FUGA*
" Fuga "
- Ascoltami bene Ewan, voglio che da oggi in poi tu la tenga d'occhio. Devi riferirmi tutto quello che fa. Chi vede, con chi parla quando va in quella dannata chiesa chiaro! - Certo monsieur! – Bene, riaccompagnala a casa adesso – Pensieroso, rimasi ancora qualche minuto fermo in mezzo all'atrio, poi facendo un vago cenno di saluto all'usciere, mi avviai nuovamente verso il mio ufficio. Volevo assolutamente capire se le sue fossero solo vane minacce o se dovevo seriamente iniziare a preoccuparmi e di conseguenza agire prima che quella sciocca mettesse in atto qualche suo stolto proposito. Forse dopo cinque anni, era giunto il momento di ricordare alla mia cara moglie quale fosse il suo posto in quella famiglia e magari così facendo avrei scoperto anche dove si nascondeva quell'altro traditore.
POV'S JUVIA
Era già la seconda domenica di fila che Mira non veniva a messa, il che era molto strano, non era mai successo prima d'ora. Quella di incontrarci li, era diventata per me l'unica opportunità che avevo per comunicare con il mondo esterno senza che Rufus mi facesse controllare a vista da qualcuno della servitù, e senza saperne il motivo l'assenza dell'albina stava iniziando seriamente a preoccuparmi.
- Madame! - Il minaccioso autista di mio marito mi porse rigidamente il braccio destro, dove io poggiai la mano inguantata per farmi guidare docilmente verso la macchina parcheggiata a pochi metri dal selciato. Ultimamente Ewan era diventato fin troppo zelante, per non dire soffocante nello svolgere le sue mansioni, non mi dava neanche il tempo di alzarmi dal banco che già me lo trovavo di fianco e a quanto pare aveva preso la bizzarra abitudine di piazzarsi appena fuori le porte dell'edificio sacro, in modo da precipitarsi all'interno non appena la funzione fosse finita. Perché non entrava e seguiva la messa? Mi domandai a quel punto seccata. Mi ero già accomodata sul sedile posteriore dell'auto quando un ragazzino dall'aspetto stracciato apparve all'improvviso nella mia visuale. Tra le braccia magre stringeva una decina di meravigliose rose rosse – Ti prego bella signora – Implorò con la sua voce infantile. Ad occhio e croce doveva essere solo un po' più grande di Storm – Vuoi comprare una delle mie rose? Costano solo cinque jewels – Va via straccione! - Lo spintonò subito l'autista, allontanandolo malamente – Ewan non deve trattarlo così, non è un'animale! – Mi indignai per la sua mancanza di empatia verso quella povera creatura - Per piacere! - Mi pregò di nuovo il bambino spalancando due adorabili occhioni verdi – Ewan da a questo piccino cinquanta jewells! – Ordinai - Ma madame... - Cercò di protestare ancora – Insomma! Juvia ti ha fatto una richiesta ben precisa! - Mi infervorai a quel punto. Possibile che i miei ordini non avessero nessun peso per quell'insopportabile individuo – Certamente madame – Inchinò finalmente il capo anche se con malavoglia e si decise a prendere il denaro – Ma per cinquanta jewells e bene che questo moccioso vi dia tutto il mazzo - E così dicendo fece per sfilargliele dalle mani – Non se ne parla! - Se le strinse al petto il ragazzino – La signora non può averle tutte, ma vi prometto che la sua sarà la più bella! - Disse poi tendendomene una. Quando mi allungai per afferrarla, con uno slancio improvviso si protese verso il mio viso per lasciarmi un lieve bacio sulla guancia – Questa è speciale non perdetela – Sussurrò al mio orecchio in modo che solo io potessi udirlo. Poi veloce come un fulmine si voltò, afferrò i jewells dalla mano dell'autista e si defilò attraversando di corsa la strada procedendo pericolosamente a zig-zag tra le macchine – Avete visto madame! Non bisogna mai farsi impietosire da questi ladruncoli sfacciati, Sarebbero capaci di derubarvi senza che neanche ve ne rendiate conto vengono istruiti a posta sapete? - Sbuffò sprezzante richiudendo lo sportello, poi fece il giro del veicolo, salì a bordo, avviò il motore e si immise nel traffico domenicale per riportarmi alla mia prigione dorata.
Durante il tragitto approfittai della momentanea distrazione di Ewan, che in quell'istante era troppo impegnato a destreggiarsi tra le auto che affollavano la strada principale per dare un'occhiata accurata alla rosa che stringevo tra le mani. Il gambo era stata avvolto con la carta di un vecchio giornale, probabilmente per impedire alle spine di pungere e tra le sue increspature individuai un foglietto bianco. Facendo attenzione a non produrre nessun rumore lo sfilai e lo nascosi nel taschino della giacca.
Arrivati alla villa la governante mi venne incontro per avvisarmi che tra non molto il pranzo sarebbe stato servito – Mio figlio? - Le chiesi porgendole i guanti e il cappello – E' fuori a giocare con il cane – Mi informò scrollando le spalle, come se la risposta fosse ovvia – Bene avvisatelo che deve raggiungerci a tavola, Juvia intanto va a rinfrescarsi – Giunta nella mia stanza, recuperai la piccola missiva e ne lessi il contenuto che mi lasciò alquanto turbata. Poi la feci in mille pezzi e la gettai nel gabinetto - "Stasera va ad aprire il cancello del giardino che da sulla strada. La chiave dovrebbe essere dietro al quadro appoggiato sulla mensola del caminetto in camera di Rufus e lascia socchiusa la finestra della tua stanza, devo parlarti è urgente! L.V." - Queste erano le parole vergate nero su bianco presumibilmente da Lyon. Ma perché tutta quella segretezza mi chiedevo? Erano quasi tre mesi che non avevo più sue notizie e all'improvviso voleva parlarmi. E in che modo poi, se sapeva che ero alla funzione, per quale motivo non mi aveva avvicinata li, invece di correre un simile rischio. Con quei pensieri nella testa mi diressi in sala da pranzo dove per fortuna trovai solo mio figlio ad aspettarmi, probabilmente l'arpia si era fatta portare un vassoio in camera. Meglio così, ero alquanto nervosa e non avrei sopportato il suo sguardo insistente puntato addosso, invece grazie alla sua assenza riuscii a rilassarmi e a passare piacevolmente il resto della giornata assieme a Storm che tutto eccitato mi mostrò prima i suoi progressi nello scrivere le lettere dell'alfabeto, poi mi portò in giardino e con la manina mi indicò il nido di una coppia di passerotti. Quando lo vidi arrampicarsi sull'albero per poco non mi prese un colpo al cuore – Sta tranquilla mamma lo faccio sempre! – Mi rassicurò sorridendo felice. Che gioia per me vederlo così contento e pieno di vita, c'erano state delle volte in cui presa dallo sconforto mi ero chiesta se la mia decisione di tenerlo fosse stata la cosa giusta da fare, per poi dirmi che se non fosse stato per lui, la mia vita non avrebbe avuto alcun senso adesso. Un sorriso spontaneo mi sfiorò le labbra mentre osservavo Snow che si era issato sulle zampe posteriori e ora abbaiava furioso e grattava sulla corteccia del grosso tronco nel vano tentativo di raggiungere il suo piccolo padroncino posizionato a cavalcioni su un ramo, mentre osservava rapito i volatili che andavano e venivano per nutrire i due piccoli passerotti che occupavano il nido. In seguito la sera, dopo una cena leggera che feci servire in camera di Storm, mi dedicai a leggergli due interi capitoli di Robin Wood – Mamma anche io voglio fare il brigante da grande! - Affermò ingenuamente sbadigliando - Juvia non crede che sia un lavoro del tutto rispettabile per un gentiluomo – Ridacchiai prima di posargli un lieve bacio sulla fronte – Buonanotte piccolo mio! - Sussurrai mentre la sua testa ricadeva di lato e i suoi occhi si chiudevano per entrare nel mondo dei sogni.
