9) Una notte indimenticabile
Non dimenticate la stellina per sostenere la storia, se vi piace❤️
Non vi trattengo oltre.
Buona lettura.
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La suoneria della sveglia mi strappa a un sonno profondo e privo di sogni. Quel tipo di sonno che ti lascia insoddisfatta, intontita, consapevole di non aver dormito a sufficienza per esserti riposata.
La spengo, confusa. Mi gira la testa. Vorrei solo tornare a dormire.
Mi riaccascio sul cuscino e l'abbraccio. Ho le palpebre pesanti. Magari posso dormire altri dieci minuti. Godermi questo silenzio.
Spalanco gli occhi, stupita.
Silenzio? Nella mia stanza?
Accendo l'abat-jour.
La stanza è immersa nella tranquillità più completa. Le mie cose sono esattamente al loro posto. La scrivania coperta di libri aperti, appunti e il laptop con lo schermo abbassato.
Lo schemino con gli orari delle lezioni è appeso al muro azzurrino rigato dal passaggio di generazioni di studentesse. La lampada sul soffitto ha una venatura sporca sulla superficie zigrinata. La mappa del college, le giacche appese al gancio dietro la porta d'ingresso, gli effetti personali sono nell'armadio o nel cassettone a fianco della scrivania. Non manca nulla.
L'altra metà della stanza è spoglia.
Sul letto c'è solo il materasso e un cuscino senza federa. Niente poster di uomini nudi, niente file di lucine natalizie intermittenti che illuminano a giorno la camera.
Pannello di sughero spoglio, senza la collezione di richiami e note disciplinari. La seconda scrivania è sgombra e pulita.
Nessuna selva di boccette profumate, creme, trucchi da duecento dollari al pezzo. Niente abiti firmati, lerci e puzzoni, ammucchiati al centro della stanza, in attesa che la proprietaria si decida a infilarli in un sacco e chiamare la donna che paga per lavarli. Nessuno specchio con lente per controllare i pori ostruiti. Nessun mucchietto di cartacce di snack da raccattare, borsette appese a ogni forma di aggancio e nemmeno l'odore delle cicche alla fragola che Nicole rumina costantemente.
Ma soprattutto, niente musica!
Allora è vero. Non me lo sono sognata. Non me lo sono sognata!
"È finita!" strillo ributtandomi sul letto. Fisso sorridente il soffitto "Niente Nicole. Ni-e-nte Ni-cole!" canticchio agitando le mani come se suonassi delle maracas. Sono sveglia. Sono energica.
Sono felice! Chi si ricordava questa emozione?
È tutto vero. La convivenza con la ragazza più odiosa, viziata e offensiva del pianeta, è finita per sempre!
La scena di ieri notte, iniziata come un incubo, si è conclusa nel più inaspettato, migliore dei modi!
Se avessi ancora il mio diario, scriverei cosa è successo contornando le pagine con cuoricini, glitter e una spruzzata di profumo. La bacerei, incornicerei, venererei!
E dire che devo tutto a essere finita cavalcioni su Riven.
Spero non scopra mai che quell'istante rivoltante ha portato a quello che finora posso definire come il più bel momento della mia vita al Clayton.
Sono così felice che inizio a credere che, dopotutto, la vita può riservarmi qualcosa di meglio di un incessante sgobbare interrotto da figuracce, delusioni e momenti d'imbarazzo.
Ancora non ci credo. Non ci riesco.
Rivivo ogni istante nella mia mente come se riavvolgessi un film.
Allora, Nicole mi ha aggredita a parole appena sono entrata in camera. Non so da quanto mi aspettasse, se aveva lasciato la festa immediatamente dopo aver visto insieme me e Riven. Ma so che aveva avuto tempo a sufficienza per vendicarsi sulle mie proprietà.
Il mio letto era sfatto e il materasso a metà per terra. I cassetti con le mie cose erano spalancati e così le ante della mia porzione di armadio. Magliette, jeans e vestiti tutti penzoloni storti e spiegazzati.
Sono arrivata appena in tempo, perché aveva in una mano una delle mie magliette e nell'altra, una forbice.
