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ALICE

Quando avevo letto il suo messaggio non ci volevo credere, non era una cosa possibile che lui mi avesse quasi costretto ad uscire con lui.
Per cosa poi?
Per umiliarmi?
Per dirmi che voleva me e non Arianna?
O il contrario?
Lo avrei scoperto presto.
Ma stavo già tremando.

La mattinata era trascorsa come sempre, a parte il siparietto con la mia compagna di banco che non mi aveva rivolto né una parola né uno sguardo.
Avevo quasi sperato che si scusasse, che si fossee pentita, ma niente.
Tutto rimaneva in bilico, pericolosamente.
E io avevo fatto finta di niente, che non mi importasse minimamente, che non ne stavo soffrendo.
Ero quasi una maga a nascondere i miei sentimenti dietro una maschera, dietro al muro, sotto a una corazza.
Lore era ritornato a scuola, mi aveva guardato, alternando lo sguardo da me a Nico e aveva scosso la testa.
Che ci potevo fare se avevo perso la testa per la persona che avevo odiato di più al mondo?
Nulla, non potevo cambiare le cose, non potevo erdinare a me stessa di smettere.
Non potevo e non volevo.
Il mio cuore avrebbe continuato a uscirmi dal petto ogni volta che lo avrei visto.

Il castello era grande, enorme e non avevo idea di dove cecarlo, in più stavo trasformando in un pinguino.
Non potevamo incontrarci in un posto chiuso e al caldo?
Doveva sempre farmi soffrire in qualche modo?

Frugai nella borsa per recuperare il telefono, non avevo intenzione di congelare lì fuori per lui.
Avrei fatto di tutto ma quello superava ogni limite.

Lo trovai e stavo per chiamarlo quando alzai gli occhi e mi mancò il respiro.
Non potevo crederci.
Non poteva essere vero.
Non..e basta.

Deglutii e strinsi gli occhi per accertare che non fosse un sogno, che stesse accadendo tutto davanti a me.

Così troppo reale.
Così troppo stretti l'uno all'altro.
Così uniti.
Così affamati.
Così..

Lasciai cadere a terra il telefono in un momento di shock paralitico.
Mi sarei messa ad urlare ma mi sentivo la gola secca.
Non riuscivo a parlare, a respirare, a muovermi.
Ero pietrificata.
Da cosa?
Dal dolore, dall'amarezza, dal disgusto, da tutto quello in cui avevo creduto come una stupida.
Come una bambina credulona.
E inverce tutto era stato spezzato, il mio cuore, le mie ossa, i miei polmoni, davanti ai miei occhi.

Però si erano fermati, si erano girati e mi avevano vista.
Arianna con la sua faccia da stronza soddisfatta perchè aveva avuto ciò che voleva, ciò per cui aveva combattutto.
Ora era suo.

Lui aveva una faccia sorpresa, sconvolta, continuava a cambiare espressione e sembrasse non capire.
Cosa c'era poi da capire?
Lui aveva fatto la sua scelta, aveva preso lei, aveva baciato lei.
Non me.
Non aveva baciato me.
Non mi aveva stretta in quel modo così possessivo, così famelico, così bramoso.

E continuava a fissarmi come se fosse ipnotizzato, come lo ero io.

Poi, ad un tratto, si staccò da lei così velocemente che quasi Arianna perse l'equilibrio e si riaggrappò a lui per non cadere.

Non potevo andare avanti a guardare.
A soffrire.
A far finta che andasse tutto bene.

Gli occhi iniziarono a pungermi, a bruciarmi, si stavano riempiendo di lacrime che provai a non far uscire.
Ma inutilmente.
Rigarono il mio viso, lentamente, con cura, sotto il suo sguardo.

Dovevo scappare, corerere, andare via da lì.
Ma le mie gambe stavano ferme, erano bloccate a terra.
Chiusi gli occhi e cercai di calmarmi per non strozzare entrambi.
Lore aveva ragione, Nico era uno stronzo e io non ci avevo creduto.
Pensavo che fosse cambiato.
Penavo che con me fosse diverso.
Pensavo che avremmo potuto costrire qualcosa.
Pensavo tante stronzate che non si sarebbero mai realizzate.

Eppure ero sicura, Gaia aveva detto che lui voleva me e Chris l'aveva confermato.
Cosa era andato storto?
Ci avevo creduto troppo?
Forse.
Decisamente si.
Raccolsi il telefono da terra e mi girai.
Quella scena era ancora incisa nei miei occhi e volevo distruggerla.
Feci qualche passo e mi bloccai.
Una presa forte si era serrata intorno al mio polso e non voleva lasciarmi.
Mi girai di scatto nervosa e mi ritrovai a poca distanza da lui.
Così poco da poterlo baciare.
Ma non l'avrei mai fatto, non dopo quello che era successo.
Voleva parlare, lo vedevo, ma non lo feci neanche iniziare.
Alzai l'altro braccio e con tutta la forza e la rabbia che avevo dentro gli diedi uno schiaffo.
Uno di quelli che non di scordano.
Uno di quelli così forti da farti girare la testa.
Uno di quelli così carichi di dolore da farti tremare tutto.

«Sei uno stronzo e io una stupida. Mi fai schifo.»
Ringhiai e lo lasciai con una mano sulla parte dolorante del viso con una faccia incredula e nello stesso tempo seria.

ANGOLO AUTRICE
okey, volevo mettere anche un'altra scena ma visto che siete così impazienti inizio a pubblicare questo.
vi ringrazio immensamente per i tremila commenti del capitolo precedente, per i complimenti che mi fate ogni volta, per i voti a ciò che scrivo, per le visite che ormai sono tantine anche se sicuramente non a tutti andrà a genio questo tipo di storia.
comunque RINGRAZIO TUTTI, BELLI E BRUTTI ahahahahah

baci e abbracci
Alice

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