Al contrario di mio figlio, io invece non andai a dormire. Continuavo invece a percorrere il pavimento della mia stanza avanti e indietro, tormentandomi le mani per l'ansia e l'indecisione. Lyon aveva affermato che si trattava di una questione urgente e se così non fosse stato non mi avrebbe mai e poi mai fatto una richiesta del genere. Così alla fine facendo un respiro profondo presi la mia decisione. Sapevo che Rufus non c'era. Ultimamente le sue assenze, specialmente la notte, si erano fatte più frequenti del normale e quindi senza più esitare attraversai la porta comunicante e mi diressi direttamente verso il camino dove come aveva detto l'albino trovai la chiave, poi mi recai all'esterno e scesi i tre gradini che portavano in giardino. Poco dopo compiuta la mia piccola escursione notturna riposi la chiave al suo posto e tornai in camera mia dove lasciai la finestra leggermente socchiusa prima di mettermi a letto.
Non ho idea del tempo che passò, poiché ad un certo punto la stanchezza ebbe la meglio sull'ansia, so solo che all'improvviso venni svegliata da una mano che si chiuse sulla mia bocca per soffocare il gridolino di sorpresa che mi sfuggì involontariamente dalle labbra - SCHHH!!! Sono io! - Sussurrò una voce ben conosciuta. Poi le sue mani lasciarono la presa per permettermi di respirare normalmente. La sua figura era in ombra e riuscii a capire che si trattava di lui solo dal riverbero argentato che la fioca luce lunare provocava scivolando su i suoi capelli chiari – Lyon! - Mormorai a bassa voce - Mi dispiace di averti spaventata, ma questo purtroppo era l'unico modo che avevo per parlarti – Aggrottando le sopracciglia osservai il suo cipiglio serio, aspettando che fosse lui a fornirmi delle spiegazioni.
- Juvia anche se non mi sono fatto più sentire, ti ho sempre tenuta d'occhio e ho concluso che per te non è più sicuro restare qui! Tu forse non te ne sei accorta, ma Rufus ti sta facendo spiare – A quel punto un groppo mi strinse la gola – Juvia l'aveva immaginato, volevano mandare Storm in un collegio lontano da Crocus, volevano portarmelo via! – Alitai ingoiando a vuoto – Ma Juvia non gliel'ha permesso, ha chiarito che se solo si fossero azzardati, lei lo avrebbe impedito con ogni mezzo anche a costo di spifferare al mondo intero la farsa che sta portando avanti da quasi sei anni – Gli confidai amareggiata - Male Juvia, molto male – Sospirò pensieroso - Non dovevi sbilanciarti così, gli hai messo la pulce nell'orecchio e adesso Rufus sta facendo smuovere mari e monti per trovare anche me, ha paura che io centri qualcosa per via del... oh merda! Devi andare via da questo posto prima che sia troppo tardi! – Ribadì di nuovo con più convinzione - Ma che dici? - Domandai basita scuotendo la testa – Si Juvia hai sentito bene, ti sarai chiesta di certo perché la tua amica non è venuta in chiesa per due domeniche di fila, te lo spiego subito il motivo. Rufus ha mandato degli uomini a casa sua e le ha fatto incendiare il locale come avvertimento, ma la cosa strana e che Don Velveno non ha mosso un dito, ho il sospetto che tuo marito gli abbia passato una sostanziosa mazzetta sottobanco per far si che chiudesse un occhio – Dio mio povera Mira! - Sussurrai portandomi una mano a coprire la bocca - Va a prendere Storm vi porto via da qui! - Lyon è forse impazzito!!! – Mi ribellai a quelle parole senza senso – Juvia non metterà mai in pericolo la vita di suo figlio. Quello che Lyon ha proposto è semplicemente assurdo, ma si rende conto che Storm è figlio legittimo di Rufus e se io lo portassi via da questa casa farei solo il suo gioco. Dopo potrebbe tranquillamente accusare entrambi di rapimento e adulterio! - Ma non capisci che restando qui rimarrai alla sua mercé per tutta la vita! - Sbottò rabbioso - Non sottovalutarlo Juvia, sia lui che la vecchia megera possono diventare molto pericolosi se stuzzicati. Sai cosa mi ha chiesto di fare tuo marito? - No Juvia non lo sa - Scossi la testa turbata – Bene allora te lo dico! Mi ha chiesto di metterti di nuovo in cinta perché quella strega di "maman" gli ha consigliato di procurarsi altri eredi all'infuori di Storm. E il fatto che io mi sia tirato indietro lo ha mandato su tutte le furie, ma se pensi che il mio rifiuto lo fermerà ti sbagli di grosso. Quello per accontentare sua madre è capace di pagare qualcuno e costringerti con la forza! - No! - Negai con ancora più decisione – Juvia non permetterà mai che suo figlio viva come un esiliato e lei come una ricercata. E metti caso ci prendessero? Se dovesse succedere chi penserà a Storm? Il suo bambino a quel punto resterebbe da solo nelle grinfie di quei due e lei lo perderebbe per sempre! – Finirai con il perderlo comunque! Stai diventando una presenza scomoda per loro e prima o poi decideranno di liberarsi di te lo capisci o no! - Lyon mi afferrò le braccia e mi scosse leggermente per enfatizzare le sue parole - Non puoi continuare così Juv, sono anni che sopporti la freddezza di Rufus e la cattiveria di quella donna, lo vedo che non sei felice, sei bella sei giovane e hai bisogno di un uomo che ti protegga, che ti accarezzi ogni notte e che ti ami ogni giorno – E sarebbe Lyon quell'uomo? - Cercai di allontanarlo inutilmente con rabbia – Perché no? - La sua stretta sulle mie braccia a quel punto si fece più decisa - Lyon è forse venuto qui stasera con l'intenzione di mettere Juvia nei guai? Rufus è suo marito e fino a qualche tempo fa era anche l'uomo con il quale avevi una relazione, sei stato tu ad architettare tutto o l'hai scordato? - Sorrisi sarcastica - Ma allora faceva comodo anche a lui non è cosi forse? - Aggiunsi con cattiveria - Lo so Juv ma cento e più volte mi sono pentito di quello che ho fatto, quando ero vicino a te e a Storm ho cominciato a provare dei sentimenti del tutto estranei per me, ho iniziato a vedervi come la famiglia che non ho mai avuto – Ora dici così, ma fino a quando ti è convenuto non hai forse anche tu approfittato dei soldi e della notorietà di Rufus? - Continuai spietata - Si è vero l'ho fatto, accusami pure se ti fa sentire meglio, ma ammetti che tu non sei stata da meno di me. Io almeno ho usato il mio corpo per raggiungere i mie fini e non mi sono venduto un figlio come invece hai fatto tu! - Lyon è solo uno stronzo se la pensa così! - Cercai di trattenermi dal dirlo a voce alta, poi con uno strattone liberai il braccio destro e la mia mano scattò fulminea prendendo in piena guancia l'albino che per tutta risposta mi bloccò entrambi i polsi dietro la schiena e mi schiacciò contro al suo corpo mentre le sue labbra calavano a sorpresa sulle mie – Lasciala andare! – Tentai di divincolarmi dalla sua presa poco prima che la sua lingua invadesse la mia bocca, poi arretrando mi spinse sul letto dove riprese a baciarmi con foga.
