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RABBIA*



" Rabbia "

Cittadina di Magnolia, centro.

- Ecco a te Livia, lo so non è quello che meriti, ma di più non posso credimi, devi capire che questo ormai è un settore che va via via scomparendo. Da quando l'industrializzazione ha cominciato a produrre capi in serie quasi più nessuno richiede corredi confezionati a mano, preferiscono comprarli già belli e fatti, certo non sono pregiati come questi – Indicò con una mano i diversi campionari di biancheria esposti sui vari banchi - Ma sicuramente più abbordabili economicamente parlando e realizzati di certo molto più velocemente. Magari il mese prossimo se gli affari andranno meglio ti darò qualcosa in più. Ci vediamo lunedì cara! - La signora Mary Hughes sorrise affabile alla giovane donna prima di congedarla e richiudere la porta del negozio per appendere il cartello Chiuso visibile attraverso il vetro. E Livia, dopo averle rivolto un muto saluto con il capo si fermò all'esterno al riparo della tettoia per scrutare il cielo. Li fuori continuava a piovere a dirotto e per raggiungere l'istituto il cappotto di panno grezzo che indossava, si sarebbe di certo bagnato tutto. Non che facesse molta differenza, era già fradicia fino al midollo per aver aiutato la sua anziana datrice di lavoro a togliere dal cortile interno le stoffe tinte a mano messe ad asciugare. Sospirando si scostò una ciocca di capelli scura dal viso pallido incastrandosela dietro l'orecchio, poi aprii il palmo dell'altra mano per guardare la paga di quel mese. Quelle tre banconote umide e stropicciate erano tutto quello che aveva guadagnato per essersi consumata giorno e notte gli occhi su elaborati ricami. 150 Jewells. 150 miseri Jewells. Potevano essere così tanti... e allo stesso tempo così pochi. Con la metà sarebbe riuscita a pagarsi l'affitto del dormitorio a buon mercato dove risiedeva, mentre con il resto avrebbe dovuto tirare avanti fino al mese prossimo. Come cambiano le cose, qualche tempo prima non si sarebbe mai immaginata che un giorno avrebbe goduto anche di quel poco pensò amaramente. Non possedeva più nulla, neanche degli abiti decenti. Tutta la sua dignità era andata persa in fondo a quel lago assieme alla sua identità e di certo non poteva accedere al conto del suo defunto marito, per lei recarsi in un istituto di credito presentandosi come sua vedova sarebbe equivalso a rivelare dove si trovavano e comunque difficilmente le avrebbero dato retta, non aveva neanche i documenti per dimostrarlo. La sua situazione era fin troppo precaria e ora come ora avrebbe perfino mendicato, rubato o addirittura ucciso, pur di sopravvivere insieme a suo figlio in attesa che il bambino potesse prendere quel posto che era vero non gli spettava, ma che lei avevo pagato a caro prezzo.

POV'S JUVIA

L'improvviso strombazzare di un clacson mi ridestò dai miei pensieri e un sorriso spontaneo piegò le mie labbra alla vista del nostro benefattore. Trattenendomi a mala pena dal dimostrare a voce alta la mia piacevole sorpresa, lo salutai con una specie di impacciato inchino e mi lasciai condurre da lui al riparo sotto l'ombrello che aveva portato con se, fino al lato sinistro dell'autovettura, dove attese galantemente che io mi accomodassi sul sedile del passeggero, prima di richiudere lo sportello per salire a sua volta dal lato opposto.

- Ora puoi parlare liberamente – Mi disse non appena l'autovettura partì – Come mai Gerard e qui? - Gli chiesi sentendomi come sempre strana nell'udire la mia stessa voce dopo una settimana passata a far finta di essere muta. Quella era stata una delle tante precauzioni prese dall'uomo ora seduto di fianco a me in modo che la mia parlata non mi tradisse, così come sua era stata l'idea di farmi tingere i capelli e di fornirmi la falsa identità di Livia Looser con tanto di documento contraffatto – Io e Erza ci siamo liberati prima del previsto e avendo visto il brutto tempo, mi ha praticamente ordinato di venirti a prendere, teme che tu possa ammalarti di nuovo, lo sai quanto e chioccia – Piegò le labbra divertito. Avevamo deciso di comune accordo che era indispensabile vedessi Storm il meno possibile, massimo una sola volta a settimana. Per questo vivevamo separati, io al dormitorio dall'altro lato della cittadina e lui all'istituto, dove Gerard e Erza lo avevano inserito sotto falso nome nelle liste degli orfani in attesa di adozione - Mia moglie sa essere molto convincente quando ci si mette d'impegno – Il suo sorriso a quel punto si allargò fino agli occhi, come d'altronde succedeva ogni qual volta l'affascinante uomo dalla folta chioma blu reale, così tanto simile alla mia, parlava della sua compagna di vita.

Erza e Gerard erano davvero due persone uniche, come se ne incontravano poche ormai, ed era incredibile come avessero preso a cuore la mia situazione. Lei era una leader nata, carismatica e inflessibile, ma con un gran cuore. Avrebbe dato la vita per i suoi "figli" come amava definire i bambini dell'orfanotrofio e lui invece beh... lui in verità era un mistero. Nessuno sapeva nulla di Gerard prima del suo arrivo a Magnolia, forse solo sua moglie ne era al corrente. Qualche tempo prima, avevo appreso da una Cana mezza ubriaca che per motivi sconosciuti a tutti, gli era vietato lasciare la cittadina, non senza un permesso speciale almeno e ogni quindici giorni circa, una misteriosa auto scura con a bordo due uomini che sembravano agenti reali appartenenti ai ranghi alti dell'esercito andava all'istituto per fargli firmare dei documenti. Attorno alla sua figura sempre apparentemente moderata, aleggiava a volte un non so che di pericoloso, il suo doveva essere stato un passato oscuro, magari faceva parte dei servizi segreti o forse era un prigioniero politico sotto protezione... chissà, ma questo lo avevo ipotizzato io fantasiosamente. Dopo l'incidente, quando avevo ripreso i sensi mi ero ritrovata in una specie di infermeria circondata da volti sconosciuti, afflitta da una brutta febbre che in seguito mi aveva perseguitata per una settimana. Appena ero riuscita a parlare, avevo chiesto subito del bambino che era con me e quando mi avevano assicurata che non fosse in pericolo di vita ma che per il momento non potevo vederlo, mi ero caparbiamente chiusa in me stessa rifiutandomi di fornire spiegazioni su chi fossimo e su quello che era successo, con l'intenzione di andarmene da li non appena mi fossi rimessa in forze. Non potevo fidarmi di nessuno ed ero spaventata a morte.

