La volpe ed il bambino
Sasuke Uchiha era un bambino di otto anni, l'ultimo membro del clan reale di quel villaggio nel bosco fitto.
Quel villaggio era frequentato solamente da chi ci viveva dato che era stato costruito ai piedi di alcuni monti verdeggianti nelle profondità del bosco e di rado avevano dei visitatori.
Sasuke era un piccolo bambino dall'aspetto gracile ma fisicamente forte ed allenato, la sua intelligenza superava quella dei suoi coetanei e spesso anche quella di chi era più grande di lui e questo lo aveva reso "strano" agli occhi di tutti finendo così nel non avere amici.
Aveva un carattere molto chiuso e non amava stare a contatto con le persone, non sapeva come comportarsi e non aveva mai trovato qualcuno disposto ad ascoltato o a provare di conoscerlo ignorando le voci che le malelingue avevano diffuso, ma non gli importava, o almeno era quello che si ripeteva.
Si ripeteva che da solo stava meglio, che avere degli amici era inutile e che nel suo caso era solo pericoloso perché avrebbero potuto cercare di approfittare della sua posizione di rilievo, ma lui sapeva bene che quelle scuse non avrebbero sorretto il suo mondo ancora per molto e infatti...
Era un giorno come tanti altri, il cielo terso illuminato dal sole mattutino spiccava con quel suo azzurro audace su tutte quelle sfumature di verde che circondava il modesto villaggio, i petali di ciliegio smossi dal vento abbandonavano i rami per formare un tappeto rosato al suolo.
Era iniziata la primavera segnata da danza dei delicati petali condotti dal vento, gli uccelli cantavano spensierati e fiori sbocciavano con quei loro colori allegri e vivaci mentre il piccolo Uchiha camminava per i sentieri del villaggio.
Il suo naso veniva stimolato e accarezzato da numerosi aromi che andavano dal più delicato al più suggestivo ed intenso, camminava com'era solito fare con in mano un buon libro cercando un luogo dove potersi immergere nella sua quotidiana lettura e fu proprio durante questa sua abitudinaria ricerca che qualcosa cambiò.
C'era un gruppo di bambini della sua età che parlavano senza notare la discreta presenza del piccolo moro dalla pelle nivea, era normale per lui ma quella volta non lo fu perché senti quello che stavano dicendo e lo riguardava, stranamente, quindi si fermò ad ascoltare seguendo il suo istinto.
«É così fastidioso, i nostri genitori ci obbligano a trattarlo bene, dicono che dobbiamo essere suoi amici così saremo agevolati » «Già, in più parlano sempre di come sia bravo in questo e in quello come se volessero lui come figlio» «Io lo odio, lo odio tanto che quando imparerò a cacciare vorrei portarlo con me così sembrerebbe un incidente» «Non sarebbe stato meglio se non fosse mai nato?»
Quelle parole lo ferirono terribilmente, fu certo che quello che rimaneva del suo cuore fosse stato distrutto e portato via per sempre da quelle terribili parole che lo avevano trafitto come delle lame incandescenti.
Senza fare rumore se ne andò, non sapeva cosa faceva ne dove andava, sapeva solamente che non voleva restare in quel villaggio dove sentiva che la sua esistenza fosse qualcosa di sbagliato e deplorevole, dove sentiva di essere odiato e disprezzato senza una vera ragione.
Quando si fermò capì di essersi perso, si era inoltrato fino al cuore di quel grande ed intricato bosco e la luce aranciata che filtrava dai fitti rami capì che era tardi per provare a tornare indietro e gli conveniva trovare rifugio, cercò di restare concentrato e pensare razionalmente nonostante avesse paura.
Tanti erano andati nel bosco e non erano mai tornati, qualcuno aveva intravisto una volpe a nove code e aveva così dato inizio alla leggenda del demone del bosco, una volpe demoniaca che divora le anime dei poveri sperduti facendoli vagare per l'eternità senza pace e lui aveva paura.
Il bosco di giorno era bello, allegro e vivace, ma di notte era silenzioso, buio e spaventoso, tutto sembrava più grande e la scarsa visibilità rendeva la probabilità che quel respiro fosse il suo ultimo sempre più accreditata soprattutto quando senti un fruscio.
Prese una grande boccata d'aria e cercò un po' di calma, nonostante fosse un bambino dato la sua posizione agiata aveva ricevuto un addestramento su quello che bisognava fare in situazioni di vario genere e perdersi nel bosco era una delle tante, quando il suo piccolo cuore spezzato riprese a battere in modo regolare camminò un po'.
Si fermò quando vide un albero particolare, un salice piangente poco distante da un piccolo ruscello d'acqua limpida, non sapeva cosa fare, era stanco, affamato e distrutto in un bosco di notte e se qualcuno o qualcosa lo avesse aggredito non ce l'avrebbe fatta, era dolo un bambino dopotutto.