Dire che quel contatto forzato non scatenò nulla a livello emotivo e fisico sarebbe equivalsa a un'enorme bugia, Lyon aveva afferrato precisamente il punto, per troppi anni mi ero negata qualsiasi cosa non fosse legata strettamente al benessere di mio figlio, ma in egual modo non potevo negare come le sensazioni da me provate in quel momento fossero dovute principalmente al ricordo di un desiderio folle e insensato verso chi, già da tempo avrei dovuto dimenticare ma che ancora tutt'ora invece occupava un posto fin troppo importante nel mio cuore – Se era questo che volevi da Juvia perché non hai accettato la proposta di Rufus? - Gli soffiai in faccia rancorosa non appena si staccò da me per riprendere fiato – Perché io al contrario suo ti ho sempre rispettata e ti ammiravo per come ti battevi silenziosamente ogni giorno per il bene di tuo figlio! - Lyon ti prego fermati! – Alzai una mano e la portai sulla sua guancia - Juvia prova dell'affetto sincero per te ma non ti ama, non lo farà mai! – Non mi importa! - Sbottò frustrato - Sai quanto bene voglio a Storm e sai che sarò un padre centomila volte meglio di Rufus per lui. Venite con me, imbarchiamoci ad Argeon, una volta in Alakitasia faremo perdere le nostre tracce e ti prometto che mi occuperò io di voi due – No Juvia non può farlo ha già commesso troppi errori in passato – I miei occhi si incastrarono nei suoi per comunicare meglio la mia determinazione a non cedere – Lyon non avrebbe mai dovuto venire. Deve andare via prima che qualcuno lo scopra. Va! prima che sia troppo tardi.
- Mi dispiace per voi ma è già troppo tardi! – Il rumore della porta che si richiudeva e la luce accesa all'improvviso fece sobbalzare entrambi - Rufus! - Riuscii solo a balbettare a mezza voce. Poi con una spinta cercai di allontanare immediatamente Lyon, fin troppo cosciente della posizione a dir poco compromettente in cui ci aveva beccati mio marito - N-on è come pensi – Biascicai in cerca di un'improbabile scusa che potesse spiegare quell'assurda situazione - Il problema non è quello che penso io mia cara, ma piuttosto quello che penseranno gli altri – Ridacchiò mentre infilava una mano nel risvolto della giacca – Non hai la più pallida idea del favore che mi avete fatto – La sua mano riapparve impugnando una pistola – All'inizio avevo pensato che fosse una buona idea farti ingravidare da lui, ma ora vedendovi insieme ho cambiato parere, non mi va che uno sporco rifiuto della società metta le mani su ciò che mi appartiene insudiciandolo e senza peraltro che gliene abbia accordato il benestare! - I suoi occhi passarono freddamente da me e Lyon e viceversa – E siccome tu, piccola puttanella infedele gliel'hai permesso morirai insieme a lui! - Sorrise crudele - Vi ammazzerò tutti e due, poi chiamerò la polizia e li informerò che ho beccato mia moglie e il suo amante in flagranza di reato in casa mia – Juvia te lo giura non è successo nulla! – Provai andandogli incontro per aggrappandomi al suo braccio – Non mi interessano le tue inutili spiegazioni – Mi spintonò malamente facendomi finire a terra - Tanto ho già deciso che non mi servi più, Storm è tutto quello di cui ho bisogno e con te fuori dalle scatole potrò finalmente plasmarlo a mio piacimento – A quel punto alzò la pistola in direzione della mia testa pronto a fare fuoco. Tutto successe in una frazione di secondo e con la coda dell'occhio vidi Lyon buttarsi di peso addosso a Rufus. I due caddero a terra uno sopra l'altro poi per qualche secondo rotolarono prima a destra e poi a sinistra nel tentativo da parte sia dell'uno che dell'altro di avere la meglio sull'avversario... e all'improvviso uno sparo riecheggiò tra le pareti della stanza.
Un grido strozzato mi sfuggì dalle labbra, poi con sollievo vidi Lyon rialzarsi incolume, ma quando si scostò rimasi raggelata nel vedere la macchia rossa che si allargava invece sul petto di Rufus troppo vicina al cuore per non essere mortale. Il mio sguardo andò direttamente al suo viso, mio marito stava rantolando in cerca d'aria, i suoi occhi erano spalancati dallo stupore e dal dolore, mentre la sua mano stringeva ancora spasmodicamente la pistola fumante tra le dita. In quel momento provai pietà per lui, poi però sentendo lo scalpitio dei passi affrettati dei domestici allertati dallo sparo agii d'istinto.
Lyon deve andarsene ora!!! - Lo strattonai con forza cercando di risvegliarlo dallo stato catatonico in cui era precipitato osservando il suo ex compagno steso a terra esanime – Presto lui deve prendere la chiave e scappare dal cancello del giardino ma non deve scordare di richiuderlo, - IN FRETTA!!! – Lo esortai di nuovo riflettendo velocemente sul fatto che sicuramente sarebbe venuta la polizia e che se avesse trovato il cancello aperto avrebbe sospettato di qualcuno all'interno dell'abitazione stessa - Juvia! - Mi richiamò un'ultima volta della stanza di Rufus – Tu che farai? - Non pensare a lei, Juvia se la caverà! - Lo rassicurai – Va via ora! - Dopodiché mi inginocchiai vicino al corpo di mio marito e presi la sua testa in grembo – Qualcuno l'aiuti!!! - Urlai mentre i domestici facevano irruzione nella stanza e fissavano sbigottiti prima il loro padrone in fin di vita e poi mio viso inondato dalle lacrime. Lacrime dovute più che altro allo choc, ma che in quel momento mi aiutarono a rendere più credibile l'imminente menzogna che stavo per sputare fuori - Un ladro si è introdotto in casa c'è stata una colluttazione chiamate subito un'ambulanza!!!