Fu lui Gerad a venire da me per parlarmi poco dopo. Non sapevo chi fosse, ma subito la sua voce mi era parsa familiare – Hey! - Aveva esordito sorridendomi – Ti trovi in una clinica privata gestita da una mia cara amica, Erza mi ha detto che stai facendo i capricci – E io ero arrossita sotto quello sguardo insistentemente indagatore – Ti ricordi di me? - Mi aveva chiesto poi inclinando la testa di lato. Io in risposta avevo scosso debolmente la testa – Io sono quello che vi ha dato soccorso per primo - Grazie! - Avevo mormorato a fatica - E tu? Chi sei tu? - Mi aveva chiesto subito dopo. Di nuovo avevo scosso la testa e distolto lo sguardo – Non te lo ricordi?... Strano, Wendy dice che febbre a parte, non hai preso colpi alla testa. Qual è il problema allora? – A quel punto avevo abbassato il capo e stretto il lenzuolo tra le dita – Il bambino... E' tuo figlio vero? - Aveva cambiato discorso - Lo so perché ogni volta che si sveglia piange e chiede di vedere sua madre – La mia testa a quel punto era scattata nella sua direzione – Ah! Questo ti interessa vero? Aveva sorriso di nuovo – Potrei fartelo vedere... prima però vorrei sapere la tua identità per avvisare i tuoi familiari, ma se non te lo ricordi... dovrò avvertire la poliziaNo! - Avevo squittito terrorizzata a quel punto – La polizia no! – Va bene calmati! - Aveva aveva alzato una mano per tranquillizzarmi – Vuoi dirmi almeno cos'è successo? - A quel punto mi ero morsa ostinatamente un labbro per impedire ad alcune lacrime di uscire – Ho capito non puoi dirmelo! - Aveva sospirato – D'accordo non voglio forzarti per ora, tutti abbiamo diritto ad avere dei segreti, anche io ne ho, ma scommetto che i miei sono molto più oscuri e terribili dei tuoi – Mi aveva canzonato sfidandomi con lo sguardo - Ma solo se ti confidi con me, se ti fiderai di me, potrò aiutarti - Il suo tono rassicurante, il suo sguardo sincero e la sensazione di potermi realmente affidare a lui mi avevano alla fine convinta ad aprirmi, era stato lui a salvarci infondo - J-Juvia ha perso il controllo della macchina e siamo finiti nel lago – Gli avevo confessato a quel punto senza però aggiungere altro – Ti chiami Juvia quindi? - E io avevo annuito impercettibilmente – Piacere allora, io sono Gerard Fernandez e la donna con i capelli scarlatti che hai visto prima è mia moglie Erza, mentre la dottoressa Marvel e un vecchio membro del nostro istituto per orfani. Come vedi sei tra amici... puoi fidarti di noi – Aveva affermato tranquillamente – Dov'è suo figlio adesso? – Gli avevo invece domandato tormentandomi le mani – Sta bene non temere, ha solo avuto una leggera commozione celebrale. Vieni! – Aveva detto scattando in piedi all'improvviso – Se ce la fai ad alzarti ti porto da... - Mi aveva fissata in attesa con la mano protesa nella mia direzione pronto a sostenermi - Storm – Avevo sussurrato io con gli occhi umidi – Il suo nome è StormAndiamo da Storm allora! - Aveva sorriso soddisfatto infine.

- Juvia non finirà mai di ringraziare entrambi per tutto quello che state facendo per lei! Non eravate obbligati a farlo - Non dire sciocchezze, lo facciamo volentieri, Erza non sopporta le ingiustizie e nemmeno io – Mi ammonì lanciandomi una veloce occhiata – Come è andata questa settimana? – Mi chiese poi premuroso cambiando discorso – Bene! - Risposi senza molto entusiasmo – Lo so non è il massimo – Si scusò – Il negozietto della signora Hughes è poco frequentato, ma è senz'altro la sistemazione migliore per il momento. Siete solo tu e lei, diversamente diventerebbe problematico per te fingere di non poter parlare con troppa gente intorno. A proposito di questo... cerca di uscire il meno possibile, ora che la vostra auto è stata ripescata, qualcuno potrebbe giungere in città per fare domande – Si Juvia starà attenta – Lo tranquillizzai - Per me comunque dovresti riflettere sulla possibilità di portare tua suocera in tribunale, quello che ha cercato di fare a te e a Storm non ha scusanti! - Juvia non se la sente di rischiare – Scossi la testa - Lei non può dimostrare nulla e ha paura che le autorità credano alle sue accuse e le diano ragione... che le affidino la custodia di Storm ritenendo Juvia inadeguata a fargli da madre e a quel punto... - Mi mancò la voce – Non ci pensare – Mi appoggiò una mano sul braccio e strinse per rassicurarmi - Io e Erza continueremo ad aiutarvi, anche a costo di farvi imbarcare per Edolas se sarà necessario anzi, li per me sarebbe molto più facile farti avere una nuova vita, ma non devi decidere adesso, per ora lasciamo calmare le acque – Si, lei è d'accordo! - Risposi abbozzando un sorriso, per poi rabbuiarmi subito dopo. Infondo mi sarebbe dispiaciuto andare via da Magnolia, Storm era felice li e come ogni bambino che si rispetti, aveva fatto presto ad adattarsi alla sua nuova vita. Non aveva più tutti gli agi dovuti alla posizione di Rufus, questo era vero, ma mangiava tutti i giorni, era ben protetto e soprattutto adesso aveva degli amici della sua età con cui giocare. Nei mesi passati avevo più volte temuto di non riuscire a vederlo crescere e per quanto mi sforzassi di non pensarci, l'idea costante che la megera riuscisse a trovarci insieme alla preoccupazione di causare problemi seri anche a Gerard e Erza non mi dava pace – Avanti, su con la vita! - Mi incitò Gerard dandomi una leggera gomitata – Tuo figlio non vede l'ora di vederti e Kinana avrà sicuramente preparato qualcosa di delizioso per riempirci lo stomaco! - Mi fece l'occhiolino mentre imboccava la stradina sul retro della struttura, dove si trovava la tettoia per parcheggiare la macchina. Una volta scesi, costeggiammo il muro di mattoni rossi affiancati sotto l'ombrello per ripararci dalla pioggia che ora si era fatta più insistente – Speriamo solo che non faccia disastri come l'ultima volta – Commentò Gerard sbuffando sonoramente. Ad un tratto però mi afferrò bruscamente il braccio e mi trattenne dietro ad un pilastro che si trovava tra due delle ampie finestre dell'istituto - C'è qualcuno! - Soffiò sporgendosi di poco per guardare meglio – Sono in due - Poi lo vidi infilare una mano all'interno della giacca, dove sapevo teneva la pistolaGerard che succede? - Gli chiesi agitandomi - Nulla stai qui! - Mi disse serio abbassandosi, mentre accostato al muro scivolava silenzioso verso l'ingresso. A quel punto mi affacciai anch'io per scoprire quale fosse il problema e rimasi pietrificata di fronte alla scena di un uomo sconosciuto girato di spalle che teneva mio figlio per un braccio mentre lui di rimando lo fissava spaventato. Non capii più niente e incurante di tutto partii di corsa ignorando i richiami di Gerard Juvia No!!! - Tentò inutilmente di bloccarmi. Nella mia testa c'era solo un pensiero. Dovevo raggiungere Storm, dovevo proteggerlo. Tutte le mie più brutte congetture si stavano avverando, la vecchia strega era riuscita a stanarci.