Senti dei passi farsi vicini ma non aveva voglia di reagire, i suoi occhi neri come la pece erano spenti e privi di qualsiasi traccia di vita, aveva sempre cercato di mostrarsi forte ma la verità era che soffriva, soffriva forse più di chiunque altro e forse morire era la cosa migliore per lui.
Sentire che c'erano delle persone che pensavano che la sua vita fosse uno sbaglio lo aveva toccato in profondità facendogli provare tanta disperazione riportando a galla il suo stesso pensiero, si era infatti incolpato della morte dei suoi genitori e di suo fratello maggiore perché lo avevano protetto.
«Che ci fa un bambino nel bosco a quest'ora tarda?» chiese una voce profonda un po' infastidita e curiosa, quando il piccolo Sasuke alzò lo sguardo vide un uomo abbastanza alto, aveva i capelli che ricordavano l'oro e gli occhi che ricordavano un po' l'azzurro del cielo e un po' il rosso del fuoco ma la cosa che lo attirò di più furono le sue orecchie e le sue nove code.
L'uomo si abbassò sulle ginocchia e lo guardò negli occhi allontanando i ciuffi corvini che li coprivano con le sue lunghe dita artigliate e quando i loro sguardi si scontrarono ebbe un sussulto.
Quello sguardo stanco e distrutto non si addiceva a un bambino eppure la creatura sconosciuta aveva vissuto la disperazione sulla sua stessa pelle e forse fu per quello che non fece come faceva sempre, che non lo lasciò lì da solo ma gli rimase a fianco.
Si sedette a terra con le gambe incrociate affianco al piccolo Sasuke e lo guardò per qualche istante «Come ti chiami?» chiese questa volta con voce più gentile «Sasuke» rispose quasi sussurrando il piccolo rannicchiandosi su se stesso ricolmo soltanto di tristezza e dolore.
«Come mai sei tutto solo nel bosco, di notte con quello sguardo triste e distrutto?» gli chiese inclinando la testa di lato «Perché ho corso» disse forse cercando di evitare il centro del discorso «Mi vuoi dire perché? » chiese la creatura intuendo che forse erano più simili di quanto si aspettasse.
«Mi dici il tuo nome?» chiese il piccolo guardandolo finalmente «Mi chiamo Naruto, ora mi dici che è successo?» chiese stranamente paziente, lui non lo era mai stato paziente eppure sentiva che era giusto esserlo e aiutare quel ragazzo così fragile emotivamente.
«Un anno fa dei briganti hanno assalita casa mia e mamma, papà e mio fratello sono morti per proteggermi e oggi ho sentito dei ragazzi dire che se non fossi mai nato sarebbe stato meglio...» quando finalmente riuscì a dire tutto quanto i suoi occhi neri si fecero lucidi ma non pianse, forse per non mostrarsi debole o forse per la mano calda di Naruto che gli accarezzava la testa.
«Quei ragazzi che hanno detto quelle cose ti hanno fatto stare male, ma loro sono tuoi amici, sanno come sei davvero?» «No, io non ho amici » a quelle parole l'uomo sorrise senza farsi vedere, quel ragazzo era proprio come lui nella sua infanzia e sentiva come il dovere di aiutarlo.
«Sai, anche io quando ero piccolo venivo trattato male, ma adesso sono diventato tanto forte che nessuno parla più male di me e ho imparato una cosa, vuoi saperla? » «Si, per favore» chiese il piccolo bambino mettendosi seduto composto nonostante i suoi piccoli occhi lotassero per non chiudersi.
«Ci sono delle persone che dicono delle cose brutte per farti del male ma perché vorrebbero essere come te e non devi pensare a quelle cose brutte che dicono quelle brutte persone che non ti conoscono» «No?» «No, perché sono persone che non devono essere ascoltate » disse saggiamente avendo imparato dai suoi medesimi errori commessi nell'infanzia secoli prima.
Il piccolo Sasuke era stanco morto tanto che quasi crollò a terra, ma Naruto gli impedì il duro impatto con il suolo con una delle sue code lasciandolo dormire sul suo morbido manto mentre lo osservava attentamente dormire con il volto sereno.
Sentì un piccolo sorriso spuntargli sul volto e si vide costretto ad etichettare quel bambino come speciale, era passato tanto di quel tempo da quando aveva sorriso sinceramente che si era dimenticato di poterlo fare eppure quel ragazzino dalla pelle pallida lo aveva fatto sorridere per ben due volte in meno di qualche manciata di minuti.
Naruto era sempre stato solo perché era sempre stato diverso, non aveva mai avuto un solo amico ma nonostante ciò riconosceva il valore dell'amicizia come quello della famiglia, neppure quello lo aveva mai provato e non voleva che quel bambini crescesse nella solitudine, era strano anche per lui ammetterlo ma forse aveva già fatto breccia nel suo cuore.
