27. Cavalli.
Octavia's POV
- Forza Artax, sezamp! Un momento, cosa?! Ma... Ahh!! Idioti! Se becco quegli incapaci li uccido - commento, notando lo zoccolo anteriore sinistro del cavallo rovinato.
Per fortuna che prima di partire ho deciso di controllare personalmente le sue condizioni fisiche. Lo vedevo teso in questi giorni e ora so il motivo.
- Kylia, passami un coltello perfavore.
Sotto lo zoccolo, incastrato in profondità, c'è un sasso grande la metà del mio pugno.
- Incapaci, non sanno nemmeno far fare due passi ad un cavallo senza riportarlo con delle ferite! - sbotto.
In questo momento sono alquanto felice di non far quasi più parte degli Skaikru, anche se Lexa mi associa ancora questo nome. Quasi, perchè rimane comunque il popolo in cui sono nata, e non si dimenticano facilmente le proprie origini. Anche se, essendo stata rinchiusa per diciassette anni, non si può dire che tu conosca le "tue origini", Octavia, mi ricorda la mia coscienza.
Cerco di ignorarla.
Quando inserisco il coltello nella ferita per estrarre il sasso, Artax inizia ad agitarsi e per un secondo ho davvero paura che mi colpisca con uno degli zoccoli .
- Kylia, so che prima ho detto che non ti dovevi avvicinare al mio cavallo, ma ho davvero bisogno che tu prenda le redini e lo tranquillizza.
Lei come al solito non risponde, ma la sento spostarsi alle mie spalle.
Artax si rilassa quasi immediatamente.
Sinceramente non so come lei abbia fatto senza prima parlargli un po', tuttavia ci è riuscita.
Ricomincio a smucinare con il coltello e finalmente il sasso crolla a terra, imbrattato per la metà superiore di sangue. A quella vista la mia rabbia sale ancora di più.
Artax nel frattempo non condivide per niente il mio stato d'animo ed emette nitriti e sbuffi di gioia, sembrando quasi un puledro.
Fascio la zampa e mi alzo, cominciando a slegare la sella dal suo corpo. Gli giro intorno e gli tolgo anche il morso.
Kylia si è già spostata, evitando completamente di essermi di intralcio. La guardo e spero davvero che sul mio volto sia stampata la gratitudine che voglio esprimerle.
Non sono sicura che si noti, data la rabbia che provo ora.
Torno a guardare i grandi occhi nocciola del mio compagno d'avventure.
- Mi dispiace mio guerriero, ma non ti posso far affrontare un viaggio, anche se breve, con questa ferita.
Lui mi fissa e sembra quasi dispiaciuto, ma anche grato.
Abbasso ancora di più il tono della voce.
- E stavolta sei autorizzato a mordere chiunque ti si avvicini.
Un repentino movimento di orecchie e lo zoccolo sbatutto a terra compongono la sua risposta. Ne sono soddisfatta.
- Lexa ha detto di consegnare questa lettera ad Halifar.
Mi stupisco di sentire la voce della bambina, che sembra molto più adulta di quel che dovrebbe essere. O forse mi stupisco di sentirla e basta.
Mi riprendo dallo shock e cerco di concentrarmi sulle sue parole. A quanto pare deve accorgersi del mio momento di confusione, perché ripete la frase.
- Dai. Questa. Lettera. Ad. Halifar.
- Cosa c'è scritto? - domando cautamente.
- Cose che dovrà sapere Halifar. Solo Halifar. Ordini di Lexa.
Assottiglio gli occhi e la guardo con aria minacciosa.
- Ogni suo desiderio è respiro - ripeto la solita frase e lei si limita ad annuire.
- Mi serve un altro cavallo, se Lexa vuole che vada al villaggio a riferire quelle informazioni... E la lettera - ribadisco con aria seria.
La bambina si gira e prende a camminare decisa, e io la seguo portandomi dietro la sacca. Si ferma di fronte al box di una giumenta magnifica.
- Lei è Silka, nella nostra lingua significa Luna.
E devo dire che sembra davvero di avere di fronte la luna.
Il manto è grigio chiaro e la criniera è bianca. Sulla fronte ha una macchia, anch'essa bianca, che ricorda molto una mezza luna. Per finire tutte e quattro le zampe dal ginocchio in giù sono bianche. È leggermente più bassa di Artax, anche se è comunque alta ai miei occhi.
- Hey bella, pronta a condividere con me questo viaggio?
Stabilisco un primo contatto, sfiorandole il muso, quindi mi avvio verso il cancello di Arcadia, guidando a piedi Silka.
Quando arriverò a destinazione dovrò riferire notizie importanti e tristi, molto tristi.
Non so se sarò all'altezza.
Respira Octavia, va e affronta il mondo a testa alta.
Giusto. Wow, coscienza, hai detto una cosa utile e incoraggiante, per una volta.
E se non ci riesci puoi sempre tornartene con la coda fra le gambe nello spazio.
Come non detto.
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