Senza esitazione spalancai con una spallata la pesante porta di legno a doppio battente precipitandomi all'interno della grande sala come una furia scatenata, pronta a gettarmi alla gola di quel tizio che aveva osato toccare mio figlio, ma quando l'individuo che tratteneva Storm si voltò nella mia direzione e i nostri occhi si incrociarono, per un attimo temetti di avere le allucinazioni. Il passato non poteva sovrapporsi al presente divertendosi a mie spese in quel modo così meschino. La mia mente si rifiutava di credere che quell'uomo fosse lo stesso che avevo amato e odiato per tanto tempo. Lo stesso uomo che ancora tutt'ora compariva nei miei sogni rendendo i miei sensi di colpa ancora più insopportabili. Un nome era sgorgato prepotentemente dal mio cuore, senza che però riuscissi a pronunciarlo poiché tutto il mio corpo si era come congelato sul posto, mentre il mio sguardo scivolava da lui a mio figlio. E fu quasi con sollievo che accolsi l'improvvisa perdita di coscienza.

***

Sentivo di essere all'asciutto, anche se i miei vestiti erano bagnati. Ero stanca, dovevo essermi addormentata in macchina mentre Gerard mi portava all'istituto, ne avvertivo tutto intorno il familiare odore di pino silvestre – Dalle un goccio di questo Erza, resuscita per fino i morti! - Cana! Quindi ero già all'istituto. Poi qualcosa di assurdamente forte mi bruciò le labbra e penetrò in gola facendomi quasi soffocare. Iniziai convulsamente a tossire mentre lingue di fuoco mi artigliavano lo stomaco – E che cazzo Erza! Dovevi farla riprendere non annegarla nell'alcol – Quella voce!... da quanto tempo non la sentivo. Ma non ostante ciò, la mia mente subito la collegò ad un paio di brillanti e irriverenti occhi verde giada e ad un sorriso abbagliante... Natsu!... che ci faceva li? - Erza chi sono questi due? - Era stato il tono di malcelato rimprovero con cui Gerard si era rivolto insolitamente alterato verso sua moglie – Amici credo... si chiamano Natsu e Gray, te ne ho parlato ricordi, erano con me in orfanotrofioCerto che siamo amici, io e Gray siamo venuti qui a posta per salutarti – Era intervenuta nuovamente a dir poco indignata la voce di Natsu e proprio quell'ultima frase mi sconvolse riportandomi bruscamente alla realtà. Non l'avevo sognato... lui era davvero li.

POV'S GRAY

Quando vidi che stava per riprendersi mi inginocchiai ancora incredulo di fronte a lei, improvvisamente consapevole dell'enormità di quello in cui io è Natsu ci eravamo casualmente imbattuti quel giorno. Era lei. Non ostante il colore di capelli fosse diverso e il viso più affilato e magro non avevo dubbi si trattasse di Juvia. Juvia che anni addietro lo aveva fatto impazzire. Juvia che lo aveva respinto per poi sposarsi frettolosamente solo un paio di mesi dopo la loro partenza da Crocus. Juvia che aveva dato un figlio ad un altro uomo. Juvia che aveva creduto morta. Juvia che un tempo aveva amato così come ora sentiva di detestare – Che diavolo ci fai tu qui? - L'afferrai brutalmente per le spalle, mentre lei mi fissava incapace di proferire parola con lo sguardo colpevole di chi era stato colto in fallo. Del resto non c'erano parole che potessero spiegare l'ineluttabilità dei fatti. Lei era viva e quel bambino... quel bambino mi somigliava troppo per essere il figlio di Lore. Lo conoscevo Rufus e il piccolo Snow, se così si chiamava, non aveva nulla a che fare con lui, per non parlare del ciondolo che il ragazzino portava con se – Mamma!!! - Urlò proprio il bambino in questione che ora si stava facendo largo spintonando le persone – Che stai facendo a mia madre? Lasciala subito!!! - Si scagliò contro di me riservandomi uno sguardo carico d'odio, mentre con i piccoli pugni percuoteva rabbioso la mia spalla cercando di farmi mollare la presa. In silenzio abbassai le braccia e mi rialzai in piedi scostandomi quel tanto che bastava per permettere a quella piccola furia di raggiungere sua madre, impossibilitato mio malgrado a staccare gli occhi dalla scena che si stava svolgendo davanti ai miei occhi mentre un nodo fastidioso mi stringeva la gola facendomi deglutire a vuoto – Mamma stai bene? - Mormorò il piccolo che adesso si era stretto a sua madre e aveva allungato le braccia per accarezzarle con delicatezza guance pallide. Quanta tenerezza era impressa in quel semplice gesto, quanta dolcezza dal quale lui si sentiva ingiustamente escluso ed estraneo – Va tutto bene – Lo rassicurò subito lei – Juvia ha avuto un giramento di testa e questi signori la stavano aiutando... non devi preoccuparti, loro sono delle sue vecchie conoscenze – Il bimbo a quel punto annuì in silenzio, ritirò le sue braccia e la guardò cupo – Sei tutta bagnata, devi cambiarti subito o ti ammalerai di nuovo Anche Snow è tutto bagnato se è per questo – Aveva risposto lei abbozzando un sorriso – Ero fuori a giocare con Shimon e la pioggia ci ha colti alla sprovvista – Si giustificò lui abbassando lo sguardo – Allora sarà il caso che Snow e Shimon vadano ad asciugarsi così dopo potranno cenare e tornare a giocare – Disse lei guardandolo amorevolmente mentre gli accarezzava la testolina scura Non possiamo – Si strinse nelle spalle il bambino mordendosi il labbro – Erza ci ha messo in punizione Confessò colpevole guardandola da sotto le ciglia folte – Juvia è sicura che per questa volta Erza farà un eccezione, non è così? - Si rivolse alla rossa lanciandole uno sguardo implorante. Erza subito afferrò il messaggio al volo e rispose di conseguenza – Per questa volta siete perdonati – Incrociò le braccia guardandolo severamente – Ma che non si ripeta più. Va da Shimon ora! - Si signora! - Rispose subito il piccolo sfoderando un'adorabile sorriso birichino, mentre scattava in piedi e si dava velocemente alla fuga nell'eventualità che la rossa cambiasse idea. Ma arrivato poco più in la ebbe un ripensamento e ritornò sui suoi passi per venire a piazzarsi proprio di fronte a me. Poi spinse indietro la testolina corvina per guardarmi meglio – Scusa per prima signore, ma vedi, lei è mia madre – Puntò il ditino verso Juvia che ora si era rialzata e lo stava osservando con una strana espressione in viso – Ha solo me ed è compito mio proteggerla – Disse tutto fiero di se facendomi involontariamente sorridere – Hai fatto bene non preoccuparti – Gli scompigliai automaticamente la chioma scura – Ma ora torna pure a giocare, tua madre è al sicuro con noi - Lo rassicurai mentendo spudoratamente. Sua madre aveva un bel po' di spiegazioni da darmi e avrebbe fatto bene ad essere convincente dato che la voglia di strozzarla in quel momento stava diventando sempre più pressante mano a mano che il mio cervello elaborava tutte le informazioni, a partire dalla sua reazione quando mi aveva visto, ma quello era meglio che il bambino non lo sapesse. Con una strana emozione all'altezza del cuore lo lasciai andare seguendolo con lo sguardo fino a che non lo persi di vista. Bene! Pensai voltandomi verso la suddetta interessata, con la rabbia che montava dentro di me come un fiume in piena guardandola quasi con disgusto mentre si torceva le mani e palesemente ignorava il mio sguardo omicida puntato su di lei.

