Estasi
" Estasi"
POV'S JUVIA
La casa di Gray era una bella villa in stile coloniale a due piani interamente dipinta di bianco. Imponenti colonne circondavano un ombreggiato patio che correva tutt'intorno al suo perimetro, conferendogli un'aria di maestosa eleganza. Era incastonata in mezzo al verde, con basse aiuole davanti e un boschetto sul retro che io e mio figlio potemmo ammirare grazie alla possibilità di poter usufruire del famoso cancello posto tra le due proprietà, quello a cui Gray aveva accennato il giorno prima. C'era addirittura un piccolo ruscello, con tanto di ponticello in pietra che lo attraversava, mentre tutt'intorno la campagna spaziava incontaminata. Era davvero un posto incantevole .
Appena arrivati di fronte ai gradini d'ingresso, quelli che dovevano essere i suoi dipendenti attendevano già schierati in un'ordinata fila.
Per prima mi venne presentata la governante. Una donna di mezza età, che in passato doveva essere stata molto avvenente e che ancora tutt'ora conservava un fascino tutto suo, nonostante le rughe che le segnavano il volto serio e il contorno degli occhi acuti impegnati in quel momento a squadrare senza riserve me e mio figlio quasi ci stesse valutando. Così come non si curò di nascondere la scintilla di interesse che gli balenò nelle pupille quando il suo sguardo si posò su Storm. Poi fu il turno di Redus il cuoco e dopo, la graziosa cameriera di nome Laky, fidanzata con l'autista-giardiniere-maggiordomo, insomma un po' tutto fare Max e fu proprio a quest'ultimo che Gray si rivolse dopo le avvenute presentazioni – Penso che questo sia il momento adatto per dare a mio figlio il suo regalo – Lo istruì senza curarsi degli sguardi curiosi che tutti continuavano a lanciare a lui e a Storm.
Poco dopo dal lato della casa, Max tornò tenendo al guinzaglio un mostruoso ammasso di peluria bianca, che appena individuò mio figlio, partì di corsa trascinandosi inevitabilmente dietro il povero inserviente che dopo essere finito a gambe all'aria mollò la presa permettendo a Snow ormai libero da ogni impedimento di precipitarsi a rotta di collo verso il suo padroncino che intanto lanciato un acuto urlo di entusiasmo, lo aveva raggiunto a metà strada e ora entrambi si stavano rotolando sull'erba del prato, Snow guaendo felice mentre gli leccava tutta la faccia e Storm che ridendo e piangendo insieme si teneva stretto al collo del grosso pastore dei Pirenei, fin quasi a strozzarlo tanta era la gioia di averlo di nuovo con se.
- Oh Miei Dei! Se quel grosso cagnaccio continua a dimenarsi a quel modo, finirà per schiacciarlo come una frittella quel povero bambino! – Esclamò Laky premendosi preoccupata una mano sulla bocca – Laky non deve temere – La rassicurai io commossa da quella scena – Snow non torcerebbe mai un capello a Storm – Le dissi mentre il mio sguardo adesso cercava quello di mio marito – Grazie! - Gli dissi con la voce incrinata dall'emozione portandomi le mani al petto. Forse lui non se ne rendeva neanche conto, ma con quel gesto inaspettato, si era appena guadagnato a pieno titolo tutto l'amore e l'affetto incondizionato di suo figlio - Non c'è di che! - Commentò lui a disagio distogliendo subito dopo gli occhi dai miei – Era da Mira. E' stata lei a dirmi che apparteneva a Storm e che lui sarebbe stato estremamente felice di riaverlo - Mamma!!! - Arrivò intanto di corsa mio figlio – Hai visto! Hai visto! - Continuava a gridare felice e quasi incredulo mentre Snow seguitava a scalpitare e ad abbaiare come un pazzo, girandogli attorno festoso e facendo un baccano infernale – Grazie papà! - Urlò poi, e sorprendendo tutti si gettò di slancio tra le braccia di Gray che a stento riuscì a tenersi in equilibrio per la sorpresa – Grazie papà! Grazie-grazie-grazie! – Ripeté più volte soffocando i pesanti singhiozzi provocati dalle lacrime di contentezza nel collo di suo padre, che vista la sua espressione sconvolta si intuiva perfettamente quanto stesse faticando per non commuoversi a sua volta, mentre quasi a disagio circondava il corpo del bambino con le braccia.
- Su ora basta piangere – Gli sussurrò all'orecchio poco dopo quando il bambino sembrò calmarsi – Perché adesso non entriamo in casa, così potrai scegliere la camera che più ti piace? - Propose al figlio scostandolo un po' per guardarlo in viso – Va bene! - Acconsentì il bambino ubbidiente – Ma posso portare anche Snow con me? - Chiese poi titubante – Certo che puoi, solo però se mi prometti che più tardi aiuterai Max a fargli un bagno – Contrattò il padre con il figlio – Lui ci ha già provato da solo, ma con scarsi risultati. Sembra proprio che il tuo cane sia allergico all'acqua – Ridacchiò divertito - Non temere papà, vedrai che da me si farà lavare! - Esclamò Storm con entusiasmo incominciando già da subito a dimenarsi per scendere a terra, più che impaziente di mettersi all'opera.
- Anna! - Si rivolse intanto Gray alla governate che ancora lo stava fissando con lo sguardo severo ma con gli occhi stranamente lucidi – Se non ti è di troppo disturbo, potresti mostrare a mia moglie e a mio figlio la casa e le loro stanze? Io ho del lavoro da sbrigare nel mio studio. Vi raggiungerò più tardi – Si congedò da lei lanciandole un sorrisino sarcastico ma senza degnare me di una seconda occhiata - Certamente signor Fullbuster – Sbottò intanto Anna quasi con fastidio alzando gli occhi al cielo.
Le stanze padronali si trovavano al secondo piano e occupavano l'intera ala est della casa. Esse comprendevano due camere da letto adiacenti, un salottino e un bagno con una grande vasca al centro, mentre tutte le altre erano situate invece nell'ala ovest – Questa è quella che usa il signor Fullbuster – Mi informò la governante indicandomi quella chiaramente occupata da Gray, dato tutti gli effetti maschili sparsi in giro. Dai liquori sul tavolino, alla giacca da uomo drappeggiata sulla spalliera di una sedia, alla cravatta abbandonata sul ripiano della specchiera – Madam può decidere tranquillamente se condividerla con suo marito, mentre le vostre cose saranno sistemate in quest'altra – Indicò poi la camera affianco – Si, Juvia farà così – Le risposi cercando di essere cordiale.
