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Capitolo 1

"Fixing up a car to drive in it again
Searching for the water, hoping for the rain
Up and up, Up and up

Down upon the canvas, working meal to meal
Waiting for a chance to pick your orange field
Up and up, Up and up"

Continuando a tenere gli occhi chiusi, allungo il braccio verso il comodino per spegnere la sveglia.

"See a pearl form, a diamond in the rough
See a bird soaring high above the flood
It's in your blood, It's in your blood"

Inizio a cliccare tutti i tasti del telefono ma la sveglia non si spegne e io non ho voglia di aprire gli occhi.

Underneath the storm an umbrella is saying
Sitting with the poison takes away the pain
Up and up... tonf!

Il rumore causato dalla caduta del mio cellulare mi costringe a sollevare le palpebre e dire così addio al bellissimo buio che accompagna il sonno.
Lentamente mi metto seduta, mi stiracchio e raccolgo il cellulare da terra, ma il mio stato di pace e tranquillità viene spazzato via dall'orario che compare sullo schermo: 7:00.

"Oh merda, oh merda, oh merda" dico a voce alta.

Mi alzo dal letto alla velocità della luce, corro in bagno cercando di farmi una doccia lampo e, dopo essermi lavata i denti e passata un velo di mascara, mi vesto velocemente.
Controllo l'ora sul grande orologio da muro appeso in salone (fortuna che proprio ieri mi sono ricordata di cambiarci le batterie): sono le 7:20 quindi in teoria sarei in perfetto orario, anzi in anticipo... "In teoria"... Peccato che "in pratica" mi sono ricordata solo ieri sera alle undici di avere una verifica di Algebra alla prima ora, quindi i prossimi trenta minuti li sfrutterò per ripassare gli argomenti e spero questo poco tempo mi basti per prendere un 7/7,5.

[...]

Dopo essermi assicurata di aver preso tutto, chiudo la porta alle mie spalle e mi teletrasporto in macchina, infilo le chiavi e in un lampo arrivo al parcheggio della scuola.
I ragazzi sono ancora tutti seduti sul muretto con le loro giacche di pelle, i capelli arruffati e i sorrisetti maliziosi appena accennati sulle labbra.

<<Ehi! Bella addormentata>>

Mi giro di scatto riconoscendo la voce della mia migliore amica.

<< Ciao, "Chiara la scema"! Ti prego dimmi che hai un cornetto, una focaccia o una qualunque cosa commestibile... Non ho fatto in tempo a fare colazione!>>

<<Ah, ecco perché sei quasi puntuale!>> mi dice con una risatina. <<Secondo me stamattina è andata così: non hai sentito la sveglia delle 6:30 che avevi messo ieri sera per avere il tempo di ripassare mate, ti sei svegliata in ritardo, ti sei preparata di fretta e furia, alle 7:30 hai aperto il libro di mate; alle otto meno dieci ti sei resa conto di essere in ritardo, ma nonostante questo hai rifatto il letto, come ti ha insegnato tua madre da piccola, e alla fine se uscita di casa velocemente scordandoti la matita in quella specie di chignon che ti sei fatta mentre studiavi>> conclude indicandomi la testa.

Imbarazzata mi sistemo i capelli ed infilo la matita nella tasca della giacca.

<<Tanto lo so che uno di questi giorni scoprirò che hai inserito delle telecamere in casa mia! Comunque, hai o no qualcosa da mangiare? Il mio stomaco sta brontolando>>

<<Tranquilla, non lascerei mai la mia scemetta preferita a stomaco vuoto; anche perché se svieni durante la verifica, poi chi suggerisce ai tuoi compagni di classe ?! >> dice aprendo il suo zaino e tirando fuori un cornetto integrale con confettura di lamponi: il mio preferito!

Nonostante le nostre continue frecciatine, entrambe sappiamo di essere importanti l'una per l'altra. Lei è stata la prima con cui ho legato dopo il mio arrivo in Italia, si è subito mostrata gentile e mi ha fatto socializzare anche con gli altri.
Anche lei è bocciata una volta e quindi nonostante entrambe abbiamo 19 anni, abbiamo da poco iniziato la 5° superiore!

Dopo aver mangiato quella squisitezza e aver ringraziato e salutato Chiara, percorro velocemente il corridoio cercando di evitare tutti i sorrisi di un paio di ragazzi che continuano a cercare di attaccar bottone nonostante abbia ribadito più volte che non nutro nessun interesse nei loro confronti.

Entrata in classe, mi siedo all'ultimo banco, aspettando che faccia il suo ingresso il professore di Algebra, ma al suo posto vedo sbucare dalla porta una massa di capelli neri, perfettamente ordinati e piastrati.  Si tratta della più "bella" (secondo i canoni di bellezza dei ragazzi) della classe, Laura Salvatori, che come di consueto si siede nella seconda fila del blocco centrale (il posto adatto per farsi notare da tutti).

Dopo un paio di minuti arriva finalmente il professore e, senza nemmeno darci il tempo di salutarlo, inizia a consegnare i fogli del test. Quando arriva al mio banco e mi porge la verifica io lo ringrazio: è una cosa che ho sempre fatto... non so bene il motivo, ma ormai è diventata un'abitudine.

Il nostro prof non inserisce mai esercizi o domande troppo complicate nella verifica, quindi non impiego mai molto tempo per finirla, ma per me è fondamentale ricontrollare tutto ciò che ho scritto (anche perchè tendo a fare molto errori di distrazione) e alla fine mi ritrovo sempre a consegnare per ultima.
Ed è quello che è accaduto anche oggi.

Le ore passano in fretta e io approfitto della ricreazione per avvicinarmi a Silvia, una delle poche ragazze (per non dire l'unica) di questa classe che mi sta simpatica, inoltre è una gran pettegola quindi sono sicura che avrà delle novità interessanti.
Mi racconta dei ragazzi del primo anno che, durante la festa d'istituto organizzata in una discoteca, hanno passato la serata a bere alcolici cercando di fare i fighi, ma hanno finito col prendersi una bella sbronza, collezionando numerose figuracce.
Poi parla di alcune ragazze che si sono scambiate i fidanzati (o, come li chiamo io, cagnolini parlanti).
Prima del suono della campanella, fa un accenno veloce ad alcuni studenti arrivati da poco, ma la mia testa è già troppo piena di informazioni e chiacchiere  per ascoltare  anche quest'ultima cosa con attenzione.

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