- Erza ti spiacerebbe se Juvia usasse il tuo ufficio per parlare con loro – Balbettò indicando me e Natsu con un piccolo cenno della testa. Erza di rimando ci freddò con un'occhiataccia d'avvertimento prima di acconsentire a malincuore alla sua richiesta – Certo che puoi! - Sicura che sia una buona idea? - Si intromise a quel punto suo marito parandosi d'avanti a Juvia e lanciando a me e a Natsu uno sguardo diffidente. Porca puttana, quei due stavano iniziando davvero a darmi sui nervi, sembravano due fottuti mastini da guardia - E tutto a posto Gerard – Lo rassicurò lei appoggiandogli delicatamente una mano sul braccio. Tsk! Tutto a posto un cazzo! Pensai invece io, mentre affiancato a Nat la seguivo fino ad una stanza che esibiva una targhetta dorata con su scritto Direzione.

POV'S JUVIA

Le sembrava la scena madre di una commedia, per quanto quell'atmosfera fosse irreale. Come in una grottesca rappresentazione teatrale, dove gli stessi attori dopo un immaginario salto nel tempo ritornano in scena per recitare il nuovo atto. Erano passati sei anni da allora, ma a lei sembrava solo ieri. Facendomi coraggio, mi azzardai a lanciare un'occhiata ai due uomini silenziosi in attesa di fronte a me. Gray che ai miei occhi sembrava perfino più attraente di come lo ricordavo e Natsu che ormai doveva avere trent'anni suonati, ma che non era cambiato di una virgola. Con quella sua aria sempre un po' troppo spensierata e libertina, anche se in quel momento il suo viso esprimeva una nuova maturità e nel suo sguardo, mentre ricambiava il mio vi era un'inconsueta dolcezza, come di chi è felice di rivedere qualcuno dopo tanto tempo. Che cozzava invece per contrasto con la postura rigida del compagno che accigliato e con le braccia conserte aspettava che fossi io a parlare per prima.

