☼11
Kyungmi
«Oddio basta, ho la testa piena.»affermai buttandomi indietro sulla sedia del salotto di Jongho, mentre lui ridacchiò alle mie parole e mi prese la penna dalle mani.
«Va bene, allora finiamo qui.»disse e io annuii chiudendo gli occhi e sospirando. Era praticamente quasi un mese che prendevo ripetizioni da quel ragazzo e non potevo negare il miglioramento che c'era stato. A breve avrei dovuto anche fare il compito di recupero e avevo molta paura di non riuscire a passarlo, nonostante mi fossi impegnata molto.
«Andrai bene a questa verifica, ne sono certo.»aggiunse come leggendomi nel pensiero e poggiandomi una mano sulla spalla. A quel contatto, contro ogni mia aspettativa, mi sentii percorrere il corpo da dei brividi, cosa che non mi succedeva da molto, ma diedi la colpa al fatto che probabilmente non mi aspettavo che mi avrebbe toccato e perciò mi ero trovata impreparata.
«Come mai sei sempre così fredda?»mi chiese allora e io mi ritrovai a mordermi il labbro inferiore tra i denti. Più andava avanti e più faceva domande e io mi rendevo sempre più conto di uno dei tanti motivi per cui non avrei mai dovuto legare con lui: presto o tardi si sarebbe reso conto che qualcosa non andava dentro di me.
«Non lo so, in realtà sei il primo che me lo fa notare.»cercai di sviare il discorso spostandomi dalla sua presa e alzandomi in piedi, per poi sorridergli e iniziare a riprendere tutte le mie cose per lasciare quell'abitazione il prima possibile.
«Il tuo ragazzo nemmeno se ne è mai accorto?»mi chiese e io mi sentii mancare il fiato a quelle parole. Era ovvio che Seonghwa non se ne era mai accorto, era freddo proprio come me. D'altro canto non avrei potuto rispondergli in quel modo, perciò semplicemente scrollai le spalle e lo guardai.
«A quanto pare no.»gli risposi e lui annuì prima di alzarsi e aiutarmi a mettere a posto il mio zaino, in completo silenzio. Mi sentivo tesa, come se da un momento all'altro avrebbe potuto smascherare il mio segreto, ma dovevo calmarmi o altrimenti sarebbe stato peggio.
«Ma lui vive a casa tua?»domandò ancora e io sgranai gli occhi a quelle parole, come poteva averlo capito? Poi mi ricordai dell'incontro che c'era stato due settimane prima tra i due e imprecai contro il mio ragazzo mentalmente prima di mettermi lo zaino in spalla.
«Si, viviamo insieme, mi tiene compagnia quando sono sola.»ribattei ancora una volta, non alludendo esplicitamente ai miei genitori, dal momento che io nemmeno li avevo. Lui annuì soltanto alle mie parole e poi mi indirizzai verso la porta di casa sua, con lui che mi seguiva dietro.
«Beh, ci vediamo a scuola?»lo salutai e lui rispose un breve "si" prima di rimanere a guardarmi. Non aprii la porta e rimasi soltanto a fissarlo dritto negli occhi, sentendomi quasi attratta dal suo sguardo. I suoi occhi erano scuri, in completo contrasto con la sua pelle e con i suoi capelli tinti di biondo/grigio, e non mi capitava spesso di guardarglieli dato che capitava che entrambi ci sentissimo a disagio l'uno con l'altro, in passato. Ora invece il nostro rapporto era diverso, in meno di un mese avevamo legato molto e potevo dire di considerarlo anche come un mio amico, cosa che non sarebbe mai dovuta succedere per molti motivi.
Poi, tutto ad un tratto, fece qualcosa di inaspettato: si avvicinò al mio viso, abbassandosi di un po' dal momento che era più alto di me, e mi lasciò un bacio sulla guancia, punto che qualche secondo dopo arrossì completamente per l'imbarazzo del momento. Non capii il motivo per cui l'aveva fatto e fui quasi tentata di usare il mio potere per capirlo, ma poi ci ripensai, non sarebbe stato giusto.
«Ci vediamo.»mormorò a bassa voce quando si fu allontanato da me e io feci un cenno con la testa prima di uscire da quella casa, portandomi una mano sulla guancia non appena fui fuori dalla sua portata. Sorrisi involontariamente ma poi tossii per nascondere quel gesto e mi convinsi del fatto che mi era uscito soltanto perchè ora mi sentivo apprezzata da qualcuno che non fosse Seonghwa, cosa che non era mai successa.
Continuai a camminare a testa bassa verso l'abitazione che condividevo proprio con quest'ultimo e notai che lui fosse a casa grazie alla vista della sua auto proprio parcheggiata davanti al marciapiede. Tirai fuori le chiavi dal mio giacchetto e le infilai nella serratura, entrando poi dentro e sentendomi accogliere dal suono della musica classica che proveniva proprio dalla camera da letto. Proseguii verso quella stanza e, una volta che mi trovai sulla porta, la vista che ebbi mi fece tremare.
