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Jongho

Con l'arrivo di novembre, l'aria scolastica era cambiata drasticamente, diventando sempre più rigida per noi studenti. I professori continuavano a dirci di doverci preparare per l'esame di fine anno, almeno una volta al giorno ci veniva detto di pensare al proprio futuro e a trovare un'università da frequentare. E oltre a quest'ansia si aggiungeva quella dei compiti e delle interrogazioni giornaliere, le quali erano drasticamente aumentate nell'ultima settimana.

Proprio in quel momento infatti, all'ultima ora, stavo avendo un compito in classe. Era il primo dell'anno, di matematica, e mi mancava soltanto un problema per completarlo. Era almeno una settimana che non fare altro che esercizi, per essere il più preparato possibile a quel compito, e speravo che tutti quegli sforzi mi sarebbero valsi un buon voto in quella materia.

Quando scrissi gli ultimi numeri sul foglio sorrisi, presi la penna e ci misi il tappo, prima di controllare che ore fossero. Mi resi conto che mancavano ancora cinque minuti alla fine dell'ora, perció potei dare una breve ricontrollata veloce prima di consegnare il compito. Allora aprii il foglio e iniziai a leggere, indicando alcuni punti per controllare se fossero giusti.

Mentre rifacevo dei calcoli a mente però, sentii qualcosa entrarmi nell'orecchio, era un rumore strano che però mi colse alla sprovvista totale. Alzai la testa e mi guardai attorno, notando che i miei compagni di classe erano ancora tutti chini sui loro banchi, intenti a completare la verifica, e poi ripresi a controllare i fogli.

«Psss!»lo risentii di nuovo, questa volta girai il viso dall'altra parte dell'aula, incontrando per sbaglio gli occhi del mio insegnante. Allora io sgranai i miei e ripuntai lo sguardo sulle pagine scritte che avevo davanti, continuando senza pensare alla stranezza di quel rumore.

Poi, tutto ad un tratto, qualcosa mi venne tirato contro il braccio. Sobbalzai per la paura che mi colse senza preavviso e mi girai per l'ennesima volta, stavolta verso la mia compagna di banco.

Era la ragazza nuova, a quanto avevo capito era appena arrivata da un'altra città e subito si era iscritta, ma da quel che avevo visto in quell'ultima settimana, potei notare che non fosse in grado di fare molte cose e che era molto indietro con il programma. Non potevo fare a meno di chiedermi come avrebbe fatto a succedere l'anno se anche io avevo paura di una possibile bocciatura nonostante tutte le mie capacità.

«Passami il secondo esercizio!»borbottò la ragazza e potei giurare che quella era la prima volta che mi rivolgeva parola da quando ci eravamo scontrati la mattina in cui lei era venuta ad iscriversi in quella scuola. Non parlava molto, veniva in classe, ascoltava e spesso giocava col telefono, e senza dire una parola se ne andava al suono della campanella. Infatti mi stupii completamente quando la sentii parlarmi di nuovo dopo giorni.

«Che?»risposi io, nonostante avessi capito bene quello che lei voleva. Di certo non le avrei passato l'intero compito, io ci avevo faticato sopra e lei veniva a copiarmelo? Ma non se ne parlava proprio, poteva chiedere aiuto prima, magari durante le spiegazioni.

«So che mi hai sentito, passamelo dai!»sussurrò ancora ma probabilmente il professore si era accorto delle nostre voci, allora si alzò dalla cattedra per controllare e io riuscii a girare la testa appena in tempo prima che mi vedesse.

«Non voglio sentire una mosca!»gridò l'uomo e sentii sia i suoi occhi ma anche quelli della ragazza al mio fianco bruciarmi a dosso come se fossero dei laser. Comunque lei non riuscí a chiedermi nient'altro dal momento che suonò la campanella di fine lezioni.

Fui il primo ad alzarmi in quel momento e mi diressi immediatamente verso la scrivania centrale, poggiando il mio compito e poi tornando indietro per mettere in ordine le mie cose. Quando lo feci trovai la mia compagna ancora intenta a fissarmi, mentre in una mano stringeva la sua penna: le nocche bianche mi fecero intendere che ora ce l'avesse con me.

Per questo presi le mie cose e le buttai dentro il mio zaino senza grazia, prima di chiuderlo e mettermelo sulle spalle per uscire di scuola.

Quella ragazza era strana, Kyungmi mi sembrava si chiamasse. Era nuova si, ma pure prima di incontrarla quel giorno fuori scuola mi sembrava di averla già incontrata prima, aveva in qualche modo una faccia conosciuta e non potei non fare a meno di chiedermi chi potesse essere.

Scossi la testa e continuai sulla mia strada, attraversando il corridoio e poi l'atrio della scuola, prima di trovarmi proprio all'uscita. Allungai il collo per guardare oltre la folla di ragazzi che, come me, aveva appena concluso la giornata, per cercare la macchina di uno dei miei amici. Quando però mi resi conto che nessuno di loro era venuto a prendermi sospirai afferrando il telefono per mandargli un messaggio.

Rimisi il telefono a posto e misi su un sorrisetto, prima di andarmi a mettere su un marciapiede in modo tale che, non appena Wooyoung sarebbe arrivato, mi avrebbe visto e portato a casa.