La mattina seguente il piccolo Sasuke si era svegliato sentendosi protetto e quando finalmente aprì gli occhi si rese conto di essere fra le braccia del biondo che ancora dormiva profondamente a gambe incrociate con la schiena perfettamente dritta chiedendosi come ci riuscisse.
Dopo qualche secondo si svegliò anche la volpe che si stropicció distrattamente gli occhi ricordandosi solo in un secondo momento di non essere solo e gettò una fugace occhiata al piccolo umano che sembrava già più vitale.
«Dovresti tornare indietro...» disse serio e Sasuke annuì, anche se non voleva sapeva che era sbagliato comportarsi in quel modo e si fece accompagnare da Naruto fino al viaggio e parlarono, in quel breve tragitto si conobbero meglio di quanto chiunque avesse mai fatto.
Ovviamente la volpe non si fece vedere rimanendo nel bosco, ma osservò il piccolo venir rimproverato e portato nella propria casa sentendosi in qualche modo malinconico, sentiva che gli sarebbe mancato ma che aveva forse avuto un rapporto, anche se breve, con qualcuno che assomigliava all'amicizia.
Stupidamente restò nelle vicinanze sperando che il bimbo fosse tornato a fargli visita la sera successiva ma non ci sperava, anzi, si trovava un po' ridicolo per quei suoi pensieri e quella sua preoccupazione, ma fece bene perché il giovane Uchiha gli fece visita giorno dopo giorno, anno dopo anno fino al quasi compimento dei suoi sedici anni.
Il ragazzo ormai adolescente sembrava uscito dal suo bozzolo trasformandosi in una bellissima e affascinante farfalla nero pece dalla pelle candida, era diventato molto bello e forte, la sua espressione più seria e la sua personalità più forte e decisa e per questo doveva ringraziare il sul amico che ormai conosceva come le sue tasche.
Il ragazzo si rese conto che forse quello che li legava era diverso dalla semplice amicizia ma non era facile accettare una simile idea, eppure che altre spiegazioni c'erano per il batticuore, lo stomaco chiuso e il necessario bisogno di vederlo che si faceva sempre più forte, poteva solo chiamare tutto ciò amore ma non capiva cosa invece privasse Naruto e si disse che tutto quello era sbagliato e che non poteva rovinate così ogni cosa.
Il biondo sapeva già da tempo di cosa si trattava nonostante non avesse mai avuto esperienza nel campo romantico dato che era sempre stato una persona estremamente solitaria e diffidente riguardo all'intero mondo, intero mondo eccetto Sasuke e il modo radicale in cui era cambiato aveva solo alimentato quei suoi forti e travolgenti sentimenti.
Eppure il giorno del suo sedicesimo compleanno Sasuke non venne come non si presentò nei giorni seguenti e nemmeno l'anno dopo, questo distrusse completamente il povero Naruto che aveva finalmente ricominciato a vivere ma era stato terribilmente ferito.
Il dolore stava cancellando ogni cosa lento e spietato come faceva sempre, perché forse lui non poteva essere felice visto quanti fattori e quante persone glielo avevamo impedito nel corso della sua lunga, triste e sofferta vita secolare, ma ancora una piccola speranza ardeva nel suo cuore innamorato e anche quella fu spazzata via da dei sussurri portati dal vento.
Alle sue orecchie giunsero le voci gracchianti delle ragazze del villaggio, solitamente si trattava di qualche sciocco e futile pettegolezzo inventato mentre quella volta si trattava delle pretendenti per il giovane erede del clan Uchiha, questo fu il colpo di grazia.
Il giorno del ventesimo compleanno di Sasuke Naruto perse il controllo si se stesso, il suo corpo veniva divorato dalle fiamme del dolore e dell'ira ricoprendolo come petrolio affogandolo nel nero della sua anima desolata e distrutta.
Il suo aspetto era mutato drasticamente, in lui non era più riconoscibile il suo aspetto umanoide, sembrava solo una creatura demoniaca nera come la pece violenta e brutale che voleva solo fare del maleamare mentre delle lacrime rosso sangue colavano lungo quel volto demoniaco.
Le porte della villa Uchiha si aprirono a tutti gli abitanti del villaggio per assistere alla presa di comando dell'ultimo Uchiha rimasto e lì le ragazze del villaggio avrebbero avuto una possibilità di essere scelte.
Eppure lo sguardo di Sasuke era tornato triste e spento, non era infatti stato per sua scelta che aveva smesso di vedere la volpe, anzi, si era invece scorto di quanto i suoi sentimenti verso di lui fossero in realtà forti e ben radicati, ma era stato rinchiuso.