Una volta giunti in ospedale come previsto arrivò anche la polizia per farmi qualche domanda – Mi dica madame Lore ha riconosciuto l'aggressore, potrebbe farci una sua descrizione? – Mi chiesero – No! - Risposi a mezza voce – Il ladro aveva il volto coperto, Juvia ha notato solo che fosse molto grosso – Come mai monsieur Lore era armato – Vollero sapere poi - Rufus era appena tornato dall'atelier dove stava finendo un lavoro, lui a volte portava con se cospicue somme di Jewels e quindi era sempre armato quando doveva tornare a notte fonda! - Singhiozzai portandomi le mani a coprire la bocca – Juvia vi supplica di rispettare il suo dolore ora e di tornare domani se vi è possibile – Non si preoccupi abbiamo finito con lei e ora la lasceremo in pace, ma le promettiamo che faremo il possibile per acciuffare il colpevole - Lei vi ringrazia – Mormorai tra i singhiozzi. Circa tre ore dopo Sebastian venne ad informarmi che dovevamo riportare Rufus a casa. I medici l'avevano operato d'urgenza ed erano riusciti ad arginare l'emorragia ma ora la sua vita era nelle mani di Dio il danno provocato dal proiettile era stato ingente e solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. Era già una fortuna che non fosse morto sul colpo.
La giornata che seguì fu un vero incubo e le interminabili ore passate al capezzale di mio marito in compagnia di mia suocera un vero calvario. Rufus alternava dei brevi momenti di lucidità in cui i suoi occhi si posavano su di me quasi accusandomi a momenti invece in cui sembrava versare in un coma irreversibile. E mentre la vecchia pregava affinché suo figlio si salvasse, io mio mal grado pregavo invece che il diavolo se lo prendesse alla svelta. Mi facevo schifo da sola per quello, ma non volevo che incolpasse me e Lyon dell'accaduto, se fosse successo sarei finita sicuramente in prigione per aver fornito falsa testimonianza alla giustizia. Ad un certo punto però il senso di colpa minacciò di schiacciarmi completamente e biascicando qualche scusa sul fatto che avessi bisogno di usare il bagno andai a rifugiarmi invece nella mia stanza. Una volta giunta li, sconvolta mi guardai allo specchio e per la prima volta in vita mia, provai sgomento di fronte alla mia immagine riflessa. Ero davvero io quella donna? Avevo mai avuto quello sguardo così duro? E la bocca poi, sembrava una disgustosa ferita sul mio viso mortalmente pallido. Era orribile mentire! Spaventoso fingersi dispiaciuta per la fine di un uomo, di... mio marito, quando nel mio intimo invece speravo che finisse alla svelta per essere finalmente libera.
Stavo per tornare li, quando all'improvviso la porta venne spalancata e la governante mi fece l'atteso annuncio – Madame Lore, monsieur è... è - Poi scoppiò in lacrime e venne ad abbracciarmi e io la lasciai fare rigida come una statua nel rendermi conto che il mio animo non stava affatto esultando come invece avevo creduto facesse. Non avevo mai desiderato veramente la sua morte infondo.
Quasi in trance raggiunsi di nuovo la stanza di mio marito, non c'era nessuno al suo interno a parte la vecchia e il cadavere di Rufus, la servitù probabilmente stava preparando la casa per il funerale. I miei occhi immediatamente si appuntarono sulla schiena curva e scossa dai singhiozzi di mia suocera - Se ne andato! - Alitò addolorata. E io non me la sentii neanche di dirle mi dispiace, rimasi li invece paralizzata in mezzo alla stanza a guardarla fissa – Non dici niente? – Mi sollecitò mentre il suo tono improvvisamente si induriva. Mi faceva compassione ora, il suo amato figlio era morto e a lei non restava più niente. Impietosita mi avvicinai e le appoggiai la mano sulla spalla per darle forza – Avete bisogno di qualcosa maman? - Le chiesi con premura - Non toccarmi!!! - Sbottò invece per tutta risposta inviperita, allontanando la mia mano con uno schiaffo – L'unica cosa che voglio da te e che tu prenda quel tuo piccolo bastardo e che lasciate entrambi questa casa prima di domani! - Restai raggelata a quelle parole, ma non lo diedi a vedere anzi rimasi li ferma senza scompormi in attesa di una spiegazione – Si sgualdrina hai capito bene! - Continuò spietatamente – Rufus prima di spirare mi ha confessato di averti sposata già gravida – Strinse gli occhi carichi d'odio – Allora? Non hai niente da dire puttana che non sei altro! Oh... era come se lo sapessi che quel tuo ragazzino maleducato non era della nostra razza! – Alzò il bastone cercando di colpirmi invano – Come sei riuscita mi chiedo a stregarlo a tal punto da convincerlo a sposarti e a dare il suo nome e il suo patrimonio al frutto della tua colpa? - Per tutta risposta chiusi gli occhi e strinsi le mani a pugno conficcandomi le unghie in profondità nella carne. Madame Rita era solo una povera vecchia disperata per la morte di suo figlio cercai di auto convincermi per trattenere la rabbia che stava per esplodere. Madame Rita era solo una povera vecchia e io non volevo farle più male di così rivelando una verità che era meglio dimenticare. Ma intanto madame Rita continuava a vomitare insulti che mi stavano facendo impazzire – Ah! Ma farò in modo che quel lurido moccioso non abbia nulla dai Lore e che tutti sappiano che non è altro che il bastardo di una donnaccia!!! - Urlò più forte con gli occhi quasi fuori dalle orbite – BASTA!!! - Le intimai con voce dura cercando di mantenere la calma – Basta così madam Rita! – Scossi la testa cercando di darle un avvertimento silenzioso – Basta dici? Che c'è, ti danno fastidio le mie parole? Eppure è quello che sei una lurida puttana figlia di un bastardo sanguinario morto ammazzato per tradimento! Tu misera sgualdrina sei la causa della sua morte! - Puntò il dito verso il corpo di Rufus - Credi che non sappia che ti facevi scopare da quel Vastia sotto lo stesso tetto di mio figlio! - Basta, questo era davvero troppo – Chiudete quella maledetta boccaccia!!! - Le ordinai con rabbia - Lo credete davvero quello che dite o fingete soltanto? - Aspirai aria dal naso per trattenere il desiderio folle di schiaffeggiarla – A volte Juvia ha avuto il sospetto che tutti in questa casa fossero complici di quell'egocentrico pervertito! – A quelle parole il viso di mia suocera sbiancò - Credete di sapere perché mi ha sposata già in cinta? Credete di sapere perché ha allontanato Lyon Vastia da questa casa? Vi è stato sussurrato che era Juvia la causa non è così? Questo vi fa comodo perché così lui ne esce uomo d'onore e lei invece donnaccia, puttana, sgualdrina e chi più ne ha più ne metta! Tanto il significato è sempre lo stesso – Feci una pausa e ingoiai un groppo che mi si era formato in gola – Ma vi sbagliate! - Continuai - Non ditemi che non avete mai sentito le chiacchiere ormai finite nel dimenticatoio che lo facevano omosessuale, ma naturalmente vi rende meno doloroso pensare che dalla porticina del giardino Lyon venisse per me non è così? - Come osi infangare la memoria di un morto con le tue menzogne!!! - Scattò furibonda mentre le lacrime le bagnavano il viso rugoso. La guardai