E io invece? Come apparivo io ai loro sguardi?... Erano ancora lucenti e ondulati i miei capelli, era forse diventato troppo affilato e serioso il mio viso... e i miei occhi, come potevano essere i miei occhi se non spenti e disincantati. Non mi guardavo in uno specchio da molto tempo ormai per paura di non riconoscermi più. Ma a chi sarebbe importato infondo se fossi stata bella, brutta o a malapena passabile pensai infastidita stringendo con ancora più stizza le mani tra loro e sentendole ruvide e probabilmente ancora macchiate di tintura per tessuti. Con un gesto infantile le nascosi dietro la schiena sospirando – Dovresti togliere il cappotto stai praticamente gocciolando sul pavimento, tuo figlio sembrava molto preoccupato a riguardo – Fu proprio Natsu invece il primo a parlare e gliene fui grata, altrimenti avrei rischiato di impazzire per quanto la tensione mi stesse divorando viva. Accontentandolo mi sfilai l'indumento, rivelando ai loro occhi un'informe vestito blu scuro anch'esso fradicio – B-beh! Non è che così sia meglio – Osservò il rosato inarcando un sopracciglio - Forse dovresti cambiarti, va pure, noi ti aspettiamo qui! - Sorrise affabile. Guardandolo negli occhi scossi leggermente il capo – Non ora, dopo magari. Ma Juvia ti ringrazia lo stesso per la premura – Piegai le labbra in quello che avrebbe dovuto essere un sorriso, ma che si trasformò in una smorfia di disappunto non appena Gray finalmente si decise a intervenire nella nostra, inutile a suo avviso, conversazione – Se abbiamo finito con questi inutili convenevoli – Sbottò infatti visibilmente infastidito - Potresti iniziare ad illuminarci del perché mentre tutti ti credono morta, tu te ne stai nascosta qui assieme al figlio di Lore, perché quello è suo figlio giusto?... Infatti gli somiglia tantissimo - Mi stuzzicò crudelmente con un'espressione di disgustato sarcasmo dipinta sulla faccia . Me l'ero aspettata che sarebbe subito arrivato al punto della questione che più gli premeva e infondo era meglio così, non aveva più senso mentire ormai – Si è vero! - Gli risposi con voce chiara senza però guardarlo – Storm! Quello è il suo vero nome, per la legge e per la società è a tutti gli effetti l'erede di Rufus Lore ma... - Ebbi finalmente il coraggio di sollevare il mento e guardarlo negli occhi – Ma non suo figlio per natura, ed è per questo che Juvia si sta nascondendo. Suo marito prima di morire le ha fatto l'ultima gentilezza di confessare a sua madre che lei era già in cinta quando l'ha sposataE' mio non è così? - Sbuffò spezzante mentre un muscolo guizzava sulla sua mascella contratta – Si! - Bisbigliai abbassando nuovamente il capo – Juvia non poté negarlo nemmeno di fronte a sua suocera. Ma le comunicò che per quieto vivere se ne sarebbe andata e lei la esortò a farlo il prima possibile, in modo da non doverci più vedere disse – Sospirai chiudendo gli occhi per un momento – La sua fu una vera e propria minaccia, ma Juvia non lo capì, lei continuava a credere che fosse soltanto un'ostinata, vecchia innocuaE invece scommetto che l'adorabile vecchia stronza ha mandato dei sicari per uccidervi non è così? - Indovinò perspicacemente Natsu, mentre Gray adesso mi fissava in silenzio scuro in viso – Si, ci hanno seguiti fino a qui. All'inizio Juvia voleva portarlo a Clover, dov'è nato. Ma subito le fu chiaro che sarebbe stato troppo rischioso, così lei progettò di imbarcarsi ad Argeon per far perdere le sue tracce ma ci fu una violenta tempesta e un fulmine colpì un albero facendolo finire sulla strada proprio d'avanti a noi. Juvia riuscì ad evitarlo per un soffio ma perse il controllo del mezzo che precipitò nel lago, mentre l'automobile dietro di noi andò a schiantarsi contro il tronco in fiamme. L'impatto dovette provocare la fuoriuscita del carburante facendo si che saltassero in aria. Mentre di noi nessuno sapeva più nulla, non fino a quando la vettura non è stata recuperata dal fondo del lago senza i nostri corpi al suo interno – Terminai di raccontare – Come hai fatto a salvarti? – Mi chiese a quel punto Natsu sempre più incredulo – Juvia quello non lo ricorda con precisione – Feci una pausa per massaggiarmi distrattamente la fronte - Lei sa solo che in qualche modo riuscì ad uscire dall'abitacolo e a trascinare fuori anche Storm privo di sensi con se, prima che la vettura sprofondasse del tutto – Mi persi con la mente nei ricordi sfuocati di quell'orribile notte – Lei era sfinita ma chiamando a raccolta le sue ultime forze cercò di raggiungere la riva a nuoto, mancava poco ma ad un certo punto non ce la fece più ed è stato in quel momento che ringraziando il cielo sopraggiunse Gerard. Lui quella notte si trovava per un caso fortuito sulla nostra stessa strada, poco più avanti di noi. Stava ritornando all'istituto quando sentì il boato provocato dall'esplosione e grazie al fuoco che illuminò la scena a giorno assistette anche al nostro incidente e subito si precipitò sulle rive del lago per accertarsi che ci fossero dei sopravvissuti da soccorrere e se non fosse stato per lui, probabilmente adesso Juvia non sarebbe qui a raccontarvelo – Conclusi mordendomi dolorosamente l'interno della guancia labbro – Non potevi tornare a Crocus e chiedere aiuto a qualcuno, che so a Mira? Lucy ci ha detto che per un po' hai lavorato per lei – Volle sapere da me il rosato – No! Juvia non poteva tornare li, le aveva provocato già fin troppi guai, per colpa sua le avevano già fatto bruciare il locale. Non poteva permettersi di rischiare che la vecchia scoprisse che eravamo ancora vivi e che ci nascondevamo da lei, avrebbe potuto mandare qualcuno a casa sua – Perché non sei venuta da me allora? - Chiese finalmente Gray guardandomi duramente – Avresti dovuto sapere che oltre alla volontà avrei avuto anche i mezzi per impedirle di toccare il bambino! - A quel punto gli lanciai uno sguardo intriso di rimpianto – Juvia non crede che la moglie di Gray l'avrebbe pensata allo stesso modo, lei dubita fortemente che la signora Fulbuster avrebbe accolto a braccia aperte il suo – Bastardo? - Lo etichettò senza indugio - Gray non deve permettersi di chiamarlo in quel modo! - Scattai inviperita alzando senza volerlo la voce – Figlio illegittimo! Quello è il termine giusto e comunque lui non lo è, dato che Rufus lo aveva riconosciuto come suo! - Bastardo o figlio illegittimo è solo un modo più gentile per definirlo, Tsk! - Sbuffò sprezzante - Ma non cambia la sostanza – Sorrise sarcasticamente – E si è vero, forse mia moglie non avrebbe gradito il mio... - Mi sfidò con lo sguardo – Figlio illegittimo. Ma non era quello il problema non è così! Tu temevi solo che te lo portassi via e dannazione!!! - Ruggì improvvisamente furioso sferrando con rabbia un pugno sulla scrivania di Erza facendomi sussultare – Avevi ragione!!! - Poi in un attimo mi fu di fronte e con durezza mi afferrò il mento tra le dita perché lo guardassi in faccia Lo avrei fatto allora... e lo farò adesso! - Invece no, Gray non lo farà!!! - Mi divincolai dalla sua presa con uno strattone Non può farlo, non ne ha l'autorità! Storm è legittimo e neanche quella vecchia strega di sua nonna ha potuto fare niente per cambiare questa realtà! - Persi completamente le staffe Che le piaccia o meno, Storm è un Lore e quando quella stronza si deciderà finalmente a crepare, lui potrà occupare il posto che gli spetta!Fui io questa volta a sfidarlo apertamente scegliendo con cura le parole. Per niente al mondo gli avrei permesso di sottrarmi mio figlio. Ma lui senza scomporsi più di tanto mi squadrò da capo a piedi con malcelato disprezzo – Ma certo! - Commentò con calma glaciale – Scommetto che l'hai pagata notte dopo notte con il tuo corpo quell'eredità. Mi fai schifo! Sei la degna figlia di tuo padre – Scosse la testa sorridendo ironico - Credi di aver pensato a tutto vero? Peccato solo che hai tralasciato un piccolo dettaglio. Se invece di me e di Natsu ci fossero stati i suoi uomini, a quest'ora ti saresti ritrovata con l'erede dei Lore morto! - Disse aspro – E se davvero la vecchia Madame Lore è quella che dici vi starà di sicuro cercando ovunque. Se ci fossi stato io al posto di quella donna per esempio non mi sarei dato pace fino a quando non mi avessero consegnato i vostri cadaveri gocciolanti sul tappeto del salotto buono! – Mi sputò in faccia avvicinando minaccioso il suo viso al mio - Sta zittò!!! - Mi tappai puerilmente le orecchie per non ascoltarlo poiché sapevo che aveva ragione da vendere – Non sei cambiata affatto, sei sempre la stessa... anzi... sei addirittura peggiorata - Tornò a guardarmi quasi con disgusto facendomi mio malgrado arrossire – Mi domando se tu sia pazza o cosa, nessuno avrebbe da ridire se porto via da qui mio figlio per metterlo al sicuro, solo tu Juvia! Solo tu! - Questa volta a pagarne le spese fu la sedia che venne malamente ribaltata con una furiosa pedataMaledico mille volte il giorno in cui ti ho incontrata! Mi odiavi così tanto che hai preferito ingannare un altro uomo pur di salvare la tua miserabile reputazione! - Mi accusò brutalmente con i bei lineamenti distorti dalla rabbia Possibile mai che neppure per un attimo ti abbia sfiorato il pensiero che invece lo avrei voluto quel figlio??? - Gray non può capire! - Gli gridai contro portandomi subito dopo una mano a soffocare un singhiozzo No che non lo capisco! Non ti perdonerò mai per quello che hai fatto! Avrei dovuto ammazzarti subito quando ne ho avuto l'occasione invece di scoparti e in seguito trascinarti nel mio letto. Ma a questo posso sempre rimediare! - Quella sua ultima affermazione mi ferì più di mille lame infilate nel petto e quando si avvicinò minaccioso a me per un attimo impallidii temendo davvero che mi avrebbe uccisaBasta così amico datti una calmata! - Intervenne improvvisamente Natsu tirandolo bruscamente a se per un braccio e Gray per qualche istante lo fissò come se fosse stato un nemico, ma poi si ricompose e annuì – E' vero hai ragione, non ha più senso prendersela, quel che è stato è stato. Ma da ora cambierà! – Disse poi con voce più calma, ma non per questo meno intimidatoria e io mi sentii rabbrividire sotto quello sguardo carico di rancore.