Quel giorno ero stanco dato che era appena finita la settimana, perciò probabilmente mi sarei chiuso in casa mia e avrei riposato, poi avrei invitato gli altri da me per il solito pigiama party e magari avremmo potuto vedere anche qualche film.

L'arrivo di novembre significava anche un'altra cosa: il compleanno di Wooyoung. Dato che ognuno di noi compiva gli anni in un mese diverso, avevamo stabilito che il nostro mese di nascita sarebbe stato interamente dedicato al festeggiato, questo voleva dire che nelle settimane a venire io, Yunho e Mingi avremmo dovuto fare tutto quello che richiedeva il quarto del gruppo, ad ogni costo. Perció mi era sembrato anche piuttosto strano che avesse accettato di venirmi a prendere, quel giorno, invece di opporsi come suo solito.

«Hey, stronzo.»sentii una mano piantarsi sulla mia spalla a queste parole, mi voltai immediatamente verso la fonte di quella frase e mi sentii gelare quando incontrai gli occhi scuri della mia compagna di banco. I capelli neri ora erano sparsi per il vento e, nonostante facesse anche abbastanza freddo quel giorno, lei stava indossando una semplice maglietta con una giacca di pelle sopra.

«Grazie dell'aiuto, prima.»aggiunse ironicamente quando si rese conto che io non avrei risposto alla sua provocazione. In un attimo ricordai cosa avessi appena fatto e abbassai lo sguardo sul pavimento. Certo, non ero stato proprio carino, ma probabilmente mi sarei comportato allo stesso modo se fosse successa di nuovo una cosa del genere.

«Non aiuto chi mi sfrutta, mi dispiace.»risposi secco, prima di girarmi di nuovo e di scrollarmi la sua presa sulla spalla, ma per mia sfortuna rimase lì e anzi, si strinse sulla mia pelle, facendomi gemere dal dolore.

«Che diavolo...»imprecai, per poi guardarla in faccia. Rimasi sorpreso quando nel suo sguardo non ci trovai più la rabbia di prima, ma qualcosa che non riuscii ad identificare, ma che mi spaventò a morte.

«Jongho? Andiamo!»una seconda voce attirò la mia attenzione, facendomi girare la testa di scatto, incontrando poi un Wooyoung affacciato al finestrino della sua auto, che mi guardava confuso, nei suoi occhi riuscivo a leggere chiaramente il "chi diavolo è questa?".

Questa volta mossi la spalla con più forza, prima di guardare un'ultima volta quella strana ragazza che soltanto in quel momento mi lasciò andare. Sentii i suoi occhi seguirmi mentre facevo il giro della macchina per andare a sedermi al posto del passeggero e, poco prima di entrare, feci unite i nostri sguardi per l'ultima volta: anche quella volta non riuscii a leggere cosa stesse provando, il che mi diede anche fastidio, dal momento che ero sempre stato in grado di capire i sentimenti di chiunque mi trovavo di fronte.

Una volta seduto chiusi la portiera e, senza dire nemmeno una parola al moro, lui partì subito per portarmi a casa mia.

«Ma chi era quella?»mi domandò poi, ovviamente non riuscì a tenere la bocca chiusa, ma non potevo nemmeno aspettarmelo: era Wooyoung, dopo tutto, non sarebbe stato in grado di stare zitto nemmeno mentre affogava.

«La mia nuova compagna di banco.»risposi a denti stretti, sfilandomi poi lo zaino dalle spalle e mettendomelo in mezzo alle gambe, prima di appoggiare la fronte al finestrino. Sentivo un po' di senso di colpa nei confronti di quella ragazza, cosa che in realtà non avrei dovuto sentire.

«Beh, è figa, è fidanzata?»mi domandò ancora e io feci una smorfia mentre mi giravo a guardarlo, prima di tirargli un leggero pugno sulla spalla che lo fece urlare e poi ridacchiare.

«Ma vuoi mandarmi fuori strada e ucciderci?!»esclamò tra una risata e l'altra, e inutile dire che il suo modo di ridere coinvolse anche me, facendo si che in breve l'abitacolo si riempisse solo delle nostre risate e delle nostre urla sulla musica della radio.

Ad un certo punto aprii lo zaino per tirarci fuori l'astuccio e usarlo come microfono improvvisato ma, quando lo feci, mi resi conto di una cosa che prima non c'era, o almeno fino a quella mattina. Su una spallina c'era un graffio profondo da cui stava uscendo il materiale sintetico usato per riempirla, la toccai e mi resi conto che era della grandezza di un'unghia. Mi chiesi subito come avessi potuto farlo e pensai anche a chi si era avvicinato a me quel giorno. Quando la nostra classe stava di verifica era raro che ci parlavamo, tutti troppo tesi e intenti a ripassare gli argomenti, perciò non dovetti troppo: una sola persona mi aveva rivolto la parola, e quella persona era proprio Kyungmi, la mia nuova bizzarra compagna di banco.

Solo lei poteva avermi graffiato lo zaino, ma come diavolo aveva fatto dal momento?

Okok, le prime interactions yes, scusate se vado lentamente con questa storia :(

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