con freddo distacco, ormai non provavo più nessuna pena per quella donna, ma solo per me stessa. Ero stanca di essere considerata una donna da poco. Avevo vissuto il mio inferno privato senza lamentarmi mai e tutto per dare un nome a mio figlio, fingendo di essere felice con Rufus solamente per salvare la sua reputazione mentre la mia giorno dopo giorno scivolava sempre più in basso – Non mi ha mai toccata vostro figlio! – Mormorai con voce amara – Non sopportava le donne e Juvia con il suo bambino gli sono serviti per accontentare voi madame Rita e quelli come voi! E adesso non sperate di poter gettare fango su di lei e su suo figlio senza gettarlo anche sulla memoria di Rufus - Sputai fuori sempre più sprezzante – Anzi vi conviene tacere se non volete che le ripercussioni dello scandalo insudicino anche il ricordo del vostro adorato figlio e non pensate nemmeno per un momento che io privi il mio di figlio del vostro prezioso nome poiché l'ho pagato a caro prezzo in questi quasi sei anni, con la paura, la rabbia, l'umiliazione e... la finzione – Sospirai a quel punto passandomi stancamente una mano sul viso – Bene! Ho capito perfettamente il tuo messaggio – Commentò seccamente a quel punto - Comunque non temete non sarete costretta a tollerare Juvia e suo figlio ancora per molto, lei lascerà questa casa immediatamente e si sistemerà a Clover, in modo da non turbare più la vostra persona! – Terminai con voce atona mentre le voltavo le spalle. Per un'istante vidi un lampo di ferocia passare nei suoi occhi ma non vi badai più di tanto, volevo solo andare da mio figlio e lasciare al più presto quel posto – Allora spicciati non vi voglio al suo funerale – Affermò ancora una volta velenosa alla mia schiena – Fa che io possa morire in pace senza sapervi qui a godere di ciò che non vi spetta! - Ma non potei sentirla, quando poco dopo mormorò le seguenti parole - "Va va pure ma non ti illudere maledetta troia in un modo o nell'altro avrò giustizia per la morte di mio figlio, fosse l'ultima cosa che faccio!" - Altrimenti sarei stata più in guardia.
***
Mentre in camera mia riempivo a casaccio una capiente borsa, lacrime di rabbia e frustrazione mi riempirono gli occhi. Gliel'aveva detto. Quell'infame bello che morto gliel'aveva detto alla fine. Dovevo portare via Storm da li immediatamente. E con quel proposito nella testa prelevai tutti i contanti che avevo nella mia cassaforte personale, indossai un cappotto pesante e mi affrettai a raggiungere la stanza di mio figlio – Mamma? - Mi accolse seduto a gambe incrociate sul suo letto, mentre Snow sonnecchiava tranquillo sul tappeto – Perchè Storm è ancora sveglio, Juvia pensava che stesse già dormendo – Gli chiesi sedendomi di fianco a lui – Non ci riuscivo i domestici sembrano impazziti, continuano a salire e scendere le scale facendo un baccano infernale... e poi – Ad un tratto si bloccò e abbassò lo sguardo – Ho sentito Sebastian dire che papà e morto è vero? - Chiese mestamente - Si Rufus è morto – Risposi semplicemente mordendomi il labbro inferiore – Mamma! - Mi richiamò di nuovo con uno strano tono di voce - Cosa vuol dire bastardo – La mia testa si sollevò di scatto e i miei occhi spalancati per lo sconcerto incrociarono i suoi – D-dove dove l'hai sentito? - Le sue sopracciglia si aggrottarono e le sue guance si colorarono di rosso – Ero sceso a cercarti e ho sentito che tu e la nonna stavate litigando, poi lei ha detto quella parola... dopo però la governate mi ha trascinato di nuovo in camera mia. Mi dispiace non volevo origliare – Ascoltami Storm non importa, non badare alle parole di quella strega ora dobbiamo preparare una valigia per te e andarcene da qui! - Scelsi vigliaccamente di non rispondere alla sua domanda – Ce ne andiamo? - Si illuminò dapprima, poi il suo sguardo si incupì di nuovo – Ma è notte! - Affermò guardando fuori dalla finestra – Lo so ma non fa niente, Storm ha fiducia in sua madre non è cosi? - Gli appoggiai le mani sulle spalle e lo guardai dritto negli occhi – Certo che si! - Bene allora muoviti – La nonna ci ha cacciati via perché crede che sia colpa nostra se papà è morto? - Chiese invece subito dopo – Oh accidenti basta! - Con uno scatto secco richiusi la piccola valigia dove avevo messo l'essenziale e tornai a sedermi acanto a lui – Quanto hai sentito della conversazione tra Juvia e la vecchia? - Gli domandai in ansia - Abbastanza – Distolse in fretta lo sguardo a disagio - Storm! - Iniziai, poi però mi bloccai senza riuscire a trovare le parole adatte, ma arrivati a quel punto tanto valeva dirgli la verità – Si mamma? – Mi guardò serio in attesa – Rufus non era tuo padre! – Dissi senza mezzi termini – E' zio Lyon mio padre allora? – Sorrise contento – No! Neanche – Scossi la testa e il suo viso in un attimo passò dalla gioia alla delusione – E chi allora? - Si adombrò ancora di più - Juvia non può parlartene ora, ci sono tante cose che devi sapere e questo non è ne il luogo, ne il momento adatto – Presi il suo piccolo volto a coppa tra le mie mani – E purtroppo la mamma deve confessarti anche che se non fosse successo quello che è successo stasera Juvia probabilmente non te lo avrebbe mai detto – Per questo la nonna dice che sono un bastardo – Ora basta! - Mi spazientii – Storm non è un bastardo, lui c'è l'ha un nome ed è Lore. Ed è bene che lo tenga a mente! - Quindi tu hai sposato Rufus per non farmi diventare un bastardo perché il mio vero padre non mi ha voluto? - Osservai mio figlio che mi guardava sempre più turbato, sentendomi tremendamente in colpa nei suoi confronti. A quel punto avrei potuto dire una bugia per farmi bella ai suoi occhi, di certo mi avrebbe creduta, ma scelsi invece di essere sincera fino in fondo ormai non aveva più senso mentire – No Storm. La verità è che lui non sa neanche che esisti, la mamma non gliel'ha mai detto - La mia voce si incrinò e lo strinsi forte a me – Ora penserai che la mamma è una persona orribile – Singhiozzai – Quindi odiala pure se vuoi, ma Juvia ti giura che tu sei la cosa più preziosa che ha! - Ma che dici? - Sollevò il visetto verso di me aggrottando la fronte - Non potrei mai odiarti sei mia madre – Mi sorrise birichino, poi le sue piccole braccia mi circondarono il busto facendomi sentire incredibilmente bene e in pace con me stessa. E in quel momento ebbi la certezza di essermi tolta un grosso peso dalle spalle. Staccandomi da lui sorrisi a mia volta lasciandogli un bacio tra i capelli – Grazie per la tua comprensione piccolo mio, ora però la mamma vuole darti una cosa – Mi alzai e andai a prendere la mia borsa e da un taschino laterale prelevai il piccolo oggetto dal quale in quei cinque e passa anni non mi ero mai separata – Portalo sempre con te! - Dissi a mio figlio legandoglielo al polso con un semplice laccetto di cuoio tolto da un sacchettino portamonete – Questo apparteneva a tuo padre, ed è l'unico ricordo oltre a te che Juvia possiede di lui e se Storm lo vorrà, quando sarà più grande potrà andare a cercarlo, lei non solleverà obiezioni.