Non era permesso a nessuno degli eredi di uscire do casa dal giorno dei sedici anni fino ai venti, era una vecchia tradizioni di cui non aveva mai sentito parlare e se solo avesse saputo avrebbe trovato un modo, uno qualsiasi per poter vedere il suo amato demone volpe.
La cerimonia in cui prese il potere della sua famiglia andò come doveva andare, ma poco dopo un disumano ruggito distorto fece scatenare il panico nel piccolo villaggio e gli uomini imbracciarono il fucile.
Una creatura dalla forma non così ben definita circondata da densa energia maligna attaccò gli abitanti senza però ucciderli, per un breve attimo lo sguardo nero come la pece di Sasuke intravide quello della creatura e capì di chi si trattava.
Ordinò a tutti di non alzare un dito sulla creatura, che ci avrebbe pensato lui ma che qualsiasi cosa fosse successa non avrebbero dovuto, per nessuna ragione, fargli del male.
Si avvicinò lentamente e poi corse verso il bosco, corse fino a sotto il loro salice dove si incontravano sempre perché non voleva che qualcuno lo vedesse in quello stato o che qualcuno lo ostacolasse nel far tornare Naruto come era sempre stato.
Naruto non era stato completamente ingoiato da quel vortice distruttivo e negativo di emozioni, ancora resisteva e vedere dove era finito lo aveva fatto riprendere un po' tanto quanto bastava per permettergli di parlare, ma non era se stesso, non più.
«Perché?» chiese una voce distorta e dolorante, una voce triste e afflitta come qualcuno che sta soffrendo tanto da morire «Perché anche tu mi hai abbandonato?» chiese di nuovo con la stessa voce, totalmente da quella calda, gentile e dolce che Sasuke aveva imparato ad amare
«Io non lo avrei mai fatto, dovresti sapere che non avrei mai abbandonato l'unica persona che mi era vicino» strinse i pugni, era colpa sua, lo aveva fatto soffrire senza aver cercato mai una vota di scappare «Mi hanno rinchiuso, è una vecchia e stupida usanza di cui io non sapevo nulla, te lo giuro, non ne sapevo nulla come non sapevo che avrebbero provato a farmi sposare» disse disperato il moro sperando che gli credesse.
Si avvicinò mentre piangeva disperato, la cosa che gli stava facendo più male era averlo ferito, aver ferito l'unica persona che avesse mai amato «Se solo non mi avessero rinchiuso sai che ti avrei detto quel giorno, ti avrei detto che mi ero innamorato di te» disse tremante asciugandosi le lacrime.
Non doveva piangere, non poteva farlo davanti a lui sopratutto e poi non era affatto una cosa che solitamente avrebbe fatto, ma c'era da ammettere che quella situazione fu l'unica in cui qualcuno lo vide piangere, quando ebbe paura di averlo perso per sempre.
Quelle parole sincere e disperate fecero tornare in se il biondo che tornò nella sua forma normale, chiese scusa per aver combinato un tale disastro e per non essere riuscito a controllare le sue emozioni, però gli disse che non ci era riuscito perché lo amava da morie.
Sasuke annunciò che aveva risolto il problema e che non si sarebbe sposato, poi fece costruire una piccola casa vicina al loro magico salice che li aveva visti incontrarsi e dichiararsi il loro amore dove avrebbe segretamente vissuto con colui che amava.
Ogni giorno si sveglia fra le braccia calde di Naruto, ogni giorno veniva coccolato e amato nel più profondo e vero dei modi, come probabilmente nessun altro avrebbe mai voluto, un amore che rompeva ogni schema conosciuto fino a quel momento perché loro furono i primi, il primo umano e il primo demone ad amarsi.
Sasuke di giorno a volte doveva tornare al villaggio e comportarsi come un capo villaggio efficiente e pratico, quando invece poteva starsene in panciolle fra le braccia muscolose del biondo ne approfittava, ma la notte, la notte veniva amato con la più ardente delle passioni sotto le morbide coperte.
Un amore cocente e rovente, vivo e caldo come un incendio pronto a bruciare ogni centimetro delle loro pelli fra amore e desiderio, lussuria e dolcezza, una lotta fra parti contrastanti dello stesso sentimento.
Vivevano una vita felice, assieme, solo loro due e anche se erano solo loro due avrebbero potuto mettere in ginocchio l'intero mondo per quanto potevano essere forti assume anche se a volte litigavano animatamente per una cosa sciocca quanto imbarazzante, era infatti capitato che più di una volta Naruto avesse chiamato Sasuke "principessa" o quando gli andava bene "principino".
Ma tutto sommato, credo che non fosse possibile trovare qualcuno che si amasse più di quanto facevano loro, tanto da essere divorati da questi sentimenti a doppio taglio, il più complicato dei misteri: l'amore.
Fine.
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