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5. Motivi di discussione.

Abby's POV
Una volta che siamo uscite dall'infermeria, come richiesto da Finn e, implicitamente, da Clarke, Raven si scrolla di dosso il mio braccio e si allontana con passo deciso.
- Raven, dove vai?
- Il più lontano possibile - mi urla.
Vorrei seguirla, afferrarla, scuoterla e farla ragionare, ma sarebbe tutto inutile: sono la madre di Clarke e, in quanto tale, per lei risulto essere una nemica.
Quella ragazza è così testarda.
Eppure non molla mai. Non si è arresa quando le hanno sparato e neanche quando ha perso l'uso di una gamba. Ha continuato imperterrita a lottare anche quando Lexa le ha chiesto di sacrificare Finn e, ora che lui è salvo, vederselo portare via da un'altra -mia figlia!- le brucia parecchio. Ma, dopotutto, cosa posso fare io? L'importante è che Finn sia salvo. D'altro canto, gli affari di cuore di tre ragazzini non possono e non devono distrarre una cancelliera dai propri obblighi verso la comunità.
- Abby!
Qualcuno mi posa una mano sul braccio, scuotendomi dai miei pensieri.
- Com'è andato lì dentro? ti vedo scossa! Tutto ok?
- Si Marcus, grazie... È stata una lunga giornata - rispondo con un sospiro all'uomo fermo di fronte a me.
Lui mi guarda con preoccupazione e alla mia risposta aggrotta le sopracciglia. È in ansia e vedo formarsi leggere rughe intorno ai suoi occhi. Prima della nostra venuta sulla Terra non le avevo mai notate... Forse perché non erano così marcate. La conoscenza di terrestri deve averlo spossato più di quel che è disposto a far vedere.
Indulgio sul suo abbigliamento un momento.
Indossa la divisa nera da pattuglia, con il giubbino antiproiettili e la fondina sul lato sinistro. Mi torna alla mente una frase che diceva spesso: "La sinistra è la mano del diavolo ed è l'unica che dovrebbe mai impugnare una pistola." Gli anfibi, ormai consumati dal tempo, sono ricoperti di fango fino agli stinchi. Quando è che ha piovuto?
Lo seguo mentre si dirige verso quella che è diventata la sala delle riunioni. Sinistra, destra, sinistra... Le porte si aprono con uno stridio metallico e io mi preparo ad essere sommersa da altri mille nuovi problemi e decisioni a cui dovrò attenermi.
La stanza è illuminata da una luce bianca che si riflette sul tondo tavolo in acciaio, un tempo splendente. Intorno a me ci sono quattro persone sedute su semplici sedie nere. Individuo l'unica sedia rossa del tavolo e mi ci accomodo con fare sicuro.
Non appena mi schiarisco la voce, il silenzio scende. Tutti si girano a guardarmi.
Octavia, in piedi in un angolo, mi fissa con gli occhi di ghiaccio: probabilmente già si aspetta il motivo della sua presenza questa riunione. Alla mia destra Marcus parla con Jaha. A sinistra Major Byrne è ancora in divisa da guardia. Poco distante, Sinclair mi accenna un sorriso.
- Vi ho convocati qui - inizio - Per discutere di un problema che attualmente so impensierirvi molto.
Alla parola "problema" Octavia si irrigidisce.
- La questione è - continuo - Possiamo o non possiamo fidarci di Lincoln?
Intorno a me alcuni annuiscono con fare pensieroso, altri abbassano lo sguardo. Tutti si aspettavano questa domanda, ma nessuno accenna ad una risposta.
Infine, a farsi avanti è Octavia.
- Ma insomma! Stiamo davvero discutendo di questo?? Ancora non l'avete capito?! Lincoln è più buono di metà delle persone presenti nell'Arca!
- Bada a come parli, ragazzina - la riprende Jaha.
- COME MI HAI CHIAMATA? - sbotta lei, portandosi una mano all'arco che tiene sulla schiena.
- Calma, calma! - ruggisco, battendo una mano sul tavolo - Signori... Cerchiamo di parlare in modo civile.
Scocco un'occhiata a Jaha, poi un'altra a Octavia.
- La sua gente per poco non uccideva Finn! - ribatte debolmente Jaha.
- Tu che ne sai?? Mica c'eri! E poi... È successo, o meglio stava per succedere, perché Finn ha ucciso 18 dei loro! E per cosa, poi?
Si gira verso di me e mi fulmina con il suo sguardo gelido. Percepisco immediatamente il riferimento a Clarke ma decido di non protestare. Vedendo di non aver ottenuto la reazione sperata, Octavia continua.
- Lo sai perché, Abby, lo sai benissimo perché! C'è sempre lei al centro di tutto... Dietro tutto! Solo perché è tua figlia, ciò non significa che...
- Basta! - sbottiamo contemporaneamente io e Marcus, io con rabbia, lui con tono più placido.
Cala il silenzio e tutti volgono lo sguardo in una sola direzione. Uno sguardo che di affettuoso non ha assolutamente nulla.
- Basta così, Octavia - riprende Marcus - L'agitazione non porta a nulla e men che meno giova alla pace. Piuttosto... A che ora hai il turno di guardia?
Gli lancio un'occhiata riconoscente.
Lei indulgia qualche secondo prima di rispondere, posando i suoi occhi freddi e ostili in quelli dell'ex Cancelliere. "Ex"... lui probabilmente si merita il ruolo di Cancelliere più di me.
- Tra poco.
- Ok, allora puoi andare a prepararti.
- La discussione non è conclusa! - tenta di ribellarsi.
- La discussione è conclusa! - esclamo con furore, stupendomi poi di me stessa - Grazie Octavia, puoi andare.
Mi guarda con disprezzo, poi si stacca dal muro e si dirige alla porta, ma all'ultimo si gira e domanda:
- Dov'è... Dov'è Lincoln?
- Dovrebbe essere già al posto di guardia, sulle mura - le risponde Marcus.
Lei balbetta un "grazie", quindi fugge via.

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