Seonghwa era seduto sul nostro letto con i gomiti sulle ginocchia e il viso tra le sue mani, mentre una delle sue gambe tremava, segno di nervosismo. Corrucciai le sopracciglia facendomi avanti ma poi capii il motivo di quel suo strano comportamento quando vidi vari vestiti sparsi sul materasso e sul pavimento, con una cesta mezza piena di indumenti. Un capo d'abbigliamento però attirò la mia attenzione e si trattava proprio della felpa che mi aveva prestato Jongho qualche giorno prima, quando aveva creduto che avessi freddo.
Rimasi a fissarlo e, quando si rese conto della mia presenza o meglio, quando volle guardarmi in faccia, notai i suoi occhi rossi e quasi ne ebbi paura, se non mi fossi ricordata che in realtà sapevo perfettamente difendermi dalla sua rabbia.
«Perchè hai questa felpa nel tuo armadio?»mi chiese, per poi mettersi la mano davanti la bocca e coprire i suoi canini ora appuntiti, io deglutii e abbassai lo sguardo prima di avvicinarmi al letto ma lui si alzò prima ancora che io potessi sedermici sopra.
«Un giorno credeva che avessi freddo perchè secondo lui ero congelata e quindi me l'ha prestata, cosa potevo inventarmi per fargli capire che stavo bene?»provai a dirgli ma lui sbuffò una risata prima di afferrare l'indumento in questione e stringerlo in una mano.
«Certo, perchè ti importa di quello che pensa un ragazzino, non è così?»domandò ancora ironicamente e io corrucciai le sopracciglia, non capendo dove volesse arrivare con quelle parole.
«Qual è il tuo problema?»questa volta fui io a chiedere, rispondendo alla sua domanda con un'altra e mettendomi di fronte a lui che nel frattempo stava fronteggiando sul mio corpo da adolescente.
«Il mio problema è che mi sono rotto il cazzo di te che non ci stai tutto il giorno a casa per andare a scuola e per stare con il tuo amichetto mentre io vado a caccia e porto da mangiare in tavola, per te.»rispose alzando il tono di voce e, sentendolo così adirato nei miei confronti, iniziai anche io a sentire la furia attraversarmi le vene prive di sangue e potei scommettere che ora anche i miei occhi avessero assunto una sfumatura carminia.
«Beh, mi dispiace che ti dia così tanto fastidio che io abbia una vita oltre te!»le mie parole lo colpirono dritto al suo ego, infatti vidi la sua mascella stringersi e, prima che me ne accorgessi, il suo pugno colpì la parete accanto a noi due, facendo cadere della pittura e uno specchio appeso vicino, riducendolo in mille pezzi.
Io non sbattei nemmeno le ciglia assistendo a quella scena, abituata ormai alle sue scenate di rabbia, e continuai a fissarlo mentre tirò un altro pugno, e poi un altro e un altro ancora fino a quando vidi il sangue scuro uscire dalle sue nocche. Allora mi avvicinai a lui e allungai la mano per fermarlo dal colpire ancora e, invece di fermarsi, semplicemente mi scrollò di dosso e si voltò verso di me, spingendomi via. Però usò la sua forza da vampiro e a causa di questo caddi per terra e arrivai a sbattere contro il muro opposto, al chè gemei dopo aver preso una botta dietro alla nuca.
«Sei una vera stronza, lo sai questo?»mi chiese a bassa voce, guardandomi con la coda negli occhi, mentre mi andavo a toccare la testa e ignorando le sue parole. Sapevo di avergli fatto del male dicendogli quelle cose, ma non credevo fino a questo punto. Avevamo già litigato in passato, più e più volte, ma non l'avevo mai visto con quello sguardo negli occhi, come se volesse davvero fulminarmi...come se volesse davvero uccidermi.
«Questa relazione può finire qui, così saremo liberi entrambi.»aggiunse poi riferendosi al clan di Hongjoong il quale ancora ci stavano dando la caccia e non si sarebbero fermati finchè non saremmo entrati anche noi in un clan o finchè non ci saremmo lasciati.
Mi sentii spezzare a quelle parole, dopo anni in cui stavamo insieme aveva preso quella decisione così su due piedi dopo un cambiamento di un mese. Non piansi, non davanti a lui almeno, perchè non volli dargliela vinta, e semplicemente mi alzai in piedi e gli andai incontro, spingendolo via a mia volta e appiccicandolo con le spalle al muro. Vidi il terrore nei suoi occhi che tutto ad un botto divennero più scuri e capii che i miei denti fossero fuori a causa della mia lingua che improvvisamente avvertì il sapore del sangue su di essa.
«Vattene, prima che io ci ripensi, e sappi non mi tratterrei dal strapparti gli arti dal corpo.»mormorai a denti stretti. Mi fissò negli occhi per qualche secondo e notai chiaramente la sfida che c'era dentro di essi, prima che distogliesse lo sguardo e si scostò da davanti a me, indirizzandosi verso l'uscita e lasciandomi sola in quella casa.
Soltanto quando sentii la porta sbattersi mi lasciai cadere sul pavimento e mi permisi di piangere.
Bye bye Seonghwa
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