cuore mezzo svenuto.
Durante il tragitto mi venne quasi naturale stringermi a Nico, visto che poco prima non l'avevo neanche toccato, ma anche per sentire il suo calore sul mio corpo.
Arrivata davanti a casa, mi staccai di malavoglia da lui e scesi dalla moto mentre lui mi toglieva il casco.
«Ciao tettina e grazie.»
Alzai gli occhi al cielo per quel maledetto nomignolo.
«Grazie per cosa?»
Gli chiesi sbuffando.
«Per chimica, a domani meraviglia.»
E se ne andò, lasciandomi davanti alla porta di casa che varcai correndo per andarmi a stendere sul letto e mettere ordine nella mia testa bacata.
Cosa avevo combinato?
Avevo baciato quell'idiota di Nico ed ero cascata nella trappola del coniglio.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro