XIV - montagna, la festa
Seungmin e Jisung erano stati sorteggiati per lavare i piatti. Uno li insaponava e li sciacquava, mentre l'altro li asciugava e li rimetteva apposto. Parlarono un po' del campionato, poi della situazione tra Seungmin e Yunha. La relazione più lunga che il ragazzo aveva mai avuto fino a quel momento.
«A proposito di relazioni... cosa avevate di bello da dirvi alle tre di notte, tu e Minho?» chiese, asciugando un piatto.
«Niente, sono sceso a prendere un po' d'acqua e lui stava facendo lo stesso.»
Seungmin non disse nulla ma la sua espressione era abbastanza indispettita. Jisung insaponò gli ultimi piatti prima di passare ai bicchieri.
«E' stato un caso, te lo giuro.»
Seungmin mugugnò un «Mmm» poco convinto. Il biondo lasciò tutto, appoggiando le mani sul bordo del lavandino. Era abbastanza scocciato dalla reazione dell'amico.
«Qual è il problema adesso?»
«Anche se io e te abbiamo fatto pace, Minho continua a non piacermi.»
Jisung lo guardò, aspettando più spiegazioni. «Cos'ha fatto questa volta che non ti va?»
«Beh, invitare Hyunjin a unirsi alla nostra gita. Tu hai invitato solo i tuoi amici più stretti, perché si è permesso di portare uno sconosciuto?»
«E' stata un'emergenza. E io che pensavo che avresti usato questa vacanza per conoscerlo un po' meglio...»
In quel momento Felix piombò in cucina, ignaro di tutto. Seungmin e Jisung tagliarono la conversazione e continuarono a lavare i piatti come se niente fosse successo.
«Ci state mettendo un secolo, il film sta per cominciare. Vi do una mano.»
***
Sammy arrivò circa mezz'ora prima dell'inizio della festa, con la macchina piena di bottiglie e cibo spazzatura di ogni genere.
«Guarda guarda chi si vede» sorrise, abbracciando Jisung.
«Che bello vederti.»
Tutti i ragazzi della compagnia stavano finendo di prepararsi. Gli unici già pronti erano Jisung e, stranamente, Hyunjin.
«Ho la macchina piena di roba, andiamo a scaricarla prima che arrivi la gente.»
Jisung annuì; si voltò verso il divano, per chiedere a Hyunjin di aiutarli, ma era magicamente svanito nel nulla. Il biondo storse il naso ma non era affatto sorpreso. Hyunjin non avrebbe alzato un dito nemmeno sotto tortura.
Aiutò Sammy a scaricare la macchina insieme a Felix, che era sceso dopo qualche minuto. Indossava un maglione a collo alto nero, che faceva risaltare i suoi capelli rossi. Stava davvero bene.
«Wow, Felix ti sei pettinato finalmente» lo prese un po' in giro, dato che il rosso aveva sempre i capelli scompigliati.
«Se questo è un modo per dire "wow, Felix, sei uno schianto", allora lo accetto.»
Piano piano il giardino di casa Han si riempì di macchine man mano che gli invitati arrivavano. Il biondo si era preoccupato di togliere tutte le sue foto imbarazzanti dalle pareti e di nascondere tutte le cose che potevano rompersi nella stanza dove teneva tutte le cose dei suoi genitori. Non chiuse a chiave, perché tanto il giorno dopo avrebbe dovuto risistemare tutto.
In totale, inclusa la compagnia, erano circa quaranta persone. Non erano tantissime, ma tutte insieme tra cucina, salotto e veranda sembravano molte di più. Le ragazze presenti avevano riconosciuto Hyunjin all'istante e non la smettevano di farsi foto, sotto gli sguardi confusi degli altri invitati. Sammy aveva montato l'impianto audio e in poco tempo la musica aveva cominciato a uscire dalle casse.
Jisung passò la maggior parte della serata con i suoi vecchi amici del paese, a chiacchierare e scherzare con loro. Minho era stato un po' con Nayun e Felix ma si sentiva di troppo, come se i due volessero stare un po' da soli. In più Seungmin e Yunha erano spariti da qualche parte, ma visto il non-così-buon sangue che correva tra di loro non se ne fece un problema. Prese una birra e raggiunse Chan, che stava facendo amicizia con dei ragazzi del paese.
Changbin usò quel momento di confusione generale per sgattaiolare al piano di sopra. Aveva aiutato Jisung a nascondere le cose preziose in uno sgabuzzino, perciò sapeva che lì dentro c'erano anche le cose dei suoi genitori. Al primo piano non c'era nessuno, però si preoccupò comunque di non farsi vedere da nessuno.
La stanzetta era all'interno di una delle camere; entrò e si chiuse la porta alle spalle, mentre quella dello sgabuzzino la lasciò appena socchiusa. Davanti a lui c'erano numerosi scatoloni: andò dritto a cercare tra quelli con su scritto "PAPA'", rovistando fra pile di vestiti, foto e cianfrusaglie varie.
Con la coda dell'occhio vide un piccolo baule, simile a un portagioie. Changbin lo prese in mano, poi lo scosse di qua e di là e sentì degli oggetti muoversi all'interno. Forse erano lì dentro le prove che il signor Shim stava cercando di far sparire: forse era tutto stato archiviato in delle chiavette USB, e lì dentro ci sarebbero potute stare tranquillamente.
Il ragazzo si sedette a terra, tra gli scatoloni, e provò ad aprire il bauletto. Non c'erano segni di serrature, era come un blocco unico di legno senza aperture. Changbin se lo girò tra le mani, cercando la soluzione. Sembrava una di quelle scatole magiche giapponesi, che si aprivano solo spostando i vari pezzi in modo logico.
«Aish» sbuffò. Non ce l'avrebbe mai fatta in poco tempo e sarebbe dovuto tornare alla festa al più presto prima di destare sospetti.
Si mise subito in allerta quando sentì la porta della camera aprirsi. Fu svelto a spegnere la luce dello sgabuzzino mentre gli intrusi accendevano quella della stanza più grande. Oh cazzo pensò. Sentì il cigolio del tavolo, come quando si appoggia qualcosa di pesante sopra.
«Non dovremmo essere qua» disse una voce femminile. Già, nemmeno io pensò Changbin. Sbirciò dalla fessura della porta e vide Felix e Nayun, lei seduta sopra il tavolo, mano nella mano.
«Lo so, ma non riesco mai a stare un po' con te. Giù in città è più facile sgattaiolare via da tuo fratello» disse lui. Nayun gli diede un bacio sulla guancia.
«Dovremmo smettere di tenere questa cosa segreta, però. All'inizio era solo per gioco, ma adesso è diventata seria.»
Felix l'abbracciò. «Presto, te lo prometto. Anche se sarà l'ultima volta che ci vedremo perché Minho mi farà a pezzi.»
Nayun rise, prima di baciarlo. «Sei proprio un idiota.»
Changbin respirò il più piano possibile, al buio dentro lo sgabuzzino. Sperò che i due piccioncini se ne andassero presto, prima di passare alle cose serie davanti ai suoi occhi.
***
Erano quasi le due del mattino quando qualcuno ebbe la brillante idea di iniziare una serie di giochi alcolici. Il beer pong non è bastato? pensò amaramente Jisung. Era nuovo a tutte queste cose, ma non voleva che la gente gli vomitasse dentro casa: insisté un po' e riuscì a portare quelli che volevano giocare sulla veranda. Era abbastanza grande, perciò riuscirono tutti a sedersi sulle poche sedie, sui gradini o a terra. Jisung e Sammy rimasero in piedi, a godersi lo spettacolo.
Era divertente guardare gli altri: anche Hyunjin stava giocando ma era estremamente sobrio, nonostante bevesse più di tutti gli altri. Era uno showman e, per quanto non stesse simpatico al biondo, anche lui dimenticò per un po' che non lo sopportava e si lasciò trascinare dal suo carisma.
Verso le tre andarono via tutti gli invitati, lasciando la compagnia da sola in casa - oltre a Jeongin che dormiva come un bambino sul divano. Nessuno aveva avuto il coraggio di svegliarlo.
«Ragazzi, facciamo un ultimo gioco. Solo tra di noi» disse Hyunjin. Non avevano tanta voglia, ma alla fine si convinsero.
«Io comincio a riordinare intanto» disse Jisung.
«No, no, no. Devi giocare anche tu. Non fare il guastafeste per una volta» lo istigò Hyunjin.
Jisung si sentì attaccato e accettò. Erano tutti seduti in cerchio in salotto, sul tappeto. Al centro c'erano varie bottiglie e ognuno aveva un bicchierino in mano.
«Allora, questo è un gioco che mi ha consigliato Eunwoo quella volta che siamo andati a un after party dopo il lancio di una linea di abbigliamento di cui eravamo testimonial» iniziò, come se andare ad un after party fosse una cosa normale. Ed essere testimonial di una linea di abbigliamento pure.
«Eunwoo? C-Cha Eunwoo? Lui?» balbettò Nayun. Era la sua celebrity crush da una vita.
«Lui. Comunque, esiste anche una app apposta. E' come un "hai mai", ma al contrario. Io sarò il narratore e leggerò ciò che apparirà sullo schermo, ad esempio non mi sono mai fatto pensieri sulla prof di chimica. Chi l'ha fatto, deve bere. Tutto chiaro?» continuò Hyunjin. Tutti annuirono e il gioco iniziò.
***
I primi round furono abbastanza tranquilli, con domande basate sulla scuola o sui dispetti fatti durante l'infanzia. Piano piano però le domande diventavano sempre più mirate, più intime.
Hyunjin lesse le frasi senza interferire, da buon narratore, ma ora che il gossip si faceva più succulento voleva rendere le cose un po' più interessanti.
«Non ho mai abbracciato un mio amico o amica» disse, leggendo dallo schermo del telefono. Bevvero tutti un sorso.
«Dai, è ovvio» disse Felix.
«Non c'è mai niente di ovvio. Continuiamo» ribatté Hyunjin. Jeongin stava ancora ronfando sul divano accanto a loro, senza accorgersi di nulla.
«Non mi sono mai fatto pensieri su un mio amico o amica» lesse dallo schermo. Tutti bevvero un bicchierino. In fondo ognuno di noi ha quell'amico bello, sexy o entrambi.
La frase dopo, capitata in modo casuale sullo schermo del cellulare, riguardava di nuovo la scuola. Hyunjin non ne aveva voglia, perciò finse per mettere un po' di pepe al gioco.
«Non mi sono mai fatto pensieri su un mio amico o amica» continuò, per poi aggiungere «in questa stanza.»
Jisung lo guardò intensamente. «Valgono anche gli omicidi?» gli chiese.
Hyunjin annuì. «Certo, ma chérie.»
Bevvero tutti. Anche Changbin, ma i suoi pensieri verso Jisung erano totalmente diversi da quelli degli altri. Fare in modo di diventare suo amico, rovistare in casa sua, farlo trasferire in un luogo dove poteva controllarlo. Si sentiva uno schifo e l'alcol non aiutava.
Chan pensò a Changbin, a come lo avrebbe voluto fuori dalla loro vita; stessa cosa pensò Seungmin di Minho. I due erano animati dallo stesso desiderio.
«Non ho mai baciato un mio amico o amica» continuò imperterrito Hyunjin, nonostante la app dicesse di non aver mai copiato dal compagno di banco.
Seungmin e Yunha bevvero, ovviamente, così come Felix, Nayun, Jisung e Minho. Questi ultimi si sentivano quasi come clandestini: nessuno sapeva di loro e nessuno avrebbe dovuto sapere.
«Seungmin, Yunha, voi non dovreste bere. State insieme» disse Hyunjin. Se Jisung si concentrava un po' riusciva a vedere le corna da diavoletto spuntargli dalla fascetta per capelli.
«Ma prima eravamo amici» si lamentò lui. Hyunjin lo zittì solo alzando un dito. La sua espressione diceva già tutto.
«Prossima domanda. Oh, ecco: non ho mai baciato un mio amico o amica in questa stanza.»
Solo il rosso, i Lee e Jisung bevvero un bicchierino. Quello era particolarmente amaro da buttare giù, per tutti e quattro. La fatica per mantenere tutto segreto era diventata vana.
Seungmin guardò Jisung: non poteva crederci. Era sicuro che non avesse baciato la sorella di Minho, al cento per cento. Cosa c'era davvero tra quei due? Se prima Minho non gli piaceva, adesso lo disprezzava anche di più. Aveva fatto il lavaggio del cervello al biondo, ne era sicuro.
Chan era stato troppo concentrato sui passi di Changbin per accorgersi di qualcosa. Di Felix e Nayun poteva aver intuito, ma Jisung e Minho erano davvero una novità. Anzi, non era ancora detto che fossero stati proprio loro due. Magari anche Jisung aveva baciato Nayun, ma Minho non avrebbe mai fatto lo stesso con Felix.
Changbin sapeva invece, di entrambe le coppie. Aveva assistito in diretta al rosso e Nayun, anche se non avrebbe voluto, mentre Minho e Jisung era quasi ovvio. Changbin era un bravo osservatore: aveva visto come i due si erano avvicinati, come Jisung sembrasse irritato dal comportamento appiccicoso di Hyunjin nei confronti di Minho. Doveva essere successo qualcosa per forza.
Hyunjin stesso osservava la scena con un sorriso sornione. L'ultima domanda che aveva in serbo per la serata era quella che li avrebbe messi all'angolo.
«Non ho mai baciato una persona del mio stesso sesso» disse.
Lui stesso prese un bicchierino. Jisung invece si alzò in piedi: ne aveva abbastanza di Hyunjin, del suo comportamento, di tutto.
«Hai superato il limite» disse. Gli lanciò addosso il bicchierino vuoto e se ne andò in camera.
La compagnia rimase in silenzio per qualche minuto, ognuno con i pensieri che correvano in direzioni opposte. La maggior parte di loro era sbalordita: la reazione di Jisung aveva confermato quel pensiero che si stava formando nelle loro menti. Hyunjin invece era soddisfatto e non aveva intenzione di chiedere scusa. Non si era mai divertito così tanto.
«...»
hello y'all,
beh, non c'è molto da dire su questo capitolo. lol. l'intro ha raggiunto le 100 visualizzazioni e, anche se non sono tante nella panoramica generale di wattpad, sono stra felice.
al prossimo capitolo! un bacino
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