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☼24

Jongho

«Credo proprio che io debba andare.»annunciai una volta finito di giocare ad una partita a Risiko con gli altri. Ovviamente avevo vinto ed ero rimasto semplicemente a guardare i tre che cercavano di raggiungere almeno il secondo posto, se non il terzo, tutto oltre che l'ultimo.

«Ma come? Di già?»la voce di Mingi mi raggiunse immediatamente mentre mi alzavo dal tavolo e iniziavo a prendere i miei carri armati gialli per metterli di nuovo a posto nella scatola di Yunho. Quella sera infatti avevano deciso di fare una nottata a casa di quest'ultimo, dati gli ultimi avvenimenti di alcune settimane prima.

Kyungmi se ne era andata. Era uscita dalla mia vita alla stessa velocità con cui ci era entrata, tutto ad un tratto era svanita, scivolata completamente via dalle mie mani. Proprio quando ero riuscito ad ammettere almeno a me stesso che tra noi due c'era qualcosa, che io sentissi qualche sentimento nei suoi confronti, lei se ne era andata e mi aveva lasciato solo.

«Non rimani a dormire qui?»mi domandò ancora Wooyoung, alzandosi a sua volta e lasciando le sue pedine viola alla rinfusa, adesso concentrato su di me e sul fatto che me ne volessi andare proprio in quel momento.

«No, è meglio che io rientri.»risposi in maniera forse un po' troppo fredda, dato che notai chiaramente come l'espressione sui loro volti cambiò immediatamente. Da quando se ne era andata, ero diverso: mi era più difficile sciogliermi anche con i miei amici più stretti e, anche se non volevo, spesso mi isolavo e rispondevo anche male a quest'ultimi, nonostante loro non mi avessero fatto alcun torto.

«Jongho, non credi che sia arrivato il momento di parlarne?»mi chiese quindi Yunho, allungando una mano per mettermela su una spalla, ma io subito mi scostai, non volendo avere alcun tipo di contatto almeno in quel momento. Non ero più me stesso, di questo ne ero consapevole, ma il fatto che mi preoccupava ancora di più era quello che la mia vita era cambiata così radicalmente a causa della presenza di quella ragazza, perciò ora avevo una paura fottuta di non riuscire più a riprendermi a causa della sua assenza.

«Parlare di cosa, esattamente?»cercai di fare il vago anche se sapevo perfettamente di cosa stessero parlando: quando Kyungmi era andata via io ovviamente non avevo potuto spiegare loro il motivo per cui lo aveva fatto, e avevo soltanto detto loro che aveva cambiato città, di nuovo, niente di più. Non avrei mai rischiato di dire qualcosa di troppo e recare così anche per caso un danno a lei.

«Lo sai di cosa, idiota, di Kyungmi non è ovvio?»mi rispose retoricamente Wooyoung, stavolta girandosi completamente verso di me per guardarmi in viso, anche io immediatamente distolsi lo sguardo, cercando di non mostrare le mie emozioni il più possibile. Sapevo perfettamente che se uno di loro mi avesse soltanto guardato in faccia per me sarebbe stata la fine perchè subito sarei stato capito e non volevo proprio farli preoccupare per me, in più avevo anche il timore di poter far scoprire il segreto che da qualche settimana stavo mantenendo per quella ragazza.

«Non c'è niente da dire su di lei, lo sapete.»risposi per almeno l'ennesima volta quella sera, nonostante fossero giorni che andavano avanti facendomi continuamente quelle domande, volendo sapere di più riguardo la relazione tra me e Kyungmi.

«Si ma non è possibile che tu da un momento all'altro sei depresso a causa di quella ragazza, qualcosa deve pur essere successo, no?»chiese ancora Mingi cercando di spronarmi il più possibile a parlarmi, allora io sbuffai e iniziai a pensare cosa potevo fare. Qualcosa per azzittirli dovevo dirgli, o altrimenti saremmo andati avanti in quel modo per l'eternità, con io che gli dicevo di stare benone e loro che continuavano a chiedermi cosa avessi che non andava.

«Va bene, lo volete proprio sapere? Eccovi la verità: Kyungmi è stata cacciata di casa perchè ha rotto col suo ragazzo che credeva che lei avesse una storia con me, perciò ha vissuto qui per un po' fino a quando lui non l'ha contattata e allora è tornata da quel ragazzo, contenti ora?»iniziai a dire sentendomi sempre più vicino all'esasperazione a causa proprio di quei ragazzi.

Tutti e tre comunque rimasero a bocca aperta nel sentire quel discorso; ovviamente io non avevo detto loro tutta la verità anche perchè chi vogliamo prendere in giro? Ci avrebbero mai creduto al fatto che la ragazza che aveva trascorso con noi le domeniche intere in realtà era una vampira?

