VIOLENZA*
* Attenzione capitolo non adatto ai minori.
" La violenza "
" Ciao a tutti dalla vostra Lestoargento, volevo solo avvisare che questo capitolo potrebbe turbare qualcuno, in esso è descritta una violenza ai danni di una donna, non è nel mio stile usare toni troppo forti, ma comunque mi sono sentita obbligata ad avvertire, se c'è qualcuno che non desidera leggere, basterà che si astenga dalle parti delimitate con gli asterischi "
- BASTA COSI!!! - Tuonò all'improvviso una voce autoritaria.
JUVIA'S POV
Nell'udire quell'ordine perentorio, il manigoldo allentò inconsapevolmente la presa sul mio collo, dandomi così finalmente la possibilità di tornare a respirare regolarmente. Alzando gli occhi guardai nella direzione da dove era venuta quella voce profonda, per scoprire che apparteneva ad un giovane uomo. Era alto e a giudicare da come la giacca cadeva sulle sue spalle larghe, doveva avere un fisico asciutto e vigoroso... l'espressione del suo volto era insondabile, mentre osservava quasi con annoiata freddezza la scena di fronte a lui. Forse le mie preghiere sarebbero state esaudite, pensai... quello sconosciuto sembrava molto sicuro di se e magari sarebbe riuscito anche a togliermi da quell'impiccio.
- Hey tu idiota! Potresti gentilmente lasciarle il collo – Si rivolse al tizio che mi teneva ferma contro al muro - Non vedi che è delicata e invece tu le stai facendo male... non è così che si tratta una signora! - Lo redarguì quasi in tono beffardo, mentre il suo cipiglio cupo faceva intendere tutt'altro.
Trattenni il respiro quando iniziai ad avvertire l'indecisione del ragazzo, da come allentava e stringeva la presa attorno alla mia gola, poi quest'ultimo ritrovò il coraggio e sibilò - Di che ti impicci tu... bastardo, questa ragazza è mia!!! - Davvero???... Però non la tratti molto bene, forse le piacerebbe cambiare accompagnatore... perchè non glielo chiediamo? - Fatti i cazzi tuoi! - Sputò rabbiosamente il giovane tornando a rafforzare la morsa - LASCIALE IL COLLO DANNAZIONE!!! - Ordinò questa volta con rabbia, usando un tono secco che fece sussultare il ragazzo – E se sarai svelto forse sorvolerò sul fatto che l'hai sciupata! - Aggiunse abbassando minacciosamente il tono di voce fino a ridurlo a un ringhio.
A quel punto l'altro farabutto quello di nome Abel, convinto di essere ignorato si scagliò contro di lui cercando di colpirlo con un pugno, ma l'uomo agilmente si chinò schivandolo e nello stesso tempo facendo partire un gancio destro, che dal basso lo colpì al di sotto del mento e raddrizzandosi subito dopo, lo afferrò per i capelli tirandolo giù e assestandogli una violenta ginocchiata in pieno viso che lo fece crollare al suolo, poi come se nulla fosse successo si voltò di nuovo verso di noi – Allora ti decidi a lasciarla si o no!? - Abel intanto non ancora contento tirò fuori da sotto al giacchetto logoro che indossava una vecchia rivoltella, ma non fece neanche in tempo a puntarla che lo sconosciuto aveva già estratto la sua pistola e senza un attimo di esitazione fece fuoco uccidendolo con un unico colpo al petto – D'accordo!!! - Sbuffò con rabbia - Adesso mi sono davvero rotto i coglioni! E non sono mai stato famoso per la mia pazienza stronzo! - Con passo svelto si precipitò verso di noi e puntò l'arma ancora fumante alla testa di quello che testardamente continuava a tenermi per la gola - Lasciala subito!!! O ti assicuro che affrescherò questo cazzo di muro con le tue inutili cervella! - Vidi paura, indecisione e infine ostinazione, passare sul viso del ragazzo prima che tentasse un'ultima volta di controbattere - Non è roba tua... sono stato io trovarla, ed è giusto che sia io a divertirmi per primo, dopo se vuoi posso anche passartela! – L'umiliazione di quell'ultima affermazione mi fece fremere di indignazione, quell'individuo spregevole, non solo non sembrava minimamente toccato dalla morte del suo compagno, ma ora si stava riferendo a me neanche fossi stata un osso conteso tra due cani! - Tu forse non hai capito coglione... quelli come te, una così se la possono solo sognare... e ora vediamo di farla finita con questa buffonata, non sei d'accordo anche tu mia dolce fatina? - Sorrise sfrontato, incrociando per la prima volta i miei occhi. E fu in quell'istante... che per il lasso di tempo lungo un battito d'ali incontrai il suo sguardo, i suoi occhi erano di un blu talmente scuro da sembrare quasi neri, il mio cuore sussultò e un brivido mi percorse tutta – Vuoi che lo uccida? - Mi chiese con voce bassa e profonda, premendo con più forza la canna della pistola alla testa del ragazzo, mentre continuava a guardarmi.