***
Non ero proprio quel che si dice una guidatrice provetta, ma tutto sommato in un modo o nell'altro riuscii a giungere ugualmente a destinazione e a parcheggiare anche se malamente l'auto di Rufus salendo con la ruota sul marciapiede giusto ad un soffio dall'idrante. Fortunatamente per me mio fratello Rain durante una delle mie sporadiche visite ad Oak town mi aveva dato alcune lezioni di guida, quando ancora per me era il fratellone da emulare e quando ancora lo guardavo con gli occhi dell'innocenza, ovvero prima che mio padre ne traviasse definitivamente il carattere e ne facesse un'egoista borioso tale e quale a lui. Mi aveva anche insegnato a nuotare mio fratello, allora avevo solo dieci anni e lui quattro in più di me, ma ricordo ancora di come mi buttò in acqua esortandomi a sbattere gambe e braccia per non affogare – Avanti Juvia piantala di piagnucolare sei o non sei una Porla? Muovi quelle cazzo di gambe i figli di Josè non si cagano addosso per così poco! - Mi sembrava di sentire ancora la sua voce canzonatoria che mi incitava. A onor del vero non avevo pensato molto a lui negli ultimi anni, troppe erano state le cose spiacevoli successe da allora e troppo il rancore accumulato negli anni a venire.
Appena scesi dal veicolo seguita da mio figlio e da Snow, i miei occhi si intristirono nel vedere la desolazione di quel posto, del bellissimo ristorante " Le Folié de Mirà " non restavano altro che travi annerite e vetri rotti, il mio cuore a quella vista si contorse dolorosamente - Vieni Storm – Strinsi spasmodicamente la mano di mio figlio – Mira abita qui! - Gli dissi mestamente guidandolo verso l'ingresso dell'abitazione.
- Juvia è dispiaciuta di essere piombata da Mira così all'improvviso – Mi scusai per l'ennesima volta, mentre la mia cara amica ex datrice di lavoro versava del te fumante in delle tazze per me e Lisanna unitasi a noi. Storm intanto seduto al mio fianco stava mangiucchiando svogliatamente latte e biscotti con aria assonnata, dopo l'iniziale euforia dovuta alla novità di essere in un posto che non fosse casa nostra sembrava sul punto di crollare addormentato – Non dire sciocchezze Juvia lo sai che sei sempre la benvenuta qui! - Disse dolcemente mentre con sguardo materno adocchiava mio figlio che ormai aveva definitivamente gettato la spugna e ora stava sonnecchiando con la guancia appoggiata sul tavolo – Che ne dici Liz di portare a letto questo bel giovanotto? - Esortò sua sorella sorridendo . Ma appena la minore delle Straus lasciò la cucina trascinandosi dietro un lamentoso Storm e seguita a ruota da Snow che trotterellò dietro di loro a chiudere il piccolo corteo, lo sguardo di Mira si fece serio – Che cosa è successo? - Mi chiese preoccupata. E io per sommi capi gli raccontai tutta la storia – Juvia è mortificata, lei non credeva che arrivasse a prendersela anche con te, anzi - Presi dalla borsa quasi la metà dell'ingente somma di Jewell's prelevati dalla mia cassaforte e l'allungai a Mira – Questi sono per il locale prendili – Le dissi - Non posso accettarlo servono a te – Alzò la mano scuotendo vigorosamente la testa - Juvia ne ha degli altri, accettali per favore – La maggiore delle sorelle Strauss alla fine accettò, sapevo che le servivano anche se non lo avrebbe mai ammesso – Come ti muoverai adesso? - Mi domandò con preoccupazione - Domani mattina Juvia ha programmato di prendere il treno per Clover Town – E una volta li che farai? - Ovvio, lei aspetterà che quella strega muoia! - Scattai in piedi iniziando a gesticolare nervosamente – Dovrà pur farlo prima o poi è vecchia e malata non vivrà in eterno! – Mi passai una mano tra i capelli sospirando di frustrazione – Di certo ora Juvia non piacerà più così tanto a Mira – La guardai desolata - Oh! E' orribile doversi augurare la morte altrui lei lo sa, ma in questo momento non può fare altrimenti – Non dirlo nem... - Le parole dell'albina vennero interrotte dal bussare furioso alla porta d'ingresso. Era quasi mezzanotte chi diavolo poteva essere a quell'ora? Per un attimo ci guardammo in faccia allarmate, poi Mira si precipitò verso la dispensa da dove prelevò una piccola rivoltella argentata e mi fece segno di seguirla giù per le scale – Chi è? - Domandò mettendosi con le spalle al muro di fianco all'entrata – Sono Lyon aprite presto! - Mi precipitai ad aprire e subito l'albino si lanciò all'interno della casa chiudendosi la porta alle spalle – Juvia ero sicuro di trovarti qui, prendi Storm dobbiamo andarcene immediatamente! - Ancora quella storia! - Sbuffai infastidita, prima di notare la sua mano destra appoggiata sul fianco, dove una macchia di sangue imbrattava la camicia – Lyon è ferito? - Gli chiesi allarmata – Non è niente – Minimizzò facendo un smorfia – Juvia sono venuti dritti da me, sapevano dove ero, probabilmente lo avevano sempre saputo – Chi? La polizia? - Alitai impaurita – No, erano in tre con i volti coperti, ma tra loro grazie alla voce e alla stazza ho riconosciuto quel tizio Ewan l'autista di Rufus assieme a due individui armati. All'inizio non mi avevano visto ero sul ballatoio delle scale e li ho sentiti chiedere minacciosamente all'amico che mi ospitava se lì fosse andata una donna con i capelli azzurri assieme a un grosso cane bianco e ad un bambino bruno – L'albino parlava velocemente inciampando di tanto in tanto nelle parole – A quel punto ho fatto finta di essere sceso proprio in quel momento chiedendogli perché diavolo ti stessero cercando li visto che ti trovavi a casa tua, ma uno di loro mi ha messo le mani al collo e ha intimato al mio amico di sparire se non voleva guai, poi ha minacciato di uccidermi se non gli consegnavo tuo figlio e quando gli ho chiesto perché volessero Storm, Ewan ha ghignato malignamente informandomi che Rufus era morto per colpa tua e che... Madam Lore adesso ti avrebbe ripagata con la stessa moneta – Il sangue mi si gelò nelle vene – E' mostruoso! - Mormorai guardandolo incredula – Non può volere la morte di Storm era suo nipote è un bambino piccolo! Non può essere spietata a tal punto! – E invece si! - Sibilò – Ma non capisci che tuo figlio è l'erede di tutta la fortuna dei Lore e se lei ora sa la verità farà di tutto per impedirlo, specialmente adesso che non ha più niente da perdere – Ma Juvia aveva detto alla vecchia che sarebbe andata a Clover – Col cavolo che ci saresti arrivata, lo sanno che il treno per Clover partirà solo domani mattina ed è per questo che sono venuti a cercarti da me, gli sono sfuggito per un soffio, hanno sentito le sirene della polizia forse allertata dal mio amico e si sono distratti, facendo si che io ne approfittassi per saltare dalla finestra, ma purtroppo mi hanno sparato alle spalle e un colpo mi ha preso. Il prossimo posto dove verranno sarà questo lo capisci o no? - Mi strattonò forte per un braccio.