- Va a cambiarti adesso, magari dopo ne riparliamo con più calma! – Si rivolse a me sempre Natsu comunicandomi un silenzioso avvertimento con gli occhi – Rischi seriamente di beccarti un accidenti – No! - Scossi cocciutamente la testa – Non le importa! Juvia non rischierà di farsi portare via suo figlio mentre si cambia – Hai la mia parola che non sarà così! - Cercò di rassicurarmi, ma Gray non era del suo stesso avviso - Andiamo Natsu! Sai bene che prima di domani quel ragazzino sarà a casa con me, anche tu lo faresti se fossi al mio posto! - No! Non permetterglielo ti prego! - Mi attaccai al braccio del rosato quasi con disperazione – Cazzo Gray smettila! Promettiglielo avanti, promettile che per ora non farai nulla o giuro che ti prendo a pugni! - Sibilò a quel punto Natsu guardandolo in cagnesco – Va bene Dragneel hai vinto! - Diede una breve e bassa risata guardandolo quasi divertito – Le prometto che non rapirò il bambino mentre lei si... sistema... anche se sinceramente non me ne fotte un cazzo se muore di polmonite, peste o di qualsiasi altra cosa. Tanto resta il fatto che il ragazzino stasera verrà via con me! - E con quelle parole sferzanti se ne andò seguito poco dopo da Natsu che prima di uscire mi lanciò un'ultima comprensiva occhiata.

POV'S NATSU

- Andiamo ghiacciolo si ragionevole! Alzai le braccia al cielo esasperato lasciandomi ricadere subito dopo sopra una delle panche esterne alla struttura scordandomi tra l'altro che fossero ancora umide dopo l'acquazzone - Fanculo! - Bestemmiai balzando di nuovo in piedi E comunque sono sicuro che Juvia non ha agito in mala fede Feci una smorfia tastandomi il culo bagnato - Ma tu da che parte stai??? - Ringhiò infastidito guardandomi male - Dalla tua naturalmente coglione che non sei altro! Ed è per questo che ti ho impedito di commettere qualche cazzata di cui dopo ti saresti pentito Scrollai le spalleMa che vai farneticando Dragneel? L'hai sentita o no con che faccia tosta ha ammesso di aver sposato quell'idiota sapendo che aspettava mio figlio. Ma giuro su Dio che rivolterò mari e monti per togliergli quel cazzo di cognome! Intanto me lo porto a casa e tu non provare a metterti di nuovo in mezzo! - Sbuffò dalle narici lanciandomi l'ennesima occhiatacciaCerto che l'ho sentita! - Commentai con noncuranza dirigendomi verso un tavolino con le sedie riparate sotto l'ampia tettoia del complesso - L'hanno sentita anche tutti gli occupanti dell'orfanotrofio a giudicare dalle loro facce scure quando siamo usciti da quella stanza – Lo seguii con lo sguardo mentre stancamente prendeva posto di fronte a me e affondava la testa tra le mani stringendosi i capelli tra le dita. Anche se cercavo di non dimostrarlo, quella situazione mi stava letteralmente spaccando a metà, poiché se da una parte ero preoccupato a morte per Lucy e volevo correre immediatamente a casa, allo stesso tempo non potevo abbandonare Gray. Non lo avevo mai visto in quello stato pietoso se non quando lei lo aveva rifiutato – Ascoltami Gray, mi dispiace dirtelo ma Juvia ha ragione, non puoi portartelo via così, peggioreresti solo le cose. Anche se è tuo figlio non hai nessuna autorità su di lui, per la legge non sei nessuno e il tuo sarebbe solo un rapimento in piena regola, bisogna trovare un'altra soluzione – Tentai nuovamente di farlo ragionare – E cosa mi consigli allora? Di lasciarlo qui e andarmene come se nulla fosse?... Non esiste! - Scosse la testa piano – Fammi un favore Natsu, tornatene a casa – Mi esortò all'improvviso quasi mi avesse letto nel pensiero – Lucy sarà preoccupata a morte, questa volta rischi seriamente che ti butti fuori e ti chieda il divorzio – E con cosa ci torno a casa? - Sbuffai ironico - Sono le otto di sera, l'officina avrà già chiuso i battenti a quest'ora e dubito di riuscire a trovare ancora un treno in partenza per Onibus – Sospirai affranto massaggiandomi il collo per lenire la tensione – E comunque che importa, tanto sono già nella merda fino al collo e se quella loro cartomante da quattro soldi ci ha azzeccato pure con me sono un uomo morto ormai - A quel punto lo vidi stringersi il setto nasale tra il pollice e l'indice, mentre inutilmente cercava di mascherare un mezzo sorriso – Povera Lucy, sei un vero impiastro Dragneel! - Ridacchiò poi rilassandosi visibilmente. Beh! Almeno una cosa buona ero riuscito di farla.