Storm invece scelse una delle stanze che davano sul retro, affacciate verso il verdeggiante boschetto e dopo avervi dato solo una frettolosa occhiata, aveva richiamato Snow e si era precipitato da basso, dove Max lo stava già aspettando per aiutarlo nell'ingrato compito di ripulire il grosso pastore dei Pirenei. Io invece, passai parte della mattinata a disfare i bagagli, che alla fine non erano poi molti e in seguito venni scortata sempre da Anna, che tra l'altro, non fece che osservarmi per quasi tutto il tempo, in un modo talmente insistente che quasi mi mise i brividi addosso mentre mi mostrava il resto della casa.
Passarono così i primi cinque giorni, dove mi diedi da fare per prendere confidenza un po' con tutti e tutto. Mentre le notti le trascorrevo in camera di Storm per accertarmi che si abituasse a stare da solo, anche se lui mi diceva che non c'è n'era bisogno, perché ormai era grande e poi c'era Snow con lui, oltre a Laky che di tanto in tanto andava ad accertarsi che tutto fosse a posto. Ma in verità avevo paura di confrontarmi con Gray, non che me ne dovessi preoccupare più di tanto dato che comunque mio marito si era fatto vedere poco e niente, se non durante l'orario di pranzo dove peraltro non faceva che ignorarmi come se neanche ci fossi in quella casa, dando invece a Storm tutta l'attenzione possibile e passando assieme a lui tutto il suo tempo libero. Non che avessi nulla da obbiettare su quello, ma con il suo atteggiamento mi stava praticamente escludendo non solo dalla sua vita, ma anche da quella di mio figlio.
Come di consueto anche quel giorno stavamo seduti noi tre al tavolo, mentre Laky si affaccendava a servire e mentre Storm faceva il resoconto minuto per minuto di tutto quello che aveva fatto da quando solo poche ore prima si erano lasciati. Gray dal canto suo lo ascoltava con genuino interesse, bevendo con gli occhi ogni espressione, ogni sorriso e ogni nuova scoperta fatta dal figlio, quasi a voler recuperare quei sei anni di involontaria assenza, ma continuando di rimando a far finta che io non esistessi. Cosa di cui ad un certo punto parve accorgersi anche la servitù dato che iniziarono a rifilarmi sguardi a dir poco curiosi e perfino mio figlio, che mi aveva chiesto più di una volta come mai io e suo padre non parlassimo mai assieme, lo aveva notato. Stufa marcia di quella situazione di tensione costante decisi di porvi rimedio il prima possibile. Se proprio non poteva sopportare neanche di stare nella mia stessa stanza, che me lo dicesse in faccia o che in alternativa fingesse perlomeno di fronte ai suoi dipendenti ma sopratutto a Storm di mostrare un minimo di creanza verso sua moglie e madre di suo figlio. Ma fu proprio quando quest'ultimo chiese ad entrambi il permesso di andare fuori a giocare e l'ottenne, che Gray si degnò finalmente di rivolgermi la parola.
- Domani siamo stati invitati ad Hargeon, per pranzare in casa di uno dei miei colleghi, Rogue per l'esattezza – Mi informò freddamente senza neanche rivolgere lo sguardo su di me - So che hai già fatto la loro conoscenza, ma visto che non hanno avuto il piacere di presenziare al nostro matrimonio, vogliono comunque che io ti presenti loro in modo ufficiale come mia moglie! – Calcò quasi con disprezzo l'ultima parola – Con noi ci saranno anche Natsu e Lucy, ci ho tenuto ad avvisarti prima, in modo che tu ti prepari adeguatamente – Disse poi facendo scivolare lo sguardo sul vestito a buon prezzo che indossavo e facendomi arrossire per l'occhiata dispiaciuta che mi lanciò Laky di sfuggita.
- Grazie per averla avvisata anticipatamente allora – Risposi io ingoiando l'orgoglio – Juvia farà il possibile per non farti sfigurare – Abbassai rigorosamente il capo trattenendomi a stento dal risponderlo per le rime.
La mattina dopo però mi ritrovai di fronte allo specchio della mia stanza, mentre osservavo con sguardo atterrito i due unici vestiti un po' più decenti che possedevo, ma comunque entrambi inadatti anche per un semplice pranzo informale. Avevo anche chiesto a Laky il favore di venire a darmi una mano, ma stranamente ancora non si faceva viva. L'unica cosa che potevo fare a quel punto, era chiedere l'aiuto di Lucy. Così mi preparai per andare da lei, ma proprio in quel momento qualcuno bussò alla porta della stanza – Signora Anna – Accolsi la governante facendole cenno di entrare mentre lei mi osservava chiaramente contrariata per qualcosa – C'è qualche problema? - Le chiesi subito dopo allarmata dalla sua espressione – Non c'è assolutamente nessun problema - Mi rispose brusca mentre a passo di marcia si dirigeva al centro della stanza e incrociava le braccia sul petto – Sono stata messa al corrente solo adesso che oggi a pranzo voi e il signor Fullbuster dovrete recarvi ad Hargeon – Mi informò con un cipiglio abbastanza minaccioso – E scusate la franchezza, ma vostro marito poteva anche farmelo sapere prima... o perlomeno potevate farlo voi – Commentò sempre più stizzita – Comunque... - Liquidò subito la cosa - Avete già pensato a cosa indossare? - Mi chiese poi spiccia – Laky in questo momento è occupata, quindi vi darò una mano io – Mi illuminò, senza che io sapessi che la giovane domestica le aveva riferito del comportamento del mio sposo il giorno prima a pranzo - V-veramente Juvia ha un problemino riguardo a questo – Balbettai sotto al suo sguardo severo – Anche lei purtroppo è stata avvertita con poco preavviso e di conseguenza non ha avuto il tempo di acquistare qualcosa di adatto – Mi giustificai sfregando nervosamente le mani tra di loro a disagio – Potete scusarmi un momento! – Sentenziò lei a quel punto lasciando all'improvviso la stanza con un diavolo per capello - Per favore Max potresti avvisare subito il signor Fullbuster che lo aspetto in camera della sua signora? - La sentii ordinare con voce perentoria - Ma Anna! - Tentò di protestare l'altro – Il signor Fullbuster mi ha detto di non disturbarlo - Tu comunicaglielo e basta, altrimenti sarò io stessa ad andare personalmente da lui e non so se gli conviene – Sentenziò a quel punto con voce alterata facendomi spalancare gli occhi per la sorpresa. Mai in tutta la mia vita, avevo udito un domestico rivolgersi in quel modo irriverente al suo datore di lavoro. Subito però dovetti ricompormi, poiché poco dopo la governante ritornò stringendo tra le braccia un paio di vestiti che a giudicare dai tessuti dovevano costare parecchio – Ecco! - Disse disponendoli bruscamente sul letto – Questi appartenevano a Miss Ultear, li provi, la vostra taglia dovrebbe essere abbastanza simile – Spiegò alzandone uno rosso davanti a me per valutarne l'effetto – Mhhh! Juvia non saprebbe – Provai a dire - Lo misuri e basta! Altrimenti non possiamo sapere se le va bene oppure no! – Mi interruppe in modo secco.