Juvia dobbiamo sbrigarci allora! - Scattò a quel punto Mira prendendo in mano la situazione – Io e Liz verremo con voi. Ci lascerete da Elfman, con lui saremo al sicuro - Subito si precipitò di sopra e io dietro di lei. Alcuni secondi dopo scendemmo con le valige, assieme a noi una Lisanna assonnata e Storm in braccio a lei che fortunatamente dopo un breve suono di protesta continuò a dormire, mentre dietro di loro seguiva il grosso pastore dei Pirenei. In fretta e furia ci stringemmo tutti nell'auto di Rufus. Lyon si posizionò alla guida io di fianco a lui, il resto dietro e subito l'albino partì a tutta velocità sgommando sull'asfalto - Dove andranno loro adesso – Chiesi poi voltandomi a guardarlo – Lasceremo Snow e le ragazze dal fratello e poi continueremo con il piano originale di imbarcarci ad Hargeon – Perché Snow resta? - Lo interrogai di nuovo – Non possiamo portarcelo dietro, con lui siamo troppo riconoscibili e tu cerca di coprire quei capelli in qualche modo – Mi disse poi squadrandomi con aria grave.
***
Eravamo in viaggio da circa un'ora quando Storm si svegliò a causa di una buca nel terreno – Zio Lyon!!! - Esclamò felice non appena individuò le ciocche chiare dell'albino saltando sul sedile per abbracciarlo da dietro, poi però si guardò intorno spaesato - Mamma dov'è Snow? - Mi chiese allarmato - E' rimasto da Mira... torneremo a prenderlo domani Juvia te lo promette - Mentii a malincuore, mentre lui annuiva poco convinto evitando però per fortuna di fare storie, conscio forse anche lui della strana atmosfera di tensione che ammorbava l'aria nell'abitacolo. Lasciata ormai Crocus alle spalle, stavamo procedendo nelle campagne limitrofe alla massima velocità consentitaci dal buio e dalle strade accidentate che passavano in mezzo ai campi e poco dopo, una leggera pioggerella che pian piano si intensificò, contribuì a rallentare la nostra già di per se, lenta andatura. Storm intanto cullato dall'ondeggiare del veicolo si era rimesso a dormire. In quanto a me invece, mi sentivo tesa e nervosa mentre osservavo il viso in ombra di Lyon farsi sempre più tirato e sofferente – Quanto ci vorrà ancora? - Gli chiesi preoccupata dalla sua espressione e dal suo prolungato silenzio – Un'ora e mezza due... forse di più con questo tempo – Mi rispose tra i denti senza staccare lo sguardo dalla strada. Passò così un'altra ora dove la situazione non fece che peggiorare – Lyon è sicuro di farcela? - Il mio compagno per un attimo cercò di annuire, poi però poco dopo si piegò in avanti portandosi la mano al fianco destro e un gemito di dolore gli sfuggi dalle labbra. L'auto ebbe improvvisamente una sbandata ma fortunatamente si arrestò sul bordo della strada lasciandoci incolumi. A quel punto spostando lo sguardo in basso venni colta da un eccesso di bile nel vedere la macchia scura che impregnava sia i pantaloni che il sedile sottostante – M-mi dispiace Juv - Mormorò a fatica l'albino – Pensavo di resistere fino ad Hargeon, ma purtroppo sono al limite – Scosse leggermente la testa - Lascia guidare Juvia allora, ci penserà lei a portare te e Storm in salvo – Mi offrii cercando di mostrare una sicurezza che non avevo – No Juv – Continuò con voce rauca – Non posso venire con voi, vi rallenterei e al porto farebbero troppe domande, ho bisogno di un medico subito – Ansimò con il fiato grosso appoggiando la fronte sul volante – Siamo quasi arrivati a Margaret, ci sono nato li sai? - Mi informò con appena un filo di voce – Appena entrati in paese c'è la casa di un dottore che conosco, lui mi aiuterà, tu intanto continuerai per Hargeon, ti basterà seguire le indicazioni – No! - Scattai impaurita – Juvia non c'è la farà mai da sola! - Si che c'è la farai invece, assicurami solo che baderai a Storm, che non permetterai che lo prendano! - Juvia lo giura – Mormorai mio malgrado prossima al pianto – Ti prometto che quando starò meglio verrò a cercarti, tu ricorda solo di scrivermi all'indirizzo dove mi stai portando o.k. - O.k. Juvia lo farà, ma Lyon in cambio le deve promettere di non morire – Singhiozzai a quel punto tra le lacrime.
Una volta accompagnato Lyon a Margaret, lo aiutai con un'immane sforzo a scendere dall'auto e lo lasciai proprio sulla soglia della casa da lui indicatami salutandolo con un lieve bacio a fior di labbra e la promessa che presto ci saremo rivisti. Poi ripresi la strada per Hargeon.