«Jongho...»cercò di dire Yunho, facendo per avvicinarsi di nuovo a me ma stavolta io feci direttamente un passo indietro, sentendo improvvisamente le lacrime affiorare nei miei occhi. Non volevo assolutamente mostrarmi debole, non davanti a loro e non a causa di una ragazza.

«E se proprio vi interessa saperlo abbiamo anche scopato la notte prima che lei se ne andasse, ma a quanto pare a lei serviva soltanto una valvola di sfogo.»aggiunsi mentre sentii chiaramente una lacrima rigarmi lungo una guancia, la quale finì subito nel sorriso finto che avevo messo su in quel momento. Mi asciugai l'occhio col dorso della mano prima di guardare le loro facce: trasmettevano soltanto una cosa, pena per me.

Non volevo che provassero pena per me, quella era davvero l'ultima cosa che mai avrei voluto da parte loro. Per questo, mi voltai dandogli le spalle, uscendo dalla casa del più grande con già in mente come direzione casa mia. Non vedevo l'ora di affondare la testa nel mio cuscino e lasciarmi andare in un pianto disperato che magari mi avrebbe portato ad un sonno pieno di sogni riguardanti proprio quella fantastica notte che avevamo trascorso insieme, tra abbracci, baci e tante coccole.

Avevo creduto che da quel momento in poi tutto sarebbe cambiato, ma non avrei mai pensato al fatto che lei avrebbe scelto di abbandonarmi completamente andandosene di lì. Perciò alla fine dei conti tutto era cambiato, si, ma non come volevo che cambiasse io.

La cosa che più odiavo era ammettere il mio sentimento. Per la prima volta in vita mia potevo dire di essermi innamorato di una persona ed ero stato puntualmente rifiutato. Tra l'altro non potevo nemmeno lamentarmi: ero consapevole del fatto che una relazione tra noi non sarebbe mai potuta nascere.

Non ero stupido come i protagonisti dei libri o delle serie TV, sapevo perfettamente cosa significava stare con un vampiro. L'immortalità di lei mi avrebbe fatto soltanto che perire per il resto della mia vita, se mai saremmo durati. Era impossibile per noi stare insieme, prima o poi io sarei morto e l'avrei lasciata sola, e non volevo che ciò accadesse, anche se dentro di me cercavo in tutti i modi di essere un po' egoista e pensare a me almeno per quella volta.

Quando intravidi casa mia a distanza, decisi di tirare fuori il cellulare per almeno mandare un messaggio ai miei amici: dopotutto non volevo farli preoccupare, loro stavano soltanto cercando di capire cosa fosse successo, e io non potevo spiegarglielo assolutamente.

Non riuscii a rispondere a causa di un forte rumore che sentii dietro di me, come di un grosso oggetto di metallo che cadeva per terra. In un primo momento pensai si trattasse di un secchio della spazzatura, ma quando mi girai per controllare di cosa si trattasse, non trovai nulla e nessuno, perciò decisi di tornare di nuovo sulla mia strada.

Sarebbe stato meglio, però, se non l'avessi mai fatto.

Quando infatti tornai con l'attenzione davanti a me, ormai non c'era più soltanto la mia casa nella mia visuale, ma ben altro.

Un ragazzo che ormai conoscevo abbastanza bene e che non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte, ora era lì, con me, mentre mi fissava con un ghigno in viso che non riuscivo a tradurre. I capelli biondi platino gli ricoprivano gli occhi ma riuscivo benissimo a scorgere qualcosa al di sotto di essi, qualcosa che però mi metteva soltanto paura e che mi faceva azionare tutti i miei sensi.

«Che stai...»ma non riuscii mai a finire di pronunciare quella frase che sentii una forte botta dietro la nuca, talmente forte che nemmeno mi resi conto del fatto che ora lui non era più di fronte a me. Infatti mi sentii strano, rintontito a dir la verità, a causa di quel dolore, e di conseguenza caddi per terra.

Prima che però toccassi il pavimento venni afferrato dalle braccia proprio dell persona che ora mi aveva messo in quelle condizioni, alzai allora lo sguardo e guardandolo meglio ora, sotto tutta un'altra prospettiva, riuscii a riconoscerlo.

«San...»mormorai, ricordandomi perfettamente del ragazzo che era entrato a far parte della mia classe da qualche settimana e che proprio ora mi stava sovrastando. Nonostante fossi in quella condizione di precarietà capii perfettamente il motivo per cui, quando era arrivato nella nostra scuola, Kyungmi aveva iniziato ad allarmarmi e capii anche che le mie supposizioni erano giuste: San era un membro del clan nemico della ragazza, uno di quelli che le stava dando la caccia da anni.

Il nominato mi sorrise soltanto in maniera malvagia, poco prima che io chiudessi gli occhi completamente, lasciandomi andare all'improvvisa stanchezza che mi aveva raggiunto.

Ancora suspense scusate non odiatemi

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