Il vestito in questione era bello, bello davvero e mi stava anche bene. Solo che metteva in mostra molta più pelle di quella a cui ero normalmente abituata, senza contare che nei mesi subito successivi all'incidente del lago, ero dimagrita parecchio e Ultear doveva essere un tantino più in carne di me visto che la scollatura non aderiva perfettamente al mio corpo e lasciava intravedere l'intera curva del seno quando mi giravo di profilo. Magari mettendoci una spilla... no, non credevo che andasse bene comunque, ma lo stesso uscii da dietro al paravento per mostrare il risultato ad Anna che mi osservò con aria critica prima di parlare – Questo vestito valorizza molto il tuo fisico bambina, sicuramente meglio di quegli orrori che hai indossato fin'ora – Ammise schietta facendomi arrossire nuovamente - E devo dire che hai davvero un bel corpicino – Mi squadrò dalla testa ai piedi - Dovresti solo riempirlo un pochino di più. Qualche altro grammo di ciccia qua e la, non guasterebbe affatto. Ma tuttavia non sono sicura che il colore e il modello siano adatti per l'occasione – Mi valutò pensierosa prendendosi il mento tra il pollice e l'indice.
- Non mi piace! – Si intromise la voce burbera di mio marito all'improvviso facendo quasi irruzione dalla porta, mentre Anna incredibilmente si lasciava scappare una mezza imprecazione sottovoce – E' troppo scollato toglilo! - Aggiunse lui in modo scortese con gli occhi che si soffermarono un po' troppo sul mio petto prima che li distogliesse per rivolgersi ad Anna – Max ha detto che mi cercavi con urgenza, posso sapere per quale diavolo di motivo non potevi aspettare a dopo? – La sgridò chiaramente infastidito da quella sua convocazione - Certo che lo può sapere! – Rispose lei raddrizzando la schiena e guardandolo con aria di sfida – Mi piacerebbe capire, come mai miss Juvia non ha niente da indossare per il pranzo che "voi!!!" - Specificò puntandogli minacciosamente un dito contro il petto - Avete organizzato senza tra l'altro consultarvi con nessuno. Come pretendete che io adesso risolva questa questione ditemelo? Credete forse che basti un vostro fischio per far accorrere senza un minimo di preavviso sarti o rivenditori di vestiti – Anna! - L'avvisò lui riducendo gli occhi a due fessure – Tsk! Guardatemi pure male quanto vi pare! - Sbottò menefreghista lei – Tanto lo sapete benissimo che non mi fa ne caldo ne freddo signor Fullbuster. Lei ha l'obbligo di avvertirmi in anticipo quando ci sono delle variazioni nelle mie mansioni, invece di fare sempre a modo suo aspettandosi che gli altri capiscano per pura intuizione quello che le passa per la testa – Anna!!! – Ripeté l'avvertimento con più enfasi sbuffando dal naso – Ora taci e non farmi incazzare! - Sbottò con un chiaro tono di minaccia nella voce - Cristo quanto sei petulante! Se mia moglie me ne avesse fatto parola prima – Fece una pausa per lanciarmi uno sguardo in tralice - Non saremmo arrivati a questo punto, non immaginavo che avesse bisogno di vestiti - Voi non immaginavate??? - Lo scimmiottò lei ironicamente piazzandosi le mani sui fianchi – Non l'ho mica sposata io vostra moglie, certe cose un marito dovrebbe saperle! - Beh! Invece io non lo sapevo!!! - Sibilò lui a quel punto sempre più urtato - Ma ora che lo so, entro domani le farò aprire un conto per tutte le sue necessità. Sei contenta adesso??? - Avreste dovuto già farlo!!! – Continuò invece lei imperterrita e per nulla impressionata dal suo cipiglio - E' inammissibile che vostra moglie non abbia niente da indossare per un semplice pranzo. Che razza di consorte è, qualcuno che non si preoccupa minimamente di fare avere l'indispensabile alla sua sposa? - Continuò battagliera mentre il mio viso diventava viola per la vergogna e per il senso di colpa nell'essere stata indirettamente l'artefice di quello scontro - Non è forse vostro obbligo occuparvi per lo meno dei bisogni primari di vostra moglie? - ANNA TACI!!! - Urlò questa volta chiaramente prossimo all'esplosione – Non tirare troppo la corda o prima o poi potrebbe spezzarsi! – Sibilò affrontandola di petto – Il fatto che io quando mi va, ti permetta di dire la tua anche sulle questioni che chiaramente non dovrebbero riguardarti, non significa che ne puoi abusare, quindi dacci un taglio e vedi di inventarti qualcosa alla svelta per risolvere questo stupido problema del vestito. E questo è un'ordine! – Detto ciò girò sui tacchi e si dileguò in un attimo fumante di rabbia.
Completamente in imbarazzo mi rivolsi a lei - Oh signora Anna, Juvia è davvero mortificata per quello che è successo – Perché cos'è successo? – Sbuffò con noncuranza lei spalancando con finta innocenza gli occhi – Se si riferisce alla sfuriata appena fatta da suo marito, non si preoccupi, è normale amministrazione per noi. E da cinque che sono al suo servizio e sono cinque anni che predica a vuoto di volermi licenziare a causa della mia insolenza, ma ancora non l'ha fatto e dubito che lo farà mai – Sorrise maliziosa poi, come se mio marito non fosse appena uscito da quella porta dopo averla chiaramente minacciata – Sa perfettamente che senza di me si ritroverebbe con le pezze al culo nel giro di nemmeno una settimana – Ammise sfacciatamente e con superbia – Voglio molto bene a quel ragazzo ma davvero ci sono delle volte in cui lo prenderei volentieri a sberle. Sa com'è, ogni tanto necessita di una bella lavata di capo e io non ho di certo paura a cantargli le corna se mi fa girare i cosiddetti, eh no cara mia! - Sghignazzò impudente - Piuttosto stento ancora a credere che questa volta, quello zuccone abbia fatto la scelta giusta, anche se spero non finisca per rovinare tutto! – Le uscì di bocca prima che potesse rimangiarselo - Oh! Scusami bambina, il signor Fullbuster lo dice sempre che sono solamente una vecchia chiacchierona impertinente – Ridacchiò mentre io la guardavo sempre più basita non sapendo se farle un applauso o avere paura di lei. Quella donna era indubbiamente tremenda.
Alla fine trovammo un abito che si confaceva abbastanza bene all'occasione e che con qualche piccolo, veloce ritocco divenne perfetto.