Non so come mi sono sentita: incredula? Sconvolta? Incazzata? Impaurita?
"Che stai facendo? Sei matta?" le ho urlato, standole alla larga. In fondo aveva delle forbici a disposizione.
"Razza di troia schifosa!" ha iniziato puntandomi un dito addosso "Hai anche cercato di fartelo qui davanti!" agitava la mia maglietta come una bandiera al vento
Perché dalla nostra stanza, al terzo piano e che dà sulla facciata, si ha una ottima visuale di tutto quello che succede nello spiazzo davanti al dormitorio e nelle imboccature dei viali verso le ville o verso i padiglioni delle lezioni.
Naturalmente, solo nei punti illuminati dai lampioni. Ma è bastato perché Nicole, in posizione di vedetta per avvistare il mio rientro e litigare, vedesse cose molto interessanti.
Non il mio ritorno con James che mi infastidiva. No, di quello non gliene fregava nulla.
Anzi, poteva anche servire a farle dimenticare la rabbia. Se ero con un altro, Riven doveva avermi scaricata.
E se l'altro mi stava creando problemi, beh, me lo meritavo!
Però ha visto Riven arrivare in fretta dal viale delle ville e poi si è persa la scena al portone, perché ovviamente non si può vedere cosa succede proprio sotto la facciata.
Ha visto James allontanarsi. E dopo un po', io e Riven 'giocare'.
Giocare. Lo ha chiamato così.
Ci ha visti a terra.
Anche che sono schizzata via da lì, ma di questo non le importava un accidente.
Nella sua testa bacata prima ho invitato Riven alla festa. Poi l'ho mollato per James. Infine ho scartato James per riprendermi Riven e ho approfittato del buio per saltargli addosso.
Quindi meritavo una lezione. Del tipo trovarmi tagliuzzati tutti i vestiti.
È stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Solo due mesi prima avevo aperto quella porta piena di speranza, aspettative, curiosità. Mi aspettava una vita nuova, un futuro eccellente e una compagna di stanza eccitata come me dalla prospettiva di tutto questo.
Il mito vuole che le compagne di stanza del college a volte diventino come sorelle. Non importa quanto siete diverse, basta essere normali e anche se non avete quasi nulla in comune, le ore, i giorni, settimane e poi mesi trascorsi insieme condividendo equamente gli spazi, rispettando i confini, ascoltando le storie di cosa accade ai diversi corsi e spettegolando la notte su fatti irrilevanti, portano a formare un legame destinato a resistere al tempo, alla laurea, al lavoro e alla vita che procede.
Le compagne di stanza al college a volte organizzano la ricerca del lavoro insieme per convivere alla fine degli studi e affrontare insieme il cambiamento da studentesse a lavoratrici, si scrivono mail e messaggi se traslocano lontano, sono le damigelle d'onore al matrimonio dell'altra, le madrine dei figli, fanno viaggi insieme o almeno visite diverse volte l'anno, mantenendosi costantemente aggiornate sulle rispettive vite.
Nicole era in piedi al centro della stanza, impegnata a ruminare chewing-gum, cliccando sul cellulare. Era circondata da valigie e quando mi ha guardata, ho visto il suo entusiasmo spegnersi. Credevo aspettasse qualcun'altro, magari i genitori per l'ultimo saluto prima della partenza, invece doveva aver semplicemente visto me, i miei vestiti, il borsone da viaggio, i due zaini che costituivano i miei bagagli, ed essere rimasta profondamente delusa. Forse anche offesa.
"Sei tu la mia compagna di stanza?" aveva chiesto per prima.
Ero molto emozionata in senso positivo "Si! Piacere di conoscerti. Sono Lia Di Blasi!" allungai la mano di slancio, eccitata.
"Nicole Groome." la sua stretta era tutt'altro che entusiasta "Beh? Non conosci la mia famiglia?"
Mi aveva spiazzata "Ehm..."
"Lascia stare. Basta guardarti per capire che non frequentiamo lo stesso ambiente." ancora non lo sapevo ma il talento di Nicole era valutare al centesimo il valore degli abiti sulle persone, e i miei urlano il mio status di ceto medio-basso.