Senza staccare gli occhi dai suoi scossi debolmente la testa e contemporaneamente sentii la stretta intorno al collo allentarsi, fino a sparire completamente. Il ragazzo dopo avermi lasciata indietreggiò mettendosi con le spalle al muro, mentre cercava la fuga strisciandovi contro e senza per altro perdere di vista i movimenti del mio salvatore.
Quello, pensai, sarebbe stato il momento buono per andarmene, mentre lo sconosciuto era ancora impegnato a tenere l'altro sotto tiro, ma irresistibilmente tornai di nuovo a guardarlo... visto da vicino era davvero molto bello, i lineamenti cesellati del suo viso, venivano addolciti dalla linea sensuale delle labbra, dal naso dritto e dagli occhi dello stesso colore del cielo notturno, resi ancora più penetranti dalle arcuate sopracciglia scure, così come dai ciuffi corvini dei capelli che ricadevano in modo disordinato sulla sua fronte e creavano un contrasto netto contro quella pelle solo lievemente ambrata... e io come una stupida rimasi imbambolata a fissarlo incapace di muovere nemmeno un muscolo.
Quando si accorse del mio sguardo sul suo viso si aprì un sorriso malizioso... fin troppo malizioso per i miei gusti, pensai con una punta di fastidio, mentre lui intuendo forse le mie intenzioni fece passare con una mossa fulminea la pistola dalla mano destra alla sinistra, dimostrando così di sapersi destreggiare con entrambe e afferrandomi per la vita, mi attirò contro al suo petto solido, continuando a tenere nello stesso tempo l'arma puntata contro il ragazzo - Guarda che ancora non ti ho fatto nulla ! - Mi sussurrò con voce roca chinandosi vicino al mio orecchio - Che aspetti tu a sparire? Vuoi morire forse?... E ricorda che se sei ancora vivo lo devi solo al buon cuore di questa deliziosa fatina!!! - Si rivolse nuovamente al tizio che sobbalzando si voltò e iniziò a correre neanche avesse le ali ai piedi.
- E' stato molto incauto da parte tua avventurarti lungo la sponda del fiume, tra le tante zone poco raccomandabili qui in torno, questa è sicuramente la peggiore – Mi ammonì rinfoderando la pistola, quando il ragazzo fu scomparso dalla nostra vista – Ma davvero non sai quale sia il confine tra la zona dei Porla e quella dei Makarov? - Di nuovo i suoi occhi sondarono i miei mettendomi tremendamente a disagio - Juvia n-non ne era al corrente... e c-comunque lei non aveva motivo di saperlo! - Per qualche strana ragione l'istinto mi disse che era meglio non far sapere chi ero, quell'uomo anche se mi aveva salvata, si trovava come avevo appreso nel territorio di Makarov e poteva benissimo essere un suo scagnozzo.
