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Un nuovo capitolo

Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone.
(Thor Heyerdahl)

7:30. 17 Settembre.
La sveglia suonò all'impazzata quasi volesse cadere giù dal comodino di legno. Allungai la mano ciondolante, mentre avevo ancora la testa sotto le coperte bianche e candide. Iniziai a tastare a caso cercando di prendere il pulsante per spegnere quel dannato aggeggio.
Dopo vari tentativi, risultati inutili, la sveglia cascò rompendosi e facendo smettere di conseguenza l'infernale rumore. Ormai ero sveglio e non riuscivo a prendere sonno e incominciai a pensare al perché la sveglia abbia suonato e poi il mistero fu svelato: alle 10:00 avevo l'aereo!
Tolsi le coperte dal mio corpo e quando raggiunsi la doccia mi ci buttai a capofitto. Mi feci una doccia veloce, indossai una canottiera senza maniche, dei pantaloncini corti, e delle Converse nere.
Presi la valigia, che avevo fatto la sera prima, e uscì dalla mia stanza. Vivevo ancora con i miei, anche se avevo 20 anni, ma non per molto. Infatti mi ero rauleato presto e avevo avuto un lavoro al "American Museum of Natural History" a New York. I miei genitori e io abitavamo in un piccolo condominio a Roma. Anche se era piccolo e stretto, quando entravi venivi investito da un'ondata di spaghetti alla carbonara e di vino rosso. Mia madre era conosciuta come "Miss Carbonara del quartiere". Si, anche se è un nomignolo da quattro soldi, lei andava fiera del suo titolo.

Se ve lo steste chiedendo no, non possiedo il famoso e sexy accento romano. Anche se non si nota dal mio aspetto, capelli marroni e occhi verdi, la mia famiglia proveniene dalle gelide terre dell'Islanda. I miei nonni si erano trasferiti nella bellissima Roma nel 1933. Mia madre e mio padre si sono conosciuti sul tram all'età di 19 anni e vivono insieme da ben 30 anni.
Dopo aver ricevuto uno dei lunghi baci di mia madre e una pacca sulla spalla da mio padre uscì alla luce del sole. "Stranamente oggi è una giornata tranquilla" Dissi fra me e me. Incominciai a camminare con il trolley a seguito.
Aprì la mia Citroen C3 bianca e misi la chiave, con tantissimi portachiavi attaccati, dentro la serratura e prima di girarla guardai per l'ultima volta l'enorme palazzo che per venti lunghi anni era stata la mia casa. Incominciai a ritornare con la mente ai tantissimi ricordi che albergavano in essa. Ricordai quando con Marco, per sbaglio avevamo fatto cascare dalle scale la mia vicina di casa Clarissa, una donna avida e secca come una prugna, oppure quella volta con Julia che mentre stavamo facendo i compiti di storia su nel terrazzo, mia madre ci portò un bel the ma Julia lo fece cascare e il succo si rovesciò sulla capoccia di un pelato. Asciugai la lacrima che strisciava lentamente sulla guancia destra e girai la chiave e uscì.

Non feci neanche in tempo ad uscire che ero già intrappolato dentro il traffico. "Devi stare zitto!" Ripetei dentro la mia testa e iniziai a picchiettare nervosamente sul volante. Mentre avanzammo a passo di tartaruga, accesi la radio per alleviare la tensione ma non fu molto d'aiuto. Infatti lo speaker annunciò che c'era il 90% di precipitazioni proprio qui a Roma. Premetti il piccolo pulsante nero e girai canale e "Hummingbird Heartbeat" di Katy Perry invase l'auto. Con la voce soave di Katy Perry finalmente arrivai, dopo due ore, all'aeroporto di Roma-Urbe. Parcheggiai l'auto, che alla mia partenza l'avrebbe prelevata mio padre, e iniziai a correre.

9:40.
Correvo in mezzo alla moltitudine di turisti proveniente da Pechino, Inghilterra, Francia e altri nazioni che erano venuti solo per ammirare il famosissimo Colosseo. Corsi più che potevo. Mi fermai davanti all'enorme schermo in cui erano scritte tantissime nazioni e con lo sguardo cercai la mia destinazione. Finalmente lo trovai; Stati Uniti-->New York. Andai a fare il check in. L'addetto era un ragazzo magrolino, con qualche pelo sulla faccia. Capelli biondi scuri e occhi neri. Gli mostrai la ricevuta del biglietto elettronico e in men che non si dica ero dentro un'enorme aereo bianco. Un neonato piangeva a squarciagola, un gruppo di anziani iniziarono a parlare tra di loro ricordandosi che ai loro tempi questa tecnologia non esisteva e si stava meglio e una hostess passava in mezzo alla gente domando alla gente se desiderava qualche cibo o bevanda.
Un nuovo capitolo della mia vita stava iniziando.
Addio Roma, benvenuta New York.

@JonathanDeSanto🌙
📍In volo verso New York

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