- Hey ragazzi vi dispiace se mi unisco a voi? - Entrambi ci girammo a fissare il marito di Erza che con una bottiglia di brandy probabilmente e tre bicchieri impilati in una delle mani ci squadrava con un sopracciglio inarcato. Poi senza attendere risposta si accomodò lo stesso Non ho potuto fare a meno di ascoltare la conversazione avvenuta nello studio di Erza... era un po' difficile d'altronde da ignorare... dato che probabilmente vi avranno udito fino a CrocusFece una pausa per versare il liquido ambratoE diciamo che mi sono fatto un quadretto abbastanza chiaro della vostra situazione – E allora, che t'importa? - Rispose Gray scattando subito sulla difensiva. L'uomo con i capelli blu lo studiò per qualche attimo, poi come se nulla fosse porse un bicchiere ad entrambi e si rilassò con le spalle contro lo schienale della sedia Juvia e Storm hanno bisogno di aiuto e da quello che ho capito voi potete darglielo - Esordì schietto interrompendosi subito dopo per sorseggiare tranquillamente il suo drink Il tuo amico Mi indicò con un dito Ha ragione, non puoi prenderti semplicemente il bambino è troppo legato a sua madre, non ti seguirebbe mai di sua spontanea volontà e tra l'altro io e Erza non te lo lasceremmo fare anche se sei il suo vero padreLo squadrò di nuovo con una sottile nota di minaccia nel suo tono di voce apparentemente calmo - Senza annoverare che sua nonna potrebbe togliertelo in qualsiasi momento. Solo Juvia oltre alla vecchia può reclamarne la custodia, quindi l'unica soluzione plausibile sarebbe che tu portassi anche lei con te Fece un'altra pausa riflessivaCerto, sarebbe tutto molto più semplice se tu non fossi sposato... Non sono sposato sono vedovo! Precisò subito Gray seccamente, guardandolo di traversoPerfetto allora! Tu sei vedovo, lei è vedova, sposatevi e risolverete tutti i problemi! - Allargò le braccia palesando l'ovvio – Giusto!!! - Sbottai io a quel punto sbattendo le mani sul tavolo – Non accetterebbe mai! - Ci smontò subito invece quel guastafeste di un ghiacciolo – Tu non sai quello che c'è stato tra noi in passato No non lo so! Ma so che in questo modo anche tu acquisiresti il diritto di dire la tua sul bambino. In quanto a Juvia, sono sicuro che non farebbe obiezioni se sa che è per il bene di suo figlio... pensaci amico! - Gli appoggiò una mano sulla spalla alzandosi in piedi – Ah! - Aggiunse prima di andarsene – Se vi occorre la vostra auto basterà che uno di voi venga con me, il proprietario dell'officina è un mio vecchio amico quindi non ci saranno problemi se andiamo a riprendercela a quest'ora.

In silenzio lo osservammo mentre rientrava all'interno della struttura – Cazzo Gray quel tizio ha ragione! Mi domando ancora come abbiamo fatto a non arrivarci prima? - Esclamai subito dopo – Era talmente ovvio che non ci abbiamo pensato! Sposala! E diventerai tu il padre del bambino - Patrigno prego! - Sbuffò lui in risposta – Anche sposandola nel caso remoto in cui accettasse, il piccolo continuerebbe a portare il cognome di quell'imbecille che lei ha infinocchiato – Sospirò amareggiato – E che te ne fotte! - Sbottai spavaldo - A quello penserai dopo. Sono certo che Loky con tutti i contatti che ha e con la sua bella lista privata di giudici altamente corruttibili riuscirebbe perfino a dimostrare che sei stato tu stesso a partorirlo - Ghignai raddrizzandomi sulla sedia e porgendogli il pugno basso - Abbiamo ancora parecchi amici a Crocus ghiacciolo e riguardo alla vecchia stronza da oggi in poi sarà lei a doversi guardare le spalle! - Lo guardai negli occhi con una luce di sfida - Va bene fiammifero... proviamoci! - Mi rispose infine dopo averci riflettuto un po' su, facendo cozzare le sue nocche contro le mie – E questa volta la obbligherò se sarà necessario! - Disse poi con decisione.

***

- Visto che tu fai schifo con la diplomazia è meglio se ci parlo io con Juvia, - Lo informai poco dopo, quando ci dissero dove trovarla – Intanto renditi utile e vai con Gerard a ritirare l'auto, ci vediamo tra pocoAccomodati pure signor finezza! - Mi omaggiò ironicamente con occhiataccia storta senza però obbiettare - Ma prima vorrei chiederti un favore Spara pure! - Mi fermai per ascoltare quello che aveva da dirmi – Sia che lei accetti o che non lo faccia – Esitò - Li porteresti con te a Onibus, io ho deciso di rimanere qui, sembra che a mezzanotte ci sia un treno per Crocus. Voglio andare subito a saggiare il terreno e a vedere se riesco a procurarmi una copia dei loro documenti senza il bisogno che lei sia presente, altrimenti sarà impossibile sancire il matrimonioNon c'è problema amico – Lo rassicurai comprensivo – Giuro solennemente di non distrarmi e di portarli a destinazione sani e salvi – Alzai la mano destra, mentre appoggiavo l'altra all'altezza del cuore - Grazie Natsu sei un amico – Mi pattò la spalla sollevando un angolo delle labbra prima di avviarsi da Gerard – Hoi freddo dove cazzo vai aspetta un attimo! - Lo richiamai ricordandomi improvvisamente di un particolare – Che c'è adesso? – Mi fissò perplesso – Niente! Volevo solo avvisarti che per questi giorni è meglio che Juvia e Storm stiano a casa mia, sai com'è. Nel caso lo avessi scordato da te c'è un piccolo problemino chiamato Briar, quindi... prima di passare a riprenderteli ti conviene farla sloggiare alla svelta penso che ora come ora tu abbia già abbastanza rogne – Già merda Briar! L'avevo completamente rimossa dal cervello cazzo! - Sospirò passandosi una mano tra i ciuffi di capelli già di per se disordinati al massimo – Guarda che se me ne dai il permesso ci penserò volentieri io a liberartene – Sollevai un sopracciglio sghignazzando – Non ti azzardare a fare niente di quello che passa per la tua testaccia del cazzo, sono affari miei e me la sbrigherò io quando torno o.k.?!!... Tu pensa solo a tenere al sicuro mio figlio Peccato! - Lo guardai sinceramente dispiaciuto – Mi sarei divertito un mondo a sbatterla fuori a calci nel culo da casa tua – Sorrisi divertito mentre mi dirigevo a grandi falcate di sopra.