Per quanto riguardava il pranzo invece, contro tutti i miei più disastrosi pronostici, si era svolto in un atmosfera di rilassante cameratismo. Il padrone di casa, Rogue, di indole molto più seria e posata rispetto al biondo cugino Sting, si dimostrò nei miei confronti estremamente galante. E sua moglie Minerva una padrona di casa assolutamente squisita oltre ad essere una donna incredibilmente affascinante e poi c'era lei, Lucy, la mia ancora di salvezza, seduta proprio di fianco a me a darmi la giusta sicurezza nel non sentirmi totalmente estranea a tutti loro. Mio marito inoltre con mia sorpresa, si stava comportando da perfetto gentiluomo, presentandomi a suoi amici e astenendosi almeno in quell'occasione, dal mostrare troppa freddezza nei miei confronti. Forse lo faceva solo per salvare le apparenze, ma fatto sta che ad un certo punto parve sul serio godersi quel pranzo, arrivando addirittura a sorridere spesso specialmente di fronte alle battute maliziose fatte da Sting Eucliffe, sul nostro matrimonio fin troppo affrettato supportato tra l'altro da Natsu, che a quanto pare si trovava in sincronia perfetta con il biondo in quanto avevano entrambi un carattere solare e giocoso – Bada Gray, sono ancora arrabbiato con te per non averci invitato alle tue nozze! – Alzò la mano che stringeva un calice di rosso rubino puntandogli l'indice contro – Eri così impaziente di fare di lei tua moglie che ti sei dimenticato degli amici? – Lo canzonò ridacchiando impudentemente – Devo ammettere però che quando l'ho incontrata l'altra volta, pur trovandola assolutamente e comunque degna di nota, non posso nasconderti di aver pensato tra me e me che i vestiti che indossava non le rendessero a pieno giustizia – Inarcò un sopracciglio in modo quasi diabolico - Di la verità Gray le hai imposto tu di indossarli per scoraggiare altri pretendenti – Insinuò sempre più divertito facendo lampeggiare con provocazione i suoi occhi celesti – O forse sono solo le gioie del matrimonio ad averne accentuato la bellezza questa sera – Si rivolse a me strizzandomi l'occhio con impudenza e facendomi arrossire, mentre sul viso di mio marito a quell'ultima affermazione parve passare un'ombra scura, che subito però venne dissipata da un suo ghigno strafottente – Io invece spero che al tuo di matrimonio ci inviterai. Ho saputo da Rogue che stai facendo un pensierino sulla figlia del deputato Aguria – Lasciò la frase in sospeso osservando l'espressione del socio che adesso si era fatta imbronciata – Il mio caro cugino deve averti anche informato quindi, che la mia è solo una manovra d'interesse – Rispose lui ad un certo punto - Certo la giovane e timida Aguria è un bocconcino che fa gola, ma non quanto il conto in banca del suo vecchio – Ridacchiò insolente – E inoltre, se la sposerò, non ho alcuna intenzione di interrompere le mie attività "ricreative" – Ammiccò con noncuranza appoggiandosi all'indietro contro lo schienale della poltroncina, senza lasciare alcun dubbio di fondo sulle attività al quale si stava riferendo. Ma a quel punto il suo silenzioso cugino fece un intervento che stoppò tutta la sua baldanza – Al ballo tenutosi in onore del re, non mi è sembrato che il tuo fosse solo semplice opportunismo, visto come non riuscivi a staccarle gli occhi da dosso neppure per un secondo – Buttò li con incredibile flemma - Oh sei un magnifico attore caro cugino, o semplicemente non vuoi ammettere che la bella Yukyno ha finalmente preso al lazzo il tuo cuore ribelle! - Sorrise beffardo portandosi il bicchiere alle labbra e scatenando i commenti divertiti di Natsu e Gray – Tu non parli mai Rogue, ma quella volta che lo fai, sei assolutamente inopportuno – Fece una smorfia stizzita all'indirizzo del cugino ombroso lanciandogli infantilmente una mollica di pane.
Fortunatamente riguardo alla questione di mio figlio, non ci furono imbarazzi di sorta o domande inappropriate. Probabilmente, ne avevano già parlato tra loro visto che nessuno fece menzione di come Storm, fosse spuntato fuori praticamente dal nulla dopo sei anni e mio figlio di conseguenza sembrava trovarsi assolutamente a suo agio in mezzo a loro, anche perché Natsu glieli aveva già fatti conoscere. Si stava divertendo molto e sembrava la felicità fatta persona mentre tutti lo mettevano al centro dell'attenzione e con il padre che ne parlava esibendo sul viso una chiara espressione di orgoglio. Il dopopranzo, proseguì su quella linea di rilassatezza fino a pomeriggio inoltrato, con gli uomini che continuarono a stuzzicarsi amichevolmente, finché ad un certo punto si rinchiusero nello studio di Rogue per assaporare un bicchierino di porto accompagnato da un sigaro e molto probabilmente per parlare di affari. Noi tre donne, nel frattempo uscimmo a passeggiare sulla terrazza in giardino, da dove era possibile ammirare il mare e il grande porto di Hargeon insieme. E dove ne approfittammo per far sfrenare un po' i bambini, specialmente Storm e Shade che non riuscivano proprio più a stare fermi seduti sulle sedie, mentre la piccola Layla invece dormicchiava beata in braccio a Lucy.
Quando rientrammo a casa nostra, era già sera e da li a poco sarebbe stata ora di cena, anche se sinceramente non c'è l'avrei fatta mandare giù nemmeno una briciola di pane per quanto mi sentivo ancora sazia, ma comunque come padrona di casa avevo degli obblighi a cui attenermi, così dopo essermi data una veloce rinfrescata, scesi di nuovo al piano di sotto con l'intento di parlare con la governante - Signora Anna! - Mi rivolsi a lei - Juvia voleva chiederle se suo marito le ha già fatto sapere, se stasera vuole cenare oppure no? - Non credo Miss! Il signor Fullbuster si trova nuovamente nel suo studio adesso e ha chiesto solo della frutta, sembra che abbia molto lavoro arretrato da sbrigare. Anche se temo che non ci riuscirà – Sorrise furbescamente all'improvviso – Poco fa, ho visto il piccolo Storm infilarsi di soppiatto nella stanza. Ma se volete unirvi a loro, posso sempre far portare qualcosa anche per voi e poi la prego, non mi chiami più signora, mi chiami semplicemente Anna, ne sarei felice! - Juvia lo farà con piacere – Sorrisi a mia volta sentendomi improvvisamente molto più a mio agio con lei – Ma solo se anche Anna chiamerà Juvia per nome! - Le proposi a quel punto - Davvero lo volete? – Mi chiese lei un tantino stupita – Certo! - Le avevo ribadito ancora una volta – La governante che Juvia aveva quando ancora si trovava con suo padre, soleva spesso chiamarla per nome e in un certo qual senso, Anna gliela ricorda molto – Feci un sorriso triste nel ripensare all'acida e burbera, ma leale fino alla fine cara, vecchia Hilda - Per il cibo non preoccuparti Anna, Juvia ha già mangiato tanto a pranzo, l'unica cortesia che ti chiede e di occuparvi di suo figlio – Sarà fatto cara – Sorrise lei apprestandosi a fare quanto le era stato chiesto, solo che ad un certo punto, ebbe un attimo di ripensamento e ritornò ad attirare la mia attenzione - Non so cosa sia successo in passato tra te è il signor Fullbuster, ma spero che qualsiasi cosa sia, si risolva. Vorrei davvero con tutto il cuore che entrambi foste felici assieme a vostro figlio – Affermò con sincerità - Juvia ti ringrazia per il bel pensiero Anna e ti promette che farà di tutto affinché sia possibile.