Mi diede le spalle, riprendendo a guardare il cellulare. Non meritavo la sua attenzione.
"Io mi prendo questo letto. Ah, ho bisogno di più spazio nell'armadio per le mie cose. Sono firmate, non posso agganciarle a quello" il gancio dietro la porta d'ingresso "Se si sformano, è un problema."
Da brava ragazza educata e convinta della parità dei diritti mi ero offerta di lasciarle un po' del mio spazio. Non mi sembrava chissà quale fastidio, e ci tenevo a essere gentile e disponibile anche se quei modi mi urtavano un po'.
Magari era solo una partenza difficile.
Ci ho messo una settimana ad arrendermi. Sette giorni in cui Nicole mi aveva sistematicamente ignorata, parlato come a una nullità o una stupida, in modo sempre più indelicato. Ogni volta che ero gentile lo prendeva come una autorizzazione a comportarsi peggio.
Avevo provato a conoscerla. Proponevo di andare insieme alla mensa, a visitare il campus, a una serata per matricole, ma lei rifiutava in modo sprezzante e spariva per ricomparire stanchissima, irritata e bisognosa di musica a palla che stancava e irritava me.
Non volendo scontrarmi con nessuno, ho deciso di chiedere un trasferimento sperando in maggior fortuna. Cozzando contro un muro.
Quando non ho ottenuto un cambio di stanza, ho anche deciso di vivere ignorandola per quanto mi riusciva. Ho smesso di invitarla, di parlarle per sapere come andavano le cose. Tutto ciò che facevo era tirare dritto provando a ignorare le sue offese crescenti, la sua invadenza domestica e le pessime abitudini. Accumulando stress, sonno, irritazione e mortificazioni.
Fino a ieri sera, credevo di poter continuare così. Due estranee nella stessa stanza.
Ma ieri sera ha passato la linea di confine tra stronza viziata e psicolabile.
Le mie cose toccare dalle sue mani e gettate per terra. Non saranno costose, ma ogni vestito, oggetto, libro, è pieno di valore personale. Sono miei, li ho scelti, ci ho passato momenti della vita. Li userò per anni.
E quelle forbici! Che pensava? Che avrei sorvolato come su tutte le altre cazzate fatte fino a quel momento?
Ero stanca, arrabbiata, e per una volta le ho risposto come meritava!
Così è andata come capita, tra ragazze. Tempo mezzo minuto e Czinsky, ancora occupato con i giri di controllo, è stato chiamato al nostro piano dalle nostre vicine preoccupate per gli strilli.
Quando ha usato il passepartout per aprire, ha dovuto richiudere subito perché sulla porta si è sfracellata una confezione di profumo tirata da Nicole dopo che sono riuscita a evitare tutti i suoi tentativi di tirarmi i capelli.
Cinque minuti dopo eravamo sedute, immusonite, nel suo ufficio al pianterreno, un piccolo cubicolo spoglio e polveroso. Spettinate, gli abiti storti perché ce li eravamo tirati cercando di graffiarci.
La responsabile del nostro piano era completamente imbarazzata e a testa china perché due sue sorvegliate avevano provocato problemi.
"Ancora lei, Di Blasi! Due volte in una notte!" è riuscito a dire, sconvolto per quello che stava accadendo "Allora? Di cosa si tratta? Fatemi indovinare" ha gesticolato con enfasi "C'è di mezzo un ragazzo."
"È una puttana!" ululava Nicole "Sapeva che mi piaceva e se lo è preso lo stesso!" è scoppiata in lacrime false come quelle del coccodrillo che piange dopo aver mangiato una gazzella.
"Lo sapevo. C'è sempre un ragazzo di mezzo quando fate casino." ha borbottato Czinsky, tamburellando le dita sulla scrivania "E lei, Di Blasi? È stata insultata pesantemente. Qualcosa da ribattere?"
Avevo le braccia incrociate sul petto "Niente più di quello che le ho già detto: chi lo dice sa di esserlo!"
"Come ti permetti?" Nicole ha smesso di singhiozzare, esibendo occhi asciuttissimi "Non sei nessuno!"
"Lo penso io di te!"