POV'S JUVIA

Spogliandomi in fretta, sostituii il vestito blu fradicio, con uno molto simile di lana marrone. Fortunatamente lo tenevo tra le cose di Storm in caso di bisogno. Poi sciolsi la treccia e tamponai i capelli umidi con un asciugamani, avrei voluto lavarli e spazzolarli per sistemarli un po' e magari avere a portata di mano uno specchio per studiare come appariva la mia immagine riflessa. Ma subito mi diedi della stupida e rassegnata mi lasciai ricadere seduta sul letto di mio figlio. A che cosa serviva infondo cercare di abbellire il mio aspetto, sospirai stancamente passandomi una mano sul viso, lui non avrebbe comunque fatto a meno di odiarmi. Gli avevo fatto un torto terribile lo sapevo, ma ancora di più lo avevo fatto a mio figlio. Mi ero dimostrata solo una stupida egoista decisa a tenerlo al mio fianco ad ogni costo e una madre totalmente inadatta per lui. Prima lo avevo fatto soffrire a causa dell'indifferenza di Rufus e in seguito avevo più volte messo in pericolo la sua vita offrendogli poco e nulla per il presente e un domani incerto per il futuro. Storm meritava di meglio, aveva il bisogno disperato di una figura maschile da emulare e mi domandai se a tal proposito Gray sarebbe stato un buon padre per lui... qualcosa nel profondo del mio cuore mi diceva di si. L'unico mio cruccio era come avrebbe reagito sua moglie, se fosse stata gentile con suo figlio o lo avrebbe fatto sentire nuovamente indesiderato. Un bussare deciso alla porta mi risvegliò dai mie pensieri – Avanti! - Risposi a mezza voce. Natsu entrò poco dopo dandosi una breve occhiata intorno prima di posare il suo sguardo color smeraldo su di me – Tutto bene? – Mi domandò con l'ombra di un sorriso amichevole stampato sulle labbra – No! - Alitai io a malapena portando gli occhi pieni di lacrime sulle mie mani strette in grembo – Gray ha ragione! – Gli dissi senza perdermi in chiacchiere – Portatevelo via, raccontategli una frottola, ditegli che poi – La voce mi mancò all'improvviso spezzata da un singhiozzo – Che poi Juvia lo raggiungerà! - Non c'è ne bisogno, tu vieni con noi! - La mia testa scattò verso l'alto per fissarlo stupita – Gray vuole sposarti in modo da ottenere la tutela sul bambino e ti avviso che questa volta non accetterà un no come risposta – Ma-ma e sua moglie? - Balbettai confusa – Non c'è nessuna moglie, non più ormai. Ultear è morta tre mesi fa assieme a suo figlio per le complicanze del parto! - Si zittì guardandomi intensamente – Ascolta Juvia, lo so che in passato ci sono stati degli errori commessi da entrambi e non solo... sulla quale e difficile mettere una pietra sopra. Ma ora non si tratta più di te o di Gray, ma di vostro figlio, il destino ha deciso di darvi una nuova possibilità, non buttatela al vento, fatelo per lui – Si strinse nelle spalle facendo una smorfia di disagio che mi fece un'infinita tenerezza. Non era proprio da Natsu tutta quella diplomazia, non almeno dal Natsu che io ricordavo. Ma si sa le cose cambiano. Non aveva importanza se era stato lui a parlarmene invece di Gray, poiché sapevo che era solo per il bene di Storm, ma forse davvero il destino mi stava offrendo un'altra chance per tornare indietro e questa volta non l'avrei buttata alle ortiche – Va bene! - Acconsentii - Juvia accetterà di sposarlo – Sorrisi incerta ma allo stesso tempo speranzosa.

POV'S GRAY

Erano quasi le dieci di sera quando dopo i dovuti saluti e la promessa da parte di Juvia e Storm ai coniugi Fernandez di rivedersi presto e spesso, ci apprestammo finalmente e con grande gioia di Natsu ad organizzare la partenza. In quel momento stringevo tra le braccia il corpo addormentato di mio figlio, prelevato poco prima da sopra una delle panche dell'istituto dove lui e Shimon si erano addormentati sazi e sfiniti dalla loro incredibile iperattività. Mio figlio... già. Certo lui ancora non lo sapeva, avevamo concordato che sarebbe stato meglio spiegarglielo in seguito con più calma. Io stesso ero ancora confuso sulla cosa e mi faceva strano pensare a lui in quei termini. Senza contare che in quel momento assieme alla rabbia, si andavano via via manifestando fastidiosi sintomi di una sconosciuta fin'ora sensazione che mi stavano mettendo in seria difficoltà. Sentire il suo leggero peso, il suo confortante calore appoggiato contro al mio petto e il suo respiro lieve che mi sfiorava il collo era un qualcosa di unico e indescrivibile. Ma se solo ripensavo a quello che mi era stato negato per sei anni, mi saliva di nuovo il sangue al cervello. La colpevole di tutto intanto se ne stava già seduta silenziosa e in attesa nell'abitacolo del veicolo. Non ci eravamo più scambiati una sola parola dalla discussione e non era nelle mie intenzioni farlo per i prossimi minuti dato che dovevo ancora somatizzare il tutto. Senza degnarla di uno sguardo le appoggiai il bambino in grembo, cercando di non sfiorarla nemmeno per sbaglio e chiusi lo sportello per fare il giro fermandomi vicino a Natsu che aveva praticamente gettato le loro poche cose dietro al furgone e ora era impaziente di andarsene. Se tutto andava bene ci avrebbero impiegato un'oretta a raggiungere Onibus - Mi raccomando Dragneel va piano e salutami Lucy quando arrivi, io cercherò di tornare il prima possibile – Gli dissi prima di battere la mano sul tetto del veicolo in segno di saluto e allontanarmi di qualche passo. Poi rimasi a guardarli fino a che non scomparirono lungo la strada buia, con un fastidioso groppo alla gola e un inconsueto pizzicore agli occhi.

§ La tana di Lestoargento §

A tutti i vacanzieri che hanno avuto la costanza, ma soprattutto la pazienza di aspettare il mio aggiornamento, dedico questo nuovo capitolo. Purtroppo ho la casa invasa dai parenti, non che la cosa mi dispiaccia, per via della pandemia era tanto che non li vedevo. Ma questo comporta inevitabilmente scarsa concentrazione e mancanza materiale di tempo a mia disposizione per scrivere. So che il capitolo è molto lungo e potrebbe risultare a tratti abbastanza pesante, ma spero vi sia piaciuto come ho trattato tutta la questione del confronto e che l'interazione tra i personaggi vi abbia trasmesso emozione, come ad esempio il piccolo Storm che difende sua madre e Gray che quasi quasi sul finale si lascia scappare la lacrimuccia. E Juvia- Juvia che per il bene di suo figlio sarebbe anche stata disposta a lasciarlo andare invece poi... ma questo lo scopriremo nel prossimo appuntamento dove anche Natsu che in questo capitolo è stato cruciale, avrà il suo bel da fare per farsi perdonare da sua moglie. E niente fatemi sapere voi quel che ne pensate, intanto auguro buon continuo di vacanze a tutti.


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