Poco dopo, entrando di soppiatto nello studio di mio marito rimasi affascinata ad osservarli per un po', entrambi ignari della mia presenza e con le teste dalle medesime sfumature, così vicine da confondersi tra loro. Mio figlio se ne stava letteralmente sdraiato a pancia in giù sulla scrivania e stava scribacchiando in modo alquanto concentrato qualcosa su un foglio, aveva le sopracciglia aggrottate e teneva la lingua tra i denti. Nel mentre Gray lo fissava sorridente chinato in avanti e con una guancia affondata nel palmo della mano destra.
Come era bello mio marito mentre sorrideva, mi ritrovai a fantasticare come una ragazzina. Ma non appena si accorsero di me, entrambi si voltarono nella mia direzione. E mentre Storm mi correva incontro entusiasta, sventolando il foglio in una mano Gray invece si raddrizzò, smettendo di sorridere all'istante.
- Mamma guarda, ho imparato a scrivere il mio nome! Storm Fullbuster - Sillabò tutto fiero di se mostrandomelo e strappandomi un sorriso. Poi con calma presi il foglio dalle sue mani mentre lui mi fissava in trepidante attesa – Allora? - Chiese poi fremendo. Le lettere erano un po' irregolari forse, ma in compenso il nome si leggeva benissimo - Storm è stato davvero bravo – Lo lodai chinandomi per baciargli la fronte e proprio in quel momento entrò Laky con un vassoio che posò sulla scrivania – Ecco qui miss Juvia, la signora Anna mi ha fatto aggiungere della frutta anche per voi come avevate chiesto - Poi abbassando leggermente il capo si rivolse a Storm - Ti andrebbe di mangiare qualcosa con me e Max? Lui dice che se lo aiuti gli piacerebbe insegnare qualche comando a Snow, in modo che diventi più obbediente. Dopo farai un bel bagno e andrai a letto... allora? - Mamma posso andare? - Mi domandò con entusiasmo. Ma poi subito si bloccò e corse verso Gray - Papà posso andare o vuoi che rimanga ancora qui con te? - Gli chiese apprensivo quasi se ne dispiacesse di doverlo lasciare – Ma si che puoi andare – Rispose lui riacquistando tutta la serenità di poco prima - Tu in questa casa puoi fare tutto quello che vuoi – Gli concesse scompigliando con affetto la sua chioma ribelle.
- Grazie papà ! - Tubò mio figlio tutto felice e saltando al collo del padre gli stampò un bacio rumoroso sulla guancia, per poi correre fuori veloce come il vento, seguito da Laky, che si richiuse la porta alle spalle ridacchiando.
Sinceramente quando avevo accettato la proposta di Anna non credevo di dover rimanere sola con lui, pensavo che con noi ci sarebbe stato anche Storm, invece... adesso non sapevo proprio che fare. Così me ne restai li ferma immobile a fissare senza vederle veramente, le venature del pavimento di legno scuro, mentre sentivo il suo sguardo scorrermi addosso.
- Perché sei qui! - Mi chiese leggermente infastidito - Hai bisogno di qualcosa? - N-no, Juvia non voleva niente in particolare – Mentii presa dal nervosismo – Lei era venuta semplicemente a cercare Storm – Capisco! - Disse soltanto, zittendosi subito dopo. Poi Sentii chiaramente il lungo sospiro che doveva essergli sfuggito dalle labbra, seguito dal fruscio della stoffa dei vestiti e dallo scricchiolio del cuoio della sedia, mentre si alzava e si dirigeva verso di me con il rumore dei passi attutito dall'enorme tappeto persiano che ricopriva il pavimento dello studio.
Tutti i miei sensi erano all'erta a quel punto, concentrati su ogni più piccolo rumore e quando percepii la sua presenza di fronte a me, chiusi gli occhi e ne aspirai il profumo che sapeva di legno di pino mischiato con l'odore dolciastro di liquore e tabacco di sigaro. Fino a quel giorno, non sapevo neanche che fumasse, c'erano così tante cose che non sapevo di lui... il mio cuore intanto prese a battere veloce nel petto – Storm lo hai trovato, che altro ti serve? - Chiese con una nota chiaramente infastidita nella voce.
Sapevo dall'inizio che non me l'avrebbe resa facile, ma volevo almeno provare, provare a instaurare una tregua con lui - In verità Juvia è qui perché voleva parlarti – Ammisi e facendomi coraggio sollevai il capo per guardarlo in faccia trattenendo a stento un fremito mentre con gli occhi mi beavo del suo viso visto da così vicino.
Era sempre stato bello Gray e con la maturità era diventato soltanto più affascinante, ma lo sarebbe stato ancora di più, se solo i suoi lineamenti non fossero stati così corrucciati. Avrei tanto voluto un suo sorriso, magari non come quelli che rivolgeva a Storm... così spontanei e amorevoli no, mi sarebbe bastato anche soltanto non leggere nei suoi occhi inflessibili, tutto il disprezzo e la rabbia che li permeava in quel momento. Ma non aveva importanza, anche così io continuavo ad amarlo come prima, se non di più - Bene... parliamo allora – Disse lui inclinando la testa di lato per guardarmi meglio – Inizia tu – Aggiunse poi incrociando le braccia sul petto con il chiaro intento di mantenere le distanze tra noi – Va bene – Annuii io ingoiando un fastidioso groppo che mi si era formato in gola.
- Juvia sa che questo matrimonio non è gradito a Gray e che lui lo ha fatto solo per Storm, ma vorrebbe comunque che loro due provassero a convivere insieme, senza più ferirsi a vicenda e che appianassero tutte le loro divergenze passate... per... il bene di nostro figlio – Dissi tutto d'un fiato rilasciando poi l'aria in un lungo sospiro. Per tutta risposta lui rimase li fermo, a squadrarmi con severità – Lei vorrebbe davvero essere una buona moglie per Gray – Continuai cercando di non farmi intimidire dal suo cipiglio, mentre mi azzardavo ad avvicinarmi di più e ad appoggiare le mani sulle sue braccia rigide.
POV'S GRAY
- Tu vorresti diventare una buona moglie per me?... Tsk! - La schernii senza farle sconti - E come mai? - J-Juvia te l'ha già detto, lei vuole solo il bene di suo figlio – Il suo bene... o il tuo? - La stuzzicai con sarcasmo - Di cosa hai paura esattamente, che una volta ottenuta la sua custodia, ti tolga il suo affetto e che ti allontani da questa casa?- Per favore Gray – Mi implorò lei appoggiandomi un dito sulle labbra per zittirmi mentre con l'altra mano si aggrappava al mio petto lasciando che il suo seno morbido si appiattisse contro il mio avambraccio – Per favore! - Ribadì piazzandomi in faccia i suoi splendidi occhi, resi ancora più brillanti dal riverbero del fuoco che bruciava allegro nel camino e forse da qualcos'altro che non riuscivo o non volevo identificare - Juvia vorrebbe solo un po' di tranquillità ed in cambio è disposta a scendere a qualsiasi compromesso per scusarsi con Gray – Era senz'altro colpa dei giochi creati dalle fiamme che danzavano sul suo viso delicato a creare quelle false illusioni, facendomi vedere nelle sue iridi cose che sicuramente non potevano esistere - Qualsiasi compromesso? - Le sussurrai roco cercando di ignorare la scarica di desiderio che quelle sue parole mi avevano provocato e limitandomi a scrollare le spalle per spazzare via quelle stupide fantasie. D'altronde perché avrebbe dovuto essere altrimenti. Era stata prontissima ad accettare la nostra unione, le era convenuto farlo. Non era più la sciocca e orgogliosa ragazzetta di diciannove anni, aveva un figlio a cui pensare adesso e sapeva che per il bene di quello stesso figlio io avrei protetto entrambi – Si... qualsiasi cosa possa far dimenticare a Gray che per cinque anni Juvia le ha mentito sull'esistenza Storm – Anche venire a letto con me? - Gli chiesi a quel punto con insolenza. Infondo perché non farlo? Ne avevo tutti i diritti. Inoltre lei un marito lo aveva già avuto... e probabilmente anche un'amante, volendo dare credito alle accuse di sua suocera e della servitù di casa Lore - Si, anche quello – Concluse lei abbassando lo sguardo, mentre le sue gote delicate si arrossavano - Molto generoso da parte tua, offrirmi i tuoi servigi coniugali - La derisi sarcastico guardandola con diffidenza – Juvia lo desidera davvero – Sussurrò poi quasi dispiaciuta che io non le credessi - E sia allora – Le accordai infine – Sappi solo che mi aspetto molto da te. Innanzitutto, niente colpi di testa e... voglio che tu sia sempre dolce e desiderabile come in questo momento. Voglio che tu non discuta su ogni cosa come eri solito fare, insomma... voglio che tu sia un'amante piacevole e silenziosa. In cambio ti prometto a mia volta di comportarmi civilmente con te, a patto che tu non mi stia troppo addosso, che non ti aspetti nient'altro che sesso da me e che non mi dia nessun motivo per dubitare della tua lealtà... ti è tutto chiaro? - Terminai guardandola freddamente dall'alto in basso.
JUVIA POV'S
Certo che era tutto chiaro e per un attimo mi venne quasi voglia di tirarmi indietro. Ma non lo feci, lo amavo ancora tanto e lo volevo interamente per me, come un vero marito per la sua vera moglie. Anche se le condizioni che lui stava dettando erano fin troppo offensive. Sarei stata totalmente alla sua mercé e lui sarebbe stato libero di umiliarmi e sottomettermi al suo volere. Ma se quello era il prezzo da pagare per riaverlo, o solo per tentare di riconquistarlo... lo avrei pagato volentieri e così senza esitare mi sollevai in punta di piedi per allacciargli entrambe le braccia attorno al collo e chiudendo gli occhi mi sporsi con il viso in avanti per sigillare con un bacio il nostro accordo, bacio che però lui mi rifiutò tirandosi leggermente indietro.
- Di un po'... è la mia nuova posizione di marito a renderti tanto ansiosa e desiderosa di favorirmi? - Affermò sgradevole fulminandomi con lo sguardo. E io a quel punto mi sentii davvero infelice. In quelle braccia forti nelle quali mi sarebbe tanto piaciuto rifugiarmi, ma che invece sostavano ancora cocciutamente incrociate tra noi quasi a segnare un confine invalicabile per me, non c'era più nessuna frenesia di stringermi o la stessa passione che io ancora ricordavo. Per lui quei sei anni non avevano avuto affatto lo stesso significato che avevano avuto per me pensai amaramente - A Gray sembra davvero così strano che lei lo voglia nel suo letto? - Mormorai tristemente - Si, mi fa strano che all'improvviso tu sia così accomodante. Ma sai che c'è? Non mi interessa – Scosse la testa sprezzante - Aspettami a letto... in camera tua – Precisò distante - Ho ancora alcune cose da fare qui! - Poi sciogliendo finalmente le braccia, mi afferrò i gomiti, ma solo per lanciarmi un ultimo avvertimento – Voglio solo che tu sappia, che questo non cambierà in alcun modo le cose tra di noi. Non permetterò mai ad una donna di mettermi in ginocchio solo perché ci vado a letto hai capito? – Concluse aspro sospingendomi verso la porta.
Arrivata in camera, divenni tutto a un tratto insicura. Ma ormai non potevo più tirarmi indietro e in verità non lo volevo neanche, mi sentivo solo tremendamente agitata. Con mani gelide e tremanti mi spogliai del vestito e mi recai nella stanza da bagno per rinfrescarmi. Poi una volta tornata in camera indossai una camicia da notte un po' meno castigata di quella che avevo messo su durante la nostra prima notte di nozze. Questa aveva un po' di scollatura e i bordini erano rifiniti con del pizzo san gallo. Dopo presi posto davanti allo specchio e con la spazzola sciolsi tutti i nodi creati dall'acconciatura, fino a che i miei capelli non brillarono in onde lucenti. Poi spensi tutte le luci lasciando accesa solamente l'abat jour sul comodino e finalmente mi sdraiai nel letto tirandomi le coperte fino al mento e restando in trepidante attesa.
Dopo circa una mezz'oretta avvertii lo scatto della maniglia e un tremito di anticipazione mi scosse il bassoventre quando lo vidi venire verso il letto con passo leggero. La prima cosa che fece, fu spegnere la lampada, facendo così calare la stanza nell'oscurità. Non riuscivo a vedere niente, sentivo solo il battito furioso del mio cuore contro la cassa toracica, poi le mie orecchie sensibili si aguzzarono nell'avvertire l'eccitante fruscio dei suoi vestiti mentre venivano tolti e poco dopo il suo peso fece gemere le molle del letto. Il mio respiro a quel punto accelerò fino a farmi andare in debito d'ossigeno e quasi urlai per la sorpresa quando sentii il tepore rassicurante delle coperte lasciare il mio corpo, mentre all'improvviso due mani fredde si appoggiavano su entrambe le mie caviglie facendomi sussultare e non solo per l'alito gelido che adesso mi sfiorava la pelle esposta, ma anche perché mano a mano che le sue dita risalivano lungo le mie gambe si stavano trascinando dietro il tessuto leggero della camicia da notte fino a che quest'ultima non mi venne sfilata completamente da sopra la testa lasciandomi nuda e tremante. Cercando di fare abituare la mia vista all'oscurità mi sollevai leggermente con il busto e allungai un braccio nell'oscurità per tentare di toccarlo, visto che adesso almeno riuscivo ad indovinare il profilo del suo corpo, più scuro rispetto al resto. Le mie dita sfiorarono finalmente i ciuffi morbidi dei suoi capelli e dalla posizione più bassa capii che lui si trovava più o meno all'altezza del mio stomaco. Ma appena realizzato tutto ciò, avvertii il suo fiato sfiorarmi l'ombelico e subito dopo l'umidità della sua lingua che iniziò a lambire prima il mio basso ventre scendendo poi più giù dove il bisogno di lui, pulsava ormai impellente. Poi le sue mani afferrarono saldamente le mie cosce divaricandole. Oh Dio! Non voleva mica... Tentai di arretrare per dirgli che non avevo mai fatto niente di così sconveniente prima d'ora, ma invece di una protesta, tutto quello che uscì dalla mia gola fu un suono estatico che mi fece crollare nuovamente con le spalle contro i cuscini, mentre la mia testa scattava all'indietro per l'improvvisa frizione del suo muscolo bagnato contro la mia vulva sensibile – Ahhh! - Mi sfuggì dalla labbra prima che potessi mordermele per tentare di soffocare i sempre più rumorosi gemiti che seguirono subito dopo, specialmente quando la sua lingua si immerse nella mia femminilità penetrandovi affondo per poi arretrare e riaffondare subito dopo di nuovo, imitando fedelmente l'atto sessuale vero proprio, mentre le mie mani continuavano a strattonargli febbrilmente i capelli e le dita dei miei piedi si arricciavano contro le lenzuola mano a mano che il piacere diventava sempre più insopportabile da sostenere.
Ci volle pochissimo a finché raggiungessi la mia soddisfazione con un urlo, riversando i miei succhi contro la sua bocca avida che intanto continuava a succhiare ingordamente tutto quello che poteva, producendo dei rumori altamente erotici. Poi mentre ancora cavalcavo il mio orgasmo sentii il suo corpo tonico strisciare lungo il mio come quello di un predatore notturno. A quel punto cercai di rilassarmi sotto la piacevole sensazione provocata dal peso del suo torace premuto contro al mio, impaziente di sperimentare quello che sapevo sarebbe successo di li a poco. Le sue mani intanto risalirono lungo i miei fianchi fino ad arrivare a sfiorare i lati del mio seno gonfio e poco dopo con loro arrivò anche la sua bocca affamata a stuzzicare prima un capezzolo e poi l'altro facendoli indurire come pietruzze prima di proseguire verso l'alto dove prese di mira la mia clavicola sinistra mordendo e succhiando avidamente la pelle tesa sull'osso, per poi dedicarsi minuziosamente a marchiarmi il collo con i denti prima, e passandoci poi la lingua sopra. Le mie unghie a quel punto affondarono nelle sue spalle mentre ormai mi contorcevo disperata tra le sue braccia in cerca di altre attenzioni fino a che non sentii la sua dura erezione premere contro la mia coscia, poi venne finalmente il turno delle mie labbra che vennero assaltate dalla sua bocca famelica, dove il mio sapore sostava ancora sulle sua lingua calda che invase la mia bocca dominandola, mentre nello stesso tempo si posizionava al mio ingresso prima di sprofondare finalmente nel mio calore, ringhiando sommessamente al mio orecchio, intanto che la sua asta rigida mi riempiva completamente. Trattenni a stento un lamento al bruciore lancinante provocato da quella sua selvaggia intrusione mentre lui quasi subito e senza darmi un attimo di sosta per abituarmi, prese immediatamente ad affondare in me con un movimento prima lento e costante e poi sempre più rapido e urgente. La testa a quel punto iniziò a girarmi vorticosamente, intorno a me era tutto buio, c'erano solo le mie percezioni tattili e olfattive a guidarmi mentre anch'io dopo quel breve attimo di doloroso fastidio, iniziai di mia spontanea volontà ad andare incontro alle sue spinte sempre più possenti affondando il viso nel suo collo per godere appieno dei suoi gemiti e del suo respiro irregolare e fresco vicino al mio orecchio. A quel punto il mio battito cardiaco accelerò e le pulsazioni si irradiarono in tutto il mio corpo mentre continuavo ad ascoltare i gemiti mascolini di Gray che adesso si mischiavano con i miei, in una caotica cacofonia di suoni contenenti il linguaggio della passione e dell'estasi crescente che minacciò di trascinarmi oltre ogni limite e ormai mi sentivo come se stessi fluttuando nell'aria, mentre i miei sensi nuotavano nel piacere estremo – Gray! - Invocai il suo nome come in una disperata supplica per avere ancora di più, e fu allora che lui cambiò leggermente l'angolazione degli affondi alzandomi una gamba e posandola sul suo fianco – Gray! - Gridai di nuovo perdendo il respiro quando la punta del suo pene iniziò a colpire un certo punto in particolare facendo esplodere dinanzi ai miei occhi mille puntini colorati e nel mio bassoventre si andava via via accumulando una nuova e insostenibile tensione – Non fermarti – Lo pregai nuovamente meravigliandomi allo stesso tempo della mia audacia.
Poco dopo raggiunsi nuovamente il picco massimo del piacere e solo a quel punto anche lui dando un'ultima serie di spinte misurate e profonde mi raggiunse grugnendo di lussuria mentre il suo seme caldo inondava il mio grembo fertile.
Quando tornai alla realtà, calde lacrime di felicità presero a bagnarmi il viso e il mio cuore si colmò di gioia nel rendermi conto che lui mi avrebbe tenuta ancora stretta tra le sue braccia, invece di allontanarmi annoiato, anche dopo che il suo bisogno sessuale era stato soddisfatto. Ma appena sentì l'umido bagnargli la spalla, si irrigidì e subito scattò seduto per accendere la lampada sul comodino che illuminò la stanza con la sua luce lieve e calda. Nel mentre a me quasi sfuggì una protesta nell'avvertire il dolce peso del suo corpo abbandonare il mio, mentre una folata di aria gelida mi faceva rabbrividire e io di riflesso afferravo le coperte per tirarmele addosso, gesto che probabilmente lui interpretò male – Che c'è, ti sei già pentita di avermi concesso il tuo prezioso corpo? - Sibilò guardandomi in tralice. Poi senza alcuna vergogna nel mostrarsi completamente nudo a me, si diresse verso il bagno concedendomi la vista del suo posteriore sodo e delle sua spalle ampie segnate da tante piccole mezzelune provocate dalle mie unghie, per tornare poco dopo stringendo tra le dita una salvietta di lino – Tieni usala! - Ringhiò gettandomela addosso. A quel suo tono burbero un nuovo fiotto di lacrime minacciò di salirmi agli occhi e perciò mi affrettai ad ubbidire e ad asciugarmi in fretta in viso per non urtarlo ulteriormente.
Ed ecco che dopo avermi amata con impeto ora tornava ad essere quello di sempre. Duro, indifferente e cinico.
- Non rispondi? - Mi chiese sarcastico tornando a sdraiarsi di fianco a me – Al diavolo! Non mi importa – Borbottò poi incrociando le braccia dietro alla testa mentre tornava a squadrarmi con freddezza – Tra un paio di settimane, dovrò tornare a Crocus, Loky mi ha fatto sapere di aver trovato quello che ci serve per attuare il nostro piano, se ne sta già occupando e molto presto farà si che il corpo del bambino venga consegnato a sua nonna in modo che i funerali di Storm Lore vengano al più presto celebrati. E già che ci sono, cercherò di sistemare una volta per tutte anche la questione di quella vecchia strega – Sibilò minaccioso indurendo lo sguardo. A quel punto il rinnovato timore che si mettesse nei guai per colpa mia parve attanagliarmi lo stomaco – Perché Gray non lascia perdere tutto, infondo Storm resta comunque figlio suo – Dannazione, ti ho già detto che non tollero che mio figlio continui a portare il nome di quello stronzo di Lore... - Mi artigliò improvvisamente le braccia facendomi male.
- Gli volevi bene?... A Lore dico - Se ne uscì poi di punto in bianco con voce bassa e roca lasciandomi senza parole – No... lui non gliene ha mai dato la possibilità – Gli Risposi poco dopo con sincerità – All'inizio Juvia avrebbe voluto provare ad amarlo e ad essere una buona moglie per lui – Cercai di spiegargli senza tenere conto che le mie parole avrebbero potuto essere travisate da lui - Come con me? - Sbottò infatti sarcastico - Brava! Ormai è diventata la tua aspirazione primaria essere una buona moglie. E dimmi era così anche con il tuo amante?... No, probabilmente con lui era tutta un'altra storia non è così – Scattò all'improvviso verso di me, prima sovrastandomi e poi inchiodandomi al letto – Ti avevo già avvertita prima. Questa volta non mi lascerò raggirare da te – Smettila, così le fai male! - Avevo squittito io cercando di sfuggirgli – Che c'è non ti piace più? - Mi soffiò in faccia cattivo – Poco fa sembravi tutt'altro che contrariata, o è solo perché quell'imbecille di Lore e quel verme del tuo amante erano molto più gentili di me dopo il sesso? - Sorrise beffardo - E cosa facevano... ti vezzeggiavano, ti coccolavano e pendevano dalle tue labbra come degli idioti? Avanti dimmelo potrei prendere qualche spunto magari – Basta!!! - Urlai a quel punto – Gray è solo un prepotente e Juvia ha fatto un grosso errore a pensare di poter discutere civilmente con lui senza litigare, lei è stufa delle sue basse insinuazioni e da adesso in poi pretende di essere rispettata come moglie! - Presi a dibattermi con furia cercando di colpirlo mentre lui continuava a ghignare divertito – Lo sapevo! Non riuscirai mai a tenere la bocca chiusa, dovrò pensarci sempre io a farlo per te! - Sibilò sadico bloccandomi entrambi i polsi sopra alla testa, poi schiacciandomi con il suo corpo e ignorando le mie proteste prese a baciarmi nuovamente, ma questa volta con foga, da padrone e quell'improvvisa sensazione di costrizione, mi riportò irrimediabilmente alla mente ricordi che pensavo di aver sepolto per sempre nella mia memoria, come quando in quella stanzetta squallida mi aveva bloccata nella medesima posizione prima di usarmi violenza. E fu a quel punto che iniziai a scalciare a dimenarmi selvaggiamente e quando riuscii a liberare una mano lo graffiai con rabbia sulla guancia, lasciandogli tre striature abbastanza profonde dalla quale iniziò subito a stillare qualche gocciolina di sangue. Lui dopo essersi portato le dita sui graffi e accortosi del rosso che le macchiava dapprima mi guardò cupo, poi invece di reagire come ebbi paura che facesse, tornò al tono canzonatorio di poco prima – Maledetta gatta selvatica! – Ridacchiò avvicinandosi nuovamente a me – Non sarai mai una buona moglie! - E con rinnovata brutalità tornò ad impadronirsi delle mie labbra.
Ma quel bacio che all'inizio avrebbe dovuto sancire la mia punizione, da rabbioso e offensivo qual'era, ben presto si fece irresistibilmente molto più dolce e carico di nuove promesse per la notte. Le sue mani lasciarono i miei polsi per scivolare lungo le mie braccia in una lenta e sensuale carezza e io di riflesso, dopo un primo vendicativo tentativo di rifiuto gli circondai il collo tirandolo più vicino a me, lasciandomi a poco a poco stregare dalla sua bocca tentatrice che stuzzicante mordicchiava e leccava insistente le mie labbra ancora testardamente serrate, chiedendo il permesso di entrare con la lingua. Permesso che fin troppo presto gli concessi abbandonandomi a lui con un lieve gemito di resa, che di riflesso fece arricciare le sue labbra prepotentemente schiacciate sulle mie in un ghigo compiaciuto
Molto più tardi quando fui certa che stesse dormendo, appagata e felice mi strinsi a lui – Juvia sarà una buona madre per Storm e una buona moglie per Gray... lei te lo giura... amore mio – Sussurrai mentre scivolavo anch'io nel sonno.
§ La tana di Lestoargento §
Hem... Ciao ... ho quasi paura a commentare questo capitolo a causa del filo da torcere che mi ha dato, perciò lascio a voi il compito di farlo.
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