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Sollevato

Dopo aver consumato la cioccolata calda, la pioggia si affievolì pian piano, lasciando quell odore acro nell'aria. Misi la tazza dentro il lavabo ed entrai nel bagno. Mi chiusi a chiave.
Mi guardai allo specchio e vidi solo due occhi morti. Non c'era nessuna luce, né gioia, né speranza. Mi domandai come riuscivo ad esistere un giorno ancora.
Mi sentii diverso e in automatico mi trasformai in quel ‘pesce fuor d’acqua’ che, al di fuori del suo habitat naturale, non potevo far altro che annaspare e lottare con tutte le sue forze per rimanere in vita. Sembrava che il mondo mi comunicasse solo ostilità, durezza, disapprovazione.
Non riuscivo a vedere il futuro e una risposta ai problemi della mia vita.

Dopo essere stato violentato, sentivo che nulla era più piacevole. Non c'era più niente che mi faceva sorridere.
Era come se fossi stato un fantasma... non una parte del mondo reale.
Sembrava di affogare, mentre vidi che tutti intorno a te continuavano a respirare.
Era un luogo oscuro. Era come essere bloccati in una stanza senza luce, finestre o porte. Era così buio che non riuscivo neanche a vedere le mie mani, figuriamoci una via d'uscita: era l'incapacità di costruire o immaginare un futuro.
Era come cadere in un pozzo oscuro e senza fondo, chiedendomi se e quando la mia caduta si arresterà. Quando ripensi al punto da cui sei scivolato (in cui sai di dover tornare) potevo vedere che si allontanava sempre di più, la famosa luce, diventava sempre più debole, mentre il pozzo diventava sempre più profondo ed oscuro
Era come avere la mente rimpiazzata da un'altro che ti faceva sentire inutile e intorpidito verso la vita, anche verso la mia famiglia e i miei amici. Mi strappava via la possibilità di sentire altro all'infuori di una tristezza costante. Quella violenza mi aveva rubato la sicurezza e ora non mi sentivo più degno dell'amore altrui. Si prendeva gioco di me e mi faceva venire pensieri orrendi.
Era come essere intrappolati in una scatola da cui non puoi uscire. Un luogo buio dove ti senti così giù che anche i compiti più semplici ti sembrano difficili. Ti senti completamente solo.
Era una totale perdita di me stesso.
Ero intrappolato sotto un pavimento di vetro, urlavo e lo colpivo, cercando di attirare l'attenzione del resto del mondo, che andava vanti senza di me. Il problema era che nessuno poteva sentirti e sapere che ero lì sotto.
Sentivo il mio cuore e la mia mente andare in pezzi.
Era uno stato in cui nulla ha sapore, odore, nulla ti sembra giusto e io ero incapace di pensare o di prendere decisioni. Eppure dovevo ancora andare avanti e fare tutto. E la maggior parte delle volte non ne avevo l'energia o il desiderio, ma andavo avanti lo stesso.
Era la convinzione di non avere alcuna importanza.

Era come se i "Mangiamorte" di Harry Potter mi avessero rapito e succhiato tutta la felicità .
Era come nuotare nella melma.
Era un misto di emozioni differenti: paura, disperazione, senso di vuoto, torpore, vergogna, imbarazzo e difficoltà a ricordarti della persona divertente e felice che ero una volta.
Significa perdere il desiderio di far parte della vita.
Era come provare a respirare mentre sei coperto di catrame.
Mi faceva sentire come se fossi un attore che interpreta te stesso; un attore sempre obbligato a sorridere.
Era come avere una visuale limitata, a prescindere da tutto quello che accade nella tua vita, mi sentivo triste e sopraffatto senza motivo.
Significava vivere nella nebbia, in un mondo senza colori e risate.
Eea come vivere in un tunnel buio senza luce o aria per respirare, nonostante cerchi di respirare profondamente.
Mi sentivo completamente solo, anche se ero circondato da persone.
Era come cercare di tenere la testa fuori dall'acqua. Ma andavo a fondo e non sapevo nuotare.
Mi sentivo vuoto dentro. Il mondo e il tempo scorrevano e niente mi regalava gioia.
Mi sentivo cupo, solo, spaventato. Dormire era la sola via di fuga dal dolore.
Era come essere il prigioniero e il carceriere allo stesso tempo.
Mi svegliavo in un altro giorno deludente e sentivo una pesantezza sul petto che non andava mai via.
Volevo essere in un campo e urlare a squarciagola, ma non sai perché.
Era come se la tua mente fosse paralizzata.

Diedi un pugno allo specchio, il quale si ruppe in mille pezzi. Iniziai a piangere sul pavimento, con le mani insanguinate nei capelli. Era tutta colpa mia. Non ero riuscito a difendermi.
Continuai a piangere per diversi minuti, che per me sembrarono un'eternità, e poi sentì bussare dolcemente alla porta di casa. Mi alzai e mi avviai ad aprire e quando la aprì, mi trovai davanti Nathan. -Cosa hai fatto?- Prese la mia mano e osservando le nocche impregnate di sangue. Gli dissi che non era successo nulla e mi buttai nel divano, stringendomi nel caldo abbraccio della mia felpa.
Smith entrò nel bagno e notò il vetro rotto. Prese del disinfettante e del cotone e poi ritornò in sala. Si sistemò vicino a me e prese le mie mani. -Sentirai un po' di bruciore.- Ma in realtà non sentì nulla. Sembrava quasi che non riuscissi a provare più dolore.
Continuai a fissare le braci del camino ancora caldi. -Jonathan...- Mise il disinfettante sul tavolino in legno di frassino e guardò la mia mano. -...Jacob è morto.- Quando senti la parola "morto" lo guardai con gli occhi spalancati. In un primo momento mi sentì in qualche modo sollevato ma poi le lacrime iniziarono a scendere velocemente.
Con le lacrime che mi rigavano le mie guance abbracciai Nathan. Sentire le sue mani sulla mia schiena e il suo respiro sopra i miei capelli, mi faceva sentire protetto.
Passata un'ora, la quale era stata piena di lacrime e con un abbraccio interminabile, Smith mi disse che Jacob era stato trovato privo di vita dal suo coinquilino. Era deceduto perchè aveva preso delle dosi eccessive di eroina; essendo l'eroina un sedativo del sistema nervoso centrale, essa aveva agito sui centri respiratori e l'aveva portato al coma e infine all'asfissia.

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