Quindi mi stai dicendo che non sei di queste zone? – Mi chiese con voce calma - E da dove vieni per l'esattezza? - J-Juvia viene dalla campagna... l-lei lavora come cameriera presso una famiglia della zona – Mentii abbassando gli occhi a terra, incapace di sostenere oltre il suo sguardo indagatore – Bugiarda! Quelli che indossi, non sono abiti che può permettersi una cameriera!... Li hai rubati alla tua padrona forse? – Affermò mentre allungava un dito e lo faceva scorrere al di sotto della balza di merletto, che ornava lo scollo del mio abito, visibile dall'apertura del mantello. Offesa da quell'accusa e dal suo tono sfacciato, gli allontanai la mano lanciandogli un'occhiataccia – Juvia non è una ladra!... Lei ha indossato il suo abito migliore per andare a trovare una sua vecchia zia... Juvia vi ringrazia infinitamente per la vostra gentilezza, ma ora è meglio che lei vada prima che la cara zia inizi a preoccuparsi – Tentai di allontanarlo piantando le mani a palmo aperto sul suo petto e spingendo in avanti - NO! - Come avete detto prego? - Domandai stupita guardandolo in faccia - Ho detto no! - Ripetè tranquillamente – Non ti ho mai dato il permesso di andartene... non ancora almeno - Juvia quindi deve supporre che adesso qualcun altro, dovrà difenderla da voi? - Certo! Sempre se quel qualcuno avrà voglia di andare al cimitero! - Ghignò beffardo -Vi credete tanto bravo, solo perchè avete una pistola? - Sì! Dal momento che sono ancora vivo al contrario di quell'imbecille sconsiderato li per terra, * " Una parola gentile può essere convincente, ma una parola gentile e una pistola lo sono molto di più " e poi come hai sicuramente potuto appurare con i tuoi bellissimi occhi, me la cavo anche a mani nude, ma odio sporcarmele! - Sorrise sarcastico premendomi con più forza contro al suo corpo - Lasciate andare Juvia e toglietele immediatamente le vostre sudice manacce di dosso!!! - Gridai tempestandogli il petto di pugni - Ma come sei aggressiva – Mi canzonò - Certo che non sai proprio cosa sia la gratitudine! - Senza allentare minimamente la sua stretta ferrea mi sollevò una ciocca di capelli, facendosela srotolare lentamente tra le dita - Lo sai mia fata, mi ricordi tanto un'imperiale – Le mie guance, a quella carezza così intima andarono a fuoco – L-la nonna di Juvia da parte di madre era imparentata con i vecchi regnanti di Fiore – Lo informai non senza una punta di presunzione nella voce - Quindi sei nobile? - No lei non lo è! - Mi corressi subito, accorgendomi tardivamente che stavo rivelando troppo... che ingenua che ero, sapevo molto bene come funzionavano gli ingranaggi all'interno dei vari clan, quell'uomo avrebbe benissimo potuto pensare di rapirmi per chiedere un riscatto e se veniva fuori la mia vera identità sarebbero stati guai grossi – Quella stirpe è decaduta più di un secolo fa... Juvia ora è soltanto una semplice serva! - Distolsi nuovamente lo sguardo - Non mi piace!!! - Dichiarò aggressivo - Devi guardarmi in faccia quando mi parli! - Così facendo con una mano mi afferrò il mento facendomi rialzare il viso e io ebbi un tuffo al cuore ritrovandomi i suoi occhi magnetici che mi fissavano arrabbiati e le sue labbra a pochi centimetri dalle mie – Per favore lasciatela andare! - Lo supplicai mordendomi un labbro e tentando la strada della pietà – No – Scosse la testa sorridendo sarcasticamente - Te ne andrai solo dopo avermi ringraziato come si deve... mia dolce fatina bugiarda! -
GRAY'S POV
- JUVIA! - Gridò frustrata – E' quello il suo nome... non dolce fatina e poi non sono vostra, razza di rozzo plebeo!!! - Alzò il mento con aria altezzosa e gli occhi che mandavano lampi.
E' si... non c'erano dubbi, era proprio la figlia di Josè, in lei se non nel fisico si delineavano chiari, i tratti di sprezzante superbia tipici dei Porla.
Mi ero divertito a stuzzicarla un po' e di certo non mi ero aspettato la verità sulla sua identità, ma per qualche ignoto motivo le sue menzogne mi avevano fastidiosamente contrariato. Continuando a stringerle il mento la guardai attentamente negli occhi, scavando a fondo in quelle iridi turchesi e trovandovi non ostante tutto timore e insicurezza. Una fata... l'avevo definita con ragione, il nasino all'insù gli dava un non so che di spiritoso, rendendo il suo viso diverso dai tutti i classici canoni estetici, la sua pelle era liscia come la seta e le labbra erano piene e un po imbronciate, come quelle di una bambina capricciosa... era incantevole... e innocente forse... i sensi di colpa per un momento tornarono a tormentarmi e non potei esimermi dal dispiacermi nuovamente che dovesse essere proprio lei, la prima a pagare per tutto. Ma poi mi vennero in mente i miei genitori e il viso sorridente e adorabile della mia sorellina, il piccolo Romeo, la mia vita di privazioni, le peripezie di Lucy e tutte le malefatte impunite, perpetrate negli anni da quel bastardo di suo padre e pensai che infondo nessun prezzo, sarebbe stato troppo alto da pagare, per esigere vendetta. Alla fine Nat aveva avuto ragione... era bella dannazione!... Non sarebbe stato affatto un dispiacere possederla.
Il rumore di passi affrettati che sbattevano sullo sterrato, mi distrassero momentaneamente dai miei propositi – Presto! Lo sparo proveniva da qui!- Gridò una voce allarmata . Senza aspettare oltre le tappai la bocca con la mano e la trascinai dietro a uno dei contrafforti del muro – Non Fiatare o te ne farò pentire! - La minacciai tenendola bloccata per la vita, con la schiena premuta contro il mio petto e la faccia per metà affondata tra i suoi capelli profumati – Mmmh! - Mugugnò attraverso le mie dita facendo un cenno affermativo con la testa – Guarda qua! – Esclamò la voce estranea ora molto più vicina – Quei bastardi si sono di nuovo azzuffati – Che ne facciamo di lui? – Chiese una seconda voce – E che ci vuoi fare il bollito per caso? – Non dovremmo chiamare un ambulanza? – Ma quale ambulanza non vedi che è morto stecchito! - Forse dovremmo cercare il colpevole, potrebbe essere ancora nei paraggi – Maledizione erano della polizia pensai stringendo più forte la presa sulla ragazza - Ma fottitene, fino a quando si scannano tra di loro, per noi è tutto guadagnato, andiamocene va! Al massimo avvertiamo quelli delle pompe funebri che c'è un bel mucchio di spazzatura da ritirare lungo il fiume! - Aspettai che le voci dei due si fossero debitamente allontanate prima di uscire dal mio nascondiglio – Devo andarmene da qui! - Parlai tra me e me, iniziando a trascinare la figlia di Josè Porla verso il suo inevitabile destino.
JUVIA'S POV
Tentai più volte di ribellarmi scalciando alla cieca, ma tutto era inutile, era troppo forte per me, ma la cosa ancora più sconcertante, era che le poche persone che stranamente avevamo incrociato lungo le stradine laterali che stavamo percorrendo, si limitavano a girare la faccia indifferenti ai miei tentativi di cercare aiuto, come se la scena di un uomo che trascinava con la forza una donna evidentemente contraria, fosse qualcosa di normale amministrazione.
- Vi prego, lasciate andare Juvia ! - Lo pregai non appena allentò la presa sulla mia bocca, solo per accorgermi troppo tardi che mi stava spingendo all'interno di un piccolo locale, accessibile tramite una piccola porticina di legno tarlata, un attimo dopo mi ritrovai distesa su di una specie di giaciglio improvvisato, di istinto mi rialzai e sfilando di lato corsi verso la piccola apertura ora sprangata, ma lui immediatamente mi riacciuffò bloccandomi contro al muro. A quel punto mi sentii totalmente in trappola – Vi prego? - Riprovai, mentre il panico mi stringeva la gola in una morsa ferrea, impedendomi di respirare normalmente - I-il padre di Juvia è un uomo molto influente, vi pagherà bene se la riporterete da lui sana e salva! - Non avevi detto di essere solo una semplice serva – Mi canzonò con occhi inflessibili - E comunque è inutile che tenti di corrompermi, non tradirò mai la mia famiglia per soldi, te l'ho già detto... non te ne andrai... non fino a quando non avrò fatto ciò che devo! - Fare ciò che devo... ripetei nella mia mente - Fare ciò che devo? - Diedi voce ai miei pensieri - Ma che cos'è la vostra, una specie di missione!!! - Appena pronunciai quelle parole, le sue labbra si piegarono in un sorriso sardonico e in io quel momento venni travolta dalla certezza... che lui sapesse chi ero... lo aveva sempre saputo... non si era trovato sulla mia strada per caso, era li per un motivo preciso e quel motivo era molto probabilmente il matrimonio che mio padre stava combinando per stringere nuove alleanze, tutte le mie più temute congetture si stavano rivelando esatte... era uno scagnozzo di Makarov e io ero spacciata.
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- Juvia è stata una stupida – Parlai più a me che a lui – Lei non avrebbe mai dovuto lasciare la sua scorta – Il tuo colpo di testa ci ha solo facilitato di molto le cose – Mi informò – Ma ciò non toglie niente al fatto che ti avremmo rapita lo stesso... è inutile che ti crucci, il tuo destino era già segnato ormai – Quale sarà il destino di Juvia... L-la ucciderete o vi limiterete a una richiesta di riscatto? - Domandai ingoiando a vuoto – Niente di tutto ciò... Makarov ha decretato che non sarà necessario eliminarti – A quel punto la sua espressione si indurì – Non posso dirti altro, a me è stato solo affidato il compito di rendere la tua unione con August... non fattibile! - I-in che modo? - Chiesi con timore, assalita da un terribile senso di nausea – Nel modo classico suppongo - Non c'era bisogno che aggiungesse altro, avevo perfettamente capito dove voleva andare a parare, mi avrebbe privata della verginità su commissione, perchè non potessi più sposare August privando, così, il nemico giurato del suo capo di un pericoloso alleato – Perchè? – Riuscii solo a chiedere con voce strozzata, troppo turbata dalle sensazioni contrastanti che suscitava il suo corpo solido premuto contro al mio – Perchè cosa? - Chiese di rimando - Juvia non capisce... perché allora, non l'avete lasciata nelle mani di quei due, così facendo vi sareste risparmiato il disturbo! - Mentre rispondeva alla mia domanda, mi sembrò di notare una nota di dolcezza nel suo tono – Diciamo che... l'ho fatto per gentilezza – Disse facendo una smorfia amara, accorgendosi forse anche lui di quanto suonasse ipocrita quella frase - Lo sai che cosa ti avrebbero fatto quei due?... No non lo sai – Sussurrò accarezzandomi una guancia, mentre io venivo nuovamente ipnotizzata da quello sguardo penetrante e da quella voce bassa e suadente - Ti avrebbero usata e riusata fino allo sfinimento – La sua mano intanto scese a sbottonare il fermaglio della mia cappa facendola scivolare a terra - Erano giovani, a quell'età gli ormoni sono come impazziti e le capacità di ripresa diventano impressionanti credimi... molto probabilmente dopo ti avrebbero uccisa – E invece voi... che cosa farete voi? - Lo accusai con voce tremante - Io al contrario loro, farò un lavoro rapido e pulito! - A quelle parole dette con quel tono freddo e schietto la mia faccia andò a fuoco, mentre una furia ceca si impossessava di me - Juvia vuole che la smettiate immediatamente di parlarle in questo modo offensivo! - Gli gridai in faccia e disperatamente cercai di nuovo di liberarmi, ma come già successo prima mi afferrò per la vita, gettandomi su quell'angusto lettino, e sedendosi a cavalcioni sulle mie gambe mi bloccò i fianchi tra le sue ginocchia, togliendomi ogni più piccola speranza di riuscire ancora a fuggire - ANIMALE!!! - Gli urlai in faccia continuando a dibattermi – Piantala di dimenarti, ti ho già detto che non te ne andrai! – Soffiò rabbioso – NON OSATE TOCCARLA VIGLIACCO DI UN VERME SCHIFOSO! - Rincarai la dose – Ma tu guarda che linguaggio, in che razza di collegio ti ha mandato quel cane di tuo padre? – A quel punto riuscii a liberare una mano e a piazzargli una sonora sberla sulla guancia – Vuoi stare ferma maledizione!!! - E con la faccia distorta dalla rabbia mi afferrò entrambi i polsi torcendomeli sopra la testa e bloccandoli con una mano sola, mentre con l'altra iniziò ad aprire prima i bottoni del vestito e dopo i ganci del corpetto fino alla vita, liberando, così, i miei seni dalla loro prigionia.
In preda alla vergogna girai la faccia di lato per sfuggire almeno con la mente all'umiliazione del suo sguardo predatorio, che come la carezza del vento gelido dell'inverno, scivolava sul mio corpo messo a nudo dandomi i brividi e da quella mano che ormai stava esplorando con navigata esperienza e allo stesso tempo con insensata tenerezza il mio petto esposto, nessuno prima di allora l'aveva mai vista così... nessuno l'aveva mai toccata in quel modo oltraggioso.
Un grido offeso mi sfuggì dalle labbra, quando quella stessa mano scivolò in basso, oltre il fianco, fino all'orlo della gonna, alzandola e risalendo lungo la gamba e infine tra le cosce, insinuandosi all'interno della mia biancheria di fine rasatello, che venne strappata senza riguardo alcuno, scoprendo in quel modo la mia intimità inviolata. La sua bocca intanto scese sul mio collo per baciarlo gentilmente facendomi tremare... non sembrava così brutto pensai per assurdo – Sei stupenda lo sai! - Sussurrò roco al mio orecchio facendomi fremere, prima di cercare le mie labbra, quasi in modo febbrile. Perchè si stava comportando in quel modo? Non sarebbe dovuto essere così?... Avrebbe dovuto essere qualcosa di violento e terribilmente doloroso, era così che gliel'avevano sempre descritto al collegio, pensò nella confusione più totale... era dunque quello che gli uomini volevano dalle donne?... Era questo che avrei dovuto aspettarmi da mio marito... ma che andavo a pensare? Mi riscossi da quello strano intorpidimento, ormai non ci sarebbe stato più nessun matrimonio, a quel punto il volto collerico di mio padre acceso dall'ira funesta che ne distorceva i lineamenti affilati balenò nella mia mente cancellando, quell'attimo di debolezza, e in un impeto di ribellione gli urlai di nuovo contro.
- SE VOLETE ROVINARE JUVIA FATELO!!! LEI NON HA ABBASTANZA FORZA PER IMPEDIRVELO, MA IN FRETTA, COME QUEL BASTARDO CHE SIETE!!! - Per un attimo sembrò quasi ferito da quella mia uscita, ma subito dopo la freddezza si riappropiò dei suoi lineamenti.
GRAY'S POV
- La sai una cosa "dolce fatina"! – Sputai quasi con disprezzo - Hai ragione tu, non ha alcun senso cercare di rendere piacevole una cosa che di piacevole non ha proprio nulla! - Con un gesto secco le coprii il petto, per non essere più tentato da quelle morbide rotondità e da quella pelle perfetta e profumata. L'odio racchiuso infondo ai suoi occhi e il disgusto che era scaturito dalle sue parole, mi avevano ricordato chi era e convinto che qualsiasi cosa avessi fatto per rendere quel momento meno traumatico per lei, sarebbe stata del tutto fatica sprecata. Meglio farla finita alla svelta, allora pensai, furioso contro me stesso per essermi fatto ammaliare in quel modo da lei. Velocemente mi denudai quel tanto che bastava per concludere l'atto e la penetrai in fretta, con violenza, ignorando il grido di dolore che tentò di soffocare tra i denti, sentendo cedere all'istante quella sottile barriera, che ancora la rendeva pura agli occhi del mondo. Avvertendo la temporanea resistenza che offrì, prima di infrangersi, così come avvertii chiaramente l'attimo un cui anche lei si infranse, me ne resi conto da come le sue membra smisero di dibattersi, divenendo immobili, come quelle di un cadavere... non ero mai stato con una vergine, prima di allora, pensai stupidamente e allontanando subito quel pensiero, completamente fuori luogo in quell'istante, con poche rapide spinte, raggiunsi rapidamente l'orgasmo, staccandomi da lei subito dopo, amareggiato, turbato e spiacevolmente insoddisfatto. In seguito rimasi qualche secondo ad osservarla, la macchia rossa tra le sue gambe divaricate, spiccava nitida sul lenzuolo e sembrava accusarmi silenziosamente. Colto da un tardivo, quanto fastidioso, senso di colpa, riabbassai i suoi indumenti e la guardai asciugare le lacrime contro il lenzuolo sudicio, poi vigliaccamente voltai la testa dall'altra parte, cercando allo stesso tempo di combattere contro il crescente senso di nausea, che mi stava violentemente attanagliando lo stomaco - Ora puoi anche andartene!!! - La informai con voce fin troppo dura.
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JUVIA'S POV
Sospirai di sollievo nel sentire il peso dell'uomo abbandonare le mie membra, ma allo stesso tempo avvertii come un senso di perdita e rimasi sorpresa, quando quasi con gentilezza mi riabbassò il vestito per coprire le mie nudità. Tutto qua? Pensai amaramente, era davvero per quello che durante la storia del mondo, alcuni uomini avevano addirittura mosso eserciti e scatenato guerre... quasi quasi mi veniva da ridere... tutto per quell'insignificante brutale atto, durato una manciata di minuti, ma allo stesso tempo così rilevante da rovinare per sempre la vita di una persona... la mia in quel caso.
Facendo violenza a me stessa mi sollevai da quella specie di pagliericcio, cercando di raccogliere quel minimo di dignità che ancora mi era rimasta e facendo il possibile per evitare di pensare alle fitte che mi stavano trafiggendo il basso ventre, con gesti meccanici, indossai il mio mantello, cercando allo stesso tempo di ignorare la sostanza calda e vischiosa che sentivo spiacevolmente scorrermi tra le gambe, poi con passo barcollante mi diressi verso la libertà, cercando di mantenere la schiena dritta per non mostrare nessun segno di debolezza, ne a quanto mi sentissi male. L'unica cosa a cui riuscivo a pensare, era a che ne sarebbe stato della mia vita d'ora in avanti... sempre ammesso che Josè quella vita me l'avrebbe lasciata, probabilmente ora avrei dovuto pagare doppiamente per quella mia stupida e infantile ribellione, di cui avevo appena scontato solo il primo scotto.
In quell'istante, ancora non potevo sapere che quel farabutto dagli occhi blu, aveva appena scritto il primo capitolo di quella che sarebbe diventata la nostra storia.
§ La tana di lestoargento §
............Che dite è stata troppo disturbante? Ho cercato di renderla meno violenta possibile, come se Gray avesse provato all'inizio a non forzarla, accorgendosi poi, che anche cambiando tattica il risultato sarebbe stato lo stesso, perché si trattava comunque di violenza. Per il resto commentate voi. P.S La frase evidenziata dalla stellina, detta da Gray è stata scritta in una lettera da Al Capone in persona .
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