"Ma fammi il favore!" ha sibilato "Io sono una Groome! E tu chi sei? Una che crede di essermi pari solo perché ti hanno ammessa al mio stesso college? Quelle come te devono stare zitte, levarsi dai piedi e lasciar stare i ragazzi del nostro livello!"
Cosa la infastidiva di più? Che le Nessuno come me fossero al Clayton per merito mentre lei lo era grazie a delle donazioni? Che forse un ragazzo con le carte in regola per essere alla pari dei Groome avesse invitato fuori me invece di lei?
"Fai bene a temere la competizione, Nicole. Tolti i soldi di famiglia, non hai niente che nessuno vorrebbe da te!"
Ha ululato ancora di rabbia, costringendo Czinsky a farsi valere.
"Zitta e la smetta con queste scene... Groome! Volgarità e piagnistei non portano da nessuna parte, con me." l'ha avvertita "Avete disturbato tutto il terzo piano. Stavate per fare una rissa. Questa storia è molto grave! Ci si aspetta un comportamento più civile da studentesse del college!" la sua mole, già larga, sembrava espandersi per il furore. Ho cercato di ricordare cosa sapevo di lui: mai farlo arrabbiare, puntiglioso, imprevedibile.
"Non ho fatto un bel niente! Mi è saltata addosso appena sono salita!" mi sono difesa.
"Siete delle adulte, ora. Dovete imparare a spiegarvi, parlare e risolvere i vostri conflitti senza insultarvi né alzare le mani. Riceverete entrambe una nota disciplinare..."
Il cuore mi si è schiantato dalla paura.
Ma ero lucida. Non nel panico come poco prima, quando aveva minacciato di farlo perché avevo fatto entrare Riven fuori orario. Lì ero appena scampata a un mezzo assalto.
In quel momento, nell'ufficio, ero pienamente consapevole delle azioni e conseguenze. E non potevo lasciare correre solo per evitare spiegazioni, difficoltà, contrasti. Non potevo stare zitta sperando così di instaurare una pace di qualche tipo con Nicole e sopravvivere alla meglio fino al rimescolamento degli alloggi, a settembre.
Pace? Mi aspettava impugnando delle forbici! Non è possibile volere alcun tipo di rapporto dopo una cosa simile! L'unica soluzione accettabile era mettere molta, molta distanza tra noi.
Ma quando hai una borsa di studio, basta un soffio di vento e ti viene tolta. Sono quasi tutte vincolate a risultati scolastici, sportivi, e soprattutto condotta perfetta.
Dovevo lottare ed evitare quella punizione che, sentivo, non meritavo.
"E vi scuserete con tutte le ragazze che sono state disturbate dalla vostra... cagnara." ha aggiunto "Ora, se accettate la vostra punizione, tornatevene in stanza e vedete di farvela passare " si vedeva che moriva dalla voglia di chiuderla lì. Ogni anno centinaia di nuove ragazze. Ogni anno le stesse storie di invidie, antipatie, ragazzi contesi, gare di popolarità.
Doveva aver visto ben di peggio che una mezza scazzottata condita da insulti.
"Non dividerò mai più la stanza con questa troia!" ha urlato Nicole, anticipando il mio desiderio "Sbattetela fuori!" e ha guardato la responsabile del piano "Hai capito? Liberatene!"
Quella è avvampata. La fissavamo tutti.
Con un dubbio improvviso a torturarci.
Troppa familiarità. Una studentessa del primo anno che si rivolge così a una dell'ultimo. Una con mansioni di responsabilità.
È stato un vero passo falso, che le ha condotte entrambe alla rovina. Anche Czinsky si è fatto improvvisamente guardingo.
La tizia che da due mesi mi ripete che o mi faccio andar bene la stanza con Nicole o posso andare a cercarne una a pagamento fuori di qui.
È una Groome.
Nicole le ha dato qualcosa. è scattato nel mio cervello. Nicole fa quello che vuole perché quella ragazza la copre.
Czinsky non sale ai piani superiori se non è costretto. Si fida delle responsabili di piano.
"Sei tu quella che deve finire per strada!" ho urlato, inferocita "Da due mesi supplico e imploro di cambiarmi stanza! Sei disordinata, sporca, senza rispetto, assenteista, crei casini e mi hai fatto odiare la musica!" mi sono alzata e ho messo le mani sulla scrivania, faccia a faccia con Czinsky "Lei riesce a dormire con la musica accesa tutta la notte? O lucine natalizie che la costringono a mettersi un cuscino sulla testa per avere un po' di buio?" ma non avevo finito "Le piace avere una stanza per metà coperta di sporcizia, abiti non lavati e farsi sbattere in faccia che mentre lei deve farsi il culo quadro per stare qui, c'è gente che ci sta anche se fa solo cazzate, perché la famiglia riempie di soldi l'economato?"
Ho compreso quanto sia stato grande il mio sfogo solo dopo quelle parole. Ho buttato fuori la rabbia accumulata in due mesi.
Adesso mi espelle. ho pensato impaurita. Ora mi buttano fuori per davvero. Ho urlato in faccia a un responsabile!
Ma una parte di me ha anche pensato, sollevata: è finita!
Mi stavano derubando della vita che mi sono guadagnata con fatica. Rinunciando a molte cose che tutti davano per scontate.
Sono al college e dovrebbe essere uno dei periodi migliori della vita. Invece era un continuo altalenarsi di ansia, sofferenze, delusioni. Un malessere che mi dominava, mi impediva di andare avanti, o almeno di godere del presente.
Doveva essere il momento delle amicizie, dell'ingresso nel mondo adulto, dei progetti che prendono forma. A che serve il college se non a raggiungere i tuoi scopi verso il futuro?
Avrei dovuto dedicarmi solo a Ben e a come ingraziarmi gli insegnanti, a migliorare il mio aspetto, a socializzare. Capire dove indirizzare i miei sforzi perché questi quattro anni mi facciano ottenere il lavoro dei miei sogni.
Non provare angoscia perché se uscivo dalla camera, sapevo che Nicole avrebbe frugato tra le mie cose. Chissà con che scopo, poi.
I nervi, la rabbia di vedere le sue zozzerie appestare l'aria e la frustrazione di sentire inascoltate le mie proteste.
L'ingiustizia di sapere che sarei stata sbattuta fuori al minimo errore e lei violava apposta le regole solo per dimostrare di essere intoccabile.
Il viso di quell'uomo era di marmo "Seduta, immediatamente!" mi ha intimato, con un tono che non ammetteva repliche.
Mi sono rimessa giù. Ma l'atmosfera era strana... diversa.
Czinsky crepitava di sdegno.
"Che storia è questa? Il regolamento vieta l'utilizzo di radio, duplicatori musicali o diavolerie simili, e anche di luci che non siano le lampade da studio oltre le 23:00." si è voltato verso la responsabile "E ci sono ispezioni a sorpresa per controllare lo stato delle camere!"
"Ho firmato otto reclami su questo. In due mesi!" ero stremata. Non riuscivo a trattenermi.
Avevo sopportato troppo a lungo!
"Ah, anche questa! Lo dicevo che hai puntato Riven apposta per farmi male! Solo perché non sono smorta come te!" è scattata Nicole "Sei un cadavere ambulante!"
L'ho fulminata con lo sguardo e ho deciso di colpire dove, sapevo, le avrebbe fatto male "Un cadavere più desiderabile di te, a quanto pare!"
"Finitela!" Czinsky ha afferrato la targhetta col suo nome e l'ha battuta sulla scrivania, una, due, tre volte, finché siamo ammutolite "Ora, parlate solo per rispondermi: Groome, lei ha veramente violato il regolamento sulla condotta da tenere in camera, ripetutamente?"
Nicole non ha fiatato. I suoi occhi sono schizzati verso la responsabile del piano, che li ha evitati.
Czinsky lo ha notato. E cambiato bersaglio.
"Signorina Delgado, ci sono state lamentele sul comportamento della signorina Groome? Non parlo di una osservazione verbale, ma reclami scritti?" la folgorava con gli occhi "Documenti che io non ho mai visto?"
"Beh... qualcosa. Niente di rilevante..." ha balbettato quella "Sa come va agli inizi, le ragazze faticano ad abituarsi a dividere gli spazi..."
"Le ragazze hanno un regolamento da rispettare. E vale per tutte!"
"Se fosse così non saremmo a parlarne." mi sono intromessa "Vuole prove di pessima condotta? Ha gettato all'aria le mie cose e stava per tagliarmi i vestiti, quando sono rientrata!"
"Non è vero!" è scattata in piedi per difendersi.
"Già, perché ha senso che io tiri fuori le mie cose dai ripiani e le butti a terra, materasso compreso?" l'ho sfidata a ribattere.
Questo non la preoccupava minimamente "Lo ha fatto da sola per potermi accusare! È la mia parola contro la sua!"
Stronza manipolatrice!
"Si è fatta un collage con le note disciplinari che ha preso e non fa che vantarsi che può fare tutto quello che le pare, tanto non la cacceranno mai!" insisto "Controlli. È appeso sulla sua scrivania."
L'espressione di superiorità di Nicole, finalmente, si è incrinata. Non era una prova contro di lei, ma la stessa esistenza di quello che descrivevo era un punto a favore della mia credibilità.
"Ma nessuna riguarda il dormitorio!" ha puntualizzato la responsabile.
Bastarda venduta "Certo! Non gliene fate! Ogni volta che le ho chiesto di cambiarmi stanza o almeno di mettere in riga Nicole, lei mi ha risposto: è una Groome, il padre ci ha pagato metà della nuova biblioteca. Fattene una ragione e sopporta."
Tanto valeva levarsi ogni pensiero. Più nei guai di così...
A quel punto è successo qualcosa di inaspettato.
Invece di cambiare atteggiamento, schierarsi con Nicole, Czinsky ci ha ordinato di seguirlo. Il suo volto era una pietra indecifrabile, le sole emozioni riconoscibili erano fastidio, irritazione e rabbia a malapena trattenuta.
Prima è andato nella stanza della responsabile del nostro piano, che altro non è che una studentessa dell'ultimo anno offertasi volontaria per quel compito e i benefit che comporta.
Dopo una veloce ispezione nella scrivania in dotazione, ha trovato i miei reclami, nascosti in una cartellina etichettata con "Rotture".
Dentro c'erano anche molti altri reclami di altri studenti. Ha chiesto tra i denti perché non gli erano mai stati consegnati, senza ottenere risposta.
Dopodiché, ha esaminato la nostra stanza, fotografato la bacheca di Nicole, lo stato disordinato dei suoi spazi, disgustato. Ha calciato la montagna di vestiti sporchi vicini al suo letto e tra questi è apparsa una barretta di cioccolato mezza sciolta.
A quel punto, ha preso un calmante da un portapillole che teneva in tasca
"Ecco cosa sta per succedere." ha detto prendendo fiato "Signorina Delgado, la sospetto fortemente di essersi lasciata corrompere per nascondere i reclami sugli studenti che potevano darle qualcosa e fare il bello e brutto tempo, in cambio. Ha appena perso ogni privilegio da responsabile di piano, i crediti che dovevano esserle assegnati per questo incarico se li può scordare. E mi ringrazi di non scavare più a fondo o portarla davanti al tribunale studentesco, perché non lo faccio solo per la paura di trovare tanto lerciume da non riuscire a smaltirlo prima della pensione. Non so se ha agito di testa sua, su imbeccata di qualcuno, da quanto durava, ma finisce tutto adesso."
Lei era di un brutto color porpora. Spero che quello che le ha dato Nicole, e chissà chi altro, non compensi il disastro che le si è abbattuto sulla testa. Se faceva affidamento su quei crediti per la sua laurea, dovrà rimandare di mesi la fine dei suoi studi.
Liquidata la faccenda dell'assistente, si è rivolto a noi "Signorina Groome, se l'influenza di suo padre è sufficiente a garantirle di essere ammessa e poi di non essere espulsa, non lo è per permetterle di credere che questo college soprattutto questo dormitorio siano una sua proprietà o di poter fare i suoi comodi senza rispettare i diritti degli altri. Sarà mia premura inviare ai suoi genitori le immagini della sua interessante collezione di note e del lerciume in cui le piace sguazzare e fare sguazzare gli altri. Con l'avvertimento che se protesterà per la punizione che sto per darle, quelle immagini potrebbero diventare pubbliche e qualcuno insinuerebbe che lei si trova qui solo grazie ai soldi della sua famiglia."
Nicole ha deglutito. Non è stupida. Solo superficiale. Sa che i social ridurrebbero in un attimo la sua immagine a quella di una figlia di papà da lapidare.
E il lapidatore sarebbe suo padre, per la figura di merda che gli costerebbe il comportamento della figlia. La gente direbbe che è così perché la famiglia l'ha educata così.
"Faccia i bagagli e liberi la stanza."
"Io?" Nicole era sbalordita. Anche più di me.
"Lei! Si faccia aiutare dalla signorina Delgado. Magari troverete il tempo per ricamare una storiella che spieghi perché le ha riservato un tale favoritismo, scavalcando la mia autorità. E sappiate che d'ora in poi sarete compagne di stanza. Problemi?" le ha sfidate a ribattere.
"Ma... io dormo in una singola..." balbettava la Delgado.
"Una brandina non occupa molto spazio. Scriva un reclamo e le farò sapere. Speri solo che non finisca qui." le ha sollevato sotto il naso la cartellina etichettata con Rotture.
Ero completamente senza parole. Non sapevo nemmeno cosa mi sarei dovuta aspettare. Non una vittoria. Non dei risultati. Da mesi facevo richieste senza ottenere nulla. E in una sola notte...
Poi è arrivato il mio turno.
Quando Czinsky mi ha fissata, ho tenuto il peggio. Troppo bello. Troppo facile. Troppo giusto.
"Apprezzo chi non vuole creare problemi, signorina Di Blasi, ma ci saremmo risparmiati tutti questa nottata se dopo due o tre tentativi nel vuoto, avesse preso coraggio e si fosse rivolta direttamente a me. Un po' meno gonne corte, un po' più di palle, capisce cosa voglio dire?"
Mi ero quasi dimenticata di avere ancora addosso il vestito rosso e non avere affatto il solito aspetto da secchiona.
"Le abbuono la nota disciplinare, come risarcimento per questa storia e l'ingiustizia che ha dovuto patire. Ma un solo passo falso, e ne riceverà due!" ha aggiunto.
Poi si è voltato verso il corridoio.
Io adoro quell'uomo.
Tutte le porte erano accostate. Teste di ragazze impegnate a spiare quanto accadeva e ad ascoltare i suoi verdetti, spuntavano da ogni apertura.
"Lo spettacolo è finito!" Czinsky ha battuto le mani "Muovetevi a sgombrare la 105!"
L'intimazione contro Delgado e Nicole è servita. Hanno trascinato tutte le carabattole della mia ex compagna di stanza in mezzo al corridoio, sotto la vigilanza di Czinsky e senza che nessuno si facesse avanti per aiutarle. Ho chiuso la porta.
Non ero molto lucida. Rimettere in ordine è stato un po'un automatismo. E volevo anche assicurarmi che ci fossero tutte le mie cose.
Alla fine la stanza era immacolata, come se nessuno a parte me vi avesse abitato negli ultimi due mesi.
Poi... Mi sono gettata sul letto e ho dormito.
Credevo che lo sguardo d'odio di Nicole l'avrebbe reso impossibile, invece ho riposato come non mi accadeva... da quando sono qui.
Non riesco ancora a crederci. Credevo che sarei stata schiacciata.
Io, una nessuno, ho fatto valere i miei diritti su una Groome.
Salto in piedi, dimentica di stanchezza, rabbia, di essere ricattata da un deficiente! Posso piroettare nella stanza, libera da Nicole e le sue prepotenze!
Oddio, non posso gioire! Nicole non la manderà giù! Si vendicherà! Chiamerà papino, gli farà costruire un nuovo dormitorio dove non sarò ammessa, e farà demolire questo.
Non ho vinto niente. Probabilmente ho appena guadagnato un paio di nemiche, oltre a un possibile maniaco che mi attende a lezione di biologia.
Basta essere disfattista, Lia! Ti sei appena grattata via una lurida zecca dalla pancia, goditi l'assenza del prurito finché dura!
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