Procedevo a passo di lumaca e mi sentivo incredibilmente sola e scoraggiata in quel momento, mentre Storm con la sua vocetta squillante non faceva che pormi mille quesiti. Sul perché avessimo lasciato l'albino per strada e dove stavamo andando. Quando saremo tornati a riprendere Snow. Distava ancora tanto la nostra nuova casa? Avrei tanto voluto avere una risposta esaudiente per ognuna di quelle domande, ma purtroppo non avevo più nessuna certezza da dargli ormai. Il mio morale sembrava essere precipitato in un pozzo senza fondo e solo la mia forza di volontà mi dava ancora la spinta per continuare. In più il tempo sembrava peggiorare ad ogni metro che percorrevo, si vedevano dei lampi in lontananza, proprio nella direzione in cui stavamo andando e come se non bastasse ad un certo punto nello specchietto retrovisore fecero la loro comparsa due fari, anche se ancora abbastanza lontani per il momento. All'inizio cercai di non badarvi sperando che una volta raggiunti ci superassero senza intoppi. Ma man mano che si avvicinavano la mia ansia cresceva sempre di più e a ragione. Infatti appena arrivati a circa una decina di metri da noi partì il primo sparo che forò il lunotto posteriore e si infilò nel sedile del passeggero, Storm gridò dalla paura ma per fortuna incolume – Sta giù Storm e tieniti forte! - Gridai premendo a fondo sull'acceleratore. Immediatamente l'auto schizzò in avanti cominciando a sobbalzare violentemente nelle buche del terreno e ad un tratto l'insistente diluvio si trasformò in una tempesta furiosa che iniziò a sferzare senza pietà l'autovettura con colpi di vento e impetuosi scrosci di pioggia atti a capovolgerla da un momento all'altro. Probabilmente avrei dovuto ringraziare quell'improvviso peggioramento del clima che rendeva scarsa la visuale ai nostri inseguitori, ma che allo stesso tempo mi rendeva quasi impossibilitata a vedere la strada. Così mi trovai di fronte a un bivio e d'istinto girai a destra, senza assolutamente sapere dove stessi andando. Un lampo per un attimo illuminò il cielo a giorno e mi sembrò di scorgere alla mia destra le rive di un lago. Ma non mi soffermai più di tanto su quella scoperta in quel momento la mia unica preoccupazione era sfuggire ai sicari mandati dalla vecchia. In quei minuti di terrore, cercai di mantenere il più possibile la calma tentando di rassicurare mio figlio con parole senza senso. Tenevo la testa bassa e il mio busto era rivolto in avanti per vedere meglio attraverso il parabrezza. All'improvviso però un fulmine immenso precipitò proprio davanti a noi irradiando di luce accecante la scena intorno e colpendo un gigantesco albero sul ciglio sinistro della strada, il quale rovinò malamente in mezzo alla carreggiata spaccandosi in due tronconi – Mamma attenta!!! - Urlò Storm nel panico. Non provai neanche a frenare era troppo vicino, l'unica cosa che mi riuscì fu sterzare repentinamente a destra, sperando così di evitare l'impatto contro il mostruoso tronco. La cosa successiva di cui invece mi resi conto fu che la vettura dietro di noi non aveva avuto il mio stesso tempismo, lo capii dall'enorme boato dovuto alla collisione e dalle fiamme che divamparono nell'immediato, ma il mio sollievo momentaneo durò ben poco, dato che la nostra automobile totalmente fuori controllo iniziò a capovolgersi e a ruzzolare lungo quello che immaginavo essere un pendio. Successivamente per qualche attimo il veicolo sembrò librarsi nell'aria sollevando me e mio figlio dai sedili come in assenza di gravità. Poi violentissimo avvenne l'impatto sordo contro l'oscuro muro d'acqua, che in men che non si dica iniziò a inghiottire il veicolo e a penetrare all'interno dell'abitacolo. Miracolosamente io ero illesa ma dopo un attimo di smarrimento il panico si impossessò nuovamente di me e come impazzita iniziai a cercare mio figlio con gli occhi. Lo individuai svenuto sul fondo della vettura, forse aveva battuto la testa, ma quello non era il momento adatto per pensarci, dovevo agire subito e alla svelta se volevo salvarlo. Con nuova determinazione mi sfilai il soprabito che una volta inzuppato mi avrebbe reso impossibile nuotare, poi afferrai Storm e lo strinsi forte a me prima di iniziare a prendere a calci il vetro laterale per sfondarlo e appena l'ebbi fatto una massa d'acqua si riversò nell'angusto spazio. Incamerai quanta più aria possibile nei miei polmoni e quando l'abitacolo fu completamente sommerso tappai la bocca e il naso di mio figlio con una mano, mi diedi una spinta con i piedi e sgusciai dal finestrino ignorando i pezzi di vetro che mi trafissero il fianco. All'inizio il mulinello generato dal mezzo che affondava minacciò di trascinarmi sul fondo e a quel punto inizia a scalciare vigorosamente con le gambe per contrastare la forza contraria, quando poi fui a distanza di sicurezza finalmente cominciai a risalire. Appena la mia testa sbucò sul pelo dell'acqua presi una lunga boccata d'aria poi sistemai meglio Storm passandogli un braccio sotto l'ascella e bloccandolo appena sotto la sua gola. La situazione li in superficie non era delle migliori, il temporale continuava ad imperversare furioso sferzandomi la faccia e il vento creava ondate che rischiavano di sommergermi nuovamente spingendomi lontano dalla riva. Ancora una volta presi a raccolta tutte le mie forze e lentamente iniziai a nuotare. Dopo quella che mi sembrò un'infinità e con un'immane sforzo fisico finalmente le punte dei miei piedi toccarono il fondo melmoso, ero allo stremo delle forze ormai, le mie ginocchia a quel punto si piegarono affondando inesorabilmente nella fanghiglia. No! Pensai frustrata. Non potevo mollare adesso, non ad un passo dalla salvezza. Ma purtroppo le gambe sembravano incollate ai sassolini sul fondo mentre un peso atroce sembrava schiacciarmi le spalle. Una sagoma scura mi coprì la visuale all'improvviso e due braccia vigorose mi afferrarono sotto le ascelle trascinandomi finalmente a riva, crollai di lato sui ciottoli e colpi furiosi iniziarono a percuotermi le scapole, tossii e sputai acqua mentre due mani forti cercavano di allentare le mie braccia ancora tutt'ora strette spasmodicamente attorno al corpo inerme di mio figlio – Lasciatelo! – Ordinò una voce profonda in tono grave. Alzai di poco il viso per scrutarlo meglio, ma i capelli appiccicati alla mia faccia e il buio pesto mi impedirono di vederne i colori, in compenso la sua figura sembrava atletica e prestante – Devo portarlo immediatamente da un dottore! – A quel punto mollai la presa su Storm e glielo lasciai prendere in braccio, non avevo scelta se non affidarmi nelle sue mani, mi aveva salvato la vita no, non poteva volere il male di mio figlio - Aspetta qui! – Parlò di nuovo lo sconosciuto con voce roca - Resisti ti manderò immediatamente dei soccorsi – Poi senza aggiungere altro si voltò e inizio a risalire verso gli alberi lasciandomi sola sotto la pioggia torrenziale. I miei occhi dopo un attimo di reticenza si chiusero da soli e io sfinita venni inghiottita inesorabilmente dall'oscurità e dall'oblio.
§ La tana di Lestoargento §
Ciao a tutti!!! Innanzitutto mando un bacio fatato ai seguaci che hanno aspettato pazientemente l'uscita di questo nuovo capitolo. E non posso esimermi dal chiedere... Allora? Che ve ne pare ??? Piaciuto? In alcune parti troppo pesante forse lo ammetto, ma purtroppo alcune specificazioni erano di dovere. Non mi piace che qualcuno in seguito possa domandarsi tipo: Ma quando è successo? Come è successo? Ma come così di punto in bianco? Per questo tendo sempre a gettare basi concrete per i capitoli futuri.
E a proposito di prossimi capitoli, chi sarà secondo voi il salvatore sconosciuto caduto a fagiolo proprio nel momento del bisogno? Se volete scoprirlo continuate a seguire la storia e ora siccome mi sento buona voglio farvi un piccolissimo spoiler He!He!He!...
Vi dico solo che nel prossimo appuntamento con "Tutta colpa di uno sguardo" succederà qualcosa di atteso penso un po' da tutti a questo punto, se capite cosa intendo. Vi anticipo solo che il titolo sarà... rullo di tamburi..." L'uomo e il bambino "... Fu! Fu!
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro